Greg Bear contro il Progetto Gutenberg

L'autore americano difende i diritti su alcune opere di Poul Anderson, padre di sua moglie. Il nodo ruota attorno all'interpretazione di una legge statunitense, ma la questione potrebbe rivestire un interesse generale.

Greg Bear ingrandisci

Arriva da uno dei pilastri della fantascienza un attacco diretto al Progetto Gutenberg. L’americano Greg Bear, autore di capolavori di genere come La musica nel sangue (1984, Premio Nebula), non ha gradito la pubblicazione di alcuni testi risalenti agli anni Cinquanta e firmati da Poul Anderson, padre di sua moglie Astrid.

 

"Al termine di una verifica sulle attuali leggi — si legge in una nota rilasciata dall’autore — abbiamo appurato che il Progetto Gutenberg ha erroneamente ritenuto libere da copyright molte opere originalmente comparse in riviste. L’ente che cura gli interessi di Poul Anderson è riuscito per esempio a far rimuovere il racconto The Escape. Il Progetto Gutenberg ha ritenuto che non fosse protetto da copyright, dal momento che la rivista su cui è comparso non ne ha mai fatto richiesta. Invece The Escape, pubblicato nel 1953, è di fatto la prima parte del noto romanzo Brainwave, che venne pubblicato sotto copyright l’anno successivo."

 

Per chi non lo sapesse, il Progetto Gutenberg è un’iniziativa nata nel 1971 con l’obiettivo di rendere disponibili gratuitamente libri liberi da copyright e su cui il copyright è scaduto. Un lavoro immenso, reso possibile anche dal lavoro di volontari in giro per il mondo, Italia compresa. Attualmente sono disponibili trentatremila titoli, come si legge dalla homepage del sito, e si possono scaricare anche in vari formati (fra cui ePub, Kindle e HTML). Un progetto la cui bontà non è dunque in discussione.

 

Il nodo della questione aperta da Bear ruota però attorno all’interpretazione avanzata dal Progetto Gutenberg sui diritti negli Stati Uniti prima di una legge del 1998 che ne modificò la durata (settant’anni dopo la morte dell’autore). Fino a quel momento i diritti dovevano essere rinnovati ogni ventotto anni. Ovviamente Poul Anderson e tutti gli altri autori di fantascienza ne erano perfettamente consapevoli, ma in questo caso si parla di racconti o altre opere comparse su riviste che non hanno fatto specifica richiesta di copyright sui singoli testi.

 

Essendo la produzione fantascientifica in gran parte composta da racconti brevi comparsi su pulp magazine e note riviste storiche di genere, la questione potrebbe assumere contorni non proprio di secondo piano. Bear e moglie citano a sostegno della loro tesi una sentenza USA dove si stabilisce che, se la rivista ha acquisito i diritti di pubblicazione in circostanze in cui è dimostrabile l’assenza della volontà da parte dell’autore di donare il testo, è allora sufficiente il marchio registrato della rivista per proteggere tutti i contenuti. Al momento non sono disponibili risposte ufficiali da parte del Progetto Gutenberg, anche se l’autore stesso afferma di aver ricevuto una mail in cui l’organizzazione ammette di aver rivisto le politiche di ricerca sui lavori pubblicati prima del 1998 negli USA su cui non è stato rinnovato il copyright alla scadenza.

 

In ogni caso, si tratta di un tema attuale e su cui non mancherà il dibattito, che arriva al seguito alle recenti polemiche innescate da varie realtà europee, le quali — a vario titolo — non hanno gradito l’accordo raggiunto fra Google e gli editori americani per la digitalizzazione del patrimonio librario USA. L'Europa si è mossa in modo sostanzialmente disomogeneo. In Italia per esempio il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha siglato un accordo con l'azienda di Mountain View per la digitalizzazione di circa un milione di libri (liberi da copyright) conservati nelle biblioteche di Roma e Firenze.

Autore: Alessandro Murč - Data: 3 dicembre 2010 - Fonte: www.the-digital-reader.com

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Commenti

1 Premessa umile: non pretendo che le opere delle riviste di fantascienza di oltre 50 anni fa siano una vertebra essenziale che regge la cultura mondiale. Continuo però a irritarmi al pensiero che la produzione di contributi intellettuali venga "blindata" come bene da spremere per un numero spropositato di anni. Gli eredi di Paul Anderson hanno davvero bisogno di conservare i diritti di opere probabilmente di ormai minimo valore commerciale? Se monetizzare il lavoro intellettuale è utile alla società, perché ha svincolato ogni autore dalla necessità di garantire il proprio sostentamento attraverso altri lavori, perché non si accetta di porre un limite ragionevole? Oltretutto, mentre le pensioni vengono ridotte perché l'aumento medio della vita umana ha innalzato l'esborso complessivo da parte della società per il mantenimento, perché qui addirittura di PROLUNGA da 50 a 70 anni DOPO la morte questo diritto? Se metto il copyright sulla mia vita, la mia rendita pensionistica verrà offerta ai miei figli per 70 anni dopo la mia morte? ;) E meno male che la fantascienza dovrebbe "soffiare" nel futuro dopo aver "iNspirato" dal passato! :)

» postato da Naismith alle 17:19 del 03-12-2010

2 «perché qui addirittura di PROLUNGA da 50 a 70 anni DOPO la morte questo diritto?» Suggerimento: la risposta ha grosse e nere orecchie rotonde. S*

» postato da S* alle 22:55 del 03-12-2010

3 ««perché qui addirittura di PROLUNGA da 50 a 70 anni DOPO la morte questo diritto?» Suggerimento: la risposta ha grosse e nere orecchie rotonde. S*» obama??? :shock: :lol: :lol: :lol:

» postato da tzenobite alle 23:03 del 03-12-2010

4 «««perché qui addirittura di PROLUNGA da 50 a 70 anni DOPO la morte questo diritto?» Suggerimento: la risposta ha grosse e nere orecchie rotonde. S*» obama???» Cartellino giallo. S*

» postato da S* alle 23:06 del 03-12-2010

5 ««perché qui addirittura di PROLUNGA da 50 a 70 anni DOPO la morte questo diritto?» Suggerimento: la risposta ha grosse e nere orecchie rotonde. S*» Si, sappiamo quali gruppi abbiano fatto lobby sulla legge. Io ponevo una domanda a livello di Interesse per la Popolazione. Ma questo tu lo sapevi già. :wink:

» postato da Naismith alle 09:10 del 04-12-2010

6 «Si, sappiamo quali gruppi abbiano fatto lobby sulla legge. Io ponevo una domanda a livello di Interesse per la Popolazione. Ma questo tu lo sapevi già. :wink:» Certo, e sono d'accordo con te. Secondo me il copyright dovrebbe durare, non so, vent'anni dalla data dell'uscita, finish. È giusto che gli autori prendano il dovuto, ma l'eccesso di copyright è un danno per l'umanità. S*

» postato da S* alle 22:49 del 04-12-2010

7 ««««perché qui addirittura di PROLUNGA da 50 a 70 anni DOPO la morte questo diritto?» Suggerimento: la risposta ha grosse e nere orecchie rotonde. S*» obama???» Cartellino giallo. S*» se trovo ti linko la caricatura di obama a 30 rock :)

» postato da tzenobite alle 23:33 del 04-12-2010

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