Mai sentito parlare di Stoddard, Anders, de Vries, Lyn Powell o Cramer? Non c’è da stupirsi: i loro nomi non hanno ancora preso piede in Italia, a parte forse quello di Anders, del quale è uscito un racconto su Robot. Eppure questi scrittori, più o meno emergenti, stanno dando vita a un vivace dibattito a colpi di post sui loro blog, rimbalzandosi commenti e suggestioni da una sponda all’altra dell’oceano Atlantico. Oggetto del contendere: niente di meno che una nuova visione della fantascienza.

Ecco, in poche parole, cosa è successo sin qui.

Inizia tutto Jason Stoddard (43 anni, californiano) nel febbraio 2008, quasi per scherzo: “Alcuni testi che leggo oggi sono tanto cupi da farmi venire la voglia di tagliarmi le vene e infilarmi nella vasca da bagno. Per cui date uno sguardo al nuovo titolo del mio blog: Strange and Happy”. Strano, perché il mondo in cui viviamo è in rapida evoluzione e diventa sempre più difficile da riconoscere. Felice, perché ciò non deve essere per forza interpretato in senso negativo. Anzi, la tecnologia è il mezzo per farci vivere meglio. Chiaro? Detto da uno che si è guadagnato nomination ai premi Hugo ed è stato finalista al Theodore Sturgeon Memorial Award (con Panacea nel 2005), poteva mai passare inosservato?

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