“I suoi primi 40 anni” è il titolo dell’albo n.386 della serie regolare di Martin Mystère: una delle icone di Sergio Bonelli Editore, che quest’anno ha segnato quattro decadi di vita editoriale. È conosciuto affettuosamente come Buon Vecchio Zio Marty (abbreviato BVZM), dal soprannome che lo stesso Martin Mystère si dà all’interno delle sue storie quando risponde alle lettere dei suoi appassionati.

Per una trattazione di questi primi 40 anni, tra volumi della serie regolare e fuori-serie, romanzi e spin-off, opere ispirate e prodotti multimediali avremmo bisogno di altri 40 anni e sarebbero anche pochi. Possiamo, però, fornire una piccola introduzione soffermandoci su alcuni argomenti focali intorno a cui si è sviluppato il personaggio, le cui storie poi hanno avuto effetto non solo nella propria linea narrativa. Le vicende descritte in Martin Mystère hanno influenzato molti dei personaggi e delle testate dell’universo narrativo Bonelli che potremmo battezzare il Bonelli-verso facendo eco al Marvel-verse e al Dc-verse delle case editrici statunitensi.

Nell’aprile 1982 nelle edicole del Belpaese appare il primo numero di Martin Mystère dal titolo Gli Uomini in Nero. Il personaggio, che inizialmente doveva chiamarsi Doc Robinson, fu graficamente ideato e anche poi disegnato da Giancarlo Alessandrini, su testi di Alfredo Castelli. Fu concepito come una sorta di reboot di un altro personaggio di Castelli: Allan Quatermain, nome che omaggiava il protagonista del romanzo Le miniere di Re Salomone di Henry Rider Haggard. Quatermain verrà rifiutato da “Il giornalino” delle Edizioni Paoline per poi essere pubblicato dalla rivista Supergulp e riproposto favorevolmente dopo alcune modifiche alla Daim Press (il vecchio nome della Bonelli).

All’epoca Castelli è già riconosciuto come tra i migliori sceneggiatori ed esperto delle nuvole disegnate, nonché dotato di una cultura a dir poco enciclopedica. Avventura e divulgazione, insieme ad ironia e un pizzico di comicità sono il mix che fa da carta da visita di Martin Mystère. A corredo di ogni albo è sempre presente un notevole apparato editoriale, dove è lo stesso BZVM ad approfondire le tematiche trattate, con precisione certosina ma senza mai annoiare. Oggi è molto più semplice reperire un certo tipo di informazioni tramite il web, ma a quel tempo non era assolutamente semplice e ci si rende conto che il lavoro di approfondimento degli autori per ogni numero era lodevole.

Lo stesso Castelli in uno degli editoriali del numero 386, la rubrica Wunderkammer (camera delle meraviglie), racconta che la Bonelli aveva dagli anni ’60 fino al 1982 concepito quasi esclusivamente albi western dalle varie sfumature: Tex, Ken Parker, Zagor, per non dimenticare il “western amazzonico” Mister No, con un orizzonte temporale di ambientazioni che andavano dall’inizio del diciannovesimo secolo fino alla metà degli anni ’50. L’impronta era quella data dalla formazione letteraria Gianluigi Bonelli caratterizzata da ritmi rilassati e corpose didascalie di supporto alla narrazione. I modelli, agli esordi degli anni ‘80, stavano cambiando, scanditi dai nuovi e più veloci linguaggi narrativi cinematografici, e un fumetto ambientato nel presente, con questi presupposti, poteva rappresentare uno shock sia per i lettori abitudinari della Bonelli sia per lo stesso editore di Via Buonarroti a Milano. Bisognava rinnovare mantenendo l’impronta della tradizione e Martin Mystère avrebbe rappresentato il giusto ponte tra l’illustre passato e il radioso futuro senza cui non sarebbe potuto esistere né Dylan Dog né tutto ciò che sarebbe poi seguito.

Chi è Martin Mystère, il Detective dell’impossibile 

Martin Jacques Mystère nasce il 26 giugno 1942, lo stesso giorno in cui cade il compleanno del suo creatore, Alfredo Castelli, che sarebbe nato qualche anno dopo, nel 1947. Laureato in antropologia ad Harvard si è poi specializzato in archeologia alla Sorbona, in Cibernetica applicata al linguaggio al Mit e in Storia dell’arte a Firenze, città dove ha vissuto per molti anni e dove si è formato culturalmente.

Dopo la scomparsa dei genitori, avvenuta in circostanze ambigue, ha cominciato ad occupare di tutti quegli enigmi che la scienza ufficiale non affronta o non ha ancora risolto; siano essi storici e archeologici soprattutto, ma senza tralasciare i poteri extrasensoriali, ectoplasmi, la magia e talvolta incappando in presenze extraterrestri. Tale caratteristica gli è valsa il soprannome di Detective dell’Impossibile. Autore di numerosi bestseller è sempre in giro per il mondo a raccogliere materiale per il suo programma televisivo, “I Misteri di Mystère”.

Abita a New York nelle vicinanze del Washington Square Park, a Washington Mews in una traversa privata di case base ricavate da antiche stalle padronali, (Mew in inglese significa per l’appunto scuderia). La strada privata viene normalmente visitata per avere un’idea della vecchia Grande Mela prima che i grattacieli venissero costruiti. È tappa obbligata per tutti i fan del Detective del Mystero, come il medesimo che in questo momento vi sta scrivendo, che ancora si sorprendono nel non vedere parcheggiata fuori al numero 3/a la Ferrari Mondial del professore.

Martin è sposato dal 1995 (fatto però rivelato solo 7 anni dopo nell’albo del ventennale) dopo un lunghissimo fidanzamento con l’assistente sociale Diana Lombard, una donna di grande cultura (è stata anche la sua segretaria) Diana è ironica e probabilmente l’unica capace di accudire e sopportare il nostro professore.

Assistente inseparabile del professor Mystère è Java, un uomo di Neanderthal sopravvissuto all’estinzione. Proveniente dalla misteriosa Città delle Ombre Diafane, nascosta tra gli inaccessibili monti Hangaj (Mongolia), dove ancora vive una comunità Neanderthal, seguì il professore nel mondo moderno per sconfiggere una terribile minaccia. Nel 1979, un appassionante vicenda legale legata alla sua adozione da parte di Martin commosse il mondo intero. Parla con gesti gutturali che riesce comprensibili solo da Martin, mentre si esprime con il resto del mondo tramite il linguaggio dei segni.

La fantascienza Mysteriosa 

La componente squisitamente fantascientifica delle avventure del Detective dell’impossibile, che si affianca alle altre possibili (storico-archeologiche, horror, magiche, etc.), è notevole spaziando in tutte le possibili declinazioni. Si parte dalle civiltà perdute, dalla teoria degli antichi astronauti, viaggi nel tempo e nello spazio, incontro con civiltà aliene, l’intelligenza artificiale e le varie commistioni.

Atlantide e Mu

Il leit-motiv della serie è la ricerca, quasi un’ossessione per il nostro Martin, per il mito di Atlantide, sbocciata fin da giovane quando nella biblioteca della scuola trovò un testo con questo nome che lo narrava. Durante i suoi studi, aiutato anche dal collega Serghei Orloff (che poi diverrà la sua nemesi) si imbatterà in reperti di questa e di altre civiltà, scomparse prima dell’avvento della storiografia ufficiale. Atlantide è un continente che nella mitologia mysteriana viene posizionata al centro dell’Oceano Atlantico cosi come descritto da Platone nel Timeo: è una civiltà sviluppata che conosce avanzate tecnologie e forme di energia che oggi potremmo considerare alla stregua di magia. A questa superpotenza si contrappone Mu, altro continente posizionato nella zona indo-atlantica. In quella zona molti studiosi (dalla fine dell’800 ad oggi) individuano due terre perdute vicine ma distinte: Lemuria, gigantesca isola i cui resti sarebbero grossomodo l’arcipelago indonesiano e Mu, il cui centro è coincide con la penisola coreana. Tornando ad Atlantide e Mu, in Mystère queste due superpotenze antidiluviane (e l’aggettivo non è qui abusato) erano in contrapposizione continua, con scontri combattuti nelle varie regioni del mondo con armamenti avveniristici e in un’escalation l’utilizzo di armi atomiche avrebbero causato circa 12000 anni fa un cataclisma planetario riportato in tutte le mitologie e religioni: il Diluvio Universale. Lo stesso plot lo ritroviamo nella coeva opera fantascientifica di animazione giapponese Mū no Hakugei (letteralmente La balena bianca di Mu, 1980) passata anche in Italia dal 1983 in poi col titolo Moby Dick 5.

Alfredo Castelli
Alfredo Castelli

I superstiti del Diluvio universale avrebbero poi dato via alle attuali civiltà e quando qualche reperto delle civiltà perdute riaffiora dal passato, spesso transitando nelle mani del nostro Detective dell’impossibile, viene prontamente distrutto dai terribili Uomini in Nero, e molti testimoni messi a tacere per sempre; ma chi sono questi fantomatici Uomini in Nero?

Gli Uomini in Nero

La figura dell’Uomo in nero è stata generalmente legata, soprattutto negli Stati Uniti all’interno del filone del complotto ufologico. Questa definizione deriva da varie testimonianze a seguito di alcuni famosi episodi come l’incidente di Maury Island nel 1947 accaduto al pescatore Robert Dahl, o il caso della contea di Brazoria in Texas nel 1965 accaduto allo sceriffo texano Robert Goode, anche se alcune risalgono addirittura agli anni 20. In questi come in altri casi, persone che avevano avvistato un oggetto volante non identificato o erano stati coinvolti dall’incontro con esso come Dahl e suo figlio che rimasero feriti da detriti caduti dal cielo che uccisero il loro cane, vengono avvicinati da strani personaggi aventi un'unica caratteristica: sono vestiti con eleganti quanto anonimi completi neri. Dopo avere avvicinato i testimoni, dimostrano di conoscere l’episodio a loro capitato e li invitano, con minacce velate mai esplicite, a ridimensionare l’accaduto e a dimenticare quanto successo. Molti studiosi di queste vicende, come Alfred Bender dell’International Flying Saucer Bureau affermano che questi Uomini in Nero fanno parte di una fantomatica associazione governativa che impedisce qualsiasi possibile rivelazione pubblica sugli Ufo. Da pseudo leggenda metropolitana nota solo agli esperti del settore gli uomini in nero sono saliti alla ribalta pubblica nell’immaginario comune negli anni ’90, prima con la loro presenza nel serie TV Cult X-Files e poi da un intero franchise con all’attivo quattro pellicole in tono comico generate da Men in Black, film del 1997 con Will Smith e Tommy Lee Jones. In verità un illustre precedente nostrano nel 1976 fu Extra diretto da Daniele D’Anza con protagonista Vittorio Mezzogiorno; uno sceneggiato Rai (oggi lo definiremmo una miniserie o una fiction) che raccontava in forma romanzata un altro famoso caso di contatto con ufo e uomini in nero avvenuto qualche anno prima a Pascagoula nel Mississippi.

Il governo degli Stati Uniti non ha mai ammesso di avere in servizio un corpo del genere e anzi alcune agenzie come l’FBI hanno all’attivo numerose inchieste sugli Uomini In Nero. Queste affermazioni potrebbero avvalorare un'altra teoria ben più estesa, portata avanti tra l’altro da Jacques Bergier, autore del best-seller internazionale del 1960 Il mattino dei Maghi. Lo scrittore, giornalista, ingegnere (secondo qualcuno anche spia) nato in Ucraina e poi naturalizzato francese, scomparso nel 1978, asserisce che gli uomini in nero non sono altro che l’emanazione di una Sinarchia, un governo occulto di natura antichissima, avente il compito di distruggere qualunque conoscenza o testimonianza che l’umanità non sarebbe in grado di capire e gestire. Una delle nefande imprese a loro affibbiata, avvenuta in più riprese è la distruzione della Biblioteca d’Alessandria a partire dal 41 a.C. che fondata nel 332 a. C si dice contenesse diverse centinaia di migliaia di testi già antichi per l’epoca. Alcuni di questi sono entrati nel mito come La storia del Mondo del sacerdote babilonese Beroso che già nel primo volume raccontava di eventi avvenuti diverse decine di migliaia di anni prima del Diluvio Universale o un trattato di un certo Aristarco di Samo che qualche migliaio di anni prima di Galileo già asseriva della sfericità della terra e che essa girasse intorno al sole.

Tra i nemici più infimi del nostro detective dell’Impossibile, gli Uomini in nero nell’universo di Martin Mystère sono una società potentissima fondata a ridosso del diluvio universale con lo scopo di non far riemergere verità, oggetti e conoscenze che, nella loro idea, potrebbero riportare il mondo che conosciamo a un nuovo disastro come quello che portò alla scomparsa di Atlantide e Mu. Sulla loro strada però, oltre a Martin e Java ritrovano a contrastarli le forze di Altrove.

Altrove

Altrove è una base segreta che si occupa dello studio e della custodia di oggetti ed esseri apparentemente impossibili e che non possono essere rivelati al mondo esterno. Anche se ha il medesimo compito degli Uomini In Nero, ossia tutelare la società da verità destabilizzanti, è loro diretta antagonista poiché protegge le conoscenze senza doverle distruggere. La sua fondazione risale alla rivoluzione Americana. Grazie all’aiuto di Benjamin Franklin, il futuro Presidente Thomas Jefferson la insedia all’interno della sua tenuta, il celeberrimo Monticello di ispirazione palladiana, che si è raffigurato su banconote e monete statunitensi. Le trame intorno a questa installazione segreta coinvolgeranno tutto il Bonelli-verso. Uno di questi, Zagor, eroe creato nel 1961 da Guido Nolitta (pseudonimo di Sergio Bonelli) negli anni ‘30 dell’ottocento scopre che il suo acerrimo nemico, il Dottor Hellingen, era stato un agente di Altrove. Sempre in quegli anni opera l’agente Raven, che altri non è che lo scrittore Edgar Allan Poe che prenderà spunto da ciò che vedrà durante il suo servizio per scrivere la Caduta della casa Usher e altri suoi racconti. Antonio Meucci metterà la sua scienza al servizio della base e insieme Giuseppe Garibaldi sventeranno un complotto ai danni dell’umanità ordito nei lontani mari della Cina da un’organizzazione tra i cui membri il terribile Fu Manchù. Durante gli anni ‘30 la base è in mano a un direttore doppiogiochista, Maxwell, che collabora con i nazisti, facendo tra l’altro rapire Ettore Majorana e in seguito la base cadrà sotto il controllo degli Uomini in nero. Negli anni ‘80 la base tornerà sotto la guida del governo statunitense, con al comando un vecchio collega di Martin Mystère dei tempi di Harvard, l’ex agente della Cia Chris Tower e il suo timido aiutante Max Brody. Brody è innamorato della procace Angie, bellissima e svampita ragazza che per una ragione o un'altra viene sempre coinvolta dalle trame di John Dee e Edward Kelly, discendenti degli omonimi alchimisti della Regina Elisabetta I. Ad Altrove è inoltre è basato il Team Lamba, una squadra di Esper che prontamente interviene per difendere la nostra e le altre realtà, come raccontato nello spin-off Magic Patrol. Dal 1986 ogni estate (e non solo) le strade della più segreta base del mondo e del Detective dell’impossibile si incroceranno (sugli speciali annuali della serie).

Altrove verrà riscoperta nel futuro di Nathan Never, il personaggio di fantascienza per eccellenza della Sergio Bonelli, e ritroveremo una particolare versione di Martin Mystère, che abita quell’epoca ancora a venire.

Completerebbero questa carrellata minima alcuni luoghi e personaggi. Travis Travis è un ispettore di polizia originario di Brooklyn che spesso si rivolge a Martin per delle consulenze in casi insoliti. L’avventuriero nazista Hans Donitz, alla ricerca di Shamballa capitale del regno mistico di Agharti, si converte diventando Kut Humi, una sorta di Guru responsabile dell’iniziazione esoterica di Mystère ed Orloff, ad ognuno dei quali consegnerà una arma a raggi, il Murchadna, reliquia dell’antica Mu. Accanto ad Orloff e gli Uomini In Nero uno degli avversari più subdoli per il BZVM è il mefistofelico Mister Jinx, sempre pronto ad offrire a facoltosi clienti o pericolosi sieri che permettono di aumentare il ritmo della vita o addirittura l’eterna giovinezza.

Se la vita comincia a 40 anni, come diceva una nota Signora, il nostro Detective dell’Impossibile ha ancora tantissimo da dire.