Vero come la finzione

FANTASTICO, Stranger than fiction, Usa, 2007 - regia di Marc Forster - scritto da Zack Helm - con Will Ferrell, Maggie Gyllenhaal, Dustin Hoffman, Queen Latifah, Emma Thompson - durata: 113 minuti - distribuito da Sony Pictures - giudizio: ottimo

Ispirato — evidentemente — dalle suggestioni del pirandelliano Sei personaggi in cerca d'autore, Vero come la finzione racconta la storia di un uomo che inizia a sentire una donna nel suo cervello commentare — come una voce off — la sua vita.

Schizofrenia oppure una trama di un racconto? A chi appartiene la voce e — soprattutto — che cosa è che dice davvero?

L'esistenza piatta, ma — al tempo stesso - meticolosamente ordinata dell'agente del fisco Harold Crick (Will Ferrel) viene sconvolta da questa narrazione che solo lui è in grado di sentire. Quando la voce dichiara che Harold Crick sta per morire, l'uomo capisce che deve scoprire chi sta scrivendo la sua storia e convincerlo a modificarne il finale.

Divertente, ma profondo; sobriamente malinconico, ma anche disperatamente romantico Vero come la finzione è un film molto moderno in cui amarezza ed inquietudine personale si mescolano a situazioni esilaranti e un po' 'folli'.

Interpretato da un cast di ottimi attori e diretto con essenziale lungimiranza da Marc Foster (Neverland), Vero come la finzione è stato scritto da Zach Helm, uno sceneggiatore poco pi che trentenne, emulo, idealmente, del lavoro altrettanto geniale di Charlie Kaufmann.

Una pellicola che in maniera colta ed ironica, obbliga lo spettatore a riflettere sulla propria vita, usando una serie di paradossi: a partire da quello più evidente dove un doppio racconto di finzione, che diventa la messinscena di qualcosa di più realistico, profondo e — perfino — spirituale. Non a caso c'è molta filosofia 'disciolta' all'interno della sceneggiatura: dal Fato all' homo faber, artefice del proprio destino, si percepisce un inevitabile afflato religioso quando — in maniera un po' sorprendente — Harold viene messo dinanzi all'ostinata ineluttabilità della propria morte.

Interessante e originale, Vero come la finzione sorprende per la sua carica umana e spirituale, per la sua forza comica e per la sua grande ironia al vetriolo incarnata dal personaggio interpretato da Dustin Hoffman un professore universitario pronto a decostruire la narrazione di Harold per trovare una trama, un autore, una spiegazione assurda per una storia surreale che appassiona non solo tutti gli amanti della letteratura, ma anche tutti quelli che — soli e malinconici — sognano un'altra vita, una nuova possibilità.

"Harold Crick deve morire..." suggerisce in pratica la voce, ed è proprio allora che l'uomo decide di vivere sapendo che — nella letteratura come nel cinema — la parola 'fine' può essere scritta solo dall'autore, ma che — al tempo stesso —  c'è sempre un'altra possibilità per sfuggire alla banalità dell'esistenza, alla prevedibilità del racconto, ai canoni di una morte annunciata.

Intrigante e — soprattutto — figlio di un immaginario narrativo e visivo da ventunesimo secolo, Vero come la finzione è uno dei film più interessanti degli ultimi anni, perché basato su un testo solido, dalla forte vocazione letteraria e umanistica in cui la redenzione del personaggio passa inevitabimente attraverso la liberazione concettuale del suo autore.

Vero come la finzione è, dunque, un colto e divertente capolavoro di intelligenza e di humour, denso di suggestioni e carico di idee originali: un film da non perdere per chi desidera un cinema sorprendente e al di fuori degli schemi...

Autore: Marco Spagnoli - Data: 16 febbraio 2007

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