Dopo Water Koenig un altro grandissimo lutto colpisce la community di Star Trek. 

È morto mercoledì 28 ottobre 2026, all’età di 86 anni, Patrick Stewart, uno degli attori più amati dal pubblico della fantascienza, interprete del capitano Jean-Luc Picard in Star Trek: The Next Generation e del professor Charles Xavier nella saga cinematografica degli X-Men. La notizia è stata diffusa il giorno successivo dalla famiglia. L’attore si è spento nella sua casa di Los Angeles, accanto alla moglie Sunny Ozell, dopo aver affrontato il morbo di Alzheimer e la demenza a corpi di Lewy, condizioni che non erano state rese pubbliche in precedenza.

Gli inizi

Nato il 13 luglio 1940 a Mirfield, nello Yorkshire, in una famiglia operaia, Stewart aveva scoperto giovanissimo la passione per la recitazione. Dopo le prime esperienze teatrali, nel 1966 era entrato nella prestigiosa Royal Shakespeare Company, dove avrebbe trascorso molti anni interpretando i grandi personaggi del repertorio classico. Un’esperienza che avrebbe segnato profondamente il suo stile, caratterizzato da una voce inconfondibile, una presenza scenica autorevole e una straordinaria capacità di comunicare emozioni anche attraverso la più misurata delle espressioni.

Prima di diventare una star internazionale, Stewart aveva già costruito una solida carriera teatrale e televisiva, interpretando tra l’altro Seiano nella serie storica Io, Claudio del 1976 e apparendo nel film fantasy Excalibur di John Boorman, del 1981, nel ruolo di Leondegrance. Aveva inoltre partecipato al film di fantascienza Dune di David Lynch, nel 1984, interpretando Gurney Halleck, il fedele maestro d’armi della Casa Atreides. Un ruolo secondario ma significativo, che lo aveva portato per la prima volta all’interno di uno dei grandi universi della fantascienza moderna.

Il capitano di una nuova generazione

La svolta arrivò nel 1987, quando Gene Roddenberry lo scelse per interpretare il capitano Jean-Luc Picard nella nuova serie Star Trek: The Next Generation. Stewart aveva allora 47 anni e, nonostante la lunga esperienza teatrale, era relativamente sconosciuto al grande pubblico internazionale.

La scelta di un attore britannico, calvo e di mezza età per il ruolo di protagonista di una serie di fantascienza americana apparve inizialmente bizzarra, anche perché andava a interpretare un personaggio francese. Ma era proprio ciò di cui la nuova incarnazione di Star Trek aveva bisogno.

Se James T. Kirk, interpretato da William Shatner, era stato un capitano impulsivo, avventuroso, pronto a gettarsi personalmente nell’azione, Picard rappresentava un modello differente: un comandante riflessivo, diplomatico, colto, profondamente convinto dei valori della Federazione e della necessità di risolvere i conflitti attraverso il dialogo prima che con la forza.

Stewart portò nel personaggio tutta la propria formazione shakespeariana, conferendogli una dignità e una complessità psicologica che contribuirono in modo determinante al successo della serie. Il suo Picard poteva affrontare una flotta nemica con la stessa autorevolezza con cui discuteva una questione filosofica o difendeva i diritti di una forma di vita artificiale.

In episodi come La misura di un uomo, nel quale Picard difende il diritto dell’androide Data a essere considerato una persona, oppure Il meglio dei due mondi, che racconta la sua assimilazione da parte dei Borg, Stewart offrì alcune delle interpretazioni più memorabili della storia della fantascienza televisiva.

Particolarmente intensa fu la sua prova in Una vita per ricordare, episodio nel quale Picard vive, nell’arco di pochi minuti, un’intera esistenza su un pianeta destinato alla distruzione. Una storia che rappresenta perfettamente la capacità di Star Trek di utilizzare la fantascienza per esplorare i grandi temi dell’esperienza umana.

The Next Generation proseguì per sette stagioni, fino al 1994, trasformandosi da scommessa rischiosa in uno dei maggiori successi televisivi del genere. Stewart riprese poi il personaggio in quattro film cinematografici, da Generazioni del 1994 a La nemesi del 2002.

Il suo rapporto con Picard non si sarebbe però concluso lì.

Nel 2020, a quasi ottant’anni, Stewart tornò infatti a indossare i panni del capitano, ormai ammiraglio in pensione, nella serie Star Trek: Picard. Le tre stagioni dello show offrirono un ritratto più anziano e vulnerabile del personaggio, alle prese con il peso delle proprie scelte, con i rimpianti e con il significato dell’eredità che avrebbe lasciato. La terza stagione, in particolare, riunì gran parte dell’equipaggio originale dell’Enterprise-D, regalando ai fan un ultimo viaggio insieme.

Dal capitano Picard al professor Xavier

Nel 2000 Stewart entrò in un altro grande universo della cultura popolare, quello dei supereroi Marvel, interpretando il professor Charles Xavier nel primo X-Men diretto da Bryan Singer.

Anche in questo caso il personaggio sembrava fatto su misura per lui: un uomo di grande intelligenza, dotato di poteri straordinari ma soprattutto di una profonda convinzione morale, impegnato a costruire un futuro nel quale esseri umani e mutanti potessero convivere pacificamente.

Le analogie con Jean-Luc Picard erano evidenti. Entrambi erano leader che privilegiavano la ragione rispetto alla violenza, uomini convinti che la civiltà si misurasse soprattutto dalla capacità di comprendere e rispettare chi è diverso.

Stewart interpretò Xavier in numerosi film della saga, costruendo anche un memorabile rapporto cinematografico con Ian McKellen, interprete di Magneto e suo grande amico nella vita reale. Il confronto tra i due personaggi, amici e avversari divisi da una differente visione del futuro dei mutanti, divenne uno degli elementi più apprezzati della serie.

Tra le sue interpretazioni più intense va ricordata quella di Logan – The Wolverine del 2017, dove offrì un ritratto doloroso e profondamente umano di un Xavier anziano, malato e ormai incapace di controllare pienamente i propri poteri.

Stewart tornò ancora una volta nel ruolo in Doctor Strange nel Multiverso della Follia, nel 2022, e figura anche nel cast di Avengers: Doomsday, atteso nei cinema nel dicembre 2026, che rappresenterà una delle sue apparizioni postume.

Una carriera ben oltre la fantascienza

Ridurre Patrick Stewart ai suoi due personaggi più famosi sarebbe tuttavia ingiusto nei confronti di una carriera di eccezionale ricchezza.

Il teatro rimase sempre una delle sue grandi passioni. Nel corso dei decenni interpretò Macbeth, Amleto, Otello e numerosi altri personaggi shakespeariani, oltre a cimentarsi con autori moderni come Samuel Beckett e Harold Pinter. Particolarmente apprezzate furono le sue collaborazioni teatrali con Ian McKellen, con il quale portò in scena Aspettando Godot e Terra di nessuno.

Al cinema apparve in produzioni molto diverse tra loro, dalla commedia romantica Pazzi a Beverly Hills (L.A. Story, 1991) al thriller Ipotesi di complotto (1997), accanto a Mel Gibson e Julia Roberts. Nel 1995 interpretò anche il cattivo del film d’avventura Il ragazzo che gridava al lupo (The Pagemaster, 1994), prestando la voce a uno dei personaggi animati.

La sua voce, del resto, rappresentava uno dei suoi strumenti più riconoscibili. Stewart lavorò frequentemente nel doppiaggio e nell’animazione, partecipando a produzioni come Il principe d’Egitto, Jimmy Neutron, I Griffin e American Dad!, dove interpretava il direttore della CIA Avery Bullock, dimostrando un talento comico spesso sorprendente per chi lo conosceva soprattutto nei ruoli più solenni.

Non mancavano le apparizioni autoironiche, come quella nella serie britannica Extras, dove interpretava una versione caricaturale di sé stesso, o nella commedia televisiva Blunt Talk, nella quale vestiva i panni di un eccentrico giornalista televisivo.

Nel 2010 la regina Elisabetta II lo nominò cavaliere per i suoi meriti artistici, riconoscendo ufficialmente una carriera che aveva saputo attraversare teatro, cinema e televisione senza mai perdere qualità e originalità.

Stewart era anche molto impegnato sul piano sociale, in particolare nella lotta contro la violenza domestica, un tema che conosceva personalmente per aver assistito, durante l’infanzia, agli abusi del padre nei confronti della madre. Aveva inoltre sostenuto organizzazioni umanitarie e iniziative a favore delle vittime di violenza.

Nel 2023 aveva pubblicato la propria autobiografia, Making It So, il cui titolo riprendeva una delle espressioni più celebri del capitano Picard.

Un capitano che resterà tra le stelle

Con Patrick Stewart scompare uno degli interpreti che più hanno contribuito a dare alla fantascienza televisiva una dimensione adulta, intellettuale e profondamente umana.

Il suo Jean-Luc Picard non era un eroe invincibile, ma un uomo che cercava di fare la cosa giusta anche quando non esistevano risposte semplici. Un comandante capace di ammettere i propri errori, di ascoltare gli altri e di riconoscere che la vera forza non consiste necessariamente nel prevalere su un avversario.

È difficile immaginare che Star Trek: The Next Generation avrebbe potuto raggiungere gli stessi risultati senza la sua interpretazione. Stewart contribuì a trasformare Picard in uno dei personaggi più importanti della storia della fantascienza, un simbolo di quella visione ottimistica del futuro che costituisce da sempre il cuore dell’universo creato da Gene Roddenberry.

Per milioni di appassionati resterà il capitano dell’Enterprise, seduto sulla poltrona di comando, pronto a ordinare con la sua voce inconfondibile: «Engage».

E a condurre ancora una volta la sua nave là dove nessuno è mai giunto prima.