Matteo Ciccone, ma si firmava anche Gargaros nei molteplici forum a cui partecipava, oppure Il Magazziniere per chi lo ha seguito nella sua ultima impresa, cioè la rivista Il Magazzino dei Mondi, fanzine aperiodica di fantascienza (e oltre)… ci ha lasciato. Aperiodica con l’ultimo numero perché cominciava a non stare bene. Ma Matty, o Garghy come lo chiamavo a seconda degli umori che mi attraversavano, non aveva un cenno per i dolori che spesso lo immobilizzavano. Troppo signore, troppo schivo per parlarne. Se ne è andato agli inizi di settembre.
L’ho conosciuto più di quindici anni fa e, da allora, è stato un susseguirsi di conversazioni e aiuti vicendevoli, iniziative e avventure letterarie. A lui devo molte letture di bozze, anche, quei testi ancora informi che hanno bisogno di revisione e di uno sguardo acuto e oggettivo per individuare le ingenuità, le contraddizioni e il superfluo. Non me ne lasciava passare una, da cortese nazi-grammar quale è stato. Grazie, Garghy. Sei stato un generoso. Grazie è anche l’ultima parola che sono riuscita a fargli arrivare, insieme a un libro sulla storia delle vecchie stilografiche, un suo amore sviscerato per le antiche penne a inchiostro. Quanti rimbrotti perché gli scrivevo con una penna biro verde. Però c’era quel verde, e non la volgarità del nero o del blu, così in fondo mi perdonava sempre. Io mi sento perduta, in questo momento. Con lui se ne è andata una entità amica, con lui se ne è andata un’era … ehhh, adesso piango. Difficile scrivere così… Mi alzo. Ritorno. Mi manca molto. Mi manca la sua amicizia, il ritrovarsi nei forum, piattaforme che ormai quasi nessuno più conosce né sa manovrare. Le nostre conversazioni in cui ci si poteva aprire e parlare a ruota libera senza necessità di imporsi alcun tipo di autocensura, ché poi è questo a saper dare una giusta comprensione delle cose, spassionata, limpida, evidente. Forse sembra inverosimile parlare di amicizia tra un uomo e una donna, molti dicono che sia un miraggio; invece esiste. Qui c’è la sua sezione,1 nel forum Effemeridiamo che avevamo organizzato anni fa. È la sezione dedicata a Il Magazzino dei Mondi con tutti i numeri pubblicati. Trovate il link al suo profilo pigiando il tasto “Gargaros” vicino a ogni suo post. Che io ricordi, in ogni forum a cui partecipava il suo avatar è sempre stato Orta, la protagonista del videogioco Panzer Dragoon Orta. Non ricordo una decina d’anni fa, ma negli ultimi anni la didascalia sotto l’avatar era sempre “Ecate, figlia mia…”. Non gli ho mai chiesto il motivo di quella didascalia: Ecate è psicopompa, cioè viaggia da libera tra il mondo degli uomini, degli dei e dei morti. Non riuscivo a digerire l’idea dei morti. Nel profilo c’è anche la voce “Interessi”. Lui ha scritto così: “Perdere tempo, intrattenere nipotini, venerare i gatti, leggere quel poco che basta per mantenere in vita i tre neuroni che mi restano, credere d'essere la reincarnazione di Lovecraft, sognare a occhi aperti, illudermi di mille stronzate, guardare film di qualità e film pessimi, comprare un videogioco nuovo a ogni morte di papa, aspettare che finalmente arrivi la principessa azzurra a svegliarmi…”. Su questo forum ci sono le molte e ultime cose che ha scritto, la maggior parte delle quali invisibili perché appartengono a sezioni private. Sempre ironico senza mai essere offensivo o sarcastico, lo si vede da come ha descritto i suoi interessi. Una Ecate che si è mossa tra uomini, dei e morti, e solo ora me ne accorgo. Nascosta e sempre presente.
Non chiuderò la sezione. Mi limiterò a monitorarla. Ogni nuovo post sarà il benvenuto.
Ha esordito nel 2005 nel numero 44 della rivista Futuro Europa di Perseo Libri con il racconto Un fatto che accadde a Roma, ma una cronica umiltà – che io gli ho spesso rimproverato, io che rimprovero un saggio, figurarsi – gli ha impedito di mettersi in mostra. Spesso l’ho incontravo in un laboratorio di scrittori dove una giuria, di cui faceva parte, revisionava e sviluppava critica del testo.
Le avventure sono state tante, e poi quest’ultima, il progetto della fanzine di cui ha tenuto l’intera cura. E la curava per davvero, non per pro forma come troppo spesso ormai succede; tutti gli scrittori che ci hanno partecipato lo hanno ben visto. Soci della World SF Italia, abbiamo partecipato insieme a Franco Giambalvo alla giuria che presiedeva le prime due edizioni del Premio Giuseppe Lippi – Cento parole, un concorso per composizioni brevissime. Qui trovate un suo drabble,2 dove c’è anche qualche notizia bio-bibliografica.
Di lui ho una raccolta di racconti. Chiederò ai familiari il permesso di pubblicarla. Lui, da uomo schivo qual era, forse non l’avrebbe mai fatto. Però credo che gli sarebbe piaciuto se lo avesse fatto qualcun altro. Sempre quell’innata umiltà a frenarlo… perché in fondo non era importante salire o scendere con un nome. Il nome scende e sale che lo si voglia, o non voglia. Accade. Fatalismo? No, psicopompo, e ancora una volta torno a Ecate. Probabilmente, anche a chi non vuol vedere, si sa della propria vita anche di più di quel che si vorrebbe sapere. Un po’ come quello che succede in quel mondo che viene denominato Universo a Blocchi, teoria fisica secondo cui il tempo non scorre, cioè i luoghi fisici e i momenti temporali coesistono e in modo permanente. Sarebbe a dire che il film della propria vita, seppure lo percepiamo di istante in istante, in realtà lo conosciamo dall’inizio alla fine perché già esiste, il futuro è già scritto. Allora viene in mente la famosa domanda: “Ah, ma se il destino è scritto, dove sta la libera scelta?” e qualcun altro aggiungerà, invece, “Perché dobbiamo vivere se è già tutto scritto?”. Non sono un saggio. Mi viene in mente che dobbiamo vivere perché ciò che sta scritto divenga realtà e non solo possibilità, che la libera scelta stia nel portare a compimento la vita, cioè arrivare alla sua fine e finalmente poter cambiare. Finalmente scegliere.
Buon viaggio, caro amico di avventure, hai conquistato tutti gli auspici per una grande scelta!











