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La scoperta della luna

Sono passati trent'anni da quando Tito Stagno traduceva in diretta la storica frase di Neil Armstrong: "un piccolo passo per un uomo..." Da allora la corsa allo spazio è cambiata, è stata ridimensionata ma soprattutto si è trasformata in qualcosa di diverso, così come diversi sono questi ultimi anni del secolo dai sognanti Anni Sessanta che portarono l'Apollo 11 sulla Luna. Paolo Aresi traccia un bilancio.

Tra la data della scoperta dell'America e quella del primo allunaggio credo ci sia una profonda differenza: allora non ci si rendeva conto di avere aperto una nuova epoca. Oggi questa consapevolezza è diffusa. Ma la nuova era spaziale è estremamente delicata: saremo in grado di portarla avanti, la cultura dell'uomo è in grado di sostenerla evitando paurosi e letali sbandamenti?


L'equipaggio dell'Apollo 11: "Buzz" Aldrin, Neil Armstrong e Steve Collins.
Nello stesso anno della storica impresa di Gagarin arrivò il discorso del presidente Kennedy, famoso discorso della nuova frontiera. Kennedy raccolse la sfida dell'Urss, la fece propria, per tante ragioni, soprattutto politiche. Dimostrò che ogni tanto accade l'insolito, cioè che sia l'idealismo, siano i sogni a servirsi del volgare calcolo di interessi. E dimostrò che è proprio vero che è difficile prevedere i frutti anche delle situazioni più negative: senza la guerra fredda saremmo mai arrivati sulla Luna, saremmo già arrivati sulla Luna? Ma il fatto di esserci arrivati così presto è stato un bene? Che cosa pensava Cernan in quei giorni del dicembre 1972 sapendo di essere l'ultimo uomo del progetto Apollo a muoversi leggero sulla superficie lunare?

 

Andando sulla Luna, l'uomo ha coronato un sogno vecchio quanto egli stesso, un buon milione di anni. Ci è arrivato l'anno successivo al '68, credo non per caso. In fondo, Kennedy aveva parlato di una "nuova frontiera", di un nuovo modo di pensare, di un'apertura. D'altra parte, più o meno negli stessi giorni, Papa Giovanni XXIII annunciava la necessità di un Concilio Ecumenico. E la mentalità della gente cambiava, i rapporti genitori-figli, il senso dei valori, partiva la ricerca di un modo diverso di vivere, un desiderio di rottura della tradizione, di nuovo. La conquista della Luna sembra rientrare in questo stato d'animo, nella rottura del limite.

Un limite sofferto per un milione di anni. Ma, in fin dei conti, credo che soltanto negli ultimi due secoli l'uomo si sia reso conto di quale fosse la strada per raggiungere la luna realmente. E penso a Verne e poi a Tsiolkovskij, a Von Braun, ad Heinlein... Scienza e fantascienza, tecnologia. Il tramonto del pensiero magico, la razionalità come chiave di interpretazione della realtà, del cosmo.

Sta per spegnersi uno strano, fondamentale, crudele secolo di guerre mondiali, follie collettive, progresso tecnologico inaudito, grandi democrazie e grandi dittature. Un secolo che ci aveva fatto poi pensare a una facile rottura del limite, alla conquista dei pianeti in quattro e quattr'otto: alla vigilia dello sbarco sulla Luna eravamo in molti a credere che almeno Marte, Venere e Mercurio sarebbero stati raggiunti prima del Duemila e che una colonia lunare sarebbe stata avviata addirittura entro gli Anni Ottanta. Eravamo convinti che un'astronave a propulsione nucleare ci avrebbe dischiuso le porte del Sistema Solare e che nei primi anni del Duemila avremmo fondato la prima colonia marziana. E queste nostre speranze coincidevano in buona parte con i programmi della Nasa e dell'Urss: non dimentichiamo che Breznev meditava la rivincita sugli Usa, che le stazioni spaziali Salyut e Mir erano state ideate anche per studiare la possibilità di lunghi viaggi umani nello spazio. Che il gigantesco vettore Energija, nato dal fallimento dell'N1, non era estraneo al progetto marziano. E non dimentichiamo che il progetto per un vettore atomico (Nerva) venne portato avanti dagli Usa fino alla fine degli Anni Sessanta ottenendo buoni risultati; poi venne mollato, per questioni ecologiche e, soprattutto, economiche.


Le mogli attendono gli astronauti tornati sani e salvi ma chiusi in quarantena
Ma sulla Luna non ci siamo neppure ritornati, su Marte chissà mai quando ci sbarcheremo (2015? Incrociando le dita...). Però la mentalità è cambiata, credo positivamente. Abbiamo preso dimestichezza con lo spazio, abbiamo imparato a starci per lunghi mesi, sappiamo svolgere missioni dei generi più diversi, riparare e recuperare satelliti, per esempio. Lo spazio si è avvicinato alla nostra dimensione quotidiana. Credo che in questi trent'anni di relativa calma si siano comunque fatti grandi passi avanti sia dal punto di vista tecnologico, sia da quello psicologico, di coscienza collettiva. Se la gloriosa conquista della Luna può ricordare l'impeto e la velleità di una cotta da adolescenti, lo sguardo che oggi si rivolge verso il nostro satellite e verso Marte potrebbe essere più consapevole, maturo, destinato a durare nel tempo.

La flotta di navicelle in corso di invio verso il Pianeta Rosso, Lunar Prospector (che ha scoperto i giacimenti lunari di ghiaccio d'acqua) e i nuovi programmi di Nasa, Esa e Nasda (Giappone) riguardanti il nostro satellite stanno forse a testimoniarlo.

 

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Autore: Paolo Aresi - Delos Science Fiction 48 - Data: 19 luglio 1999

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