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A Torino il pianista inglese Marc (David Hemmings) assiste casualmente dalla finestra all’omicidio di una sua vicina di casa parapsicologa e si precipita nell’appartamento nell’inutile tentativo di salvarla. Con la collaborazione della giornalista Gianna (Daria Nicolodi) conduce delle indagini per cercare di individuare l’assassino, assillato da uno sfuggente particolare che è sicuro di aver notato sulla scena del delitto ma che non riesce a definire. Alcune delle persone coinvolte a vario titolo nel caso cominciano a morire ed il musicista stesso è in pericolo di vita...
Profondo rosso è indubbiamente uno dei più noti “spaghetti-thriller” mai realizzati, un film di grande successo commerciale realizzato da colui che rimane il più famoso regista di thriller e horror del nostro paese, Dario Argento. A parte la notorietà del titolo parlare di classico del giallo è forse esagerato, sebbene certamente da apprezzare siano gli elaborati set e l’uso personale e “pop” del colore. Certo è indiscutibile che Argento sia un regista-autore, tecnicamente abilissimo, con un gusto veramente personale per le atmosfere e la composizione dell’immagine. Peccato che come soggettista e sceneggiatore lasci molto a desiderare, e non basta qui l’apporto del co-sceneggiatore Bernardino Zapponi a salvare le cose. La maggior parte dei dialoghi “suonano falsi” e assolutamente poco credibili, salvo rari momenti, forse le pagine del copione a cui messo mano Zapponi. L’idea stessa che sta alla base del film è certo efficace ma anche concettualmente identica a quella usata dallo stesso regista nel suo film d’esordio L’uccello dalle piume di cristallo (1970), ovvero quella del particolare sfuggente affondato nella memoria. Le belle musiche dei Goblin (Claudio Simonetti, Fabio Pignatelli e Walter Martino) sono ossessive, martellanti e certo efficaci nel contesto del film tuttavia sarebbe ingiusto non sottolineare il loro debito verso Tubular bells di Mike Oldfield, non a caso già efficacemente usato da William Friedkin per L’esorcista. Peraltro va ricordato che alle musiche ha collaborato anche un musicista apprezzato come Giorgio Gaslini. Argento non risparmia colpi di scena e fini truculente, cercando la sorpresa a scapito di logica e plausibilità, difetti riscontrabili in quasi tutti i suoi gialli. Vista la sua fascinazione per il mondo del paranormale, impersonificata qui dalla prima vittima, il regista ha dato poi il meglio di se nei suoi titoli smaccatamente horror, Suspiria in particolare, dove l’elemento fantastico legittimava incongruenze logiche proprio perché svincolato dalla necessità di essere realistico.
Video widescreen 2.35:1 con buon contrasto toni e colore, più che soddisfacente considerando gli anni dell’originale. Audio stereo 2.0 o rielaborato in digital 5.1, con qualche rumore di fondo ma tuttavia ben definito, particolarmente robusto negli effetti e nelle musiche. Extra scarsini, praticamente il trailer e un solo speciale di poco più di 10 minuti (tit. orig.: Not the usual thriller) con brevi interviste ad Argento, Zapponi e ai Goblin.
Trailer del film, interviste.
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