Paura degli stranieri

Edwin Charles Tubb, Paura degli stranieri (Fear of strangers & Footprints of angels, 1968) - FANTASCIENZA - Mondadori - Urania - 2011 - traduttore: Annarita Guarnieri - pagine 320 - prezzo 4,20 euro - giudizio: buono

Curioso percorso quello compiuto da Edwin Charles Tubb nel nostro paese: prolifico autore di romanzi avventurosi, sin dagli anni 50 per alcuni decenni lo scrittore inglese fu una delle colonne di Urania, Cosmo Ponzoni e Galassia, con decine di romanzi.

Poi sopravvenne un oblio durato quindici anni, interrotto solo da un volume dedicato dall'Editrice Nord alle avventure di Capitan Ken, solo a partire dal 2000 iniziò una lenta rinascita ad opera di Perseo Libri, dapprima con qualche racconto e romanzo, poi con un progetto di ampio respiro, la pubblicazione di tutte le storie del ciclo di Dumarest il terrestre, otto volumi con quattro romanzi ciascuno.

L'interesse per le opere di Tubb sembra essersi risvegliato, le Edizioni Della Vigna hanno pubblicato un volume comprendente un romanzo e alcuni racconti di Tubb, e dopo 25 anni anche Urania torna a ospitare le sue opere, sul numero 1572 della rivista troviamo ben due romanzi, un ritorno atteso a lungo ma senza dubbio in grande stile.

 

Paura degli stranieri (Fear of strangers, 1968)

La prima spedizione extrasistema è andata decisamente male, la Hope è tornata da Proxima Centauri ma i tre superstiti sono portatori di una terribile malattia, che ha sterminato il resto dell'equipaggio e i primi soccorritori.

Il governo mondiale ha deciso di liberarsi dell'astronave e del suo insidioso carico, lanciandola in un viaggio senza ritorno, ma non tutti sono d'accordo con questa decisione, forze oscure si muovono perseguendo i propri interessi.

Così Martin Slade, abile investigatore, viene incaricato di una missione quasi impossibile, far uscire i tre superstiti prima che la Hope parta per il suo ultimo viaggio; Slade accetta, ma le cose vanno diversamente da quanto programmato.

 

Sulle orme degli angeli (Footsteps of angels, 2003)

Celia Feyman è giovane, ricca e carina, ma un giorno le capita qualcosa di terribile, di colpo diventa poco più di un vegetale, un involucro incapace del più semplice pensiero.

Il padre di Celia, Max Feyman, non si rassegna alla disgrazia occorsa alla figlia, e si impegna a fondo per trovare una soluzione al problema.

Enormemente ricco grazie allo sfruttamento della propulsione zipdrive, il rivoluzionario salto spaziale che ha spalancato le porte alla colonizzazione del sistema solare, l'uomo getta nella ricerca di una cura tutte le sue energie e le sue risorse, scoprendo ben presto che il caso di sua figlia non è l'unico.

Emergono decine di casi, poi centinaia, poi migliaia, apparentemente senza legame tra loro, in un attimo l'intelligenza sembra abbandonare le persone, qualcosa di orribile e oscuro minaccia l'intera umanità.

 

Due romanzi simili, sia come sfondo (un sistema solare interamente colonizzato) che come tematica (la ricerca per sventare una minaccia), ma scritti in momenti e modi differenti.

Paura degli stranieri non manca di spunti interessanti, ma leggendolo si riporta l'impressione di un libro incompleto, specie nel finale, qualche decina di pagine in più avrebbero probabilmente giovato, permettendo di affrontare meno superficialmente un plot complesso e ricco di spunti.

Purtroppo negli anni '60 Tubb scriveva di getto, e non tutte le sue opere erano curate allo stesso modo, oltre a Paura degli stranieri nel 1968 vedeva la luce anche Derai, secondo libro del ciclo di Dumarest e romanzo di tutt'altro spessore.

Negli anni '80 la carriera di Tubb era ormai entrata in una fase più matura e riflessiva, Le orme degli angeli venne scritto nel 1988 e rivisto prima della pubblicazione, avvenuta nel 2003, e la maggiore cura si vede.

Siamo di fronte a un ottimo romanzo, la ricerca di una soluzione a un problema sconosciuto, un enigma che viene rivelato solo nelle ultime pagine, una soluzione inaspettata.

Altro punto di forza della storia è la propulsione zipdrive, che permette di viaggiare a un ventesimo della velocità della luce, ma per balzi successivi di soli sedicimila chilometri.

Le astronavi zipdrive sono fisicamente presenti nel nostro continuum solo a inizio e a fine viaggio, durante il balzo possono attraversare oggetti solidi, questo ha interessanti implicazioni sfruttate da Tubb, per esempio il tentativo di attraversare il sole (che ha un diametro di cinque secondi luce) o il modo con cui i draghisti sfruttano le ricchezze gassose di Giove.

Tubb è un autore che ha scritto molto e in modo discontinuo, ma che anche nelle suo opere minori sa offrire spunti di interesse, decisamente un buon ritorno, spero che non resti un episodio isolato.

Autore: Giampaolo Rai - Data: 18 luglio 2011

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Commenti

1 Il Capitano menzionato all'inizio si chiama "Ken", mentre "Kern" (Gregory) è lo pseudonimo usato da Tubb per l'occasione. Comunque è vero, si tratta di un autore da troppo tempo assente dalle pagine di Urania o di pubblicazioni italiane in generale.

» postato da Calimero Jones alle 02:44 del 19-07-2011

2 Sapevo che si chiamava Ken ma ho sbagliato a scrivere. Questo è molto strano, perché normalmente io non faccio errori di stumpa o sbattitura. Grazie per la segnalazione.

» postato da Anacho alle 08:10 del 19-07-2011

3 L'ho comprato speranzoso di divertimento. Il tedio è stato una brutta sorpresa.

» postato da ammiraglio_naismith alle 21:34 del 26-07-2011

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