Il racconto che presentiamo stavolta fu scritto alla fine degli anni Settanta da un autore di Reggio Emilia,
Daniele Ganapini, all'epoca neanche ventenne, e fu pubblicato nel 1978 su
Nova Sf n. 38 (Libra Editrice). Quasi un'opera di esordio quindi, con le ombre e le luci che ciò comporta; ma a nostro avviso
Radici merita una rilettura. Successivamente Ganapini scrisse altre storie; poi (è accaduto per tante giovani promesse) si allontanò dalla fantascienza, assorbito dal suo lavoro, come potete leggere in una sua nota riportata qui in calce. Ma
Radici rimane un testo abbastanza insolito: si tratta dichiaratamente di una rivisitazione delle
Cronache marziane di
Ray Bradbury; per la precisione, Ganapini parte dalle atmosfere del capitolo intitolato
2004-2005: L'imposizione dei nomi. Vale tuttavia la pena sottolineare che lo scrittore emiliano riscrive con un tocco personale la colonizzazione terrestre di Marte (un Marte fantasticato, ovviamente; classico luogo dell'immaginario più che del reale), innestando sullo scenario desolato-decadente-fantasioso-poetico di Bradbury una sua propria vena nostalgica non priva di suggestioni, e focalizzando l'attenzione sul tema della "continuità", della
identità dell'uomo in un contesto assolutamente estraneo. La narrazione spazia per più d'una generazione di "coloni", e si dipana con un respiro ampio e lento; ma è soprattutto evocazione di stati d'animo, visioni, ricerca di certezze.
L'autore scrisse anche un seguito,
Continuo, pubblicato nel 1983 su
The Time Machine. Le altre storie di Ganapini, si mostrano più incentrate sul fantastico, a volte con venature horror. Ricordiamo il notevole
Cassandra senza Egisto (su uno degli ultimi
Galassia, gestione Montanari), racconto provocatorio, di allucinazioni e follia, ambientato ai nostri giorni; e il notevole romanzo breve
Margine d'esilio, apparso anch'esso su
The Time Machine e scritto "a quattro mani" con
Gianluigi Pilu (di cui abbiamo presentato in questa rubrica
Gioco di specchi). Insomma, a nostro avviso esistevano certamente i presupposti affinché Ganapini si affermasse in modo personale e durevole.
Con Pilu,
Daniele Brolli e
Bruno Baccelli, Ganapini fu inoltre promotore a fine anni Settanta di una interessante iniziativa amatoriale, la fanzine
Lucifero: uno dei pochissimi tentativi italiani di rapportare dichiaratamente (e coraggiosamente) fantascienza e fantastico al reale e a tematiche sociali (ciò che un tempo si chiamava l'"impegno"); progetto che animò anche pubblicazioni come
Una ambigua Utopia,
Pianeta Rosso, per molti aspetti anche
Robot; e che oggi si ritrova a largo raggio nella rivista
Carmilla.
Da Daniele Ganapini, per "Delos"
"Ricordo bene che nel periodo più prolifico della mia breve carriera di scrittore dilettante di fantascienza ho coltivato un obiettivo ingenuo ma preciso: riuscire a pubblicare entro i ventun anni (o poco oltre) sulle tre principali riviste della fantascienza italiana:
Galassia,
Nova Sf e
Robot.
Urania no, quella era fuori portata per gli scrittori italiani.
Tre racconti vennero effettivamente accettati, ma poi conobbero diverse traversie per la pubblicazione e ancor più nei pagamenti (una componente che allora ritenevo importante per la mia autostima). Quello selezionato da
Robot neppure uscì, a causa della cessazione della rivista, e trovò poi ospitalità sulla fanzine padovana
The Time Machine, dove ho sempre potuto contare su un'attenzione e una considerazione che sento ancora oggi di dover ringraziare.
L'atmosfera del tempo era di grande entusiasmo e disponibilità, un appassionato su due scriveva racconti, ogni tre si creava un club e una fanzine. Capitò così anche a me... anzi, a noi.
Conobbi
Daniele Brolli alla stazione di Bologna mentre aspettavamo entrambi il treno per recarci alla ShelleyCon 1976. Entrai in contatto con
Gianluigi Pilu alcuni mesi dopo (proprio grazie al mio racconto
Il rito, che vinse quell'edizione).
Bruno Baccelli, e tanti altri amici che avrebbero collaborato alla nostra fanzine
Cavalieri Neri, li incontrai nelle manifestazioni che in quegli anni si tenevano a Padova e Ferrara.
Pensavamo di poter contribuire a una fantascienza sociale (il nome della fanzine di Baccelli era esplicito), contro il dilagare di un fantasy e di una narrativa tradizionalista che vedevamo completamente avulsa dal nostro contesto. Era un impegno che forse oggi fa sorridere, ma dalla fusione delle nostre pubblicazioni amatoriali (
Fantasia Sociale e
Cavalieri Neri) nacque
Lucifero, il nostro vero progetto editoriale che ci portò pian piano fuori dalla fantascienza.
Poi... vennero altri tempi, come succede, e ciascuno finì col dedicarsi (credo di poter dire con analogo entusiasmo e soddisfazione) ad altri percorsi personali e professionali. Tranne uno di noi, purtroppo: improvvisamente, Bruno venne a mancare. Ho il rimpianto del modo sciocco con cui si chiusero quell'amicizia e quella collaborazione, sono addolorato che Bruno non ci sia più. Perciò voglio chiudere il ricordo di quegli anni lontani con un saluto all'antico Gemello d'Acciaio: perché questo è davvero il posto migliore per lasciarti un messaggio.
(La mia foto è del 1984. Oggi ho la barba, un po' di pancia e ho cambiato gli occhiali. Ho anche una moglie, Marzia, e una splendida bambina, Federica)."