La SFWA contro Google Books

L'associazione degli scrittori di fantascienza e fantasy ha aderito all'Open Book Alliance, il fronte di aziende e operatori che si oppone al progetto di digitalizzazione del sapere umano intrapreso dalla compagnia di Mountain View.

Il fronte anti-Google, che già riuniva colossi del calibro di Microsoft, Yahoo!, Amazon e Internet Archive in un patto comune per contrastare il nascente Google Books Library Project, ha guadagnato nei giorni scorsi il prezioso sostegno di una delle più rappresentative associazioni di autori al mondo, la Science Fiction and Fantasy Writers of America. La notizia ha avuto ampio risalto sulla stampa internazionale e anche qui da noi se ne è parlato in sedi che solitamente non tributano grande considerazione alla letteratura di genere, come il Corriere della Sera (si veda il link tra le risorse di rete). Dopo l'American Society of Journalists and Authors (Asja), dunque, un'altra influente associazione di categoria va a incrementare il fronte trasversale dell'Open Book Alliance, che continua a opporsi al progetto di Google di digitalizzare, d'intesa con alcune tra le maggiori biblioteche al mondo, milioni di libri da rendere disponibili on-line agli utenti della Rete.

 

Già nel 2005 la Authors Guild e la Association of American Publishers avevano intentato una class action contro Google per “massiccia violazione del diritto d’autore” in merito a questa sua iniziativa, insoddisfatte anche dal meccanismo scelto dai proponenti di adottare varie modalità (estratti parziali, riproduzione integrale, preview, file scaricabili) a seconda del diverso grado di copyright vigente sull’opera. Nel 2008 si era giunti a un accordo (il cosiddetto Google Book Settlement o Accordo di Transazione) che, oltre a un risarcimento di 125 milioni di dollari alla Authors Guild, prevede anche la creazione di un fondo collettivo per i diritti volto a garantire una remunerazione ai detentori del copyright pari al 63% degli introiti derivati a Google da annunci ed e-commerce associati al loro titolo; in compenso, Google Books si è vista riconoscere il diritto di pubblicare in anteprima on-line fino al 20% del testo di un’opera coperta da diritti e riproduzioni integrali di opere fuori catalogo o non coperte da copyright.

 

Lo scorso 2 settembre la SFWA ha confermato la posizione che era emersa in seno all'associazione già ai primi di agosto e ha reso note le proprie riserve in merito all'accordo, schierandosi apertamente a favore dell'Open Book Alliance. Questa adesione è stata giustificata con l'intenzione di prevenire la creazione di un monopolio che potrebbe garantire a Google il pieno controllo sul mercato dei libri fuori catalogo; la contestazione del metodo di tutela dei diritti proposto da Google Books; e la volontà di ribadire il tema della violazione del copyright che era al centro della citazione in giudizio di Google da parte di Authors Guild ed editori d'America. Fondata nel 1965 da Damon Knight e James Blish con il nome di Science Fiction Writers of America, di cui conserva l’acronimo, con il tempo la SFWA è cresciuta in adesioni e influenza, fino a raccogliere oggi 1.500 autori professionisti di fantascienza e fantasy, ma anche editori, artisti e altri addetti ai lavori.

 

Grande soddisfazione è stata espressa dai vertici dell'Open Book Alliance, secondo cui si tratta di una testimonianza importante della sensibilità intorno al tema, che dimostra nelle parole di Peter Brantley come "l'Accordo [di Transazione], nella maniera in cui è attualmente concepito, non rappresenti la strada migliore per mantenere la promessa della digitalizzazione e della distribuzione di massa dei libri". Google, dal suo canto, fa sapere di non essere preoccupata, anche se il portavoce Gabriel Stricker si dice sorpreso dalle critiche mosse al progetto: "L’accordo previsto dal progetto Google Books aumenterebbe notevolmente il grado di competizione nel mondo librario digitale. Pertanto sono incomprensibili le ragioni per le quali i nostri avversari abbiano intrapreso una battaglia così aspra per contrastare una maggiore concorrenza". La convergenza di interessi da parte di compagnie tecnologiche (Microsoft e Yahoo!) e del più grande rivenditore on-line di libri (Amazon) in realtà lascia intravedere anche un ulteriore bordo d’attacco, che riguarda il mercato dei libri digitali e degli e-book reader. Con la sua iniziativa Google sarebbe andata a toccare un nervo scoperto del mercato dell'editoria e sul campo dei diritti di diffusione e accesso al sapere si starebbe già combattendo la battaglia per il controllo futuro del settore. Una battaglia da combattere a colpi di standard e formati.

Autore: Giovanni De Matteo - Data: 9 settembre 2009 - Fonte: SFWA, Corriere della Sera, Wikipedia

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Commenti

1 Strano come un'associazione di fantascienza, che per definizione dovrebbe essere di larghe vedute, non appoggi un progetto innovativo e moderno come questo. Alla fine è una misera questione di soldi e tutti sono disposti ad aggrapparsi alle gonne del conservatorsimo pur di non perdere il loro pezzetto di prestigio. Si dovrebbe forse cambiare mentalità e capire che il mondo vuole cambiare, adattandosi di conseguenza. Tutti ne trarrebbero beneficio, ne sono sicuro...

» postato da lab alle 09:48 del 09-09-2009

2 speriamo che il progetto di google si blocchi seno avranno il monopolio pure sui libri e le piccole societa' editoriali chiuderanno baracca dato lo svantaggio economico di tradurre e stampare libri rispetto al digital delivery di google con traduzione automatica .......

» postato da (stefan marton) alle 15:25 del 09-09-2009

3 Non penso possa nascere nessun monopolio. Chi ama veramente i libri e leggere, se li compra in formato cartaceo, così come un vero viaggiatore si compra le mappe. Google offrirà il buon servizio di consultazione, ottima per chi deve fare una ricerca o scrivere un saggio. Trovo ipocrita e ridicola la posizione contrastante il progetto, in un mondo dove i diritti d'autore sono costantemente violati da tutti (leggi: masterizzazione di film e musica, cui sicuramente faranno uso anche i lor signori che si oppongono al progetto di Google).

» postato da (Nataniele Paghini) alle 17:25 del 09-09-2009

4 «speriamo che il progetto di google si blocchi seno avranno il monopolio pure sui libri e le piccole societa' editoriali chiuderanno baracca dato lo svantaggio economico di tradurre e stampare libri rispetto al digital delivery di google con traduzione automatica .......» La traduzione automatica è ancora una barzelletta, giusto adatta per capire il senso generale di un documento ma nemmeno lontanamente adeguata ad una resa letteraria di un testo. Anche le abborracciate traduzioni di certi dilettanti che vengono pubblicate dagli editori in vena di risparmio restano comunque superiori agli automatismi disponibili. Google può fare una operazione di recupero su migliaia di opere finite fuori catalogo perché la stampa cartacea ha costi (soprattutto di distribuzione e di scaffale) che non rendono economicamente conveniente a nessun editore mantenerle disponibili. I piccoli editori, rispetto ai grandi, hanno la meritoria capacità di rischiare nel pubblicare autori debuttanti, cosa che in elettronico sul web ormai possono fare tutti (ma in genere non si fa business, quindi resta una attività amatoriale o di promozione).

» postato da Naismith alle 11:06 del 10-09-2009

5 «... La traduzione automatica è ancora una barzelletta...» Turing sarebbe d'accordo :), però la funzione sociale delle traduzioni barzelletta gugoliane, il divertimento che si ha a leggerle, non è disprezzabile :lol:

» postato da Albacube alle 14:22 del 10-09-2009

6 La battaglia contro la digitalizzazione sostenuta dalle associazioni di scrittori ricorda tristemente la miope opposizione delle major hollywoodiane alle videocassette nei primi anni Ottanta. Anche allora si annunciava la catastrofe per l'industria cinematografica che poi ha trasformato il mezzo (ovviamente oggi DVD) nel suo canale principe di distribuzione. Il cambiamento indotto dalla tecnologia non lo si esorcizza con pratiche luddiste, ma gettando il cuore oltre l'ostacolo. NOTA: Se qualcuno è scandalizzato invece dal fatio che l'operazione sia gestita da una corporation (Google) lo inviterei a riflettere attentamente e citarmi istituzioni pubbliche in grado di imbarcarsi in una simile impresa senza condizionamenti di lobbies o assimilate.

» postato da (Ivo Luigi Bertani) alle 11:30 del 11-09-2009

7 Effettivamente google tiene un pò il piede in due scarpe....

» postato da lab alle 20:47 del 11-09-2009

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