È morto Stanislaw Lem

Lo scrittore polacco, autore di capolavori come Solaris, Cyberiade e Il congresso di futurologia, aveva 84 anni. Non scriveva romanzi dal 1987.

Stanislaw Lem

Lo scrittore polacco Stanislaw Lem è morto ieri a Cracovia, città nella quale risiedeva da molto tempo, all’età di 84 anni. Ne ha dato notizia all'agenzia di stampa Pap, il suo assistente.

Lem è lo scrittore di fantascienza non-angloamericana più famoso al mondo. I suoi romanzi sono stati tradotti in circa 40 lingue ed hanno venduto oltre di 20 milioni di copie.

 

Nato a Lwów, il 12 dicembre 1921, Lem studia giovanissimo Filosofia, ma si laurea in Medicina alla locale Università. In seguito, abbandonata la Medicina, si dedica alla Biologia e alla Cibernetica, discipline sulle quali pubblicherà anche numerosi saggi. Una formazione prettamente scientifica, la sua, che s’incastrerà perfettamente nei meandri letterari che lo scrittore riesce a creare successivamente.

 

Nel 1951 pubblica Il pianeta morto (Astronauci), il suo primo romanzo di fantascienza, ma smette di scrivere e lavora come assistente di laboratorio, a causa di pressioni politiche dovute anche ai numerosi saggi ed articoli scientifici che pubblica in quegli anni e che evidentemente vengono ritenuti scomodi.

 

Nel 1953, riprende a pubblicare romanzi di fantascienza e articoli scientifici. Oblok Magellana, dove viene narrata la vita di astronauti a bordo di una gigantesca astronave, viene pubblicato nel 1955. Seguono, negli anni successivi, Eden (1959), dove viene introdotto il tema dell’incomunicabilità tra intelligenze aliene, e Powrót z Gwiazd (1961), fino alla pubblicazione del suo romanzo più celebre Solaris (1961).

Lem adottando un registro fantascientifico, ha analizzato nei suoi romanzi, l’impatto enorme delle scoperte scientifiche e delle nuove tecnologie sulla vita dell’uomo e, più in generale, sulla società. Le sue opere possono essere lette anche come romanzi filosofici, in cui si innestano tematiche come l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, della biogenetica o delle risorse energetiche.

 

Tra le altre opere dello scrittore, ricordiamo Cyberiade (1965), Il congresso di futurologia. (1967), Memorie di un viaggiatore spaziale (1971) e la raccolta di racconti Fiabe per robot (1968), tutte ripubblicate di recente in Italia dalla Marcos y Marcos

La sua fama crebbe enormemente, quando il regista Andrej Tarkovskij. portò sul grande schermo Solaris, che fu premiato al Festival di Cannes del 1971 e fu accolto come la risposta sovietica a 2001: a Space Odyssey di Stanley Kubrick. Nel 2002 Steven Soderbergh ne ha fatto un remake meno riuscito di quello di Tarkovskij, con protagonista George Clooney.

 

Nel 1973 riceve in Polonia il prestigioso Premio di Stato, mentre nel 1976 riceve il Grand Prix al terzo Congresso Europeo di Fantascienza, tenutosi a Poznan in Polonia. Lem era talmente stimato ed amato in patria che, nel 1977, venne candidato al premio Nobel per la Letteratura. La sua città d’adozione, Cracovia, lo ha nominato cittadino onorario.

Dal 1987, Lem aveva interrotto la sua carriera di scrittore.

Autore: Carmine Treanni - Data: 28 marzo 2006 - Fonte: repubblica.it

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Commenti

1 Mi viene in mente una frase di Kafka: "Se il libro che leggiamo non ci sveglia come un pugno che ci martella il cranio, perché dunque leggiamo?". I libri e i racconti di Lem mi hanno sempre fatto questo effetto, un pugno, una scossa per la mente. Pagine di straordinaria lucidità, di ironia corrosiva, di lancinante disincanto sul futuro dell'uomo. Senza Lem siamo un po' più soli.

» postato da Gianmaria Pitton alle 13:23 del 28-03-2006

2 Non posso che essere completamente d'accordo. Devo confessare che il ns ospite ha composto uno splendido epitaffio per questo grande scrittore. Mi spiace vedere come, non suscitando poi grande emozione nel forum finora, manchi tuttora della conoscenza che merita. Gli scritti di Lem tuttavia hanno un grande pregio: non invecchiano. Saluti e Latinum per tutti !

» postato da Kruaxi the ferengi alle 17:56 del 28-03-2006

3 « Mi spiace vedere come, non suscitando poi grande emozione nel forum finora, manchi tuttora della conoscenza che merita. !» Non è necessario postare un epitafio, Ferengi. Io per esempio ho già acceso una candela in memoria.

» postato da l'Anto alle 18:39 del 28-03-2006

4 Per quanto ormai fossero quasi vent'anni che Lem non scriveva fantascienza, questo è davvero un brutto colpo. Dopo Sheckley è un altro tassello storico che diventa consultabile solo attraverso le pagine di uno dei suoi libri... Che, fortunatamente, sono dei classici immortali. X

» postato da X alle 18:43 del 28-03-2006

5 Lem non è morto! ce l'ho proprio qui davanti a me nella scrivania: Solaris edizione mondadori. Lo sto sfogliando ora. Uno scrittore non muore mai finchè le sue opere staranno nelle nostre case, ma soprattutto nelle nostre memorie. Ciao Stanislaw

» postato da Rodia alle 01:09 del 29-03-2006

6 La fama di Stanislaw Lem è legata al cinema. Al Solaris diretto da Tarkovskij che vinse un premio al Festival di Cannes. Perché fu dopo quel film che l'Occidente scoprì la fantascienza metafisica e sardonica del grande autore polacco. Ieri, dopo una vita vigorosa, spigolosa, coraggiosamente indipendente, lo scrittore è morto a Carcovia. Aveva 85 anni, viveva in una casetta di periferia, e continuava a graffiare con i suoi lucidi scritti su giornali e riviste. Lem era nato nel 1921 a Lviv (oggi Ucraina). Studiò medicina e per qualche tempo fu anche medico. Ma più che a malattie e guarigioni, era interessato all'animo e al futuro. E così scivolò gradualmente verso la biologia, la cibernetica, le scienze astronautiche. Nel '51 scrisse il primo romanzo, Il pianeta morto, storia amarissima di una società basata sull'egoismo e sulla volontà di conquista, che si autodistrugge. Era una critica amara alla rapacità capitalista. Ma il regime si mostrò sospettoso Ğa prescindereğ. Lem capì che i censori socialisti non erano soddisfatti delle sue fantasie, e per un po' di tempo, per guadagnarsi il pane, tornò a lavorare nei laboratori scientifici. Dopo la morte di Stalin, Lem riprese la macchina da scrivere. Eden, del '59, storia di un naufragio spaziale e di incomunicabilità, conteneva invece un'accusa ai tentativi sovietici di controllare l'uomo. Naturalmente arrivarono nuovi problemi. Ma Lem non si piegò mai alla censura. Andò avanti per la sua strada, scrivendo tutto quello che gli pareva. Favole per adulti, futuribili, paradossali, divertenti; o storie di una particolare fantascienza esistenziale, filosofico-religiosa. Il suo romanzo più famoso è stato Solaris, pubblicato nel '61, tradotto in decine di lingue, un viaggio irrazionale al centro della coscienza, della solitudine e delle emozioni umane. Il regista russo Tarkovskij ne trasse un film nel '72. E Soderbergh girò un remake, nel 2002, con George Clooney. Nel 1973 l'Associazione degli scrittori di fantascienza e di fantasy americani lo fece membro onorario. Ma Lem non risparmiò critiche alla Ğscience fictionğ commerciale che indulgeva nel capovolgere la realtà o nell'immaginare mondi fantastici. Disprezzò, per esempio, cordialmente Philip Dick Ğvisionario tra i ciarlataniğ (che ricambiò accusandolo di essere una Ğspia comunistağ;). Alla fine i colleghi yankee lo espulsero nel '76, perché non sapevano che farsene di quel polacco rompiscatole, allergico a ogni regola e genere. Nel '77 la Polonia lo candidò al Nobel (quell'anno vinse Vicente Aleixandre: se lo ricorda ancora qualcuno?). Molte opere di Lem sono state tradotte in italiano. Dai vecchi Editori Riuniti, alla Nord, alla Mondadori, a Marcos y Marcos. Tra i suoi libri più belli, L'invincibile, Cyberiade, Il Congresso di futurologia, Memorie di un viaggiatore spaziale, I viaggi del pilota Pirx. Dalla fine degli Anni 80, Lem aveva praticamente smesso di scrivere storie. Ma non aveva abbandonato la sua visione allegramente apocalittica del mondo. Credeva nella scienza, ma anche nell'irrazionalità. Amava la tecnologia, ma sapeva che questa portava allo stupro della natura, alla creazione di armi e marchingegni che potevano distruggere l'Uomo. Aveva coniato una specie di legge universale della letteratura: ĞNessuno legge nulla; se legge non capisce niente; se capisce, lo dimentica subitoğ. Per questo, con divertito pessimismo, scriveva romanzi di fantascienza. Perché l'umanità è una fantastica follia. http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/cultura/200603images/lem.jpg La Stampa

» postato da Gatto rognoso alle 21:39 del 31-03-2006

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