Il mondo, l'uomo e la vita... nel 2056

Colonie marziane, rigenerazione degli organi, computer quantistici e intelligenze artificiali sono solo alcuni degli elementi che si affacciano tra gli scorci del basso futuro. Diamo un'occhiata a come saremo (o almeno potremmo essere) tra cinquant'anni...

Lo shuttle al decollo dalla rampa di lancio del futuro...

Per festeggiare i suoi cinquant'anni di vita New Scientist, rinomata rivista di attualità scientifica, ha pensato bene di chiedere a 70 figure di spicco della ricerca contemporanea come potrebbe presentarsi il mondo agli occhi di un uomo tra cinquant'anni. Le estrapolazioni sono state raccolte in tre macrocontesti interdisciplinari (vita, spazio e tecnologia, scienze fisiche) e spingono lo sguardo in profondità nel nostro domani, riservandoci più di una sorpresa.

 

Partiamo da quello che attiene la nostra vita, intesa sia come proprietà emergente della materia che come usanze e abitudini. Nel 2056 saremo riusciti finalmente a instaurare un contatto di qualche tipo con una specie di vita extraterrestre? E saranno state svelate le basi della coscienza? O, come minacciano alcuni scienziati, cominceremo a vedere significative avvisaglie di una futura differenziazione evolutiva? Steve Squyres, docente di astronomia alla Cornell University di New York e tra gli ideatori del programma di esplorazione marziana della NASA, si mostra molto diplomatico: se anche venissero trovate tracce di vita su Marte, la scoperta non sarebbe tanto sconvolgente come si potrebbe pensare, considerata la frequenza con cui nel passato si sono succeduti scambi di materiale con il nostro pianeta. Non sarebbe insomma un dato straordinario, trovare resti di batteri e altri organismi unicellulari su un mondo a noi vicino. Ben altro impatto avrebbe la scoperta di vita al di fuori del Sistema Solare, perché con ogni probabilità significherebbe che ha subito un'evoluzione del tutto indipendente e aliena dalla Terra, il che aprirebbe un bel po' di prospettive considerato il numero di pianeti potenzialmente adatti ad ospitare la vita solo nella nostra galassia. Nei mondi vicini a noi, segni fossili di vita potrebbero essere conservati nell'antico permafrost marziano ma non solo: secondo Chris McKay potrebbero trovarsene anche sulla superficie di Europa, vicino ai geyser di Encelado oppure negli oceani di metano liquido su Titano.  Per esempio i getti osservati dalla sonda Cassini sulla superficie di Encelado, una piccola luna di Saturno, secondo la direttrice della missione Carolyn Porco potrebbero provenire da falde acquifere sotterranee: solo nuove indagini condotte con sonde automatiche o, nel caso di Marte, da future missioni umane potranno verificare la fondatezza delle speranze


Un geyser su Encelado, fotografato in falsi colori dalla sonda Cassini. [Image credits: NASA/JPL/Space Science Institute]
attuali. O addirittura altre forme di vita potrebbero nascondersi più vicino di quanto saremmo disposti a credere: proprio qui in mezzo a noi, sulla nostra cara e vecchia Terra, potrebbe infatti essersi sviluppata una sorta di biosfera segreta, nascosta in profondità nella crosta terrestre o in altri luoghi ancora in larga misura inaccessibili, dai ghiacci antartici alle fosse oceaniche. La scoperta che non tutte le forme di vita sulla Terra hanno una comune origine di sicuro riuscirebbe indirettamente ad avvalorare la possibile esistenza di altre forme di vita nell'universo: lo sostiene Paul Davies, per il quale l'origine della vita resta ancora uno dei più grandi misteri della scienza.

 

La scoperta di vita extraterrestre altrove nell'universo, rincara la dose Piet Hut dell'Institute for Advanced Study di Princeton, rappresenterebbe una svolta epocale non solo per quel che concerne l'astronomia, ma anche per la biologia, la filosofia e la cultura in generale. Tracce indirette relative alle basi chimiche della vita potrebbero essere individuate grazie all'analisi dello spettro di radiazione delle stelle, ma ancora più strabiliante sarebbe la scoperta di vita intelligente grazie al programma SETI, ormai attivo da diversi anni. Difficile comunque stimare se nei prossimi cinquant'anni si arriverà a qualche risultato utile. Di certo, se finora non sono stati raccolti dati significativi, significa solo che la vita è meno diffusa di quanto potessimo aver creduto in un primo momento, e non di certo che l'universo è un posto ostile alla vita: lo crede Freeman Dyson, professore emerito a Princeton, secondo il quale una clamorosa scoperta, possibile entro il 2056, potrebbe servirci per indirizzare meglio i nostri sforzi e addirittura per rivalutare le più antiche convinzioni sul nostro posto nel cosmo. Perché, malgrado quello che potremmo essere indotti a pensare sfogliando un qualsiasi catalogo scientifico, perfino sul nostro mondo ne sappiamo ben poco: la maggior parte delle specie viventi non sono ancora state classificate, ricorda Edward O. Wilson, per cui i progressi nella mappatura della biodiversità globale potrebbero riservarci importanti sorprese.

 


L'impatto ambientale dell'uomo è all'origine della progressiva distruzione della biodiversità del nostro pianeta. L'alba del 2056 ci svelerà una Terra arrida e morta?
Ma l'impatto ambientale dell'uomo potrebbe vanificare gli sforzi: serve una severa sterzata, un cambio di rotta deciso, come ammoniscono Jane GoodallRobert May, affinché le istituzioni cooperino per limitare al minimo le conseguenze dell'interazione del sistema-uomo con l'ambiente. La scoperta più significativa dei prossimi cinquant'anni per Bill Joy (co-fondatore della Sun Microsystems, attualmente impegnato nel campo delle fonti di energia rinnovabile) potrebbe riguardare una fonte di energia pulita, sicura ed economicamente conveniente rispetto alle risorse tradizionali, che magari potrebbe essere legata alla scoperta di effetti fisici su scala nanometrica che ancora ci sono sconosciuti. E Joy non è il solo a credere che le nanotecnologie potrebbero giocare un ruolo decisivo nel nostro futuro: la ricerca sui meccanismi di protezione molecolare ai danni accidentali (errori di trascrizione genetica, guasti da ossidazione, etc.) secondo Richard Miller potrebbe consegnarci le chiavi di un trattamento farmacologico finalizzato all'estensione della vita. Per Francis Collins riusciremo a trovare nel prossimo futuro il punto di equilibrio tra la crescita cellulare che degenera in cancro e la distruzione delle cellule che invece porta alla vecchiaia: potremo quindi riprogrammare geneticamente il nostro codice della vita, cosicché la domanda di maggiore attualità cui la società umana del 2056 dovrà trovare una risposta non sarà più "Quanto a lungo possiamo vivere noi uomini?", bensì "Quanto a lungo vorremo vivere?".

 

Se anche non dovessero essere debellati tutti i fattori che incidono sulla mortalità, grazie agli studi che John Halpern dell'Harvard Medical School conduce ormai da qualche anno sull'uso terapeutico di LSD e psilocibina si potrebbe comunque contrastare l'atavico timore che avvolge da sempre l'evento della dipartita. Le cosiddette "droghe psichedeliche" potrebbero infatti ampliare gli orizzonti dell'uomo, valorizzando la dimensione spirituale delle esperienze interiori, e allo stesso tempo rivelarsi utili come rimedio ad ansietà, emicranie e anche alle tossicodipendenze. Simon Conway Morris si spinge oltre e ipotizza che per il 2056 sarà provata la natura dei processi cognitivi come stati


Roy Batty (Rutger Hauer), il leader dei replicanti ribelli del film culto Blade Runner (Ridley Scott, 1982). Le memorie artificiali potrebbero presto diventare realtà, esponendoci al rischio del controllo di governi, multinazionali e altri gruppi di potere occulti.
emergenti da ogni rete neurale, perfino in strutture vegetali, e conseguentemente dell'intrinseca interrelazione delle coscienze dell'intero universo. Un'idea rivoluzionaria, che getterebbe le basi per un superamento del dualismo cartesiano tra mente e materia e che potrebbe condurre a ulteriori rivelazioni sulle origini di immaginazione, intuizione, astrazione e forse addirittura della precognizione. Antonio Damasio del Brain and Creativity Institute della University of Southern California è convinto che importanti progressi interesseranno i campi della neurobiologia molecolare e dei sistemi di comportamento e conoscenza. Fantascientifico il futuro prospettato da Elizabeth Loftus, da trent'anni attiva nella ricerca sui meccanismi di alterazione della memoria umana. Attraverso il potere della suggestione è riuscita a instillare interi blocchi di falsi ricordi, ma non è niente rispetto a quello che potrebbe diventare possibile tra cinquant'anni. Finalità teraupetiche giustificano la ricerca in questo campo, ma anche meno nitide manovre politiche. Per questo occorrerà sensibilizzare la gente alle problematiche del controllo, per evitare di vedere degenerare la società in preda a nuove e più occulte forme di totalitarismo.

 

Sorprese meno minacciose potrebbero venire sul fronte dell'evoluzionismo. Secondo Geoffrey Miller, per esempio, la psicologia evoluzionistica applicata potrebbe minare attraverso la critica darwinista le basi delle società basate sul consumismo d'impronta capitalistica. Gli studi sulle necessità umane e sull'importanza di supporto familiare, vicinanza e integrazione generazionale nella sfera privata potrebbero rivoluzionare anche i nostri panorami urbani, svuotando le città e in particolar modo le periferie, e privilegiando le comunità minori come piccole città a dimensione d'uomo. E per finire la scienza potrebbe uccidere finalmente la religione, non estinguendo la fede, bensì scongiurando i rischi sempre più concreti delle derive oscurantiste e dogmatiche, a favore di una più pratica e umana disciplina morale universalmente condivisa. Una filosofia etica naturalista finirebbe così per sostituire le radici teologiche delle morali religiose, traghettando l'umanità verso un nuovo Illuminismo.

 


Il computer del futuro sarà costruito intorno agli effetti che regolano il mondo quantistico. Illustri scienziati giustificano il comportamento talora paradossale di certi fenomeni sulla scala atomica ricorrendo a un concetto caro alla fantascienza: gli universi paralleli.
Erik Horowitz suggerisce che la prossima rivoluzione computazionale potrebbe avere una portata paragonabile alla Rivoluzione Industriale, con un impatto addirittura maggiore su scienze sociali, economia, scienze e cultura. Nei prossimi cinquant'anni, nella nostra vita quotidiana faranno il loro ingresso in numero crescente sistemi pensanti automatizzati che percepiremo come "intelligenti". Sistemi di traduzione e interpretazione agevoleranno gli scambi culturali e la collaborazione, e alla morte potremo decidere di sopravvivere come simulacri artificiali, lasciando ai cari dei costrutti che riprodurranno la nostra estinta personalità attingendo a banchi di memoria con i nostri ricordi, le nostre riflessioni e le nostre esperienze di vita digitalizzate su un supporto informatico. Rodney Brooks sottolinea che l'approdo alla tanto attesa prima Intelligenza Artificiale potrebbe passare attraverso un approccio diffuso al problema del riconoscimento di un oggetto generico, in maniera da permettere ai computer di eseguire processi di astrazione, passando dal particolare al generale e viceversa. Questo avrà sicuramente impatto anche sul nostro accesso ai dati: i motori di ricerca saranno sempre più evoluti e sofisticati, secondo Peter Norvig, arrivando a formulare autentiche sintesi e a organizzare i contenuti.

 

Attualmente l'elaborazione dell'informazione si compie manipolando elettroni in due dimensioni. Un salto di qualità significativo potrebbe avverarsi con la messa a punto di dispositivi in grado di usare lo spin di elettroni e fotoni come portanti d'informazione in strutture tridimensionali auto-assemblanti. A quel punto, secondo Frank Wilczek, macchine quantistiche con un'intelligenza sovrumana diveranno comuni. David Deutsch, pioniere della computazione quantistica, è convinto che non dovremo attendere ancora a lungo prima di vedere il primo computer quantistico. La messa a punto di un dispositivo simile rivestirà un ruolo di importanza cruciale non solo sotto il profilo pratico della semplice applicazione (che sarà comunque significativa, anche se notevolmente specializzata, ristretta alla crittografia e alla simulazione di sistemi quantomeccanici), ma soprattuto perché comporterà un'autentica rivoluzione cognitiva. Deutsch, come molti altri suoi colleghi, crede infatti che il funzionamento dei processori quantistici sarà reso possibile dalla condivisione dell'informazione e dalla ripartizione dei processi elaborativi tra diversi universi paralleli. E come comunicheranno tra loro i computer del futuro? Attraverso il teletrasporto quantistico, ovviamente. Parola di Anton Zeilinger, docente di fisica presso l'Università di Vienna.

 

La meccanica quantistica di sicuro sarà coinvolta nella prossima


Rappresentazione artistica di un quasar: si tratta di uno degli oggetti astronomici più lontani nello spazio e nel tempo, la cui formazione risale a pochi miliardi di anni (o anche meno) dopo il Big Bang.
rivoluzione concettuale, che Carlo Rovelli dell'Università del Mediterraneo di Marsiglia auspica condurrà, attraverso la conciliazione con la relatività generale, a una sintesi organica e unitaria. E un contributo decisivo in questa direzione, ribadisce Lisa Randall, potrebbe venire dal Large Hadron Collider (LHC), il gigantesco acceleratore di particelle del CERN di Ginevra che potrebbe illuminarci sulla vera natura dello spazio e del tempo. Gerard 't Hooft, pioniere del paradigma olografico che vede l'intero universo come un complesso sistema d'informazione, spera che i prossimi anni ci condurranno a una matematica capace di descrivere deterministicamente l'evoluzione dell'universo, passando sempre attraverso l'integrazione della meccanica quantistica con la teoria della gravità.

 

J. Richard Gott auspica che entro il 2056 l'uomo sarà riuscito a impiantare una colonia stabile su Marte: sarebbe questo un evento epocale, capace di cambiare la storia del mondo, se non altro perché da quel punto in poi non si tratterebbe più solo della storia di questo mondo. Una colonia su Marte significherebbe tutelare l'umanità dal rischio di un'estinzione accidentale, ma potrebbe anche portare a


Il primo panorama a colori di Marte inviato da Spirit. L'immagine ha una risoluzione e una nitidezza senza precedenti
un'accelerazione della corsa allo spazio. Magari, giusto per tenerci bassi, impareremo anche a sfruttare almeno un centesimo dell'energia che ogni istante piove dal Sole sulla Terra e che, sottolinea Wilczek, è diecimila volte più di quanta ne usiamo.

 

Scienze, tecnologia e vita di tutti i giorni usciranno rivoluzionate dall'impatto di questi possibili fattori. Ma sul versante meno pratico (ma ne siamo poi così sicuri?) della matematica pura, siamo proprio certi che i nostri libri non cambieranno entro i prossimi cinquant'anni? Marcus du Sautoy si augura che la prossima generazione di matematici riesca laddove tutti gli studiosi hanno finora fallito: vale a dire l'identificazione di uno schema definito nella ricorsione dei numeri primi, quei numeri indivisibili che sono i mattoni dell'universo. Tutti i numeri possono infatti essere scritti come il prodotto tra numeri primi, ma i numeri primi non hanno una collocazione precisa e, almeno al momento, predicibile. Ma strane risonanze sono state rilevate dagli scienziati tra i livelli energetici dei nuclei pesanti di elementi come l'uranio e i numeri primi, la qual cosa potrebbe indicare una direzione alla ricerca dei prossimi anni. E un ruolo importante potrebbe essere giocato, secondo Benoit Mandelbrot, anche dai frattali, che riescono a descrivere fenomeni diversi che vanno dalla scienza dei materiali alla finanza, dalla turbolenza alla musica...

 

Insomma, i possibili sviluppi indicati da tutti questi scienziati e dai loro colleghi nei rispettivi campi di ricerca schiudono la porta a sviluppi emozionanti e sconvolgenti per i prossimi decenni. Se anche solo una minima parte di queste estrapolazioni dovesse verificarsi, ci ritroveremo presto a vivere in un mondo che potrebbe somigliare da vicino alle proiezioni fantasiose di uno scrittore di fantascienza. Che sia un futuro piacevole (come per gran parte delle prospettive delineate) oppure pericoloso (come denunciato da altre), forse la fantascienza potrà comunque fornirci i codici comportamentali di riferimento utili a sopravvivere.

Autore: Giovanni De Matteo - Data: 21 novembre 2006 - Fonte: NewScientist.com

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Commenti

1 Davvero bello questo articolo.. Soprattutto quando fà riferimento a una scienza che possa 'battere' la religione istituendo una nuova filosofia etica che davvero ci proietterebbe verso il nostro caro a ambito Futuro. 7d9

» postato da settedinove alle 11:05 del 21-11-2006

2 Scusate il ritardo... sono stato un po' incasinato negli ultimi giorni. :? In effetti quoto settedinove sul fascino di questo nuovo approccio, che non posso non auspicare prenda prima o poi il sopravvento. Purtroppo temo anche che le previsioni del Prof. Miller siano un tantino ottimistiche... Non che non le consideri attuabili, ma credo che ci vorrà un po' più di mezzo secolo per cancellare i retaggi di diversi millenni di cieche credenze istituzionali. E finché i bambini continueranno ad andare al catechismo, finché la religione cattolica sarà consigliata nei piani annuali dei corsi scolastici, finché si continuerà a considerare la matematica, l'evoluzione e la fisica alla stregua di materie imperscrutabili, le cose difficilmente cambieranno. Cos'altro aggiungere, se non che sono lieto che l'articolo ti sia piaciuto! :wink: Un saluto, X

» postato da X alle 21:19 del 25-11-2006

3 perfetto, complimenti. ora basta che nessuno parli di uso improprio di SUV e che nessun'altro si arrabbi per questioni inerenti colonie e far west. :wink: :wink: :wink:

» postato da _Kaos_ alle 23:38 del 25-11-2006

4 «perfetto, complimenti. ora basta che nessuno parli di uso improprio di SUV e che nessun'altro si arrabbi per questioni inerenti colonie e far west. :wink: :wink: :wink:» :mrgreen: Sono polemiche destinate a esplodere periodicamente, quelle. E purtroppo spesso finiscono per distogliere l'attenzione dal vero punto della questione. Però qui si parla di sviluppi scientifici e non di moniti, quindi nessuno dovrebbe inalberarsi. :wink: Ogni tanto fa bene anche sognare, dopotutto. No? X

» postato da X alle 23:43 del 25-11-2006

5 si cercavo solo di fare casino per far leggere questo articolo ai curiosi di risse on-line. wink!

» postato da _Kaos_ alle 00:14 del 26-11-2006

6 «si cercavo solo di fare casino per far leggere questo articolo ai curiosi di risse on-line. wink!» Ok, ti nomino ufficialmente mio consulente di marketing! :bravo: X

» postato da X alle 00:20 del 26-11-2006

7 :o

» postato da _Kaos_ alle 15:07 del 26-11-2006

8 L'importante e che non si sostituiscano dei dogmi con altri dogmi. saludos

» postato da jetscrander alle 18:09 del 26-11-2006

9 «L'importante e che non si sostituiscano dei dogmi con altri dogmi.» La scienza è una continua discussione di teorie, e ogni teoria resta valida finché non viene confutata. Non dovrebbero esserci rischi di involuzioni dogmatiche, quindi, semmai di strumentalizzazioni. Sostituire la scienza alla religione, per esempio, sposterebbe solo i termini della faccenda, ma non risolverebbe il problema. Una vera cultura scientifica (quella che manca alla nostra scuola, per dire, dove perfino nei licei scientifici le materie umanistiche continuano a surclassare fisica, biologia, chimica, astronomia e matematica) potrebbe aiutare a scansare il pericolo. X

» postato da X alle 18:37 del 26-11-2006

10 Be', adesso non mettiamoci a fare "materie umanistiche vs materie scientifiche", per favore, che sono distinzioni idiote. Non dimentichiamo che la scienza è nata dalla filosofia, e che per scrivere buona fantascienza bisogna avere degli strumenti letterari equivalenti a quelli di uno scrittore mainstream. E non dimentichiamo nemmeno che "scienza" vuol dire "conoscenza". In senso ampio. Personalmente, su queste cose non amo fare classifiche. cia' sln che cosa sarebbe Picard senza Shakespeare?

» postato da Selene Verri alle 00:56 del 28-11-2006

11 «Be', adesso non mettiamoci a fare "materie umanistiche vs materie scientifiche", per favore, che sono distinzioni idiote.» Guarda che non volevo aprire nessuna polemica. Era solo un dato di fatto. X

» postato da X alle 00:58 del 28-11-2006

12 «Era solo un dato di fatto. X» Che cosa? cia' sln

» postato da Selene Verri alle 01:19 del 28-11-2006

13 ««Era solo un dato di fatto. X» Che cosa? cia' sln» «perfino nei licei scientifici le materie umanistiche continuano a surclassare fisica, biologia, chimica, astronomia e matematica» X

» postato da X alle 09:14 del 28-11-2006

14 «Be', adesso non mettiamoci a fare "materie umanistiche vs materie scientifiche", per favore, che sono distinzioni idiote. Non dimentichiamo che la scienza è nata dalla filosofia, e che per scrivere buona fantascienza bisogna avere degli strumenti letterari equivalenti a quelli di uno scrittore mainstream. E non dimentichiamo nemmeno che "scienza" vuol dire "conoscenza". In senso ampio. Personalmente, su queste cose non amo fare classifiche. cia' sln che cosa sarebbe Picard senza Shakespeare?» Nel nostro paese, purtroppo le materie scientifiche sono state messe in secondo piano. Questo perché il panorama culturale italiano è stato dominato dalla figura di Benedetto Croce, grande filosofo e coltissimo umanista, che sul piano scientifico era però totalmente analfabeta. Questa impostazione è stata poi ripresa dalla riforma Gentile che ha classificato le materie umanistiche come studi di "serie A" e quelle sceintifiche come studi di "serie B". Sul fatto che l'instruzione non deva essere a compartimenti stagni sfondi una porta aperta. Uno scienziato illetterato probabilmente non avrebbe l'apertura mentale adeguata per far bene il suo lavoro, ma questo gli uomini di scienza già lo sanno da secoli: salvo poche eccezioni, tutti i grandi erano dotati di profonda cultura umanistica (Newton, Einstein, Maxwell per citarne alcuni). Altrettanto limitata, però, è la figura dell'umanista scientificamente analfabeta, che non è in grado di comprendere il mondo in cui vive. Ma questo purtroppo, almeno negli ambienti letterari, non è stato ancora ben recepito. Quanti sono i cosiddetti intellettuali in grado di rislovere un'equazione di secondo grado? Un saluto Quaoar

» postato da Quaoar alle 12:02 del 28-11-2006

15 «Scusate il ritardo... sono stato un po' incasinato negli ultimi giorni. :? In effetti quoto settedinove sul fascino di questo nuovo approccio, che non posso non auspicare prenda prima o poi il sopravvento. Purtroppo temo anche che le previsioni del Prof. Miller siano un tantino ottimistiche... X» E' soprattutto un problema di tempistica: riuscirà la scienza a risolvere i problemi prima che la nostra civiltà collassi per inquinamento, catastrofi ambientali, guerre e crisi economiche? Un saluto Quaoar

» postato da Quaoar alle 12:07 del 28-11-2006

16 «Altrettanto limitata, però, è la figura dell'umanista scientificamente analfabeta, che non è in grado di comprendere il mondo in cui vive. Ma questo purtroppo, almeno negli ambienti letterari, non è stato ancora ben recepito. » :bravo: :ok: Approvo in pieno...e non sarà così probabilmente per lungo tempo a meno che non ci riusciamo a liberare da derive ataviche che ci portiamo dietro da almeno inizio secolo. C'è poca collaborazione anche interdisciplinare fra le varie discipline umanistiche, competitivismo all'eccesso, pochi fondi e conoscenza zero dell'ambito scientifico...e dire che (dal punti di vista storico) sembra che l'europa si stia muovendo in tutt'altro senso...

» postato da Zakalwe alle 12:21 del 28-11-2006

17 ««Altrettanto limitata, però, è la figura dell'umanista scientificamente analfabeta, che non è in grado di comprendere il mondo in cui vive. Ma questo purtroppo, almeno negli ambienti letterari, non è stato ancora ben recepito. » :bravo: :ok: Approvo in pieno...e non sarà così probabilmente per lungo tempo a meno che non ci riusciamo a liberare da derive ataviche che ci portiamo dietro da almeno inizio secolo. » approvo anch'io, ma bisogna fare molta attenzione. Ad esempio, alcuni sociologi (che sono divisi bellamente in quantitativi e qualitativi, così si torna direttamente alla divisione fra "umanisti" e "scienziati") per l'appunto quantitativi si stanno dando un gran daffare per utilizzare modelli statistici raffinatissimi in modo da vedere quanto alcuni fenomeni influiscono su altri, arrivando poi a delle conclusioni assolutamente ingenue (ad esempio: chi è ricco di famiglia ha maggiori probabilità di essere ricco in futuro - semplifico ovviamente, ma il succo è questo), solo che sono suffragate da numeri, ai quali in un modo o nell'altro si fa dire quello che si vuole (ad esempio, dipende da che intervallo di confidenza sceglie il ricercatore per decidere che il modello statistico funziona) Mi sembra un modo assurdo di avvicinare il mondo umanistico e il mondo scientifico. Pensare che la società in tutti i suoi aspetti (atteggiamenti, anche variabili come preferenze o scelte, ecc.) possa essere compresa attraverso ricerche e successive analisi statistiche non ha senso

» postato da Dr. Weir alle 12:41 del 28-11-2006

18 «Mi sembra un modo assurdo di avvicinare il mondo umanistico e il mondo scientifico. Pensare che la società in tutti i suoi aspetti (atteggiamenti, anche variabili come preferenze o scelte, ecc.) possa essere compresa attraverso ricerche e successive analisi statistiche non ha senso » Assurdo sì...perchè è comunque un modo di procedere con i paraocchi figlio di un'eccessiva specializzazione (non che non sia utile a volte) senza una vera comprensione dell'ambito più esteso in cui ci si muove. Se applichi strumenti statistici ad un determinato contesto magari devi considerare i punti di forza del mezzo che stai usando ed i punti in cui lo stesso non riesce a darti risposte pregnanti...puoi avere lo strumento più raffinato che vuoi ma lo devi comunque utilizzare in modo appopriato... Questa estate stavo guardando sulla BBC un programma simpatico a cura del British Museum...veniva dato un problema storico/archeologico ed una squadra di esperti doveva risolverlo mentre era sotto le telecamere... Es. Una signora in periferia a Londra pianta un cespuglio di ribes e trova un femore umano ed un pezzo di cotta di maglia. Arriva la nostra squadra composta magari da un geologo, due archeologi, un paleotopografo, uno storico, un botanico...etc etc...e risolve la situazione magari smontando e rimontando il giardino della signora. Vedi questi tizi lavorare assieme e scambiarsi dati da ambiti diversissimi fra loro (magari due stanno cercando in archivio documenti legati al luogo di scavo mentre gli altri sono immersi nella melma fino al collo)...ed hai un buon esempio su come si dovrebbe lavorare in effetti... Può essere una cosa montata a priori, può essere scema quanto si vuole però è un indice di certo modo di pensare che da almeno una quindicina d'anni sta prendendo piede.... ...da noi sarebbero stato un processo a punti: a) Arrivano gli archeologi (che non hanno conoscenze storiche del periodo) e smontano tutto rilevando una marea di dati precisissimi che però non divulgano per paura che qualcuno gli rubi la scoperta <e non hanno idea di quello che stanno scavando> b) Arrivano i geologi che carotano a destra e manca un quintale di sedimenti che si tengono in laboratorio perchè fino a quando gli archeologi non si sbottonano loro non si abbassano a cedere per primi c) Gli storici idem in via documentaria ...e via così...nessuno ha un minimo di interdisciplinarietà per rapportarsi agli altri specialisti ma soprattutto nessuno la cerca o vuole farlo... Forse ho un pò esagerato ma era per rendere l'idea...scusate il post fiume...spero sia leggibile...

» postato da Zakalwe alle 15:28 del 28-11-2006

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