Il Signore degli Anelli - Il ritorno del Re

FANTASY, Lord of the Rings - The Return of the King, USA-UK-NZ, 2003 - regia di Peter Jackson - scritto da Frances Walsh - con Elijah Wood - Ian McKellen - Viggo Mortensen - Liv Tyler - Cate Blanchett - John Astin - Orlando Bloom - Miranda Otto - David We - durata: 190 minuti - distribuito da Medusa - giudizio: eccellente

E' il capitolo più spettacolare e forse anche più riuscito della trilogia. Quello in cui tutti i presupposti degli altri due film deflagrano in una guerra senza quartiere tra le forze di Mordor e del demone Sauron contro un'intera coalizione di uomini e di esseri fantastici come nani, elfi e una misteriosa armata di fantasmi. Grandioso, ma anche commovente Il ritorno del Re è un film emozionante che travolge letteralmente lo spettatore per portarlo in un mondo fantastico. La storia segue principalmente due filoni: Frodo e Sam sono alle prese con Gollum di cui conosciamo sin dalle prime scene del film la nascita. Sméagol, un gentile pescatore, uccide senza pietà il suo amico dopo che questi — caduto in uno stagno — ritrova casualmente l'anello del potere. L'intima lacerazione del goblin, la sua crudeltà, ma soprattutto la sua capacità di seminare zizzania tra Frodo e Sam fa di questa creatura digitale una delle più interessanti degli ultimi anni. Mentre guardi lo schermo non riesci a pensare che non sia 'vero'. Le sue animazioni facciali, i suoi movimenti, l'ottimo doppiaggio italiano assai simile al lavoro dell'attore shakespeariano Andy Serkis (che interpreta Sméagol nella sequenza d'apertura) per l'originale inglese, rendono questa figura tragica e malefica in maniera straordinariamente seducente eppure degna di compassione. Eppoi c'è il tanto atteso ritorno del Re: Aragorn mette da parte il suo stato di ramingo per essere ciò che è stato chiamato a diventare. Facendo anche una scelta d'amore con Arwen chiederà al padre, il Re degli Elfi di riforgiare la spada distrutta nella prima guerra contro Sauron. Raramente in questa rubrica ci siamo lasciati andare ad elogi che invochino premi: il cinema — come è stato detto e ripetuto — non è una disciplina olimpionica. Le medaglie non aggiungono nulla al valore, alla bellezza e al successo di una pellicola. Eppure il trionfo della fantasia che il regista Peter Jackson ha offerto a tutti noi è assai più che meritorio. La trilogia de Il Signore degli Anelli e — in particolare — i due capitoli finali, rappresentano un crescendo di capacità narrative mescolate ad un utilizzo strepitoso della tecnologia. Quando si guarda alle città, alle battaglie, al volo di esseri fantastici ci si sente trasportati (come nella migliore fantascienza) in un altro universo. L'epica della narrazione di Jackson ha — poi — qualcosa di biblico, perché è riuscito a riportare fedelmente lo spirito tolkieniano di esseri e uomini che diventano eroi solo dopo scelte difficili e non sempre appoggiate con entusiasmo. Così come accade ai profeti biblici che — in un primo momento — non ascoltano la chiamata del Signore, Frodo, Aragorn, Faramir e pefino Gandalf non sono obnubilati da un cieco spirito che potrebbe risultare falso. "Il futuro non è scritto" viene spiegato nel film e — quindi — l'eroismo di tali personaggi è un trionfo dell'anima, capace di accettare tutto pur di portare a compimento il proprio destino. Ed è proprio il connubio di un'intensa spiritualità con la tecnologia digitale a distillare nel lavoro di Peter Jackson un afflato del tutto personale che fa di questa trilogia un punto elevatissimo della storia del cinema. L'approccio autoriale di Jackson, la sua capacità di non dare nulla per scontato, il suo stile travolgente e spettacolare, il suo talento per la sorpresa, lo humour e la suspense, fanno di questo regista già impegnato nella preproduzione di King Kong una grande speranza per il cinema mondiale. Il Signore degli Anelli, infatti, è una saga in cui le dimensioni 'non contano' e anche se tutto è grandioso e spettacolare, di tutti i personaggi arriviamo a conoscere ansie ed angosce, nonché i moti reconditi del cuore. Nessun dettaglio psicologico viene messo da parte e la capacità empatica dei grandi attori viene rispettata in un contesto spettacolare e travolgente.

Soprattutto, la cosa che colpisce di più lo spettatore è quella di non avvertire il trascorrere del tempo. La durata del film, le sue oltre tre ore di battaglie e di combattimenti personali, sono la dimostrazione delle grandi capacità ipnotiche di una narrazione perfetta in ogni dettaglio.

Adesso non resta che attendere il Dvd con le scene eliminate (tra cui quella abbastanza essenziale della Contea dove Saruman e Vermilinguo hanno sparso zizzania) e — soprattutto — quell'edizione definitiva che ci consentirà di entrare in profondità nei dettagli di quella che rimarrà una delle pietre miliari della storia del cinema. Un punto di partenza che tutti i registi e produttori dovranno tenere presente. Un capolavoro diventato un appuntamento annuale con il fantastico di cui — forse — iniziamo già a sentire la mancanza...

Autore: Marco Spagnoli - Data: 20 gennaio 2004

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