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La maturità del postumanismo

Una cruda riflessione sul futuro dell'umanità.


John Craig Venter ingrandisci
— Dovresti interessarti di cose attuali, reali, invece di occuparti solo di quello che potrebbe portare il Futuro.

— Il problema è che rifiuto le basse problematiche del Presente, quelle umane.

— Ti sembrano bazzecole le questioni dell’umanità?

— L’umanità è un pozzo nero, e non rappresenta per niente vero l’espressione più vitale dell’universo.

— Perché, cosa c’è di più elevato?

— L’energia…

 

Parlare di Futuro, di postumanismo. Ragionare sui punti di sviluppo della razza umana significa, in primis, porsi domande su cos’è l’umanità; significa analizzare a fondo ogni particolarità, devianza, fisiologia e potenzialità della razza che domina su questo pianeta. Acquisire tale patrimonio di consapevolezze significa essere critici — o cinici, all’occorrenza — e diventare coscienti dell’enorme limitatezza strutturale che ci rende colpevoli; colpevoli come degli hobbit “diversamente perspicaci” che pensano al nostro mondo come a un habitat immenso, dove possiamo crogiolarci nel senso di potenza che crediamo di poter incarnare: se già fossimo così immensi, perché allora cercheremmo di migliorare sempre il nostro status? Perché allora il Transumanesimo — che è una filosofia, una disciplina che invita a travalicare i nostri limiti strutturali — sta lì a indicarci la strada verso un futuro ritenuto migliore, spalancandoci le porte della longevità e facendoci accedere ai crismi del postumanismo, se già siamo demiurghi, semidei, potenti? È evidente che qualcosa, nel ragionamento della nostra presunta superiorità sul mondo tutto, non va, ed è altrettanto evidente che dobbiamo invece renderci freddamente conto della nostra bassa importanza perché, in fondo, se non esistessimo nulla, fuori dal nostro pianeta, se ne accorgerebbe.

Siamo esseri inutili. Che s’ingegnano, si arrampicano. Fondamentalmente, siamo forme di vita biologica superflue.

Ben venga, allora, la spinta al potenziamento, al superare i limiti della nostra razza. Sia benvenuta la sana voglia di spazzare via i limiti morali attuali e i limiti delle religioni, quest’ultimi retaggio di barriere che tendono a salvaguardare alcune antiche caste. Per confermare questo pensiero basterà aggiungere che con la cellula artificiale di Craig Venter si sta aprendo lo scenario postdogmatico, postreligioso, che potrebbe portare l’uomo a diventare un demiurgo; se davvero sarà così, da quel punto in poi nessun Dio — o chi per lui — potrà più rivendicare il diritto esclusivo alla Creazione.

Le religioni assolutiste, tipo la cristiana, stanno giungendo al capolinea. Poche generazioni ancora e di tutto questo Credo, di quest’ordalia di pietà inutile che tende a mettere in primo piano l’umano (un ammasso organico di biologia delicatissima e psichicità barcollante) non avremo che una pallida memoria; rimarrà solo un fastidio del passato, come ricordare le vessazioni di capricciosi imperatori romani passati alla Storia per le loro nefandezze e perversioni. È chiaro che le gerarchie ecclesiastiche tendono a conservare più che possono il potere precedentemente immenso; è chiaro che persi anche questi ultimi appigli di loro non rimarrà più nulla, se non il vuoto sociale e filosofico che lasceranno.

Ed è questo che preoccupa, ancor di più della continua ingerenza politica degli ecclesiali nella vita di tutti i giorni: cosa o chi riempirà quel vuoto? Probabilmente, i postumani, o se il crollo delle religioni dovesse avvenire davvero rapidamente, i transumani.

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Autore: Sandro Battisti - Delos Science Fiction 127 - Data: 4 settembre 2010

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Commenti

1 Il Transumanesimo mi ha sempre fatto pensare a un Futurismo di sinistra, con lo stesso pensiero di base nietzschiano, come del resto dice pure Battisti. Non voglio spammare, solo suggerire anche una mia risposta retrospettiva all'argomento su una rivista online: http://www.quadernidaltritempi.eu/rivista/numero16/02bussole/q16_postumano01.htm ("Accelerando, ma non troppo, verso il Postumano").

» postato da Roberto Paura alle 15:30 del 06-09-2010

2 Concordo sull'inutilità dell'umano (nella sua forma attuale) nell'universo, e mi chiedo: ma se l'umano è inutile, così come inutile è ogni altra forma di vita biologica, cosa è davvero utile, allora? In altre parole: dove trovare l'utilità in una landa di totale mancanza di senso? L'eliminazione del limite biologico, mi domando, è davvero la chiave per l'inversione di questa mancanza cosmica e onnicomprensiva di senso? P.S. Complimenti per l'articolo, Sandro. :) 7

» postato da 7di9 alle 09:29 del 08-09-2010

3 Secondo me l'inutilità dell'uomo si estrinseca sopratutto con la sua estraneità e tossicità nei confronti dell'ambiente che lo circonda. Se vogliamo dare un valore assoluto e generico alla Vita, alla magnificenza del creato e, nello specifico, di questo pianeta*... l'Uomo è l'unica forma di vita totalmente scollegata da tutte le altre, l'unica forma di vita la cui scomparsa non solo non causerebbe alcun danno alle altre ma anzi moltissime ne trarrebbero grandi benefici. E' proprio questa sua estraneità in un meccanismo tanto perfetto che lo rende "inutile", come se in perfetto orologio svizzero si incastrasse un frammento estraneo. In quest'ottica (ma non solo...) è certo auspicabile un'evoluzione verso una nuova forma di umana, una entità energetica post umana, un'evoluzione estrema... perdere una fisicità inutile... ma l'interrogativo è: di che tempi stiamo parlando? Decine di migliaia di anni? Centinaia di miglia di anni? Milioni di anni? ----------------------

» postato da senji alle 12:35 del 08-09-2010

4 Sono per l'antropica forte. L'utilità dell'uomo è assoluta. L'uomo è il testimone dell'esistenza dell'universo: se non ci fosse l'uomo l'universo non avrebbe ragione di esistere perché non lo apprezzerebbe nessuno. S*

» postato da S* alle 14:01 del 08-09-2010

5 Ragazzi, con cosa fate colazione al mattino? The corretto grappa? :D

» postato da Maurizio Del Santo alle 15:43 del 08-09-2010

6 «Sono per l'antropica forte. L'utilità dell'uomo è assoluta. L'uomo è il testimone dell'esistenza dell'universo: se non ci fosse l'uomo l'universo non avrebbe ragione di esistere perché non lo apprezzerebbe nessuno. S*» :shock: S, mi stupisci!! Non credi che ci possono essere molti "altri" che possono apprezzare la bellezza, la grandiosità e la perfezione di questo Universo?!? « Ragazzi, con cosa fate colazione al mattino? The corretto grappa?» Gentile eufemismo per dire, con le parole del citato (sull'altro tread) "Il Vernacoliere", >> oh ragazzi.... e dovete pipa' di più!!!! <<

» postato da senji alle 10:39 del 09-09-2010

7 «:shock: S, mi stupisci!! Non credi che ci possono essere molti "altri" che possono apprezzare la bellezza, la grandiosità e la perfezione di questo Universo?!?» Che io ci creda o meno non cambia la sostanza. Finché non è provato che esistano vale il principio antropico forte. In secondo luogo, nella definizione di "uomo" del principio antropico si includono ovviamente altre eventuali specie intelligenti. Non cambia il discorso. S*

» postato da S* alle 10:53 del 09-09-2010

8 Ultimamente da sostenitore dell'inutilità umana sono arrivato alla stessa posizione di S*. Solo che, chissà che non sia un altro modo ancora per riprenderci il nostro centro nell'universo. Per il momento, però, il principio antropico è il modo più inoppugnabilmente scientifico per essere antropocentrici.

» postato da Roberto Paura alle 16:43 del 10-09-2010

9 Essere antropocentrici è "scontato", nel senso che essendo noi stessi la misura della nostra esistenza e di tutto ciò che ci circonda... è praticamente inevitabile e "normale"... Se uno si sofferma un po' cinicamente ad analizzare la cosa... viene proprio il dubbio di essere delle inutili formichine che vagano senza senso nell'immensità del creato. Creato, che di par suo, ci è bellamente e sostanzialmente indifferente. Speriamo che non sia proprio così...

» postato da senji alle 19:56 del 10-09-2010

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