Fondazione e la fantascienza d'Italia

Numero quindici per la blasonata fanzine catanese. Pezzo forte del numero un'inchiesta sulla fantascienza italiana, con interviste con molti protagonisti del settore.

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Nono anno, quindicesimo numero per la fanzine catanese Fondazione, curata da Enrico Di Stefano e Claudio Chillemi. La copertina è dedicata al classico dei videogiochi Space Invaders, che ha compiuto trent'anni nel 2008 e al quale anche Delos aveva dedicato qualche mese fa uno speciale. L'articolo, nostalgico e storico, è di Emilio Di Gristina.

 

Ma il pezzo forte di questo numero, che è ospitato nelle quattordici pagine centrali, è un'interessante e corposa inchiesta un po' a tutto campo sulla fantascienza italiana o comunque sul fenomeno fantascienza in Italia. Non si parla solo di autori o di libri, ma anche dell'impatto delle serie televisive, delle comunità su internet, del cinema. L'inchiesta è strutturata con una serie di domande che sono state poste a una dozzina di protagonisti del settore: Giuseppe Lippi, Ernesto Vegetti, Ugo Malaguti, Franco Brambilla, Donato Altomare, Debora Montanari e Silvio Sosio. Emergono spunti curiosi, e a mio avviso emerge anche un certo divario generazionale. In ogni caso si tratta di un lavoro decisamente interessante.

 

Nel numero anche un interessante intervento di Chillemi sullo Star Trek di Abrams, racconti di Donato Altomare, Michele Nigro e Giancarlo Manfredi, rubriche, recensioni.

Per richiedere una copia o abbonarsi scrivere a Rosaria Leonardi, fondazionesf@tiscali.it.

Autore: S* - Data: 3 agosto 2009

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Commenti

1 Prima di tutto voglio rinnovare i miei complimenti alla redazione di Fondazione per l'ottima rivista che con tanta passione e professionalità (e si vede) continua a pubblicare. Dopo gli, non obbligati, elogi un paio di riflessioni scaturite dall'inchiesta sulla fantascienza italiana. 1) ho notato che in questa "inchiesta", come nelle storiche precedenti e nelle varie "tavole rotonde" che si sono susseguite (a volte un po' malinconicamente) nelle varie convention, manca sempre il punto di vista del "cliente" ovvero di chi , alla fine, decreta il successo o il fallimento delle attività dei vari "addetti ai lavori" (e considerare il "cliente lettore" un non protagonista mi sembra una vera e propria bestemmia). Ve la immaginate un'azienda che, per capire perché un suo prodotto è andato male o non come auspicato, lo chiede a se stessa o cerca di capirlo solo dalla fredda analisi del venduto invece che fare un'indagine di mercato sui desiderata dei potenziali clienti? Sai quante inutili masturbazioni mentali ne scaturirebbero! 2) Mi sarebbe piaciuto leggere le risposte dei nostri addetti ai lavori alla seguente domanda (parafrasando la penultima): quale è stato il danno più importante che pensate di aver dato al mondo della fantascienza italiana?

» postato da Bruno Baronchelli alle 10:17 del 04-08-2009

2 «1) ho notato che in questa "inchiesta"...manca sempre il punto di vista del "cliente"» Vero, Bruno, ma quello che tu chiedi è tutto un altro tipo di inchiesta e tutto un altro ordine di problemi. Non è che puoi intervistare Bruno Baronchelli per avere il parere "del cliente". Sarebbe certamente un parere molto interessante che personalmente sarei interessatissimo a leggere, ma sarebbe "UN" cliente. Per avere il parere dei lettori devi fare un sondaggio. E devi scegliere molto bene il campione, perché se prendi i lettori di Fantascienza.com, per esempio, avrai certamente risposte diversissime da quelle che otterresti chiedendo ai lettori della Elara (dei quali a detta di Malaguti solo il 13% ha internet, molto meno della media italiana, il che la dice lunga sulla loro età media). Anche se Fondazione avesse chiesto un parere a tutti i suoi lettori, avrebbe avuto comunque un campione sbilanciato (sarebbe tutta gente che bazzica nel fandom). «2) Mi sarebbe piaciuto leggere le risposte dei nostri addetti ai lavori alla seguente domanda (parafrasando la penultima): quale è stato il danno più importante che pensate di aver dato al mondo della fantascienza italiana?» Bella, bella! Per quanto riguarda i danni causati da me, chiedete pure direttamente a Debora Montanari! S*

» postato da S* alle 11:06 del 04-08-2009

3 Bellissimo numero, appena ricevuto, complimenti a tutta la redazione! Ho iniziato a leggere. L'articolo sul film di Star Trek e' molto articolato e condivisibile :twisted: L'inchiesta sulla fs la leggero' quanto prima con calma, mi incuriosisce molto. :wink:

» postato da dued alle 12:29 del 04-08-2009

4 A nome di Fondazione vi ringrazio per i complimenti. Poi, concordo con Brunos. Sarebbe molto interessante conoscere il punto di vista dei lettori; ma concordo anche con Silvio, in quanto Fondazione non potrebbe offrire una copertura adeguata di tutti i mille risvolti di cui é formato il vasto mondo dei lettori della fantascienza italiana i quali, se pur pochi, si dividono in mille, chiamiamole così, "parrocchie":-) In quanto ai danni fatti da ognuno di noi alla SF nostrana, bhé! dopo questo numero non vorrei esser costretto a dirspondere: l'aver fatto una inchiesta sulla Fantscienza Italiana :-)

» postato da (Claudio C. ) alle 08:03 del 05-08-2009

5 E' vero quello che scrive Silvio ma il "campione" non è neppure (se la vogliamo buttare sull'accademico) molto significativo per i curatori, editori, scrittori ecc... ecc... Ad esempio sarebbe interessante sapere ANCHE il parere dei curatori, editori che non si interessano di SF & C e di quelli che si sono chiamati fuori dal mondo dei fan ( ho letto casualmente su internet un'intervista sul momento della SF in Italia di Fanucci molto interessante). Non mi sembra comunque che i "soliti" (con tutto il massimo rispetto) 4 o 5 dell'articolo in oggetto "offrano una copertura adeguata di tutti i mille risvolti di cui é formato il vasto mondo della fantascienza italiana" (bella la tua frase, caro Claudio, ma deve valere per tutti e non solo per il povero "cliente"). Io comunque mi chiamavo fuori perchè non si può definire "cliente" chi compra acriticamente tutto. Intendevo dire, e ovviamente mi sono espresso male e quindi fatemelo dire terra terra, che manca sempre "quello che non ha interessi di bottega" o che non deve difendere il suo orticello. Chiamiamolo come ci pare, io avevo proposto di chiamarlo "cliente". Quello che ha il coraggio di dire di smetterla di spacciare ogni testo pubblicato come il libro dell'anno (se non del secolo) e l'autore come il nuovo Calvino. Si perde di credibilità e clienti. Vi è mai capitato di sentire chi (in ufficio, in palestra, sulla spiaggia o dove volete voi) casualmente ha letto uno di questi capolavori e ha detto :"ho letto un'emerita boiata - ah caro Fantozzi che gran maestro che sei stato!- presentata come un capolavoro... pensa che roba devono essere gli altri romanzi dello stesso genere!

» postato da Bruno Baronchelli alle 10:57 del 05-08-2009

6 «Ad esempio sarebbe interessante sapere ANCHE il parere dei curatori, editori che non si interessano di SF & C e di quelli che si sono chiamati fuori dal mondo dei fan ( ho letto casualmente su internet un'intervista sul momento della SF in Italia di Fanucci molto interessante). » Ciao Bruno! Se ti riferisci a questa intervista, la trovo tutto fuorché interessante. Se non era quella, invece, allora mi sentirei di dire che Sergio Fanucci è tra gli editori meno indicati per parlare di SF, considerando che nell'intervista ad Affaritaliani.it spara a zero sul genere e lo fa sbrigativamente (in 4 parole) ma metodicamente (scegliendo più angolazioni). Che Fanucci abbia sempre voluto emanciparsi dal ghetto, è un dato di fatto. E' altrettanto risaputa la scarsa considerazione in cui Fanucci ha sempre tenuto la fantascienza come etichetta, studiando in questi anni le più fantasiose strategie di fuga dall'immaginario di riferimento, culminate nell'invenzione (programmatica) di etichette maggiormente "presentabili" e/o spendibili, come testimoniano le operazioni AvantPop, Immaginario Questo e Immaginario Quell'Altro. Da una parte, non si può negare che l'operazione gli sia riuscita. Nei mesi scorsi, essendomi ritrovato a parlare con lettori abitualmente lontani dalla SF, mi sono sentito ripetere a più riprese che PKD non è SF perché non si avvicina all'idea della SF che si erano fatti, e analoga sorte è quella toccata al Vonnegut di Feltrinelli o al Silverberg di Fazi. Dall'altra rattrista la constatazione che, nella loro frenesia emancipatoria, molti editori non si sono fatti scrupoli a calpestare la dignità del genere. Fanucci è stato tra questi e continua a farlo tuttora, come dimostra l'intervista linkata, dove non si premura di pesare le parole pur sapendo di parlare a un giornalista e a un pubblico distanti dallo scenario della fantascienza, e per questo facilmente manipolabili. Probabilmente, se anziché vendere Dick come autore fuori dagli schemi e tout-court e riferirlo a un immaginario incentrato sui miti di Hollywood, Fanucci si fosse premurato di ricondurne criticamente l'opera alla culla del suo genere di riferimento, anche la fantascienza avrebbe saputo trarre un vantaggio minimo dal pur giusto e innegabile successo commerciale di Dick. Invece ci ritroviamo con editori che se ne vanno in giro con il certificato di decesso della fantascienza in tasca, incuranti del fatto che, se quella morte fosse avvenuta davvero, adesso dovrebbero averci in tasca un avviso di garanzia a loro carico con l'accusa di concorso in omicidio aggravato. Cordialità, X

» postato da X alle 13:28 del 05-08-2009

7 X, condivido ogni parola (va be', magari escluso quell'"averci" nelle ultime righe). Perché non espandi un po' il testo, lo dettagli, riporti il pezzo di intervista di Fanucci e non ci fai un articolino per Robot, due o tre cartelle? S*

» postato da S* alle 15:48 del 05-08-2009

8 « Invece ci ritroviamo con editori che se ne vanno in giro con il certificato di decesso della fantascienza in tasca, incuranti del fatto che, se quella morte fosse avvenuta davvero, adesso dovrebbero averci in tasca un avviso di garanzia a loro carico con l'accusa di complicità in omicidio. Cordialità, X» Condivido al mille per mille Ciao! Lanfranco

» postato da Lanfranco Fabriani 2 alle 16:02 del 05-08-2009

9 Una domanda. Giuro, non provocatoria, senza secondi fini, curiosita' pura. :angel2: Visto che qui si parla di sf e di Fanucci, binomio che sembrava definitivamente scisso, visto che da anni gli italiani la medesima casa editrice li vedeva col binocolo (messo al contrario per allontanarli allo sguardo :wink: ), qualcuno mi sa spiegare la pubblicazione di ben tre libri di una autrice italiana, Laura Iuorio, e cioe', un antico vincitore (credo l'unico uscito) del premio Solaria, ripubblicato e si dice rivisto, piu' due seguiti? Mi e' sembrata una notizia curiosa, ma non se ne parla in alcuna sede. Percio' chiedo qui, se qualcuno sa rispondermi.

» postato da dued alle 17:00 del 05-08-2009

10 Facendo parte della Banda di Fondazione mi fa piacere aver scatenato questo popo' di discussione con la nostra intervista...Comunque, risponderò a Bruno riguardo i "clienti" facendo osservare che di clienti puri, non compromessi, la realtà della Fantascienza Italiana ne ha veramente pochi. Praticamente siamo tutti clienti e operatori (chi non ha mai scritto un articolo o un racconto per una fanza qualsiasi?) di Fantascienza, poi ci sono i collezionisti (come Bruno appunto) che acquistano acriticamente. Il cliente lo si trova in libreria e in edicola (anche su internet, per carità, ma non con i numeri dell'edicola e della libreria), e per invadere le edicole e le librerie ci vogliono tirature titaniche, non so se mi spiego. Da questo punto di vista Fanucci è stato un editore contraddittorio, di cui non mi va di elencare i (pochi) meriti e i demeriti. In conclusione, lasciamo (noi di Fondazione) la patata bollente di un'inchiesta su "cosa vuole il lettore medio di fantascienza italiano" a chi ha i mezzi titanici di cui sopra, e speriamo che qualcosa salti fuori!

» postato da (Claudio C. ) alle 08:52 del 06-08-2009

11 «Praticamente siamo tutti clienti e operatori (chi non ha mai scritto un articolo o un racconto per una fanza qualsiasi?) di Fantascienza» Ah no, questo non è vero! Posso smentirti subito! Io personalmente ne conosco almeno due, e si vocifera di un terzo dalle parti di Vercelli! S*

» postato da S* alle 09:46 del 06-08-2009

12 ««Praticamente siamo tutti clienti e operatori (chi non ha mai scritto un articolo o un racconto per una fanza qualsiasi?) di Fantascienza» Ah no, questo non è vero! Posso smentirti subito! Io personalmente ne conosco almeno due, e si vocifera di un terzo dalle parti di Vercelli! S*» Io 4! E tutti in ambito accademico. Sussiegosi bibliotecari, ricercatori, professori associati, che poi, si scopre che sono lettori di fantascienza, nessuno dei quali ha mai scritto un racconto. Ciao! Lanfranco

» postato da Lanfranco Fabriani 2 alle 10:19 del 06-08-2009

13 Chissenefregadifanucci. Non mi è simpatico, non lo frequento e i suoi libri li compro in libreria. Vedo che ho toccato, involontariamente, un nervo scoperto della trbù. L'ho citato perchè CASUALMENTE (usufruisco del servizio di Google sulle segnalazioni degli articoli sugli argomenti di interesse e io, ovviamente, ho indicato come argomento il "fantastico") avevo letto l'articolo un paio di giorni prima che mi arrivasse l'ottima rivista di Claudio e l'avevo trovato interessante SOLO perchè "diverso" dal solito bla bla sentito mille volte. Scusate ma il parere di Fanucci può piacere o no ma non capisco perchè non debba avere la stessa dignità di quelli espressi dei vari partecipanti alle "note" tavole rotonde. C'è stato a Roma una specie di festival della SF con tanto di tavola rotonda (Fantascienza.com ne ha dato notizia) e mi piacerebbe sapere quanti sono andati a sentire, io mi sono rifiutato dopo aver letto il nome dei partecipanti (per fortuna non ho un capo ufficio che mi obbliga, vero Fantozzi?). Un paio di domandine, una precisazione e una curiosità finale. Le domandine: non credete che le esperienze di chi lavora nello stesso campo non possano essere utili? Sicuri che i signori della Mondadori non abbiano nulla a che vedere con il crescente rifiuto della SF (sono anni che mi riesce difficile leggere un Urania) e che il colpevole vada ricercato nel proprietario di una piccola casa editrice al grande pubblico quasi sconosciuta? La precisazione: l'essere collezionista vuol dire essere un cliente che acquista tutto a prescindere dalla qualità presunta del "prodotto" ma sempre solo "cliente" resta. Di certo il sottoscritto non è, non lo è mai stato e non sarà mai un "operatore" . La curiosità finale: chi decide chi sono le persone indicate a parlare di SF? Sarò strano ma conoscere il parere di un editore che ha stravolto a 360° la "mission" della sua casa editrice lo considero interessante.

» postato da Bruno Baronchelli alle 10:50 del 07-08-2009

14 « C'è stato a Roma una specie di festival della SF con tanto di tavola rotonda (Fantascienza.com ne ha dato notizia) e mi piacerebbe sapere quanti sono andati a sentire, io mi sono rifiutato dopo aver letto il nome dei partecipanti (per fortuna non ho un capo ufficio che mi obbliga, vero Fantozzi?). Un paio di domandine, una precisazione e una curiosità finale. Le domandine: non credete che le esperienze di chi lavora nello stesso campo non possano essere utili? Sicuri che i signori della Mondadori non abbiano nulla a che vedere con il crescente rifiuto della SF (sono anni che mi riesce difficile leggere un Urania) e che il colpevole vada ricercato nel proprietario di una piccola casa editrice al grande pubblico quasi sconosciuta? La precisazione: l'essere collezionista vuol dire essere un cliente che acquista tutto a prescindere dalla qualità presunta del "prodotto" ma sempre solo "cliente" resta. Di certo il sottoscritto non è, non lo è mai stato e non sarà mai un "operatore" . La curiosità finale: chi decide chi sono le persone indicate a parlare di SF? Sarò strano ma conoscere il parere di un editore che ha stravolto a 360° la "mission" della sua casa editrice lo considero interessante. » Se ti riferisci alla cosa al Teatro India, io sono andato a uno degli incontri, ed è stata un po' un'impresa perché la cosa era pubblicizzata malissimo. All'incontro a cui sono andato io, e non ero obbligato da un capoufficio, c'erano un trenta-quaranta persone. La saletta era piccola e due o tre persone erano in piedi sulla soglia. Per quanto riguarda le altre domande: Penso che "la rivolta" nei confronti di Fanucci sia avvenuta soltanto perché lo avevi tirato in ballo tu. Per il resto non credo che qualcuno abbia detto che sia colpa di Fanucci se le cose vanno male, sarebbe veramente una stupidaggine troppo grossa. Puramente e semplicemente a qualcuno di noi da fastidio che pubblichi fantascienza ma eviti in tutti i modi di usare l'etichetta, "scippando", in tal modo al genere un paio di grossi nomi che gli appartengono di diritto. Questa almeno è la mia opinione e suppongo la stessa cosa intendessero gli altri intervenuti nella discussione a questo proposito. Non sono sicuro che la colpa sia di Urania, anche se non escludo che qualche errore possa essere stato fatto, su questo posso dire poco perché al massimo posso dire se qualcosa piace o non piace a me, ma io non rappresento i gusti del pubblico. Secondo me la colpa è che in effetti la fantascienza è diventata scarsamente leggibile. Si è fatta inutilmentre pretenziosa, inutilmente letteraria e molti degli autori che circolano non ne hanno la capacità. E' palese che un buon due terzi dei romanzi che circolano oggi potrebbero essere egregiamente risolti nella misura di un romanzo breve o di un romanzo lungo, ma purtroppo questo è quello che gira. E Mondadori stampa quello che trova. Poi, se vuoi possiamo metterci a discutere ampiamente su questo tema, che comunque esulerebbe dalla discussione iniziale Per quanto riguarda la curiosità finale, non so proprio cosa dirti. Suppongo che ognuno di noi, ogni giorno assegni ad altri il "diritto" di parlare di qualcosa, sia la fantascienza o la programmazione o la squadra di calcio. :-) Se invece tu ti riferivi a specifiche occasioni non l'ho capito. Ciao! Lanfranco

» postato da Lanfranco Fabriani 2 alle 14:10 del 08-08-2009

15 Il fatto di essere stato appena operato al menisco mi costringe ad un riposo forzato e mi permette di dilungarmi su questo "interessantissimo" (?!?) argomento. Mi rendo conto che potrò sembrare un pò polemico e allora scusatemi e concedetemi la buona fede e il fine costruttivo. Iniziamo dalla fine del post di Lanfranco: la curiosità si riferiva nel sapere chi è che da la pagella agli editori: "...Sergio Fanucci è tra gli editori meno indicati per parlare di SF.... " (Mr. X; a proposito chi è? Scusate l'ignoranza). Mi sembra poi leggermente azzardato questo giudizio su una persona che è cresciuta a pane e fantascienza (periodo della gestione paterna) e poi... non mi voglio ripetere. Infine se il solo citarlo crea una "rivolta".... mamma mia come SIETE messi male! (pensierino dedicato, ovviamente, solo a chi partecipa alla "rivolta";). Ritengo che sarebbe molto utile per agli addetti ai lavori (e interessante per me e quelle altre tre o quattro persone che conoscete come "non" operatori) apprendere non solo il pensiero di Fanucci ( a proposito, sul "nascondere" la SF mi sembra che sia arrivato ben ultimo. Non mi convincete signori rivoltosi!) ma anche quello di Sellerio, Sperling, Baldini e Castoldi, Armenia , Feltrinelli, Keltia, Giunti, Longanesi, Piemme, Rizzoli ecc.. ecc. ecc.., ad esempio sul perchè abbiano chiuso le loro collane dedicate alla SF e se, prima di farlo, abbiano fatto qualche analisi di mercato o si siano limitati al quantitativo del venduto (non pretendo che si siano basati sulle analisi proposte da Kotler). Non credete che una tavola rotonda con un paio di queste persone possa essere leggermente più interessante? La Libra/Perseo/Elaria, non è mai andata sul mercato "principalmente" per gli alti costi di distribuzione (non vorrei aver capito male) ma non mi risulta che ci sia da pagare una sovrattassa per i libri di fantascienza. Gli altri come fanno? Forse prorio Fazi, Gargoyle, ISBN, avrebbero qualcosa da dire e insegnare su come pubblicare (anche) SF. Una volta a Fiuggi (per carità cristiana mi mantengo sul vago) alcune motivazioni sul mancato sviluppo della SF italiana mi fecero ricordare un mio collaboratore molto brutto ma con un gran senso dello humor che un giorno se ne uscì così: "Non è vero che io sono brutto, sono le donne che non hanno gusto!". Forza allora Mondadori e mondadorini con i ricicli dei ricicli, con i romanzi a bassi (presumo) costi per i diritti d'autore (GALOYUYE per il Millemondi Inverno!), con le quote rosa, perdon, italiane (il premio Italia di Urania non è in fin dei conti una quota rosa, aridaje, italiana?) ecc. ecc. tanto non siete voi che pubblicate cose impresentabili, sono i clienti che non hanno gusto e non sanno scegliere. Una chiosa per Lanfranco: il capo ufficio di fantozziana memoria voleva essere una metafora per dire in modo scherzoso che ormai alle tavole rotonde- sia come attori che come spettatori - partecipa solo chi ha degli interessi specifici nel settore (i famosi "operatori": scrittori, traduttori, curatori, organizzatori di convention, editori ecc...che non hanno proprio alcun bisogno di un capo ufficio"esterno", avendolo incorporato)

» postato da Bruno Baronchelli alle 18:00 del 08-08-2009

16 Guarda Bruno, io non credo che ci sia poi tutto questo bisogno di indagini sul perché e per come gli editori non pubblicano fantascienza. Oggi un libro di fantascienza può ambire a vendere duemila copie. Con duemila copie non ci ripaghi gli anticipi richiesti dagli agenti "grossi" - vedi Santachiara che ha gli autori di Ralph Vicinanza che ha la gran parte degli autori grossi di fantascienza. Allora, devi inventarti cose. O scopri l'autore nuovo col qual trattare direttamente. O lavori con agenti "minori" e che hanno una maggiore attenzione al mercato specifico. O compri i libri in stock in modo da avere prezzi buoni, e poi pubblichi la schifezza accanto al libro decente. O riesci a vendere il libro di fantascienza a un pubblico non specializzato, evitando di classificarlo come fantascienza. O pubblichi altre cose che vendono parecchio in modo da assorbire le perdite della sf, almeno finché non ti chiedui chi te lo fa fare di pubblicare sf. Devo dire che tra tutte queste strategie, forse quella migliori è proprio quella di Fanucci. Se non altro è quella che rischia di trovare nuovi lettori. Personalmente sono abbastanza convinto che il termine fantascienza oggi sia più dannoso che altro. S*

» postato da S* alle 18:15 del 08-08-2009

17 «Personalmente sono abbastanza convinto che il termine fantascienza oggi sia più dannoso che altro. S*» :( Siamo a questo punto. zaludozzz

» postato da jetscrander alle 22:02 del 08-08-2009

18 ««Personalmente sono abbastanza convinto che il termine fantascienza oggi sia più dannoso che altro. S*» » ovviamente, parlo esclusivamente dal punto di vista commerciale e in ambito librario. S*S

» postato da S* alle 22:19 del 08-08-2009

19 «««Personalmente sono abbastanza convinto che il termine fantascienza oggi sia più dannoso che altro. S*» » ovviamente, parlo esclusivamente dal punto di vista commerciale e in ambito librario. S*S» Ah ecco!!!! mi hai fatto prendere un colpo, buone vacanze :D zaludozzz

» postato da jetscrander alle 11:12 del 09-08-2009

20 «Guarda Bruno, io non credo che ci sia poi tutto questo bisogno di indagini sul perché e per come gli editori non pubblicano fantascienza. Oggi un libro di fantascienza può ambire a vendere duemila copie. Con duemila copie non ci ripaghi gli anticipi richiesti dagli agenti "grossi" - vedi Santachiara che ha gli autori di Ralph Vicinanza che ha la gran parte degli autori grossi di fantascienza. Allora, devi inventarti cose. O scopri l'autore nuovo col qual trattare direttamente. O lavori con agenti "minori" e che hanno una maggiore attenzione al mercato specifico. O compri i libri in stock in modo da avere prezzi buoni, e poi pubblichi la schifezza accanto al libro decente. O riesci a vendere il libro di fantascienza a un pubblico non specializzato, evitando di classificarlo come fantascienza. O pubblichi altre cose che vendono parecchio in modo da assorbire le perdite della sf, almeno finché non ti chiedui chi te lo fa fare di pubblicare sf. Devo dire che tra tutte queste strategie, forse quella migliori è proprio quella di Fanucci. Se non altro è quella che rischia di trovare nuovi lettori. Personalmente sono abbastanza convinto che il termine fantascienza oggi sia più dannoso che altro. S*» Adunque, stabilito però che il pubblico non è un deficiente, dovrebbe risultare chiaro che l'assenza di termine dannoso, si deve accompagnare a una assenza di contenuto altrettanto dannoso. Mi spiego, suppongo che sia inutile pubblicare un'avventura spaziale senza il termine fantascienza, come è inutile pubblicare un'avventura temporale, così come è inutile pubblicare qualcosa basato su una scoperta scientifica. Insomma, perché il gioco funzioni si può pubblicare senza l'etichetta fantascienza soltanto il solito strapallosissimo noir contaminato di fantascienza o ciò che puoi far passare per un gioco postmoderno. Posso dire, da lettore di fantascienza, se la tenessero? Comunque, vorrei far presente quanto segue a te editore, ed eventualmente anche ad altri. Nel corso di alcuni anni, io ho scoperto dodici persone che leggono fantascienza, anche se magari molto saltuariamente (meno di un libro l'anno). Altre due le ho scoperte ieri. Ora, non stiamo parlando di persone che non leggono, e che magari passano tutto il loro tempo davanti alla televisione, guardando magari fantascienza, tutto il contrario, leggono molto (magari non molto al di fuori della loro sfera professionale), non hanno nulla in contrario a leggere fantascienza ma a quanto pare non se la ritrovano sotto le mani quando vanno a comperare un libro. Siamo sicuri che anziché fare un discorso relativo al pubblico che non compra fantascienza a causa dell'etichetta non bisognerebbe fare un discorso su come far sì che coloro che sono disposti a spendere, sia pure saltuariamente, in fantascienza siano nelle condizioni di farlo? In ogni modo, un conto e non mettere l'etichetta fantascienza fuori, un altro è quello di negare più o meno esplicitamente all'interno che il contenuto sia fantascienza. Ciao! Lanfranco

» postato da Lanfranco Fabriani 2 alle 11:14 del 09-08-2009

21 Grazie Silvio, hai espresso in modo perfetto quello che avevo cercato di dire e sei andato anche oltre con gli impliciti complimenti all'attività imprenditoriale di Fanucci. Per un vecchio appassionato come me fa male scrivere quello che ha scritto ma non si risolve certo un problema (se tale è o si vuole considerare) negandolo. Si potrebbe cominciare con non spacciare come capolavoro del secolo "la schifezza" o ghettizzando l'autore italiano nel recinto del "premio Urania" praticamente etichettandolo come un "diverso" (e se per un caso fortuito in un anno partecipano solo "schifezze" che si fa? Non si attribuisce il premio o si pubblica la "schifezza? Sai che bella pubblicità per la "SF" italiana!). Di quello che hai scritto condivido tutto ma permettimi di dire che una maggiore attenzione al mercato mondiale e una minore paranoica attenzione ai costi la Mondadori potrebbe permettersela; con la sua potenza mediatica (pubblicità e informazione) potrebbe operare maggiormente sulla leva dei ricavi (vedi caso Troisi) ampliando il mercato (cosa che certo non può immaginare di fare con la novecentesima ristampa inserita nelle collane come Epix , Urania Collezione o Millemondi). Molto probabilmente la Sf non è più minorenne e non piace al suo padroncino. Infine il cerchio si chiude: dice Silvio "io non credo che ci sia poi tutto questo bisogno di indagini...", e delle tavole rotonde? Se allora vogliamo solo giocare facciamolo a tutto campo, almeno è più divertente (con buona pace di quei pochi che si prendono ancora sul serio).

» postato da Bruno Baronchelli alle 11:18 del 09-08-2009

22 Intanto nessuno ha risposto alla mia domanda su Fanucci e la Iuorio. :cry: Volevo pero' intervenire su un altro punto di questa interessantissima discussione. Premetto che condivido in linea di massima quello che scrive Lanfranco su opinioni e gusti del lettore. Non mi dilungo perche' al momento non ho il tempo di affrontare la discussione con la calma e la serieta' che richiederebbe. Pero' riguardo a «... o ghettizzando l'autore italiano nel recinto del "premio Urania" praticamente etichettandolo come un "diverso" (e se per un caso fortuito in un anno partecipano solo "schifezze" che si fa? Non si attribuisce il premio o si pubblica la "schifezza? Sai che bella pubblicità per la "SF" italiana!). » Il premio Urania, con tutti gli indubbi e obiettivi meriti che ha, rimane comunque una vetrina limitata. Anche se qualche tentativo di promuovere piu' italiani (ad esempio Tonani) viene fatto. Non lo dico come critica, ci mancherebbe, ma come constatazione. Certo, mi si potrebbe dire, hai partecipato, non hai mai vinto, e allora hai il dentino avvelenato. :wink: Non e' cosi'. Non e' del mio caso che parlo, ma di riflessioni sulla base delle opere scelte e pubblicate. Intendo dire che, al di la' dei meriti o demeriti del singolo romanzo partecipante, mi pare ci siano dei criteri nella valutazione di preferenza delle opere e nei gusti della giuria che privilegiano la presenza di certi elementi e scenari narrativi e ne escludono altri. Quindi, esistono tutta una serie di potenziali romanzi interessanti che non verrebbero neppure presi in considerazione. Non dico migliori o peggiori di quelli prescelti, solo diversi e ritenuti non compatibili con il premio. Non e' un caso, pero', che il rilancio dell'Urania e il momento di massimo fulgore sia coinciso con la pubblicazione dei romanzi di Evangelisti, atipici a tutti gli effetti. Forse, dico forse, un po' piu' di diversificazione e apertura a possibili scenari e contaminazioni ( non sempre e solo horror, thriller, noir :roll: ) aiuterebbe. O forse, l'Urania ha quella connotazione, quella impronta, e va bene cosi'. Pero' forse editori con la potenza di fuoco di Mondadori o equipollenti potrebbero osare di piu', come e' stato fatto nel fantasy con la Troisi. Riservando questo "di piu' " ad altre iniziative e collane, invece di procedere imperterriti con ristampe e poco altro.

» postato da dued alle 13:08 del 09-08-2009

23 Rispondendo a Lanfranco: no, direi che c'è una gran quantità di sf che può essere letta senza problemi da chi non legge sf abitualmente, e quella può essere venduta senza etchetta. Il caso tipico è quello di crichton, ma ci sono molti autori e molti libri anche di autori più legati al genere. Per esempio, tutti i libri di Sawyer possono essere letti da chiunque. Hanno un'idea di base di sf, ma quasi sempre è in elemento singolo. Inoltre sono sempre ricchi di considerazioni con le quali si può confrontare chiunque - il rapporto con la religione, il rapporto con la scienza. Sawyer va fiero di considerarsi scrittore di sf - il suo sito è sfwriter.com - ma secondo me è proprio l'autoreideale per il discorso che facevo prima. E attenzione: è sf vera, non noir ambientato nel futuro. Su Fanucci: non ho mai nascosto di ammirarequello che ha saputo fare come imprenditore. Non mi sognerei per esempio di criticarlo perché fa i soldi con i libri per bimbeminkia. Va benissimo per far andare avanti la baracca. Questo non vuol dire che sia d'accordo con lui quando liquida lasf in due righe dicendo che è morta e sepolta anche perché basta guardare altri media per accorgerei che e una corbelleria. D'altronde ognuno ha le sue idee. Per esempio, io ho unastima enorme di Lippi, ha una cultura spaventosa nel fantastico e nella letteratura, ma nell'articolo di fondazione dimostra una chiusura totale aprioristica nei confronto della sf televisiva. Un peccato. S* sono stato breve perchè scrivevo dall'iphone

» postato da S* alle 13:57 del 09-08-2009

24 «Grazie Silvio, hai espresso in modo perfetto quello che avevo cercato di dire e sei andato anche oltre con gli impliciti complimenti all'attività imprenditoriale di Fanucci. Per un vecchio appassionato come me fa male scrivere quello che ha scritto ma non si risolve certo un problema (se tale è o si vuole considerare) negandolo. Si potrebbe cominciare con non spacciare come capolavoro del secolo "la schifezza" o ghettizzando l'autore italiano nel recinto del "premio Urania" praticamente etichettandolo come un "diverso" (e se per un caso fortuito in un anno partecipano solo "schifezze" che si fa? Non si attribuisce il premio o si pubblica la "schifezza? Sai che bella pubblicità per la "SF" italiana!). Di quello che hai scritto condivido tutto ma permettimi di dire che una maggiore attenzione al mercato mondiale e una minore paranoica attenzione ai costi la Mondadori potrebbe permettersela; con la sua potenza mediatica (pubblicità e informazione) potrebbe operare maggiormente sulla leva dei ricavi (vedi caso Troisi) ampliando il mercato (cosa che certo non può immaginare di fare con la novecentesima ristampa inserita nelle collane come Epix , Urania Collezione o Millemondi). Molto probabilmente la Sf non è più minorenne e non piace al suo padroncino. Infine il cerchio si chiude: dice Silvio "io non credo che ci sia poi tutto questo bisogno di indagini...", e delle tavole rotonde? Se allora vogliamo solo giocare facciamolo a tutto campo, almeno è più divertente (con buona pace di quei pochi che si prendono ancora sul serio). » Premetto che riguardo al Premio Urania sono totalmente d'accordo con te e penso di aver ripetuto quelle cose talmente tante volteche non ce la faccio più. Il discorso di Mondadori e Urania temo sia un pochino differente. I ricavi di Urania all'interno del grosso ministero che è Mondadori credo siano talmente risibili che ho il sospetto che ogni tanto qualcuno si chieda perché non chiuderla anche soltanto per risparmiare qualche riga nel bilancio annuale. Quindi, ipotizzare che Mondadori spinga in pubblicità mi pare totalmente irrealistico. Inoltre penso di non sbagliare dicendo che Urania, come ogni altra collana, ha il suo budget fissato all'inizio dell'anno, e se per caso paga di più i diritti di un romanzo deve necessariamente pagare di meno quelli di un altro. Cosa che grosso modo si potrebbe dire accade per ogni editore, ma mentre un editore singolo può anche provare a stringere i denti e far slittare il maggiore esborso sull'anno successivo, è una sua decisione, Urania non credo proprio che abbia questa autonomia. Qualche movimento sul fronte degli italiani si vede, ci sono stati dei casi di opere fuori premio, e questo vuol dire molto, visto che c'è stato un periodo in cui era ufficiale che vi sarebbe stato il solo italiano scelto all'interno del premio e non veniva presa in considerazione nessun altra proposta. Naturalmente poi si tratta di vedere cosa accadrà realmente, ma le premesse ci sono, e non è che tutti abbiano un romanzo nel cassetto pronto da dare via. Ciao! Lanfranco

» postato da Lanfranco Fabriani 2 alle 13:53 del 10-08-2009

25 «Intanto nessuno ha risposto alla mia domanda su Fanucci e la Iuorio. :cry: » Dovresti chiederlo a Fanucci :-) Scherzi a parte, sul sito dell'autrice leggo che ha in ballo un romanzo di fantasy per Fanucci, e comunque "Il Sicario" viene definito "noir fantascientifico". Sigh! « Non e' un caso, pero', che il rilancio dell'Urania e il momento di massimo fulgore sia coinciso con la pubblicazione dei romanzi di Evangelisti, atipici a tutti gli effetti. Forse, dico forse, un po' piu' di diversificazione e apertura a possibili scenari e contaminazioni ( non sempre e solo horror, thriller, noir :roll: ) aiuterebbe. » Ni. In realtà, come dico spesso, senza voler nulla togliere a Valerio, è stata anche l'epoca in cui I Biplani di D'annunzio hanno venduto uno sfacelo di copie, anche il secondo romanzo di Mongai aveva venduto molto, sicuramente più di 10000 copie. Quella, per intenderci, era l'epoca in cui Urania, almeno con qualche numero, arrivava in libreria, dove rimaneva qualche mese. C'era quindi la possibilità di organizzare qualche presentazione, l'autore, se ci riusciva poteva rimediarsi in qualche modo una pagina su un giornale. La situazione in questo momento la conosciamo, Urania è in edicola per un po' meno di un mese. Solitamente con una copia per edicola, massimo due, comunque, quelle che l'edicolante vende normalmente. Anche se si riuscisse a essere tempestivi con una presentazione, gli ipotetici 15 lettori in più dovrebbero fare una fatica bestiale per trovare il fascicolo (lo so per esperienza, che con due premi urania mi sono sentito dire mille volte, "ma dove lo posso comperare?" "Ho girato tutte le edicole di Roma ma non riesco a trovarlo da nessuna parte", mentre teoricamente il numero doveva essere in edicola (e il più delle volte ho finito per dare via le copie che mi ero preso per me). E se anche i 15 nuovi lettori riuscissero ad arrivare all'agognata copia, questo significherebbe che 15 vecchi lettori smadonnerebbero perché qualcuno in edicola si è portato via la "loro" copia. L'alternativa è il servizio arretrati, 3 volte il prezzo di copertina, che per un'Urania è una cifra assolutamente irrealistica, quindi la vita e la morte di un romanzo si esaurisce in quelle tre settimane e in un eventuale rispecaggio in bancarella. D'altronde, visto che in queste condizioni il risultato di vendita è sostanzialmente fisso, non può più avvenire la vendita clamorosa che possa spingere a ristampare il romanzo o eventuali novità dell'autore in una collana da libreria. Opinione personale, naturalmente Ciao! Lanfranco

» postato da Lanfranco Fabriani 2 alle 14:11 del 10-08-2009

26 Caro Lanfranco con la risposta a "dued" (?) non fai che confermare il mio pensiero sulla Mondadori: basterebbe una migliore distribuzione e più fantasia (presentazioni, recensioni sui propri quotidiani o settimanali ecc...) per dare un po' di ossigeno alla SF. L'attuale metodo Mondadori è ovviamente perdente: io non investo nella distribuzione, nella pubblicità e nella ricerca di buoni libri (diritti d'autore) con l'ovvio risultato di avere un conto economico negativo. Ma ditemi quale prodotto o servizio al mondo "camperebbe" con la strategia mondadoriana! La mia esperienza trentennale nel marketing mi fa essere maligno: a volte le grandi aziende mantengono sul mercato un prodotto in perdita (potendo stornare i costi) per impedire le "new entry" (l'inglese è dedicato a chi non lo ama, è più "fine" che dire: "nuovi competitori"!) Una precisazione a quanto detto sulla Mondadori: io "auspicavo" non "ipotizzavo", non sono così ingenuo.

» postato da Bruno Baronchelli alle 11:00 del 11-08-2009

27 «« Non e' un caso, pero', che il rilancio dell'Urania e il momento di massimo fulgore sia coinciso con la pubblicazione dei romanzi di Evangelisti, atipici a tutti gli effetti. Forse, dico forse, un po' piu' di diversificazione e apertura a possibili scenari e contaminazioni ( non sempre e solo horror, thriller, noir :roll: ) aiuterebbe. » Ni. In realtà, come dico spesso, senza voler nulla togliere a Valerio, è stata anche l'epoca in cui I Biplani di D'annunzio hanno venduto uno sfacelo di copie, anche il secondo romanzo di Mongai aveva venduto molto, sicuramente più di 10000 copie. Quella, per intenderci, era l'epoca in cui Urania, almeno con qualche numero, arrivava in libreria, dove rimaneva qualche mese. C'era quindi la possibilità di organizzare qualche presentazione, l'autore, se ci riusciva poteva rimediarsi in qualche modo una pagina su un giornale. » O.K. che erano tempi piu' favorevoli, O.K. che anche romanzi piu' strettamente fs di quelli di Evangelisti poi hanno venduto bene; magari adesso, per le condizioni che tu descrivi, sarebbe piu' difficile iniziare un "trend positivo" (con buona pace di Nanni Moretti :lol: ) come quello. Ma il mio punto era leggermente diverso: in ogni caso il rilancio in grande stile era coinciso con un'opera e un autore leggermente fuori dai canoni. Dico solo che la fs in genere avrebbe molte possibilita', un amplissimo ventaglio di possibilita', almeno teoriche, per tornare a incuriosire i lettori, attirare pubblico, magari ricavarsi uno spazietto italico permanente. Mentre Urania (ripeto, non critica, ma constatazione di fatto), per sua stessa natura privilegia alcuni temi e filoni narrativi su altri. Esempi, parlando molto in generale: mi pare si preferiscano storie terrestri ad ambientazioni extraplanetarie. (Con l'eccezione di qualche avventura spaziale di stampo classico). Si privilegiano trame cyber thriller noir. Con protagonisti di un certo tipo. C'e' stato un periodo ucronico. Ora mi pare ci si avvicini di piu' alle nuove tendenze transumaniste. Va benissimo, e' legittimo, ci mancherebbe. Pero' molte possibilita' e correnti e filoni rimangono comunque fuori. Ad esempio, un bel romanzo come Rupes Recta della Farris all'Urania non credo avrebbe avuto una possibilita'. L'ha avuta con la Delos Books, e va benissimo, ma qui si stava parlando delle scelte di un grande editore, che potrebbe osare di piu', anche se la cosa, come dice Bruno Baronchelli, rimane a livello di auspicio. Poi, insomma, se sbalio corigetemi. :wink: P.S. per Bruno Baronchelli: dued= Milena Debenedetti :)

» postato da dued alle 13:47 del 11-08-2009

28 « Dico solo che la fs in genere avrebbe molte possibilita', un amplissimo ventaglio di possibilita', almeno teoriche, per tornare a incuriosire i lettori, attirare pubblico, magari ricavarsi uno spazietto italico permanente. Mentre Urania (ripeto, non critica, ma constatazione di fatto), per sua stessa natura privilegia alcuni temi e filoni narrativi su altri. Esempi, parlando molto in generale: mi pare si preferiscano storie terrestri ad ambientazioni extraplanetarie. (Con l'eccezione di qualche avventura spaziale di stampo classico). Si privilegiano trame cyber thriller noir. Con protagonisti di un certo tipo. C'e' stato un periodo ucronico. Ora mi pare ci si avvicini di piu' alle nuove tendenze transumaniste. Va benissimo, e' legittimo, ci mancherebbe. Pero' molte possibilita' e correnti e filoni rimangono comunque fuori. » Non sono sicuro, probabilmente ne sai più di me, visto che io in questo momento sto leggendo gli Urania di due anni fa (mentre quelli che compro adesso si ammucchiano nella pila che andrà in lettura nel 2011) Se stai parlando della produzione generale, credo che Urania segua quello che è il mercato angloamericano e il suo andamento. Quello che mi pare mancare proprio come sottogenere è la military sf, cosa che non rimpiango. Per il resto mi sembra che venga battuto tutto, se noti una ciclicità o periodizzazione non escluderei che questa non sia lo specchio del mercato estero.. « Ad esempio, un bel romanzo come Rupes Recta della Farris all'Urania non credo avrebbe avuto una possibilita'. L'ha avuta con la Delos Books, e va benissimo, ma qui si stava parlando delle scelte di un grande editore, che potrebbe osare di piu', anche se la cosa, come dice Bruno Baronchelli, rimane a livello di auspicio. » Il bellissimo romanzo "Rupes Recta", se fosse passato per il premio Urania, tranne nel raro caso di uno scontro frontale con un altro romanzo ugualmente valido, sarebbe passato. Nel caso appunto dello scontro, avrebbe avuto ottime possibilità di passare l'anno successivo. Non voglio in alcun modo sminuire le vittorie dei colleghi, ma caratteristica del premio Urania (ma anche di altri, soltanto che il Premio Urania si è scelto un vincolo molto duro: la stampa a novembre) è che c'è poco da scegliere, sia per qualità intrinseca dell'opera che per la sua "prontezza". Un romanzo splendido, ma con dei seri problemi strutturali (che l'autore dovrebbe riuscire a risolvere nel giro di un paio di mesi, ammesso oltretutto che lo voglia, perché c'è anche questo piccolo particolare da tener presente: non puoi dichiarare un vincitore e poi scoprire che quello non è disposto a toccare nemmeno una virgola e il finale non te lo risistema, mandi in stampa ugualmente un romanzo sbilenco?) ben difficilmente potrebbe essere scelto. Alcuni giurati hanno ammesso che in alcuni anni c'è stato un solo papabile. Uno spazietto già comincia ad esserci. Se dovesse rimanere il principio del paio di romanzi l'anno sarebbe roba da vacche grasse. Ciao! Lanfranco

» postato da Lanfranco Fabriani 2 alle 08:24 del 12-08-2009

29 «Non sono sicuro, probabilmente ne sai più di me, visto che io in questo momento sto leggendo gli Urania di due anni fa (mentre quelli che compro adesso si ammucchiano nella pila che andrà in lettura nel 2011) Se stai parlando della produzione generale, credo che Urania segua quello che è il mercato angloamericano e il suo andamento.» No, mi riferivo solo al premio, agli italiani,e piu' che altro a impressioni/sensazioni relative. «« Ad esempio, un bel romanzo come Rupes Recta della Farris all'Urania non credo avrebbe avuto una possibilita'. » Il bellissimo romanzo "Rupes Recta", se fosse passato per il premio Urania, tranne nel raro caso di uno scontro frontale con un altro romanzo ugualmente valido, sarebbe passato. Nel caso appunto dello scontro, avrebbe avuto ottime possibilità di passare l'anno successivo. » E' di questo, appunto, che non sono cosi' convinta. Ma basandosi su sensazioni c'e' poco da discuterne. « Uno spazietto già comincia ad esserci. Se dovesse rimanere il principio del paio di romanzi l'anno sarebbe roba da vacche grasse. » Su questo, invece, sono d'accordissimo.

» postato da dued alle 12:48 del 12-08-2009

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