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Alessandro Fambrini - Italo Calvino scrisse nel 1981 un breve saggio dal titolo Perché leggere i classici, in cui, nell'agile articolazione di quattordici punti, veniva affrontata l'attualità dei classici, il loro rapporto con la tradizione letteraria — con tutta la tradizione letteraria, patrimonio indifferenziato dell'umanità attraverso la scrittura: perché questo significa per un testo l'essere classico — la loro efficacia e anzi la necessità per tutti noi, per la nostra stessa civiltà. Ma che rapporto ha con la fantascienza il concetto di classicità? Quali sono i classici della fantascienza? Senza andare a scomodare gli antenati celesti, come spesso li si ritrovano in rassegne storiche scritte da critici vogliosi o forse bisognosi di pedigree eccellenti, la maggior parte dei classici ricade al di qua dei confini del genere, è costituita da autori e opere apparsi sulle riviste e nelle collane specializzate. Il retaggio dei nostri classici si misura nella consistenza del patrimonio di immaginario che fa della fantascienza un universo a sé stante, sia pure tendente all'infinito (non diversamente dall'universo reale: a esso simile e tangente, ma non sovrapponibile; “l'universo che altri chiama la biblioteca”, direbbe Borges). E quindi, classici relativi che non avrebbero tale statuto — o addirittura alcuno statuto — al di fuori di questo universo: in esso, tuttavia, opere che sono fondanti, inarrivabili, imprescindibili per chi è immerso nella fantascienza e in esse recupera le coordinate del proprio essere e della propria storia. Ne cito tre, consapevole dell'esiguità dell'esempio e dell'arbitrio della mia scelta: Assurdo universo di Fredric Brown, Nascita del superuomo
Fabio Pagan - Un libro può diventare un classico — al di là del suo valore intrinseco — se nel corso della vita abbiamo sviluppato un rapporto speciale con l'opera, se è entrato a far parte del nostro immaginario. Tanto più, poi, se possiamo legarlo a momenti ben precisi, magari a un incontro con il suo autore. Sfogliare le pagine di un libro, allora, diventa anche un modo per riannodare i fili della memoria.
Cronache marziane di Ray Bradbury (1950). Possiedo la storica prima edizione della Medusa di Mondadori del 1954. Con l'autografo di Bradbury, incontrato a Spoleto il 6/29/91, come aggiunse lui stesso sotto la sua firma. L'uomo (americano) va su Marte, esploratori prima, coloni poi. Ci sono i marziani, ora sfuggenti creature telepatiche, ora sfere azzurre ardenti che si rivelano ai nuovi padri missionari. Ma i veri marziani diventano alla fine i figli di quei terrestri che si specchiano nell'acqua dei canali del pianeta. Mito della frontiera, scienza piegata a una fantasia barocca. Eppure, quando la prima astronave della Terra arriverà su Marte, dovrà portare lassù anche questo libro.
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