L'ignoto spazio profondo

FANTASCIENZA, The Wild Blue Yonder, Germania, 2005 - regia di Werner Herzog - scritto da Werner Herzog - con Brad Dourif - durata: 81 minuti - distribuito da Fandango - giudizio: buono

Presentato all'ultimo Festival del cinema di Venezia, L'ignoto spazio profondo — The Wild Blue Yonder è un film interessante e complicato. Una pellicola non per tutti, in cui l'arte cinematografica e l'affabulazione fantascientifica dominano la narrazione. Non una pellicola di effetti speciali e 'tradizionale' dal punto di vista della costruzione. Anzi. Qui ci troviamo dinanzi a tutt'altro. Ad un prototipo originale e intenso, che — per funzionare — deve stabilire un rapporto personale e articolato con lo spettatore. Altrimenti la delusione di trovarsi dinanzi a qualcosa di tanto differente da quello cui siamo abituati potrà addirittiura fare irritare il pubblico impreparato.

Tra immagini di repertorio e interviste agli scienziati della Nasa, il regista di Nosferatu, costruisce una storia puramente fantascientifica, ma più vicina alle atmosfere letterarie che a quelle del cinema del genere. Werner Herzog, infatti, mette l'attore Brad Dourif (in funzione anche di narratore) davanti alla macchina da presa, facendogli sostenere di essere un alieno. Sarà lui a raccontare per tutto il tempo un viaggio ipotetico ed epico nello spazio profondo alla ricerca di un pianeta dove andarsi a stabilire. Un gruppo di astronauti, infatti, gira su una navetta intorno alla Terra, senza possibilità di ritorno, perché il nostro pianeta è diventato inabitabile.   La causa di questo rimane sconosciuta: guerra globale, diffusione di una malattia incontrollabile, radiazioni dopo la completa scomparsa dello strato di ozono, o qualsiasi altra cosa. L’equipaggio dell’astronave deve trovare il posto più ospitale là fuori, nello spazio, e rilasciare una sonda da Galileo, il loro cargo. Purtroppo Galileo, dopo aver mandato indietro dei dati non molto rassicuranti, è stato mandato in una missione suicida...                 

Senza saperlo, abbiamo avuto visitatori dallo spazio per decine d’anni. Sono venuti da un pianeta sommerso dall’acqua, il “Wild Blue Yonder”, e i loro tentativi di creare una nuova comunità sulla terra non hanno portato grandi risultati.                                                                                         

Il film è narrato da uno dei visitatori alieni, Brad Dourif. Attraverso parole e immagini liriche, viene mostrato come i nostri tentativi di trovare una nuova casa nello spazio siano destinati a fallire. Ci spiegano come in passato, quando la terra era stata  minacciata dall’estinzione, una sonda fu mandata a cercare un luogo alternativo... non ebbe successo. 

Intenso e toccante, con le musiche — talora — strazianti dei sardi Tenores de Orosei, L'ignoto spazio profondo — The Wild Blue Yonder  è un docu film artistico sulla fantascienza immaginata da un grande autore come Herzog. Il problema è che pur nella sua brevità, il film può risultare particolarmente lungo per la lentezza delle immagini  per quanto belle e seducenti queste siano.

Un'opera tutt'altro che commerciale dove lo spettatore deve essere sedotto dalle suggestioni del film senza porsi troppe domande di natura narrativa o scientifica. Una celebrazione visiva della fantascienza, fatta con pochi mezzi e tante idee in cui il cinema di Herzog esplora l'ultima frontiera, ovvero il cosmo. Ma non quello vero o presunto tale stile Star Trek, bensì quello immaginato e sognato in cui gli astronauti indossano comune tute da subacqueo e il pianeta sommerso non è altro che il nostro. Un film originale la cui possibile riuscita sta tutta negli occhi dello spettatore. Nella sua sensibilità e nella sua capacità di accettare quella suspension disbelief necessaria per entrare nello spirito del film. Forse, sarebbe stato meglio vedere questa pellicola con un'altra colonna sonora più rarefatta e fantascientifica. I cori sardi dei Tenores de Orosei per quanto fascinosi tendono ad essere eccessivamente epici o celebrazionisti in un film rarefatto che partendo da Roswell cerca di catturare lo spazio profondo più lontano che ci possa essere, ovvero quello della nostra anima in cui immagini e personaggi danzano senza sosta dinanzi alla macchina da presa di Herzog. Un film difficile e tutt'altro che rasssicurante, che si può soltanto amare o odiare senza mediazioni.

 

Autore: Marco Spagnoli - Data: 29 ottobre 2005

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1 Apprezzo decisamente il tentativo del recensore di non infierire, da un lato, e da mettere in luce quello che si può di positivo. Giusta l'osservazione, questo film o si ama o si odia. Io l'ho trovato schifoso, ma talmente schifoso che la fine è giunta come una liberazione. Il regista è decisamente un alienato mentale, dovrebbe curarsi, ma da uno bravo. In pratica la sua mente malata scambia delle immagini scientifiche per chissà cosa gli gira nella mente, così che si crea una storia assurda, contradditoria, errata anche nella logica della sceneggiatura (con vari errori e riferimenti a... nulla?), irritante e in definitiva stupida. Capisco la bellezza delle immagini, capisco ste musiche (per lo più a volume assordante e poco consone a quanto si vede, oltre che un viatico per l'orchite); capisco tutto.... Ma dire che un sommozzatore che risale da un buco nel ghiaccio, ripreso da sotto, in realtà viene scomposto in particelle e pura luce.... Ma che sostanze usa il regista???? Vari filmati hanno sti commenti, totalmente fuori luogo e inappropriati, dove il regista vuole vedere ciò che non c'è, un po' come chi dice che gli astri influenzano il comportamento umano... Davanti a tanta pazzia, cessa la stima per un grande (ex) regista e subentra la nausea. Anche altra critica ha parlato di capolavoro, e per questo l'ho visto. Qua si danno 3 stelle, una sarebbe sprecata. Chissà poi così ci ricamerebbe sto matto di Herzog...

» postato da Tobanis alle 17:40 del 04-01-2007

2 ehy...ma c'è l'attore che fa lo "psicopatico redento" in Voyager...invecchiatissimo, per il resto concordo con Tobanis...roba x fricchettoni... soprattutto la colonna sonora. Da vedere solo in stato allucinatorio :P

» postato da katy alle 13:29 del 09-01-2007

3 Non sapevo neanche della sua esistenza, mi sembra di capire che lo sconsigliate. saludos

» postato da jetscrander alle 16:52 del 09-01-2007

4 io credo che essere drogati da effetto speciale equivalga essere drogati da pop corn, multisala, fumetti giapponesi playstation e porno scadente, cioè equivalga essere dei consumatori nerd da intrattenimento con i brufoli in faccia e l'aspetto simile al fumettista dei simpson . la fantascienza ha la sua base, come tutto, nell'immaginazione. se avete un cervello pieno di calli e non riuscite a gustarvi il genio immaginativo di herzog e della fantascienza fatevi le pippe su star trek o su armaghedon. non è un caso che in questo periondo ottuso/reazionario il fantasy spopoli così tanto e la fantascienza invece sia in crisi; vi fa tanto sicurezza avere nostalgia di un passato epico fatto di cavalieri, stregoni e stronzate varie ma pur sempre passato al contrario di un ipotetico futuro che ci puo far meglio capire il presente? questo film è favoloso al pari di 2001 odissea nello spazio

» postato da (volumetricavision tito) alle 00:54 del 31-03-2009

5 « questo film è favoloso al pari di 2001 odissea nello spazio» La penso all'esatto contrario, ma mica infierisco su quanti lo hanno apprezzato. Del film dico il peggio possibile, di chi lo ha apprezzato non mi permetterei mai. Come dicevo, o lo si ama o lo si odia....

» postato da Tobanis alle 11:03 del 31-03-2009

6 Io sono tra quelli che lo ha apprezzato, e apprezza gran parte del lavoro di Herzog (questo il thread che aprii in proposito: http://www.fantascienza.com/forum/viewtopic.php?t=8433 ) Ora sto passando in visione Grizzly Man, che poi sarebbe un documentario. Un altro dei documentari più belli, che consiglio vivamente (e che sa tanto di fantascienza) è Apocalisse nel deserto, riguardante la Guerra del Golfo; credo l'abbiano solo una volta a Rai Tre, secoli fa.... http://www.youtube.com/watch?v=aDinOVRdg0I

» postato da Turner alle 19:15 del 31-03-2009

7 «Ora sto passando in visone Grizzly Man, che poi sarebbe un documentario.» No, io sono contrario alle pellicce. S*

» postato da S* alle 23:22 del 31-03-2009

8 ««Ora sto passando in visone Grizzly Man, che poi sarebbe un documentario.» No, io sono contrario alle pellicce. S*» ops... :oops: :roll: correggo.

» postato da Turner alle 23:32 del 31-03-2009

9 Suggestivo tanto quanto futile. L' utilizzo di documentari, dunque non fiction, per raccontare eventi completamente diversi da quelli cui le immagini si riferiscono e' straniante. Da un lato viene smitizzata l' epopea spaziale: l'uso di immagini della NASA all' interno di un racconto ha la stessa forza dell' uso di immagini di repertoria all' interno di un film bellico. Anzi, ha una forza molto maggiore: la guerra e' un evento di cui molti sono loro malgrado testimoni, i viaggi spaziali sono esperienza riservata a pochissimi. Inserirli in un contesto non giornalistico cambia la percezione dello spazio: se cambi i sogni cambi anche la visione della realta' molto piu' di quanto non accada con della "semplice" cronaca. Le immagini scelte poi, non solo quelle spaziali, sono suggestive e ottimamente accompagnate da una colonna sonora molto primitiva e suggestive. Dall' altro si racconta la fantascienza come la descrizione della realta' naturale del cosmo, come ricerca della posizione dell' umanita' in un contesto piu' grande. Fin qua i pregi. Ovviamente un film costruito in questa maniera non puo' brillare per coerenza: la storia, gia' di suo piuttosto deboluccia e non priva di errori, non puo' perfettamente adeguarsi alle immagini ed anzi a volte e' lo stesso regista a suggerire che i dialoghi dei documentaristi siano da leggere come note a parte, quasi commenti sulle speculazioni del film (che quindi si comporrebbe di immagini, colonna sonora e voce narrante). La storia, dicevo, e' quasi inesistente e lacunosa: vengono lanciati molti sassi nello stagno ma la mano viene sistematicamente ritirata. Non si capisce bene dove Herzog volesse andare a parare, ammesso che il suo scopo non fosse semplicemente quello di creare una diversa immagine dell' epopea spaziale giocando con la sovrapposizione di realta' e finzione, dove la realta' e' ingannevole quanto la finzione in quanto usata fuori contesto. Non sono ammesse osservazioni del tipo "ha semplicemente cercato di risparmiare sulle riprese". :)

» postato da Davide Siccardi alle 14:34 del 03-01-2012

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