Sarà un incontro interessante. Joseph M. Straczynski, ideatore della serie Babylon 5, ha accettato di riscrivere per la Warner Bros. la sceneggiatura di un classico della fantascienza: Il pianeta proibito di Fred Wilcox (conosciuto anche per Torna a casa, Lassie!, 1943) con Walter Pidgeon, Anne Francis e Leslie Nielsen (sì, proprio quello di Una pallottola spuntata).

Lo sceneggiatore ha spiegato che la nuova versione rimarrà fedele all'originale, ma al contempo andrà più a fondo su alcuni aspetti e lascerà la porta aperta per un sequel. La pellicola del 1956 fece fare un passo avanti alla fantascienza cinematografica introducendo effetti visivi e sonori all'avanguardia. La trama, vagamente ispirata a La tempesta di William Shakespeare, racconta la storia di un equipaggio spaziale che atterra sul pianeta Altair IV per fare luce sulla scomparsa di una colonia umana insediatasi molti anni addietro. Sul pianeta si trovano due soli sopravvissuti: il dottor Morbius (Walter Pidgeon) e la figlia Altaira (Anne Francis). Toccherà al comandante John J. Adams (un serissimo Leslie Nelsien) scoprire cos'è successo.

Le due colonne portanti del film sono da una parte le spiegazioni “scientifiche” di Morbius sui suoi esperimenti e sulle tecnologie aliene, dall'altra la tensione che si viene a creare fra il capitano e lo scienziato con annessa storia sentimentale fra il primo e la figlia del secondo. Straczynski ha voluto subito fugare i timori: “Non sarà un film d'azione sbilanciato sul secondo elemento,” ha dichiarato in un recente incontro con la stampa tenutosi a Hollywood. “Anzi sarà fedele all'originale. Ci sarà un po' più di azione, ma rimarrà fondamentalmente una sceneggiatura basata sui personaggi e sui loro ruoli.” Dunque Morbius continuerà a essere un futuribile Prospero shakespeariano e a tessere i suoi incatesimi (qui divenuti esperimenti scientifici, ma sempre al limite della magia, come del resto spiegare l'esistenza del mostro?). Agli altri personaggi il compito di districarsi dalla ragnatela di sortilegi, con Ferdinando/John Adams e Altaira/Miranda in pole position.

Per quanto riguarda invece la scienza di Forbidden Planet, sorge spontaneo un altro timore. Per quanto il film originale fosse letteralmente incantevole per l'epoca, oggi sarebbe difficile far accettare a un pubblico dai gusti più evoluti alcuni salti mortali come la nave a propulsione interstellare guidata manualmente, l'educatore plastico che – chissà come – raddoppia il quoziente intellettivo, o i reattori termonucleari alieni che da migliaia di anni funzionano in autonomia e si auto-riparano (e materializzano i pensieri degli abitanti del pianeta, ma non si pensi a Solaris, il cui tono metafisico lo pone su un piano diverso).

Insomma, un insieme di tecnologie postulate sulle quali non è detto che si possa reggere una pellicola moderna. In questo caso, a fugare ogni dubbio, ci pensa il curriculum di Straczynski: la serie Babylon 5, fra i vari motivi, è ricordata perché ha portato sulla scena una buona dose di realismo fantascientifico, se così si può dire, con tecnologie quantomeno plausibili e coerenti, personaggi a tutto tondo, problemi sociali e quant'altro. Lo stesso autore ha dichiarato di essere al lavoro con un team di consulenti fra cui astrofici, geologi ed esperti di intelligenza artificiale, per ancorare il remake/reboot a una base più solida.

E speriamo che lavori bene, perché la pressione sarà enorme. Il pianeta proibito è una pietra miliare nella storia del cinema di fantascienza, a cui si sono ispirati molti (si veda per esempio la prima serie di Star Trek: alcuni episodi sono praticamente calchi del film, lo stesso Gene Roddenberry ha ammesso l'influenza). La Warner ci crede molto, come spiega Straczynski quando interrogato sulle voci di sequel già pianificati: “I produttori sono fortemente motivati, ritengono che ci sia il potenziale per trasformare il marchio in una serie, c'è un grosso budget a disposizione. Insomma l'orientamento è già piuttosto chiaro.”