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Sì, penso che The Atrocity Exhibition si sia sviluppata organicamente a partire dal ricco giacimento di stimoli degli Anni Sessanta, il periodo in cui, in un certo senso, il mondo che oggi abbiamo davanti agli occhi era in via di costruzione... il paesaggio dei mezzi di comunicazione, con tutte le sue oppressioni e inversioni, la sensazione di vivere all'interno di un immenso romanzo, e la realtà vista come una gigantesca simulazione elettronica, nella quale le usuali tecniche per far fronte all'esperienza venivano rese per la maggior parte inutili e si rendeva necessaria la comprensione di una nuova grammatica.
Sì, il surrealismo è stato enormemente importante per me, e credo che la sua influenza affiori ovunque, nelle mie opere. Naturalmente le metodologie del surrealismo classico devono essere modificate per potersi adattare al mondo d'oggi, dove ormai non esiste più una precisa distinzione fra finzione e realtà.
La musica ha sempre significato poco per me, sia pop che classica. Non possiedo un giradischi, né tantomeno dischi.
Sì, ritengo che l'impero del sole sia nato e cresciuto sulla base dello stesso senso di risveglio della mia infanzia in Cina che, precedentemente, aveva dato origine a Guerra Finita... per quanto il racconto sia completamente diverso dal romanzo, se si esclude la comune ambientazione nel mio campo di prigionia. Probabilmente è vero che il romanzo rivela le fonti della maggior parte della mia narrativa precedente, ma nello stesso tempo il mio senso del passato in Cina è stato alterato dalla narrativa che ho scritto in tutti questi anni.
Traduzione di Dario Sciunnach.
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