Il torto subito dallo Steampunk

Uno Speciale sul prequel di La Cosa è il cuore di questo numero della rivista, ma parliamo anche di La Trilogia Steampunk e del film Real Steel, tratto da un racconto di Richard Matheson.


Splendore steampunk ingrandisci
C’è un enorme torto alla base delle storie appartenenti al filone della narrativa fantastica denominato Steampunk: quello di essere considerato come un sottoprodotto del cyberpunk. L’equivoco nasce perché il genere è nato grazie alla penna dei padri fondatori del cyberpunk: William GibsonBruce Sterling. Nel 1992, infatti, i due scrissero un romanzo a quattro mani dal titolo The Difference Engine (in italiano La macchina della realtà) in cui in cui s’immaginava che nell’Ottocento, in Inghilterra, si fosse diffuso non solo l’uso dei computer, ma anche qualcosa di simile a Internet, in base al lavoro di Charles Babbage e Lady Lovelace.

L’accostamento tra cyberpunk e steampunk, al di là della radice “punk”, è possibile e naturale, ma senza mettere in secondo piano il secondo tipo di storie, che anzi hanno una intrinseca originalità pressoché unica nel panorama della letteratura fantastica e di fantascienza. Dal cyberpunk, lo steampunk ha sicuramente mutuato l’elemento tecnologico, ma virandolo in un’atmosfera vittoriana e rendendolo di fatto originale.

La domanda che è alla base di romanzo storie come La macchina della realtà è: What the past would look like if the future had happened sooner (come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima). Lo scenario su cui si stagliano i racconti e romanzi appartenenti a questo filone un alternativo Ottocento, in cui all’energia elettrica è stata sostituita da quella ricavata dal vapore (steam) e i computer sono costruiti con componenti meccanici. Spesso, ma non obbligatoriamente, i plot di queste storie sono permeati da elementi relativi a società segrete, teorie del complotto, occultismo e in alcuni esempi perfino a quelli di stampo fantasy.

Più in generale, il genere propone un futuro alternativo al nostro nato dalla diffusione delle tecnologie prima di quanto si siano diffuse realmente nel nostro universo. È facile imbattersi in un Ottocento alternativo e più tecnologico di quello che noi conosciamo, in cui le macchine vapore sono alla base delle tecnologie più avanzate, come rudimentali computer analogici o macchine volanti, prototipi dei nostri aerei moderni.

La consacrazione per lo steampunk è arrivata, però, nel 1995, quando Paul Di Filippo riunì tre storie, precedentemente apparse altrove, in un unico volume e scelse, con un colpo di genio, un titolo che era tutto un programma: The Steampunk Trilogy. Questo volume è stato ora riproposto da Silvio Sosio nella collana Odissea Fantascienza della Delos Books con il titolo La trilogia Steampunk.

Una buona occasione per entrare al cuore di questo filone narrativo ed è comunque un’opera che non può mancare nella biblioteca di ogni appassionato.

Il contraltare visivo e grafico di questo romanzo — per chi vuole approfondire — può essere considerato quel capolavoro a fumetti che è La Lega degli Straordinari Gentlemen (titolo originale The League of Extraordinary Gentlemen) di Alan Moore (storia) e Kevin O’Neill (disegni). Come è noto, la graphic novel del grande Moore rivisita i grandi romanzi della letteratura vittoriana, riproponendo personaggi come il capitano Nemo, Henry Jekyll, Mina Murray, Allan Quatermain, l’Uomo invisibile, Mycroft Holmes, riuniti in un gruppo di stampo supereroico (non a caso il nome richiama la Justice League of America della DC Comics).

È opportuno, insomma, riparare a questo torto: lo steampunk è un tipo di narrativa che forse è stata frettolosamente messa da parte e invece andrebbe rivalutata, perché le atmosfere che si respirano nelle opere di questo filone sono particolarmente accattivanti, con uno sguardo alla tecnologia del nostro presente e uno al passato, dove questa tecnologia viene reinventata. Verrebbe quasi da chiedersi: e se Steve Jobs fosse stato un suddito dell’Inghilterra vittoriana, e non uno yankee del nostro presente, come sarebbero i nostri computer?

 

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Autore: Carmine Treanni - Delos Science Fiction 139 - Data: 18 novembre 2011

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Commenti

1 Lo steampunk mi piace molto, ma penso che il torto subito possa essere causato dal suo essere una corrente prevalentemente estetica, nonché poco riconoscibile da un non addetto ai lavori. Mi spiego: - Quali idee e temi porta avanti lo steampunk? A me *sembra* che non esistano grandi temi steampunk, a parte le trovate tecnologiche e ucroniche. Questo non significa che un'opera steampunk non possa trattare temi importanti - semplicemente non mi vengono in mente grandi temi *caratteristici* o uno spirito comune che non sia il divertissement estetico. - L'uomo della strada vede un robot e dice fantascienza, vede un drago e dice fantasy, vede un computer a vapore e dice "boh?" (tra l'altro fino a non molto tempo fa l'uomo della strada diceva "fantascienza" anche vedendo il drago - e in effetti prima del Signore degli Anelli di Jackson mi pare che il fantasy la massa se lo filasse poco)

» postato da zio Gil alle 10:16 del 18-11-2011

2 « In realta' ci sarebbe un tema importante anche se di solito non direttamente esposto ma solo suggerito con suggestioni: sovente il "rimescolare la realta'" ha un effetto straniante volto a suggerire che nel mondo Steampunk e' successo qualche cosa che ha cambiato le regole della storia, solo che a differenza dei romanzi incentrati sui viaggi nel tempo o nelle ucronie, emolto piu' in linea con la psicologia dei personaggi dei romanzi cyberpunk, e' assente il tema del tentativo di ricostruire la realta'. Il mondo della macchina della realta' e' un mondo che va a rotoli, con un intollerabile inquinamento da carbone (molto piu' visibile e meno subdolo dello smog) ed alcuni passaggi, ad esempio la scappatella con signorina da strada del protagonisti, che suggeriscono uno stress di fondo innaturale. Questo oltre al gioco dei rimandi: personaggi che assumono peso diverso rispetto a quello che la storia ufficiale gli ha concesso, tecnologie sviluppatesi prima della loro prematura scomparsa, ed altre cose cosi'. La lega degli straordinari gentiluomini, fumetto non chiavica di film, ne e' un evidente esempio. Come in una ucronia si sviluppano scenari alternativi, solo che rispetto ad ucronie e viaggi nel tempo lo scenario e' piuttosto ben definito. Vedi un robot a vapore ed anche se non dici "steampunk" hai comunque un' idea piuttosto precisa: un passato con super tecnologia a vapore, e politica e storia hanno preso una via diversa. Non a caso, con buona pace di Will Smith ;) , di solito sono romanzi ambientati nell' Inghilterra vittoriana.

» postato da Davide Siccardi alle 19:09 del 18-11-2011

3 Avrei da obiettare sul fatto che: "il genere è nato grazie alla penna dei padri fondatori del cyberpunk: William Gibson e Bruce Sterling" dato che lo steampunk nasce negli anni 70-80 con i romanzi di Moorcock, Jeter e Power; il termine stesso "steampunk" venne coniato da Jeter nel 1987. Gibson e Sterling sono venuti dopo...

» postato da (Lorenzo Davia) alle 22:28 del 18-11-2011

4 Consiglio a chiunque "Grandville" di Bryan Talbot.

» postato da MarcelloMori alle 22:36 del 20-12-2011

5 motivazioni per lo steampunk ? leggete "opere", edizioni "scudo", autore io, cioe' bruno lazzari. in 110 pagine ci sono le storie di "tosca", "rigoletto" e "otello". cosa fare di piu' per divertire e appassionare il lettore ? *********************************************************** ****************************************

» postato da bruno lazzari 2 alle 22:52 del 05-01-2012

6 «Consiglio a chiunque "Grandville" di Bryan Talbot.» sí, un bel fumetto davvero.

» postato da jonny lexington alle 11:11 del 06-01-2012

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