Rock

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Si erano disintegrati tutti, i tre banditi e i due ostaggi. Si era disintegrata la donna dallo sguardo mite rassegnato, Edda, e si era disintegrata Maria Luisa, che aveva solo diciott'anni, era carina e scura di capelli, e teneva sino a qualche istante prima le mani giunte per pregare il suo Dio cieco e sordo. Rudi quella sera non riuscì a terminare la cena e vomitò quel poco che aveva trangugiato. Poi, durante la notte, a letto, sentì le urla. Giovani donne imprigionate da qualche parte sotto la terra. Quando arrivò la luce, le grida cessarono. Nella luce vide un serpente, smisurato e orribile. Il mostro spalancò la bocca e, in quella cavità che alitava veleno, Rudi Marconi riconobbe la nera faccia di Sam Hain, il cranio rasato ricoperto dalla tuba, il manico della chitarra Fender che grondava sangue...

Danilo Arona, giornalista, scrittore e saggista, ha scritto diversi trattati sul cinema horror e sulle sette sataniche editi da Tropea, Corbaccio, Costa & Nolan, Falsopiano. E' anche l'autore di diversi saggi su Stephen King e del romanzo a racconti Il vento urla Mary (Puntozero).

- La scheda su LiberSapiens

"Lo hai forse chiamato vagabondo?

Guarda meglio, quello è un figlio dell'autostrada."

Highway Chile - Jimi Hendrix

1.

Erano trascorsi due o tre minuti da quando aveva investito quel fagotto bianchiccio. Per due o tre minuti l'uomo non si era chiesto neppure che genere di cosa avesse travolto. Capitava spesso su quell'autostrada (accadeva però sempre e soltanto di notte), capitava spesso per esempio che qualche grosso autoarticolato si perdesse il carico, un po' per le sbronze degli autisti, un po' a causa di tiranti non perfettamente incastrati l'uno nell'altro. Tanto tempo prima si era trovato a viaggiare, anche allora di notte, dietro a un rimorchio che stava seminando sull'asfalto, uno dopo l'altro, polli in quantità industriale. Sì, polli. Ancora da spennare, ma già tutti decapitati, a un passo dal girarrosto. Quel camion però tirava più della sua vecchia Cooper e lui non riusciva proprio a sorpassarlo. Per cui, buon viso a cattivo gioco, i polli gli s'infilavano sotto le ruote e l'uomo non faceva proprio nulla per evitarli.

Poi guardava con la coda dell'occhio nello specchietto retrovisore. Mamma mia, cosa diventavano quei polli del cazzo dopo essere stati spianati! Il più fortunato sembrava un hamburger di manzo. I più schifosi quelli che ti scoppiavano sotto la gomma, perché dopo non ci capivi più niente. Oh, Cristo!

L'uomo avvertì nausea d'improvviso. Guidava da più di tre ore, si sentiva fresco e in forma e sotto il culo non aveva più la vecchia e fatiscente Cooper. Ma provò nausea lo stesso. Quei polli schifosi, pozze di carne puteolente sull'asfalto viscido di un'autostrada del passato, lo stavano disturbando. Colpa di un fagotto biancastro, che si era trovato davanti all'auto due o tre minuti prima.

Dunque...Era un cane? No, troppo bianco. Non esistono cani così bianchi. Troppo informe poi per essere un cane. I cani possiedono lineamenti precisi e figure simmetriche. Soprattutto si capisce che sono cani, anche quando li vedi sull'asfalto tagliati in due. Il cane non si disperde mai in troppi pezzi come un gatto. Ha un'anima più solida, che riesce a tenere insieme il proprio corpo molto meglio di uomini e gatti. E' proprio il gatto che tante volte non capisci che roba sia, dopo che è stato travolto da un'auto. Il gatto dissemina la propria poltiglia nel raggio di troppi metri e sulle prime non capisci che siano quegli schizzi di marmellata alla ciliegia.

No, non era neppure un gatto, perché quel fagotto appariva troppo grande per essere un gatto.

Però, schizzi...Ho pensato proprio...schizzi?

Le vorticose luci gialle, sul lato opposto dell'autostrada, lo distrassero momentaneamente dai crescenti interrogativi. La corsia nord, anche alle tre di notte, mostrava palesi segni d'intasamento. In quella direzione, a quell'ora disumana, marciavano migliaia di automobili di piccola, media e grossa cilindrata, tutte puntate con i loro stupidi carichi umani verso la solita, meschina meta del fine settimana.

L'uomo rallentò allora l'andatura. Loro hanno fretta, io no. Che vadano pure a farsi fottere in quelle montagne di spazzatura che chiamano spiagge. Intanto, se non muoiono annegati, vengono poi a crepare sull'autostrada del ritorno. Hanno fretta? Okay, io no. Io invece alla prima stazione mi fermo e mi faccio un gin tonic. Tanto c'è poca gente su questo lato...Già, ma dov'ero rimasto? Sì, agli schizzi...gli schizzi.

Era la parola, o ciò che la parola evocava, a disturbarlo così tanto? Il fatto si era consumato in meno di un secondo: la luce gelida dei fari che illuminava un asfalto grigio, il fagotto di colpo nel perimetro di luce, la ruota che gli passava sopra.