Dune: House Atreides

Brian Herbert e Kevin J. Anderson, Dune: House Atreides - FANTASCIENZA - Bantam Books - 1999 - pagine 604 - prezzo 27,50 euro - giudizio: ottimo

Il timore maggiore che ho avuto avvicinandomi a questo libro è che avrei notato troppo la differenza con i libri di Frank Herbert; sono stato gradevolmente sorpreso nel notare che non è così: Brian Herbert riesce a mantenere il medesimo stile del padre, senza però scimmiottarlo o copiarlo pedestremente. In questo modo, la narrazione scivola via piacevolmente dando ad un appassionato della saga quale sono io la sensazione di essere a casa, sensazione che, lo ammetto, non avrei mai sperato di provare leggendo libri diversi da quelli scritti da Frank Herbert.

La narrazione inizia qualche decennio prima degli eventi narrati in Dune, con Leto Atreides giovincello, il barone Harkonnen ancora nel vigore degli anni e Shaddam ancora principe pretendente al trono di Imperatore. Ci sono ovviamente anche molti personaggi che non rivedremo nella saga classica, ma che sono importanti per questa narrazione. Come in ogni libro di Dune che si rispetti ci sono piani dentro piani dentro pianiŠ che si dipanano lungo tutta la narrazione e che alla fine convergono in un unico flusso narrativo unitario, in cui ogni evento non è a se stante, ma ha ripercussioni sull'Universo Conosciuto.

In questa recensione non voglio rivelare nulla della narrazione per evitare di rovinare il gusto della lettura, gusto che, se si eccettuano un paio di passi, è del tutto appagato con questo libro. Tuttavia mi permetto di anticipare che la fine di House Atreides non coincide con l'inizio di Dune e che alcune storie sono ben lungi dall'essere concluse in questo libro, la qual cosa lascia ben sperare che ci potrebbero essere altriŠ sequel del prequel, ovvero altri libri destinati a colmare il vuoto narrativo tra House Atreides e Dune.

Leggendo la nota conclusiva di Brian Herbert scopriamo anche che sono in lavorazione sia il seguito di Chapterhouse: Dune sia una riedizione dell'oramai introvabile Dune Encyclopedia, le cui quotazioni sul mercato dell'usato partono da 50 US$ per le edizioni più brutte a oltre 200 US$ per quelle intatte e più rare. Questo libro potrebbe essere quindi l'inizio di un ampliamento della saga di Dune, per la gioia degli appassionati di questo incredibile universo.

Autore: Luigi Rosa - Data: 19 dicembre 1999

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Commenti

1 È vero che ognuno è diverso dagli altri e la percezione dipende dall'apparato ricevente, più che dall'oggetto trasmittente, per cui ogni testa ha un proprio gusto ed una propria opinione, ma ci sono questioni di evidenza piuttosto oggettiva, come l'abisso che divide gli scritti di Frank Herbert da quelli del figlio (e dalla stragrande maggioranza degli altri scrittori). Universi stilistici distanti anni luce. Soltanto per caparbietà sono riuscita a finire di leggere tutti i libri del prologo a Dune editi finora, perché sono fatalmente noiosi sia quanto a trama, sia quanto a metodo narrativo. Gli eventi sono snocciolati uno dopo l'altro, così prevedibilmente come è prevedibile l'alternarsi del giorno e della notte. In nessun modo vengono lambiti i temi legati alla sociologia, alla polita, alla sessualità, alla psicologia, alla logica, etc. che il vecchio Herbert, evitando un approccio dogmatico e privilegiando il naturale fluire delle emozioni e dei pensieri dei personaggi, è riuscito a fondere con l'originalità del racconto. Nei libri di Brian Herbert non c'è alcun rischio di perdersi nei pensieri all'interno dei pensieri all'interno dei pensieri che vanno a ritroso nella mente dei personaggi e allo stesso tempo nella nostra mente, con la certezza di riemergere dal coacervo di impulsi che regolano il labirinto della psiche. Lo stile di Frank Herbert può piacere o meno, lo si può trovare congeniale al funzionamento del proprio essere, oppure no, ma quello che è certo è che non può in alcun modo essere assimilato al metodo espressivo del figlio, né del resto alla tecnica narrativa utilizzata dal 99% degli scrittori.

» postato da hwi noree alle 18:40 del 29-01-2006

2 «Lo stile di Frank Herbert può piacere o meno, lo si può trovare congeniale al funzionamento del proprio essere, oppure no, ma quello che è certo è che non può in alcun modo essere assimilato al metodo espressivo del figlio, né del resto alla tecnica narrativa utilizzata dal 99% degli scrittori.» Stesso discorso vale per la struttura del romanzo...lo stile di Herbert è magari eccessivamente intricato ed involuto ma perfetto nell'economia di quanto ha creato...il figlio purtroppo è lineare come un'autostrada a dieci corsie: dopo dieci pagine hai buone probabilità di evincere come si susseguiranno gli eventi del libro in modo dettagliato... Qualcuno poi dovrebbe spiegare a lui che non è necessario proprio spiegare TUTTO, nè svolgere o descrivere i retroscena di TUTTO...perchè magari si rischia di banalizzare parecchio quanto stai appunto spiegando e magari era stato pensato (da chi ha scritto prima di te) come elemento che doveva rimanere nel mistero... Non mi è piaciuto molto...anzi nemmeno un pò...

» postato da Zakalwe alle 09:29 del 09-02-2006

3 Condivido il parere che fra padre e figlio ci sia una distanza siderale e che non siano nemmeno paragonabili. I personaggi che ne escono decisamente peggio trovo paradossalmente che siano proprio gli Atreides, del tutto privi di spessore. Però, proprio per l'amore per l'universo e per i personaggi creati dal padre, non me la sento di bocciare in pieno i libri del figlio che mi danno come un senso di familiarità nel ritrovare quel mondo, un po' come rivedere un vecchio amico.

» postato da Piter_DeVries alle 16:46 del 10-02-2006

4 «Però, proprio per l'amore per l'universo e per i personaggi creati dal padre, non me la sento di bocciare in pieno i libri del figlio che mi danno come un senso di familiarità nel ritrovare quel mondo, un po' come rivedere un vecchio amico.» Invece io ho provato un senso di straniamento, durante la loro lettura, per nulla piacevole... E' stato un pò come se vedessi un episodio di un reality show su Dune...qualcosa che ha a che vedere con l'originale ma che, non condividendone la natura, lo banalizza... I Tleilaxu ad esempio hanno sempre portato in loro un velo di alienità e di pericolo che faceva parte del loro fascino e che derivava, soprattutto per me, da verità mezzo accennate che mettevano in moto la mia fantasia...se vuoi entrare nel merito e spiegare tutto per filo e per segno non sarai mai all'altezza di anni e anni di speculazioni personali... La spezia sintetica poi...mmmm.........

» postato da Zakalwe alle 18:07 del 10-02-2006

5 «Condivido il parere che fra padre e figlio ci sia una distanza siderale» Tenete presente, comunque, che i prequel di Dune sono scritti a due mani dal figlio di Herbert e da Kevin J. Anderson, che è un buon mestierante del romanzo tie-in. Quando ci ho fatto quattro chiacchiere, alla WorldCon, Kevin ci ha detto che la proporzione di parti scritte da lui e da Herbert è più o meno equivalente, ma l'impressione che ho avuto è che si trattasse di una verità di comodo :) Prima di leggere le Houses avevo già letto romanzi di KJA e ne ho letti altri dopo, e sinceramente lo stile mi pare molto simile... Coinvolgente, tirato, abbastanza leggero, con molti personaggi. Ed è impossibile non notare il cambiamento di tono tra le Houses e la trilogia della Butlerian Jihad...

» postato da Eliver alle 18:11 del 10-02-2006

6 «Ed è impossibile non notare il cambiamento di tono tra le Houses e la trilogia della Butlerian Jihad...» Dici quindi che ne vale la pena??

» postato da Zakalwe alle 11:15 del 11-02-2006

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