Sto attraversando una fase di "riavvio del sistema" scriveva solo due settimane fa, scusandosi per non poter essere presente alla convention britannica, la Eastercon. La chemioterapia sta procedendo bene e sto rispondendo piuttosto bene al trattamento. In Spagna c'è un detto: spesso bisogna "spogliare un santo per vestirne un altro" (desnudar a un santo para vestir a otro). Mentre affrontiamo l'ostacolo principale, spesso spuntano alcune complicazioni inaspettate, quindi siamo impegnati a ricalibrare l'hardware per riportare tutto in sincronia… I'll be back, come disse qualcuno di metallico.

Purtroppo, ieri 13 aprile è stata diffusa la notizia della sua scomparsa. I funerali si terranno oggi a Gijon, dove viveva da anni insieme a sua moglie Cristina Macía. Nonostante fosse nota la sua precaria situazione di salute la notizia ha colto il mondo della fantascienza di sorpresa, suscitando tante testimonianze di cordoglio.

Ian Watson è stato un brillante scrittore di fantascienza, autore di una trentina di romanzi, circa una metà dei quali usciti anche in Italia, e molti racconti, alcuni dei più interessanti raccolti nell'antologia Cronomacchina molto lenta. Argomenti spesso originali e anche complessi – per esempio, il suo primo romanzo, The Embedding (Riflusso, Editrice Nord), vincitore del Prix Apollo nel 1975, è basato sul concetto di grammatica generativa – ma anche alcuni basati sul gioco Warhammer 40.000.

Ha collaborato con Steven Spielberg scrivendo la sceneggiatura del film A.I. – Intelligenza artificiale, basata su un racconto di Brian Aldiss; e ha collaborato anche con l'autore italiano Roberto Quaglia, suo grande amico, col quale ha pubblicato la serie di racconti The Beloved of My Beloved, il primo dei quali uscito in Italia su Robot.

Ma oltre che come autore vogliamo ricordarlo anche come persona. O come personaggio: una delle anime più vivaci delle convention di fantascienza in Europa, sempre pronto alla battuta arguta e intelligente, compagnone, giullare, amico di tutti. Era stato anche ospite in Italia a una Deepcon, l'epoca in cui il sottoscritto lo conobbe per la prima volta, per poi reincontrarlo regolarmente a ogni convention in Europa (e si ricordava sempre salutando per nome), l'ultima volta alla Worldcon di Glasgow due anni fa.

Fiuggi 2004: Ian Watson, Elisabetta Vernier, Silvio Sosio e Salvatore Proietti.
Fiuggi 2004: Ian Watson, Elisabetta Vernier, Silvio Sosio e Salvatore Proietti.

A chi volesse farsi un'idea di chi era Ian Watson, e come mai così tanta gente oggi è in lutto per la sua scomparsa, consigliamo di andare su Facebook e scorrere le sue foto. Sono la testimonianza migliore della grandezza umana di Ian Watson.

Senza il quale il mondo è sicuramente più grigio.