In conclusione in questa prima stagione l'animo femminile viene presentato come qualcosa di mostruoso, caotico, pericoloso o altrimenti di immaturo. In tutti i casi è necessario un controllo esterno, che sia il padre (adottivo o biologico) per Claire, oppure lo psichiatra nel manicomio per Niki/Jessica. Si tratta di controllare e disciplinare la donna perché da sola non è in grado di farlo. Tutto questo riconduce a un concetto di inferiorità della donna e probabilmente Tim Kring non è neanche consapevole di averlo espresso in questa prima stagione di Heroes perché gli stereotipi da lui utilizzati sono radicati profondamente nella società ed è molto difficile liberarsene. In altre serie forse è riuscito meglio a creare donne di carattere che non seguono gli stereotipi patriarcali, come per esempio Jordan Cavanaugh in Crossing Jordan. Ma alcuni potrebbero obiettare che Jordan Cavanaugh5 non è una vera eroina d'azione e avventura dato che rientra nella categoria della scienziata tutta cervello, sulla falsariga di altre donne simili protagoniste della recente ondata di serie televisive scientifico-legali come CSI per esempio. Jordan Cavanaugh però è la protagonista unica della serie affiancata da co-protagonisti quindi era assolutamente indispensabile per la sopravvivenza stessa della serie creare un personaggio affascinante coinvolto in storie avvincenti, mentre Heroes è una serie corale dove ci sono molti protagonisti e in questo caso l'autore ha preferito dare più importanza ai personaggi maschili che a quelli femminili. In pratica Tim Kring è riuscito a creare personaggi femminili forti e complessi, ma lo ha fatto usando vecchi stereotipi che hanno come unico risultato quello di contenere e bloccare la forza di questi personaggi rendendoli assolutamente inutili. La serie rimane comunque appassionante, ma con un retrogusto amaro per una spettatrice femminista. Peccato, un'occasione mancata.











