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Contrariamente alle consuetudini televisive nostrane, dove si cerca di raggiungere nuovi livelli di mediocrità, negli Usa se non hai delle idee innovative (o comunque copiate da idee innovative), non arrivi da nessuna parte.
E la HBO ha pensato bene di andare proprio lì, da nessuna parte, o meglio nel virtuale mondo chiamato Second Life, dove ha trovato ciò che stava cercando e lo ha acquisito all'istante.
Il loro acquisto e prossimo alla messa in onda si chiama My Second Life: The video diaries of Molotov Alta ed è un misto di documentario e fiction.
Nei sette episodi di cui è composto viene raccontata in prima persona la storia di un uomo che scompare dalla sua casa in California e comincia a inviare videomessaggi da Second Life.
La principale caratteristica è che l'intera miniserie è stata realizzata all'interno dello stesso mondo virtuale, si tratta quindi non di un film live action e neppure di un'animazione in computergrafica, ma di un vero e proprio machinima (che potete approfondire al link sotto indicato), un film realizzato all'interno di un mondo virtuale sfruttando solo le possibilità che questo mondo mette a disposizione.
Ognuno dei sette episodi dei Diari di Molotov Alta esplora le diverse sottoculture nate in Second Life: per esempio i furries, ovvero avatar di gatti, cani e altri animali pelosi; neo luddites, movimento contrario alla sviluppo tecnologico; i più ovvi cyberpunk; gli ancora più ovvi schiavi del sesso; il re dei vagabondi o barboni virtuali.
Dietro tutto questo c'è Douglas Gayeton, uno degli abitanti di Second life, che con dei suoi diari ha venduto i diritti all'emittente via cavo di proprietà della Warner per una cifra a sei zeri. Che ovviamente non sono virtuali.
Una preview è disponibile su You tube dopodichè i fortunati abbonati all'emittente, potranno vederli anche direttamente in televisione.
Anche in quella presente nei loro salotti in Second Life.
Abbiamo ricevuto comunicazioni dalla SIAE secondo cui ora per pubblicare trailer e video occorrerebbe una licenza della SIAE stessa. Una licenza con costi elevati, restrizioni e in generale del tutto priva di senso per concedere la pubblicazioni di quelli che sono quasi sempre in sostanza filmati pubblicitari.
La richiesta della SIAE a nostro avviso non è sostenuta dalla legge, tuttavia portiamo avanti la nostra protesta per il momento non pubblicando più alcun filmato.
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