Il 3D, esattamente come Titanic, sta affondando e il 2012 è l'anno in cui il relitto sprofonderà sul fondo delle idee mal realizzate, create con l'intento di spennare il pubblico. Ad approfondire la sconfitta ci ha pensato Ann Hornaday del Washington Post, che ha raccontato la (breve) ascesa e (veloce) caduta di un formato che era stato imposto in tutti i modi a esercenti e spettatori.

E in effetti, forse avrebbe dovuto far riflettere fin dall'inizio un semplice fatto: è la terza volta, dagli anni '50 a oggi, che il 3D viene descritto come una rivoluzione e tutte le volte ha perso quota poco dopo aver cominciato il decollo.

Dice la Hornaday che solo pochi anni fa super-produttori e super-registi andavano di città in città cercando di convincere critici, giornalisti di settore e proprietari di sale (a cui poi toccava l'incombenza delle spese) che il 3D avrebbe salvato un'industria che stava malamente galleggiando. Quale modo migliore di attirare il pubblico fuori di casa che proporre loro una tecnologia visibile solo al cinema e che costava "solo" il 50% in più del prezzo del biglietto? In pratica, sembrava di essere tornati agli anni '50: è il 3D! È il futuro!

All'epoca il più convinto sostenitore era lo stesso che in tempi più recenti lo ha definito un fallimento: Jeffrey Katzenberg, boss della Dreamworks, proiettava ai giornalisti spezzoni di Mostri contro alieni, decantando le lodi del 3D digitale e definendolo come una rivoluzione paragonabile all'avvento del suono. Per Katzenberg, presto chiunque avrebbe avuto il suo personale paio di occhiali 3D, che avrebbe in automatico preso con sé uscendo di casa, insieme alle chiavi della macchina e la carta di credito. Forse per vedere i prezzi al supermercato in 3D, chi può dirlo.

Erano finiti i tempi degli occhialini rossi e blu e degli effetti cheap del Mostro della laguna nera o di House of Wax negli anni Cinquanta. Il 3D, a sentire lui e tutti i produttori, stava per diventare un elemento essenziale e insostituibile nella creazione cinematografica, allo stesso livello della colonna sonora o della fotografia. Nientemeno.

Per la giornalista, Katzenberg aveva indovinato solo una cosa: il 3D era un ottimo modo per far guadagnare soldi a un'industria zoppicante, con la minima spesa. Ma quanto a farlo diventare un futuro insostituibile, stavano solo, in parole povere, sparandola grossa. Il 2009 fu infatti l'anno di gloria della terza dimensione, con l'arrivo di Avatar e di Up della Pixar.

Ma se da un punto di vista economico le case di produzione avevano riempito di nuovo le sale, dal punto di vista tecnologico erano ben lontani dall'essere il futuro: il film perdeva bruscamente in luminosità e nessuno poteva ricordare un qualsiasi passaggio dei film che funzionasse emozionalmente o narrativamente perché era in 3D invece che in due dimensioni. Divenne velocemente chiaro (gioco di parole non casuale) che al massimo, il 3D era una distrazione inutile: al suo peggio comprometteva le informazioni visuali e la bellezza visiva dei film solo per aggiungere profondità alle inquadrature.

L'estremo opposto arrivò con il recente The Green Hornet: insieme alla dubbia conversione di Scontro di Titani e dell'ultimo capitolo di Harry Potter, rappresentava benissimo tutta la pigrizia della conversione da 2D e gli incassi mediocri erano il risultato più rilevante, Harry Potter escluso ovviamente, ma anche in questo caso il pubblico era andato a vedere il film a prescindere dal formato.

Paradossalmente, il più impegnato nel cercare di non rovinare la visione di un film agli spettatori fu Michael Bay: per il suo Transformers 3 inviò alle sale cinematografiche copie del film che avevano una luminosità più alta del normale, proprio per compensare la perdità dovuta agli occhialini, aggiungendo anche una nota in cui specificava ai proiezionisti quale fosse il grado di luminosità ideale per non far perdere qualità alla proiezione. Il che sottolineava il problema più evidente di questa tecnologia: poteva essere utilizzato lo stato dell'arte della tecnologia per girare un film, ma se la proiezione non era corretta, il risultato era monocromatico e sfocato.

Alla fine è il pubblico che ha preso la sua decisione. Gli spettatori hanno preferito Kung Fu Panda 2 nella versione in 2D, rispetto alla controparte tridimensionale, con un rapporto negli incassi di 70 a 30 (ovvero l'opposto di quanto accaduto all'inizio), lo stesso è accaduto con il terzo Pirati dei Caraibi; La furia dei Titani, sequel dello scontro di cui si è parlato prima e girato realmente in 3D, ha registrato incassi mediocri, John Carter ha enormemente deluso le aspettative della Disney, mentre la rivisitazione di Titanic ha visto un incasso di trenta milioni di dollari finora, contro un costo di diciotto milioni per quella che secondo Cameron era una conversione ottimale, ma che per tutti gli spettatori si è ridotta a sfondi sfocati e attori separati dall'ambiente in cui si trovano.

Naturalmente le case di produzione non si arrendono: avremo The Amazing Spider-Man che volerà nelle tre dimensioni e persino, per quanto assurdo, Il grande Gatsby, diretto da quel Baz Luhrman di Moulin Rouge, il quale ha giustificato la sua scelta dicendo che Francis Scott Fitzgerald era un modernista.

Un sottile quanto non indifferente dettaglio arriva dalla forma di pubblicizzazione dei film: se prima sulle locandine compariva la scritta 3D in caratteri cubitali, mentre in piccolo si poteva leggere anche in 2D, ora quello che compare è: anche in 3D.

È difficile dire se l'attuale rapporto del pubblico con questa versione del film sia una questione estetica o puramente economica, probabilmente un po' di entrambe, ma il problema è tanto semplice quanto inarrestabile: le case di produzione staranno anche andando avanti con la terza dimensione, ma il pubblico non li sta più seguendo.

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