Abbiamo ancora due stagioni di Strange New Worlds e una di Star Trek Academy da vedere. Ma sono già state girate e segnano la fine di entrambe le serie: per la prima volta da quasi un decennio non ci sono progetti su Star Trek dopo il fatidico 2027 che vedrà il rilascio delle ultime stagioni prodotte.
Sono due e sono entrambe esistenziali le sfide che deve affrontare Star Trek. Da una parte c'è proprio il varo di nuovi progetti, uno sguardo sul futuro che al momento è bloccato dalla fresca acquisizione di Paramount da parte di Skydance. Non ci sono ancora direttive chiare e quindi tutti aspettano senza fare programmi. Ma dall'altro c'è anche la ricerca di un nuovo pubblico, più giovane, che Star Trek Prodigy e Star Trek: Starfleet Academy non sono state in grado di portare avanti.
Marco Fava fa un'analisi molto accurata e interessante della situazione, sul sito La Nuova Fantascienza.
C’è un tema che attraversa tutti gli articoli e le analisi di questi giorni sul futuro di Star Trek, e che merita di essere nominato direttamente: il fandom di Star Trek sta invecchiando, e i tentativi di attirare spettatori più giovani — Prodigy per i ragazzi, Starfleet Academy per i giovani adulti — sono stati bloccati o ridimensionati prima di poter davvero produrre effetti.
Cancellare una serie con protagonisti under-30, ambientata in un’accademia, prima che abbia il tempo di costruire un pubblico fedele tra le nuove generazioni, è una scelta che ha una logica economica a breve termine — i numeri Nielsen erano impietosi — ma che paga il prezzo a lungo termine. Il franchise che si vanta di aver ispirato generazioni di scienziati, ingegneri e astronauti non ha più, al momento, nessun prodotto pensato specificamente per chi ha meno di trent’anni.
Rod Roddenberry — figlio del creatore originale — lo ha detto esplicitamente in un’intervista dopo i Saturn Awards: “Star Trek ha un messaggio e una storia molto importanti da raccontare. Ho grandi speranze che il nuovo regime di Paramount riconosca questo e ci dia qualcosa di buono da guardare.” Non è una dichiarazione entusiasta. È il tono prudente di chi spera, non di chi è sicuro.











