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-010-Sono una scheggia proiettata alla velocità della luce attraverso il pianoro desolato al tramonto. Una coda di sabbia, polvere e ceneri si fonde al vapore radioattivo che la lancia esala sbuffando dagli ugelli di scappamento. Intersecando l’ideale confine tra i territori del giorno e le lande notturne, i moti convettivi dell’atmosfera perturbano le traiettorie paraboliche di granuli e particelle.Dal cielo piove il messaggio divino, recapitato dalla trama di impulsi di una trasmissione modulata in frequenza. I circuiti di ricezione di cui mi ha provvisto l’Arconte svolgono al meglio la loro funzione: captano la forma d’onda, la processano e ne estraggono il messaggio.
Mi stringo al dorso ricurvo della lancia, adattandomi al suo profilo gentile, e spingo ancora più a fondo la barra di uranio nel reattore: con un gemito il propulsore si scuote dal suo ronzante regime, la danza sinusoidale ha un sobbalzo di piacere fremente, poi il flusso di vapore diventa più intenso e la turbina sale di giri. Sento solo il tuono del turbomotore. La mia tensione risale la ripida chiglia del mio personale diagramma di trepidazione. Ho una missione da compiere. Non c’è tempo da perdere.
+011+
Echi di guerra percorrono l’immensità di queste lande desolate.
La battaglia versa ormai in stadio avanzato, ma non sembra decidersi a volgere verso l’epilogo. Detonazioni neutroniche rifulgono in lontananza, lampi azzurri si sprigionano dai condensatori di plasma. Scariche di interferenza distorcono la mia percezione, stimolando la mia eccitazione. L’adrenalina sollecita le porzioni del mio organismo non ancora assimilate dal metallo.
I segnali della guerra sono tracce chiaramente leggibili. Nessuno dei due schieramenti, tuttavia, sembra orientato alla vittoria. Si riesce quasi a intuire una sorta di timido compiacimento per la stasi congelata della situazione: come se nessuno dei due eserciti fosse realmente animato da una volontà di affermazione. Lo scontro si protrae da talmente tanto tempo, ormai, che non mi sorprende intuire la stanchezza dei legionari, subentrata ad una lenta regressione nell’apatia.
La guerra è diventata routine, quasi fosse un gioco…
Un proiettile da 70mm mi sfiora. Un altro colpisce la lancia, esplodendo in una pioggia di frammenti contorti e arroventati. Mentre sbanda, sento il gemito del mio mostro da combattimento diffondersi rabbioso lungo le direttrici neurali del mio essere.L’ira mi assale.Simultaneamente, i miei sensi acuiti dalla nuova dimensione esistenziale che li possiede colgono un evento consumarsi in parallelo alla mia disfatta. Come me, un guerriero alato viene colpito da un raggio infernale piovuto dal cielo. Le sue ali bruciate tentano invano di artigliare l’aria, in uno sforzo disperato. L’angelo, dal viso dolce di donna o fanciulla, con una espressione distratta e pensosa si abbatte al suolo.Rinvigorito e furibondo, mi scuoto dal mio torpore.
E finalmente giunge il tempo di giocare.
2 «sarà pur innovativo ma, personalmente, trovo ingiusto questo modo di scrivere dei connettivisti. Ingiusto nei confronti di chi vorrebbe usufruire di una storia senza stare lì a lambiccarsi su descrizioni ampollose. Situazioni, sensazioni, ecc. possono benissimo essere descritte senza eccessivi giochi di parole. C'è modo e modo...» Appunto, c'è modo e modo. Questo è il mio (anzi, era il mio quando ho scritto questo racconto*). Mi dispiace che non ti sia piaciuto, ma ti ringrazio ugualmente per aver investito tempo nella lettura delle mie cose. Ciao! X (*) In effetti sono passati forse 7-8 anni dalla scrittura di questo racconto e nel frattempo penso di aver cambiato stile e registro almeno tante volte quanti sono i racconti che ho scritto fino ad oggi. Lo stile è un vestito che devi cucire su misura per ciascun racconto. Quando ho scritto Fino alla fine del mondo, pensavo che quella - evocativa, ermetica o, come la definisci tu giustamente, criptica - fosse la maniera migliore per rendere le immagini che avevo in mente. Tutto qui. E comunque, niente scuse... Accetto la critica.
» postato da X alle 17:15 del 20-10-2010
3 Ho trovato la lettura molto evocativa, e per questo ti faccio i miei complimenti, ma anche molto appesantita dallo stile narrativo, un peso che secondo me contrasta con la dinamica intrinseca di una guerra. Ho apprezzato la citazione da Dune (premier direx: delete powindah) UltimateLorenzo
» postato da ultimatelorenzo alle 21:18 del 28-11-2010
4 «Ho trovato la lettura molto evocativa, e per questo ti faccio i miei complimenti, ma anche molto appesantita dallo stile narrativo, un peso che secondo me contrasta con la dinamica intrinseca di una guerra.
Ho apprezzato la citazione da Dune (premier direx: delete powindah)
»
Grazie per aver letto il racconto e per il tuo commento, Lorenzo. Il richiamo a Dune non è casuale: scrissi il racconto dopo essermi abbondantemente nutrito di melange importato da Arrakis (in forma di libro, naturalmente
).
Ciao!
X
» postato da X alle 00:02 del 01-12-2010
5 da leggere e rileggere. complimenti. ed è innegabile che tu sia un sarto-scrittore davvero talentuoso! etichettarlo come racconto fantascientifico è riduttivo..ha un che di lynchiano e denoti un rapporto col mondo delle parole davvero notevole. ti leggerò ancora e sarei onorato se in futuro ti andasse di leggere qualcosa di mio. a presto
» postato da El NaZa alle 23:02 del 21-04-2011
6 p.s. La definizione di sarto-scrittore faceva riferimento ad un tuo commento : " Lo stile è un vestito che devi cucire su misura per ciascun racconto"
» postato da El NaZa alle 23:06 del 21-04-2011
7 Sono arrivato faticosamente a metà. Idea interessante (almeno s'intuirebbe...) ma uno stile barocco, eccessivo, inconcludente, faticoso. Scusa, ma non mi piace.
» postato da senji alle 09:25 del 26-04-2011
8 El NaZa: grazie delle belle parole, sono contento che tu abbia apprezzato. Se ti va, leggerò senz'altro qualcosa di tuo. Senji: grazie lo stesso per avermi letto.
» postato da X alle 00:44 del 19-06-2011
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1 E' tutto così etereo, così pervaso da contorni fuliginosi o luminosi. Quando leggo non tento di capire quale sia la storia narrata ma le sensazioni che stanno provando il narratore a immaginare questa storia-visione onirica e le sensazioni del protagonista che la sta vivendo. Il problema di tutta questa faccenda, però, è che, chiunque stia vivendo e descrivendo quelle scene, sta compiendo un gesto vano, perchè il suo scopo è quello di descrivere qualcosa che è intuibile e non descrivibile: Sensazioni, azioni, ecc. ad di là di ciò che è l'essere umano, proiettate, magari, verso un futuro inconcepibile. Ora, premettendo che il metro per l'uomo è l'uomo stesso (non possiamo ribellarci a questa realtà), perchè descrivere qualcosa che non può essere descritta? Probabilmente la risposta a questa domanda è più semplice di quanto non sembri, e chiunque di noi avrebbe il suo modo per rispondere ma, veniamo alla seconda e alla terza domanda: perchè descrivere tutto proprio a questo modo (con uno stile criptico)? Quale vantaggio ha il fruitore della storia, da una descrizione così complicata? ...sarà pur innovativo ma, personalmente, trovo ingiusto questo modo di scrivere dei connettivisti. Ingiusto nei confronti di chi vorrebbe usufruire di una storia senza stare lì a lambiccarsi su descrizioni ampollose. Situazioni, sensazioni, ecc. possono benissimo essere descritte senza eccessivi giochi di parole. C'è modo e modo...
» postato da Andras Eris alle 18:19 del 18-10-2010