La storia dell'Italia nello spazio

Dario Laruffa firma Lo spazio tricolore, un saggio dove si racconta l'importante contributo italiano alla conquista delle stelle. Nelle varie appendici si parla anche di fantascienza.

E’ in libreria da qualche tempo un saggio che parla di un'importante realtà, spesso ignorata dai più. Si tratta di Lo spazio tricolore — Storie di uomini che hanno visto le stelle, edito dalla UTET e scritto da un noto giornalista: Dario Laruffa. Nel testo si racconta, senza alcuna enfasi, il contributo che l'ingegno e la tecnologia italiana hanno dato e continuano a dare all'esplorazione dello spazio.

 

Il volume prende in esame i primi passi verso lo spazio, la corsa che si scatenò tra Usa e Urss, l'allunaggio del 1969, l’esplorazione di Marte fino ai progetti attuali. In molti di questi casi viene descritto il ruolo avuto dall’Italia, il terzo paese al mondo a lanciare in orbita un suo satellite. Nelle varie appendici Laruffa dedica ampio spazio alla fantascienza sia Usa che nostrana. Le relative illustrazioni dei fumetti e delle riviste di genere provengono dalla collezione privata di Giancarlo Zucchet. C'è anche un capitolo dedicato agli extraterrestri.

 

La quarta di copertina (scritta da Margherita Hack). Questo libro ripercorre tutta la storia della conquista dello spazio: dagli studi sui combustibili per i lanciatori ai primi satelliti, dagli scienziati agli astronauti e in particolare sottolinea quali e quanti siano stati i contributi dell'industria e tecnologia italiana e le battaglie sostenute dagli scienziati italiani per ottenere i finanziamenti, per partecipare alle grandi istituzioni internazionali ed europee. Pochi sanno che, dopo i due colossi spaziali Usa e Urss, l'Italia è stata il terzo paese a mettere in orbita un satellite — il San Marco 1, seguito poi dal San Marco 2 — e ad attrezzare una piattaforma vicino a Malindi in Kenya, come base di lancio a disposizione della comunità internazionale e da cui è stato lanciato il primo satellite scientifico per lo studio delle sorgenti celesti di raggi X, l'Uhuru, parola che in swahili significa libertà. Il libro pone soprattutto l'accento sulla parte tecnologica e sulla politica dello spazio, ma va aggiunto che grandi contributi sono stati portati anche dagli astrofisici che hanno utilizzato i telescopi su satelliti e in particolare va ricordato il satellite italiano Beppo Sax, dedicato a Giuseppe Occhialini detto Beppo, un satellite per raggi gamma ed X che ha permesso la soluzione di un problema perdurante da almeno un decennio: l'origine dei "gamma bursts". Pietre miliari per la ricerca spaziale italiana sono stati i progetti San Marco, Sirio, che è stato il primo satellite europeo per telecomunicazioni, le industrie Selenia, Aeritalia, Telespazio, Laben; fra gli scienziati, Arnaldi, Broglio, Puppi, Occhialini, Bepi Colombo, l'ideatore del "rimpallo gravitazionale" e del satellite al guinzaglio e i tanti collaboratori e ricercatori che hanno utilizzato i satelliti, e che hanno portato il loro contributo di idee nei vari consigli scientifici dell'ESA e della Nasa; vanno poi ricordati gli astronauti italiani Malerba, Guidoni, Vittori, Cheli, Nespoli. Oggi gli astronauti "abitano lo spazio" alternandosi nella stazione internazionale, un vero e proprio laboratorio permanente orbitante sulle nostre teste; ma anche queste grandi imprese non fanno più notizia e pochi si ricordano di coloro che lavorano lassù a tutta una serie di esperimenti fisici e biologici in assenza di gravità.

 

Dario Laruffa, Lo spazio tricolore (2009)

UTET, pagg. 247, euro 20,00

Autore: Pino Cottogni - Data: 2 settembre 2009

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Commenti

1 Ben venga un po' di attenzione al contributo italiano! Purtroppo solo nelle riviste aerospaziali e in qualche sporadico articolo si son potute leggere notizie su queste attività italiane, anche per il clima storico di poco interesse per la ricerca, che ha sempre fatto criticare questi nostri investimenti come fossero sprechi inutili e manie di grandezza da corsa allo spazio tricolore. Un aneddoto: ricordo molti anni fa di aver letto in una intervista che per un certo periodo ad ogni lancio riuscito dalla piattaforma San Marco era uso elargire un piccolo premio ai lavoratori locali (mi riferisco alla piccola manovalanza che assisteva gli specialisti italiani che lavoravano alla piattaforma). Con questo premio molti di loro, dediti ad una religione che ammetteva la poligamia, si "compravano" una nuova moglie - come uso locale, che prevedeva un rimborso al padre. Altro che fredde ricadute tecnologiche! :-)

» postato da Naismith alle 11:51 del 02-09-2009

2 Ci voleva! Per me l'ASI e l'Alenia sono un fiore all'occhiello dell'Italia, come la Ferrari. È davvero un peccato che siano semisconosciute all'italiano medio

» postato da (Al Ien) alle 12:38 del 02-09-2009

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