Soldi, soldi, soldi: è la grande criticità dei videogame degli ultimi anni. Sviluppare un gioco costa oggi molto, moltissimo, quanto se non più di un film, sia in termini di investimenti di denaro che di tempo e risorse umane. Così, specie in Giappone, dove parecchie software house hanno sofferto il salto tecnologico dell'era hd, si sta assistendo a una “fuga di cervelli”, dalle console tradizionali a quelle portatili su cui, complici budget più umani, anche vecchi game designer di grido si riscoprono maggiormente liberi di sperimentare. È il caso di Keiichiro Toyama che, lasciati i paesaggi foschi di Silent Hill e Siren, le serie horror di culto cui deve la fama, si è trasferito col delicato surrealismo del suo nuovo progetto, Gravity Rush, nei lidi di Ps Vita, cinque pollici touch screen di tecnologia concentrata griffata Sony, che ha prodotto anche il videogame.

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