Terra imperiale

Arthur C. Clarke, Terra imperiale (Imperial Earth, 1975) - FANTASCIENZA - Mondadori - Urania Collezione - 2011 - traduttore: Beata della Frattina - pagine 362 - prezzo 5,50 euro - giudizio: discreto

Tra qualche secolo il sistema solare sarà un posto davvero molto affollato, colonie su satelliti e paineti saranno collegate da grandi astronavi, immense strutture sorgeranno nella fascia degli asteroidi, il progresso scientifico e sociale avrà reso obsoleti concetti come il razzismo e il sessismo.

Questa la visione del grande scienziato e scrittore Arthur C. Clarke, che con Terra imperiale ci dona una rappresentazione grandiosa e ottimista del nostro futuro.

 

Malcolm Makenzie è uno di quei rari personaggi capaci di cambiare il corso della storia: con tenacia e perseveranza è riuscito a creare una colonia su Titano, il maggior satellite di Saturno, e a farla diventare ricca e prospera.

Le lande desolate della grande luna nascondono infatti enormi riserve di idrogeno, sufficienti a saziare per secoli i voraci motori a fusione che spingono le astronavi sulle rotte interplanetarie.

Nonostante le radiazioni cosmiche abbiano danneggiato i suoi cromosomi, rendendogli impossibile avere una discendenza normale, Malcom ha aggirato l'ostacolo ricorrendo alla clonazione; il figlio Colin ha ripetuto l'operazione originando Duncan.

Ora l'ultimo arrivato ha l'età giusta per generare un nuovo clone, in modo da continuare la dinastia, e un invito inaspettato cade come il cacio sui maccheroni. 

In occasione del cinquecentesimo anniversario della dichiarazione d'indipendenza americana, l'anno è infatti il 2276, un rappresentante di Titano viene invitato dal presidente del comitato per le celebrazioni George Washington (nessuna parentela con l'originale), a partecipare alle cerimonie in programma per il grande evento.

Oltre al pagamento delle spese di viaggio e a un buon motivo per recarsi sulla Terra senza dover fornire spiegazioni l'invito offre un'altra buona occasione, Duncan farà il viaggio su un'astronave a propulsione asintotica, e potrà studiarla da vicino.

Questo recentissimo ritrovato tecnologico sfrutta una microscopica singolarità per generare la spinta, consumando una quantità ridottissima di idrogeno, e mettendo a rischio la prosperità di Titano.

I problemi che il giovane dovrà affrontare non sono pochi, per di più una volta arrivato a destinazione scopre che Karl Helmer, una volta suo amico e poi rivale, ha abbandonato le sue ricerche su Mnemosine, un piccolo e lontano satellite di Saturno, e si trova sulla Terra, con uno scopo misterioso, e forse poco pulito.

Quello che è certo è che Duncan ritornerà su Titano molto cambiato dalla sua visita alla patria dell'uomo.

 

Clarke ci ha dato innumerevoli versioni della colonizzazione del sistema solare, sempre scritte con particolare attenzione alla verosimiglianza tecnologia, unita spesso a trame avvincenti, colpi di scena, salvataggi e combattimenti drammatici.

In Terra imperiale resta solo la verosimiglianza tecnologica, i momenti di tensione sono veramente pochi, anzi uno solo, mentre svariate sono le descrizioni di nuove tecnologie.

La parte del leone la fanno però i pentamini, un gioco logico-matematico inventato da Solomon Golomb nel 1953, citati in modo esteso da Clarke, che nella postfazione confessa di essersi assuefatto a questa droga matematica.

L'autore inglese si è anche divertito a lasciarci intravedere un'umanità che, dopo un'oscura era di disordini, ha raggiunto un equilibrio mai visto in precedenza: la Terra è popolata da poco più di mezzo miliardo di persone, meno di quelle che si trovano nello spazio, una società attenta all'ecologia, dove il colore della pelle o l'orientamento sessuale non rivestono particolare importanza.

Sarà per il troppo ottimismo, per le troppe descrizioni tecnologiche o per la mancanza di una vera azione, ma questo romanzo è forse il meno convincente tra quelli scritti da Clarke, che può vantare letteralmente decine di opere più interessanti.

Non si può dire che Terra imperiale sia un brutto romanzo, ma a confronto di Incontro con Rama o di Le fontane del Paradiso (pubblicati poco prima e poco dopo) fa la figura del brutto anatroccolo.

Anche senza scomodare i capolavori di Clarke ci sono Polvere di luna, Le guide del tramonto e Ombre sulla luna che avrebbero meritato molto di più, senza scordare il primo Urania, Le sabbie di Marte.

A questo si aggiunga che Clarke non ha mai svettato nella descrizione dei personaggi, che alcuni particolare risultano ormai datati, per dire Stanley Kubrick non ha mai girato Napoleone Bonaparte, e non sono stati corretti alcuni piccoli errori nella traduzione per ottenere un'opera che può avere interesse per i patiti delle descrizioni scientifiche e i fans di Clarke, ma che per gli altri temo rivesta ben poco interesse.

Autore: Giampaolo Rai - Data: 20 gennaio 2011

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Commenti

1 Ovvio che Kubrick non ha girato il film su Napoleone, altrimenti che fantascienza sarebbe? ;-)

» postato da Shaihulud alle 18:21 del 20-01-2011

2 Lol, in effetti il film su Napoleone era uno dei sogni di Kubrick, e Clarke ha immaginava che sarebbe riuscito a realizzarlo, prima o poi. Cosa che (purtroppo) non è avvenuta.

» postato da Anacho alle 10:06 del 21-01-2011

3 E' una delle poche opere di Clarke che non ho letto. Ero e resto un suo accanito fan. Anche se ha momenti di pesantezza nella scrittura e non eccelle nella creazione di personaggi, il suo fascino risiede nell'atmosfera del meraviglioso scientifico che sa creare, e in una sua pacata e razionale visione dell'universo. E a volte sa essere anche brillante. Mi piacerebbe che fosse riproposta la raccolta di racconti "All'insegna del Cervo Bianco".

» postato da Vittorio Catani alle 00:50 del 22-01-2011

4 «E a volte sa essere anche brillante. Mi piacerebbe che fosse riproposta la raccolta di racconti "All'insegna del Cervo Bianco". » Già, ancora me ne ricordo alcuni. E poi c'è anche il racconto sull'arbitro incenerito (non mi ricordo il titolo, accidenti), e Superiorità, a dimostrare che il nostro quando voleva sapeva essere brillante.

» postato da Anacho alle 22:22 del 24-01-2011

5 Letto. Senza infamia e senza lode, cmq scorrevole e si legge bene. Non sono un gran fan di Clarke, ciò che piace particolarmente a Vittorio me lo rende invece poco gradito, uno scrittore troppo "technically correct", prolisso e talvolta confuso nei suoi escursus descrittivi. Poco avvincente, ecco.

» postato da senji alle 09:59 del 31-01-2011

6 «Letto. Senza infamia e senza lode, cmq scorrevole e si legge bene. Non sono un gran fan di Clarke, ciò che piace particolarmente a Vittorio me lo rende invece poco gradito, uno scrittore troppo "technically correct", prolisso e talvolta confuso nei suoi escursus descrittivi. Poco avvincente, ecco.» In romanzi come Polvere di luna o Ombre sulla luna Clarke, pur restando "technically correct" riesce a creare una bella suspense e ci sono scene d'azione memorabili, per esempio la battaglia attorno al pozzo lunare o il trasbordo saltando da astronave ad astronave senza tuta. Ci sono poi racconti dove il nostro abbandona la verosimiglianza scientifica e si (e ci) diverte, insomma è un grande della fantascienza, che ogni tanto eccede.

» postato da Anacho alle 17:19 del 01-02-2011

7 Confesso che ho letto anche poco di Clarke ... ma ciò deriva dal fatto che diversi anni fa lessi Incontro con Rama (mi sembra che sia questo il titolo), il primo della serie Rama, che doveva essere uno dei suoi migliori e non mi piacque... :( Forse, poi, ho letto anche qualcos'altro ma non ricordo bene ... la morale è che se un autore - un po' come anche per Dick - non mi piace non mi piace e tendo ad escluderlo dalle mie letture.

» postato da senji alle 08:19 del 02-02-2011

8 «- un po' come anche per Dick -.» :shock:

» postato da Adidja Palmer alle 13:41 del 02-02-2011

9 «Confesso che ho letto anche poco di Clarke ... ma ciò deriva dal fatto che diversi anni fa lessi Incontro con Rama (mi sembra che sia questo il titolo), il primo della serie Rama, che doveva essere uno dei suoi migliori e non mi piacque... :( Forse, poi, ho letto anche qualcos'altro ma non ricordo bene ... la morale è che se un autore - un po' come anche per Dick - non mi piace non mi piace e tendo ad escluderlo dalle mie letture.» Onestamente, i gusti sono gusti e bisogna ammettere che, pur di buon mestiere, le opere di Clarke sono a volte "invecchiate male", nel senso che oggi non si leggono con la stessa naturalezza di altri autori. Comunque Le Fontane del Paradiso (Urania 796 del 1979) e Le Guide del Tramonto (Classici Urania 53 del 1981) assieme ad altre sue opere sono ancora nella mia libreria, senza venir trasferiti in scatoloni in cantina per far spazio ad altri, il che vi garantisco in casa mia è quasi come vincere un premio Hugo! :-)

» postato da Naismith alle 23:22 del 07-02-2011

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