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A fine settembre, il Corriere della Fantascienza ci ha puntualmente informato che l’Italia si è vista assegnare l’Eurocon del 2009, la convention europea della fantascienza. Per la cronaca è stato il club Deep Space One ad aggiudicarsi l’evento di livello europeo, forte dell’esperienza maturata con l’organizzazione della Deepcon, la manifestazione all’interno della quale si svolge anche l’Italcon, l’annuale riunione del mondo fantascientifico italiano.
A questo si deve aggiungere che all’Eurocon del 2007, che si è svolta a Copenaghen, Robot ha vinto il premio come miglior rivista europea. Ancora un prestigioso e meritato riconoscimento per Vittorio Curtoni e la Delos Books, dopo i vari premi Italia e il Gran Prix de l'Imaginaire. Il Premio Europa, lo ricordiamo, è stato vinto anche dalla nostra rivista Delos Science Fiction, nel 1999.
Segnali importanti, riconoscimenti che non possono non far piacere tanto all’appassionato, tanto a chi si occupa professionalmente di fantascienza nel nostro paese.
E nel segno di questi due fatti che noi di Delos Science Fiction abbiamo così preparato uno speciale dedicato alla fantascienza europea, focalizzando la nostra attenzione su tre paesi: Francia, Inghilterra (con particolare riferimento all’area scozzese) e Germania, riservandoci in futuro di preparare un altro speciale sul tema.
Ebbene, un comune denominatore sembra emergere con forza: la situazione della science fiction in questi paesi non è così rosea come si può credere. I numeri di vendita delle riviste in Francia, tanto per fare un esempio, sono più o meno come quelli italiani.
Non abbiamo incluso in questo speciale l’Italia, perché sarà oggetto di uno dei prossimi speciali, ma qualche considerazione sulla situazione editoriale del nostro paese vorrei farla, soprattutto in merito alla fantascienza scritta dai nostri autori, di cui vanno segnalate indicazioni positive e negative.
Il segnale più positivo che registriamo proviene dalla Mondadori e dalla sua storica collana da edicola: Urania. Con il tenace e costante lavoro di Giuseppe Lippi e con l’arrivo di Alan “Sergio” D. Altieri come editor di tute le collane da edicola, Urania ha riaperto in modo considerevole le sue pagine agli autori italiani. La svolta c’è stata l’anno scorso, quando, oltre al vincitore, è stato pubblicato anche un altro romanzo arrivato in finale, per la cronaca Infect@ di Dario Tonani. Collezione Urania ha poi presentato due romanzi classici di due fra le storiche firme della nostra fantascienza: Lino Aldani e Roberta Rambelli. Del primo è uscito Eclissi 2000 (Urania Collezione n. 44), un romanzo del 1979; mentre della Rambelli è apparso I creatori di mostri del 1959 (Urania Collezione n. 51).
E a proposito di Premio Urania non possiamo che essere felici dell’ulteriore exploit di Giovanni De Matteo che sbarca in edicola con il romanzo vincitore dell’edizione 2006. Oltre ad essere uno dei nostri più bravi collaboratori, Giovanni ha già all'attivo una antologia di racconti (Revenant, Ferrara Edizioni) e un premio Robot, vinto nel 2005 con il racconto Viaggio ai confini della notte (Robot Numero 49, Delos Books). Sezione π2, questo il titolo del romanzo, è un thriller tecnologico che mescola le cupe atmosfere della narrativa hard-boiled con la Singolarità di Vernon Vinge e Charles Stross. E siamo orgogliosi di presentare proprio su questo numero di Delos, oltre ad un’interessante intervista di Salvatore Proietti, un suo nuovo racconto, ambientato nello stesso scenario di Sezione π2: consideratelo un antipasto per la portata principale.
2 «Ho imparato ad amare la fantascienza all'età di sei anni, guidato da mio padre che mi accompagnava ai B-movie del tempo, anni cinquanta. In seguito sono diventato lettore di Urania che ho abbandonato all'Università, causa gli impegni del corso di studi in Ingegneria. Tutti i miei compagni e colleghi di lavoro hanno avuto esperienze analoghe. Ma quelli erano gli anni sessanta e nel mondo dominavano la Guerra Fredda e la Corsa alla Luna e la maggior parte dei compagni e compagne di Liceo (Classico!) intrapresero carriere scientifiche. Oggi che gli iscritti a Matematica e Fisica sono animali in via di estinzione e la scuola stessa è ridotta come i più ottimisti ritenevano potesse avvenire solo dopo un attacco nucleare, che domani ci si può aspettare per l'immaginario e la letteratura (non solo di fantascienza)? Mi auguro di essere solo un vecchio pessinista anche se talora temo di avere il dono (?) della Chiaroveggenza.» Sei sicuramente un pessimista, anche se non sono poi sicura che sei anche vecchio, perlomeno non "vecchio" nell'animo se ancora sogni e ami la fantascienza. I forum e le comunità che frequento sono animate da giovani e da ragazzi oltre che da persone della nostra età. Qui la media credo sia dai 30 ai 40, c'era anche un sondaggio da qualche parte, secondo me sono quei ragazzini che hanno dovuto sospendere per impegni di studio, di lavoro e che poi appena sistemati hanno ricominciato a leggere SF. Tornando all'articolo la Perseo che sta per chiudere non fa più notizia, ormai sono due anni che ogni due o tre mesi lancia appelli, per il resto non mi pare che ultimamente qualche collana abbia terminato le pubblicazioni, anzi, vedo nuove aperture alla fantascienza italiana in casa Mondadori.
» postato da doralys alle 14:02 del 04-11-2007
3 Non ho capito una cosa di questo articolo: ma le cose in italia per la Fantascienza vanno bene o male? Siamo ai livelli della Francia...forse bisognerebbe riposizionare la Fantascienza...cos'è oggi la fantascienza? Non avremo le auto volanti, come si sognava negli anni Sessanta e neppure degli alieni ci frega più nulla. Cos'è qindi la fantascienza oggi? Il Cyberpunk e i suoi postumi sembrano essere l'unica novità degli ultimi vent'anni? Forse per scrivere fantascienza bisogna credere al futuro? Ultimamente mi sembra che sia un po' appannata questa idea del futuro...le notizie non sono entusiasmanti. cri-cri
» postato da il grillo parlante alle 12:12 del 02-12-2007
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1 Ho imparato ad amare la fantascienza all'età di sei anni, guidato da mio padre che mi accompagnava ai B-movie del tempo, anni cinquanta. In seguito sono diventato lettore di Urania che ho abbandonato all'Università, causa gli impegni del corso di studi in Ingegneria. Tutti i miei compagni e colleghi di lavoro hanno avuto esperienze analoghe. Ma quelli erano gli anni sessanta e nel mondo dominavano la Guerra Fredda e la Corsa alla Luna e la maggior parte dei compagni e compagne di Liceo (Classico!) intrapresero carriere scientifiche. Oggi che gli iscritti a Matematica e Fisica sono animali in via di estinzione e la scuola stessa è ridotta come i più ottimisti ritenevano potesse avvenire solo dopo un attacco nucleare, che domani ci si può aspettare per l'immaginario e la letteratura (non solo di fantascienza)? Mi auguro di essere solo un vecchio pessinista anche se talora temo di avere il dono (?) della Chiaroveggenza.
» postato da Ivo Luigi Bertani alle 12:31 del 04-11-2007