Plasmato su un'estetica frammentata, 21 grammi è un film esistenzialista sul senso di responsabilità e sul destino. Diretto dal regista di Amores Perros Alejandro Gonzales Inarritu e montato con sequenze che seguono un ciclo acronico, il film è una vera e propria rivelazione. Al di là dell'intimo dolore di una storia scatenata da un incidente d'auto che causa la morte di due bambine e del loro papà, l'elemento più notevole della narrazione è la sua capacità di seguire passo passo i protagonisti nel loro amaro confronto con l'esistenza. Le vite di tre estranei vengono travolte da questo incidente con tutto che sembra cambiare per loro. Non solo a livello della quotidianità, ma soprattutto per quello che riguarda le loro convinzioni più intime nei confronti dell'esistenza e della vita stessa. Inarritu segue una strada impervia: la scarna severità della narrazione è attutita dal fatto che deve essere proprio lo spettatore a ricostruire mentalmente il tessuto narrativo, in un profluvio di immagini ed emozioni di rara bellezza e intensità. 21 grammi è un film che riconduce tutti noi all'essenzialità di dell'esistenza e all'imprevedibilità del caso. Un argomento affrontato con un piglio materialista e quasi 'scientifico' in cui i tre attori (uno più bravo dell'altro con un Sean Penn che dopo Mystic River meriterebbe un riconoscimento agli Oscar) danno vita a volti diversi dell'angoscia e del dolore. Tra improvvise felicità e altrettanto repentine discese nell'abisso della disperazione.
Un film prezioso e raffinato che non sconfina mai nel dramma o nella telenovela e che - alla fine - comunica allo spettatore un intimo sentimento di angoscia e di sbigottimento sulla conseguenza delle nostre scelte e delle nostre azioni. Al di là della sfera umana e personale, lontano da ogni misticismo, 21 grammi riflette sull'enigmaticità dei meccanismi alla base della nostra esistenza. Più valido di qualsiasi campagna a favore di un comportamento corretto al volante, 21 grammi è per la guida in auto quello che Lo squalo è per andare al mare. Nulla sarà più come prima, perché - per la prima volta- tocchiamo con mano i risvolti più intensi di un dramma che potrebbe essere stato pensato da Kierkegaard e che, invece, ha il volto affascinante di Naomi Watts.











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