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Era il 1963. Matheson, insieme ad un altro scrittore di fantascienza, si era recato a giocare a golf in un posto chiamato Elkin's Ranch, in Texas. I due giocarono fino a quando si fece l’ora di andare a mangiare, ma nel frattempo una brutta notizia stava rimbalzando dalle radio e dalle tv di tutta l’America: il Presidente Kennedy era stato assassinato. I due rimasero talmente sconvolti da rinunciare al pranzo. Saliti sull’auto per ritornare a casa, imboccarono una strada tortuosa, incastonata in un canyon. Alla guida dell’auto c’era l’amico di Matheson e mentre i due parlavano dell’assassinio di Kennedy, dagli specchietti retrovisori si fece avanti un enorme camion, con aria decisamente minacciosa. Il camion cominciò a tallonare l’auto, tanto che il conducente dovette accelerare sempre più, ma in pochi minuti l’auto si ritrovò fuori strada, dopo un pauroso testacoda. Il camion, incurante di quanto era successo, proseguì la sua corsa.
Matheson e l’amico rimasero turbati, ma questo non impedì allo scrittore americano di prendere mentalmente degli appunti sulle emozioni provate in quell’incidente. Il resto si può immaginare: quell’increscioso episodio divenne un racconto e il primo film di Spielberg.
L’amico di Matheson, che visse quei concitati momenti con lo scrittore americano, era Jerry Sohl, scrittore di fantascienza e autore anche di numerosi script per varie serie televisive.
Nato a Los Angeles, il 2 dicembre del 1913, ma cresciuto a Chicago, Sohl ha formato insieme a Matheson, Charles Beaumont, Chad Oliver, William F. Nolan, John Tomerlin, George Clayton Johnson a cui più tardi si aggiunsero Robert Bloch e un giovane Harlan Ellison un vero e proprio gruppo di autori che negli anni Cinquanta e Sessanta hanno espresso il meglio di una certa fantascienza che non disprezzava l’incontro con il fantastico puro, quasi a voler costituire un nuovo genere narrativo.
Tutti abitavano a Los Angeles e presto diventarono un vero e proprio gruppo di amici, prima che di scrittori, gente che comunque condivideva il proprio lavoro, tanto da essere denominati con vari nomi, come “The Southern California School of Writers” e “The Green Hand”, ma erano più semplicemente chiamati come “The Group”.
A dare vita al Gruppo erano stati Beamount (il cui vero nome era Charles Leroy Nutt) e un altro grande scrittore di science fiction: Ray Bradbury. Era l’estate del 1946. Bradbury, nonostante i suoi ventisei anni, era già un affermato scrittore, mentre Charles Beaumont era un giovane diciassettenne. I due s’incontrarono in un vecchio negozio di libri a Los Angeles e cominciarono a parlare di fumetti e romanzi di fantascienza. Da quel giorno cominciò una lunga amicizia, terminata solo nel 1967, quando Beaumont morì a soli 38 anni a causa del morbo di Alzheimer.
Il Gruppo ogni tanto mutava, ad esso aderivano anche altri scrittori e lo stesso Jerry Sohl ne fece parte a cominciare dal 1958, quando incontrò la maggior parte degli scrittori ad una convention di fantascienza. La caratteristica principale del Gruppo era che — nonostante fossero quasi tutti scrittori o aspiranti tali — non c’era concorrenza fra loro. Anzi, ognuno non solo era felice del successo di un loro membro, ma quando era possibile si aiutavano fra loro. Non a caso, quando si aprirono le porte di una serie come Ai Confini della Realtà (The Twilight Zone) di Rod Serling, molti di questi autori furono ingaggiati per scrivere gli episodi (risultati poi tra i migliori) della serie che mescolava proprio i vari generi narrativi, dal fantastico alla fantascienza fino al noir.
Sohl, in realtà, scrisse alcuni episodi della serie come ghost-writers di Beaumont, ma la sua carriera nel mondo della televisione fu tra le più longeve ed interessanti. Scrisse, infatti, episodi per telefilm cult come Alfred Hitchcock Presenta, The Outer Limits, The Invaders e Star Trek, facendo ampio uso di pseudonimi come Nathan Butler, Sean Mei Sullivan e Roberta Jean Mountjoy.
2 Grazie X
ops:
Sohl è considerato un po' uno scrittore minore, anche perché ha scritto poco. La sua attività creativa ad un certo punto si è rivolta alla televisione, ma secondo me va rivalutato...
» postato da Carmine Treanni alle 10:23 del 06-05-2010
3 Devo ammettere che ho sempre pensato a lui solo come a "quello che si scrive quasi come Pohl". S*
» postato da S* alle 11:13 del 06-05-2010
4 «Devo ammettere che ho sempre pensato a lui solo come a "quello che si scrive quasi come Pohl".
S*»
Questa è buona...
Effettivamente.... A parte gli scherzi, non è che sia uno srittore all'altezza di un Pohl, però è un buon artigiano e in fondo molta fantascienza si regge anche su scrittori come lui.
» postato da Carmine Treanni alle 15:10 del 06-05-2010
5 Uno dei primissimi romanzi di sf che lessi fu "Morbo orrendo": mi fece un'impressione strepitosa. A ripensarci oggi, direi che quella impressione derivava soprattutto dal fatto che il libro, pur di sf, aveva atmosfere non fantascientifiche
ma da mainstream e soprattutto da romanzo giallo. C'era questo solitario giornalista, Travis, che fiutava un complotto sempre più clamoroso; poi morti a raffica per una misteriosa e orribile malattia, e poi ovviamente una storia d'amore con una strana ragazza, ma storia non comune e molto contrastata; e nel finale questa congrega di donne scienziate micidiali che volevano distruggere gli uomini tramite un morbo creato in laboratorio che attaccava solo i maschi (credo fosse la prima volta che si parlava di qualcosa del genere), mentre il gruppo di donne-scienziate aveva trovato il modo di attuare la riproduzione femminile tramite la partenogenesi.
A parte il fatto che fu il mio primo contatto con la genetica (anno 1955, mi pare... avevo 15 anni), scienza che a quei tempi era cosa sconosciutissima e trattata rarissimamente, è proprio vero che la mia scuola è stata in buona parte la fantascienza. Mi ha insegnato tante cose che non venivano mai citate a scuola o sui giornali o alla radio (la tv non c'era ancora) e soprattutto mi ha incuriosito spingendomi a proseguire nelle mie (caserecce) ricerche più o meno scientifiche, anche se l'insegnante a scuola dichiarava che mai si sarebbe andati sulla Luna perché finita l'atmosfera non c'è aria che mantenga in volo un aereo. Ovviamente "Morbo orrendo" (titolo orrendo, ma forse meglio di "Le aploidi") era un romanzo sfacciatamente maschilista e misogino, ma anzitutto io non me ne accorsi, e soprattutto esponeva i suoi temi con garbo, senza urlare, in modo soft, accattivante e con suspence. Insomma anche qualcosa di piu' d'un semplice artigiano, questo Sohl... I romanzi che seguirono, tutti da me golosamente letti, non riuscirono mai a darmi le stesse sensazioni di "Morbo orrendo".
Saluti, V.
» postato da Vittorio Catani alle 22:07 del 14-05-2010
6 Aggiunta necessaria - "i romanzi che seguirono": intendevo dire "i romanzi di Sohl che seguirono".
» postato da Vittorio Catani alle 22:11 del 14-05-2010
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1 Un ottimo articolo ricco di spunti e curiosità su una delle figure più discrete e meno ricordate della storia della SF. Per fortuna in Italia sono stati pubblicati molti suoi lavori e con un po' di pazienza nel mercato dell'usato se ne dovrebbero reperire ancora i volumi. Grazie e complimenti a Carmine per questo pezzo con il sapore della riscoperta! X
» postato da X alle 21:31 del 05-05-2010