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Ieri il futuroQuesta volta sì, ci siamo davvero: la notte del 31 dicembre finirà il 2000 e con esso il ventesimo secolo e il secondo millennio. Il che vuol dire che questo numero di Delos, datato dicembre 2000-gennaio 2001, è a tutti gli effetti un numero a cavallo fra due millenni. E sebbene la cosa abbia un'importanza abbastanza relativa - come brillantemente illustra Quaglia nel Pensiero Stocastico di questo mese, quando gli anni invece di essere identificati coi numeri avranno nomi sponsorizzati tutto ciò apparirà assurdo - per chi è cresciuto a pane e fantascienza la tentazione di fermarsi a chiedersi come sarà il ventunesimo secolo è irresistibile.Dobbiamo dire che la situazione mondiale l'anno scorso appariva molto più lanciata nel futuro di quanto appaia quest'anno. La new economy sembrava sulla buona strada per prendere definitivamente il posto della vecchia, si parlava insistentemente di missioni spaziali su Marte, un tema fantascientifico come quello della clonazione era sulla bocca di tutti, e persino il Medio oriente sembrava ormai in dirittura di arrivo per iniziare un nuovo secolo lasciandosi alle spalle i problemi di quello vecchio. Nel momento in cui scriviamo la new economy è reduce da una serie di batoste in borsa che hanno annullato due anni di continua ascesa; il mercato dei computer è in piena crisi da saturazione; di Marte non si parla più, la pecora simbolo della clonazione è stata oscurata dalla mucca - pazza, chiaramente - e l'aspetto più grottescamente fantascientico che è rimasto nella vita quotidiana è la pubblicità di panettoni che affermano di non essere modificati geneticamente: forse la prossima frontiera per la scienza sarà la compilazione del genoma del pandoro... E lasciamo stare il Medio oriente: "storia lunga, orribile, non vorresti sentirla", come direbbe il Masaniello di Francesco Grasso. Le prospettive per il XXI secolo viste da questo ultimo dicembre del ventesimo sono davvero un po' fosche. Dobbiamo aspettarci un futuro dominato dallo scontro fra un regime imposto dalle potenti multinazionali, che ormai dettano legge ovunque (si veda ad esempio la mostruosa legge sui diritti d'autore imposta dalla BSA-Microsoft), e la massa disomogenea e confusa di ribelli anti-globalizzazione? Dobbiamo aspettarci la fine del sogno di libertà di internet, ora che uno dei maggiori fautori della rete, Al Gore, è stato tradito proprio dai computer nel conteggio delle schede lasciando la poltrona presidenziale al revisionista George Bush? Dobbiamo aspettarci l'inasprirsi della guerra in Medio oriente, il crollo della civiltà sotto il peso dell'invasione delle masse di poveri dell'est e del sud in cerca di una vita più decente, un governo Europeo che distruggerà tutte le particolarità locali in nome di una omogenea burocratizzazione comunitaria? O tutto sarà distrutto da alluvioni e terremoti causati dalla nostra scarsa cura dell'ambiente? Certo, il gioco di immaginare disastri è piuttosto facile. Pensiamo però che la storia ha uno schema ciclico, e se oggi la tendenza generale è negativa l'anno prossimo potrà girare e tornare verso il segno più. Forse verrà inventato un sistema di pagamento che finalmente tranquillizzi tutti coloro che hanno paura ad affidare la loro carta di credito a sistemi di cifratura attaccabili solo con potenze di calcolo degne della NASA (mentre la cedono a cuor leggero al garzone del ristorante) e il commercio online andrà alle stelle.Forse Bush restituirà i favori ricevuti dalla Microsoft in campagna elettorale, oltre che decidendo le sorti di un certo processo, anche promuovendo l'informatica e la telematica. Forse l'e-commerce renderà la globalizzazione più vivibile, permettendo alle piccole aziende di competere sul mercato mondiale senza doversi fare inglobare in giganti multinazionali. Forse in Israele cambierà qualcosa, cambieranno le persone, e si potrà tornare piano piano sui passi già intrapresi nei mesi scorsi. Forse si farà qualcosa per diminuire l'inquinamento. Forse si scoprirà un vaccino per la BSA. Forse verranno curati il cancro e l'AIDS. E chissà, magari se noi non andremo su Marte saranno i marziani a venire da noi!
Già più volte abbiamo ammesso che il nostro autore di fantascienza preferito è senza dubbio Jack Vance. Capirete quindi con quale orgoglio e soddisfazione vi presentiamo questo mese un'intervista con il Maestro in persona, realizzata da Pierdomenico Baccalario e Stefano Lingeri che astutamente invece di contattare Vance (che è nonoriamente piuttosto schivo) hanno contattato suo figlio e lo hanno convinto a condurre l'intervista in vece loro. |
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