Abbonati a Delos Science Fiction

Nella nostra famiglia

inizio - pagina 2 di 4 - continua

Frequento il penultimo anno delle superiori e dopo mi iscriverò a Fisica. Ho un bernoccolo per matematica e informatica. Un paio d’anni fa lessi un articolo sulla “Gazzetta” dove si parlava della teoria che i fisici David Bohm e Alain Aspect elaborarono negli anni Ottanta, secondo la quale l’universo sarebbe un ologramma. Questo cosiddetto Paradigma Olografico spiegherebbe misteri degli eventi naturali e della fisica delle particelle, e da allora ho capito di cosa mi occuperò nella vita. Ne ho parlato con Antonio e Ingrid. Prima mi assicurarono che andava bene anche per loro, ma mi sembra che l’entusiasmo non sia proseguito. — Laurearti in Fisica? — ha detto tempo fa mio padre. — Sono anch’io uno scienziato e guarda in che situazione mi trovo. Devi capire che la ricerca pura ormai è praticamente abolita dai governi. Il tuo Paradigma Olografico serve per caso a vincere le guerre? Non ho voluto rispondergli. Ho guardato Ingrid, che di scienza non sa nulla, ma se ne restava zitta. Allora un giorno ho deciso di andare a trovare Ortensia.

 

Con lei c’è una storia strana della quale nessuno sa nulla.

Adesso Ortensia ha trentacinque anni ed è una donna molto attraente e indipendente.

Vive sola. Ha una laurea in Matematica e insegna saltuariamente; è giornalista free lance. Ma diciassette anni orsono faceva la fame. Per un paio di volte affittò di contrabbando il suo utero, e in una di queste due volte nell’utero c’ero io.

Ma non ci rimasi per molto: dopo appena quindici giorni Ortensia abortì, non si è mai capito bene perché. Mi salvarono per miracolo.

La vita è strana. Ho sempre ignorato tutto di Ortensia fino all’anno scorso. Eventi come i miei restano per legge senza nomi ufficiali, ma rovistando involontariamente in alcuni documenti di Antonio scoprii questa verità sul mio conto. In segreto rintracciai Ortensia — abita a Bari — e andai a trovarla “da studente” con un pretesto legato alla matematica. Faccio fatica ad ammetterlo: quando la vidi, credetti di innamorarmene di colpo. Era bellissima, e mentre mi presentavo con un nome falso e parlavamo di equazioni e frattali mi accorsi che, nonostante il divario di età, anche io non le ero affatto indifferente (dimostro più  anni della mia età). Poi le dissi chi ero veramente… Si mise quasi a piangere, ma fu un istante. Le promisi che da quel momento avrei chiamato “mamma” anche lei. Mamma Ortensia, sì. Ma questo accadde subito dopo. Cioè, dopo che ci eravamo baciati appassionatamente.

La “storia” terminò all’istante, di comune intesa. Follie di un attimo, specie da parte mia che “sapevo”. Anzi, poi ci facemmo sopra risate da matti.

Dunque, un giorno tornai da mamma Ortensia per illustrarle i miei progetti e  chiedere consiglio a lei, che anche ha una laurea scientifica ed è una persona pratica e intelligente. In verità non mi fece un quadro così buio del mio sognato futuro. — Un fisico in gamba — mi assicurò — non si trova tutti i giorni, anche se dovrai fare la trafila e andare all’estero. La matematica, per me, è una cosa un po’ diversa, purtroppo… Ma tu dovrai andare non più negli USA, ormai si sono impoveriti e imbastarditi pure loro. In India, in Cina… Fra l’altro lì vivere costa ancora tre soldi -. La faccenda mi pareva abbastanza convincente. Ringraziai mamma Ortensia. Ogni tanto capita di incontrarci e le offro sempre qualcosa al bar. Neanche lei naviga nell’oro. Da allora ho giurato definitivamente che il Paradigma Olografico non avrà più segreti, per me.

 

Nazgul è un altro discorso. Un discorso, devo dire, ancora doloroso.

inizio - pagina 2 di 4 - continua
Autore: Vittorio Catani - Delos Science Fiction 107 - Data: 10 luglio 2008

Vota questo articolo

Voti dei lettori

16 voti ricevuti

Il tuo voto

seleziona il voto e clicca


Commenti

1 Davvero un bel racconto! Per certi versi la cosa si è già realizzata, ma più per le costrizioni di una vita costretta a essere vissuta di corsa, in cui si sta più tempo con gli estranei che con i familiari, ma perché c'è sempre qualcosa da fare altrove e non per scelta. Però, in fondo, la propria casa (e quindi la prorpia famiglia) è dove uno ha il cuore...

» postato da Otrebla alle 16:27 del 21-07-2008

2 il racconto mi è piaciuto, però ho trovato un po' forzati quei due-tre accenni al paradigma olografico. anche per la riflessione finale ("dovunque guardo trovo delle madri";) in fondo bastava tirare in ballo un ologramma "semplice", e non tutta la teoria della realtà come ologramma. comunque piacevole, e al limite dell'attuale: scommetto che nei prossimi anni il senso del racconto sarà sempre più difficile da cogliere.

» postato da Piscu alle 10:11 del 21-08-2008

3 Quello che conta ,non è sapere da dove proveniamo realmente ,ma prendere coscienza del nostro io ,rapportato a chi ci vuole veramente bene per come siamo.

» postato da (simone pierini) alle 19:22 del 07-09-2008

4 Ok, ringrazio tutti! Per "Piscu": il paradigma mi e' parso naturale tirarlo fuori in quanto il personaggio e' interessato a studi scientifici e fa analogie sul tema, comunque si', bastava tirare in ballo un semplice ologramma. Per "simone pierini": e' vero quello che dici, ma non ho capito se e' una critica o un commento che conferma il senso del racconto. In realta' il personaggio, alla fine, va da chi gli vuole "veramente bene". Ma a me sembra anche naturale che non sapere sulla delle proprie origini possa lasciare segni profondi. Ciao! Vittorio

» postato da Vittorio Catani alle 09:37 del 10-09-2008

5 Delicato nello stile e profondo nel contenuto, un buon connubio! Bel racconto Vittorio. Personalmente, e lo dico non in polemica con Piscu ma solo per confortare la tua idea e dare un punto di vista differente, trovo "necessario" il rimando al Paradigma Olografico. Aggiunge un leggero tono poetico-filosofico che evita al racconto di essere "solamente" una realistica visione profetica. E' questione di gusti, forse, ma mi pare appropriato. E' come lasciare aperto un piccolo ulteriore spiraglio all'immaginazione. E la visione giova pure al livello squisitamente letterario. Questo senza nulla togliere alla storia in sè, che reggerebbe benissimo anche senza. Ma ad una sensibilità poco incline alle immagini troppo esclusivamente legate al mondo reale, non può che far piacere. Ciao.

» postato da val62 alle 22:58 del 10-10-2008

6 Bel racconto e fa riflettere tantissimo soprattutto sulla direzione che sta prendendo la nostra vita e la nostra società

» postato da Luigi Di Baldo alle 15:38 del 17-10-2008

7 Grazie gente, grazie mille! Tanta gratitudine dal vostro Vittorio

» postato da Vittorio Catani alle 22:07 del 22-10-2008

8 «il paradosso insito nel racconto ha il sapore di una agghiacciante profezia.» Ma dove? le possibilità che ciò avvenga sono pari a 0. Non solo in Italia. In America, il dibattito tra creazionisti ed evoluzionisti è al limite del terrorismo. Gli anti-abortisti mettono le bombe negli ospedali (è la notizia di qualche anno fa, spero non ce ne siano altre), dimostrando un distorto rispetto per la Vita. La legge italiana sulla procreazione impedisce pure di selezionare gli spermatozoi fertili da quelli sterili, non parliamo degli ovuli; la possibilità che Ettore possa avere nella realtà sei madri :?: è pari a zero. Personalmente, non ho mai trovato immorale l'affitto dell'utero, anzi lo consideravo un aspetto solidale. Purtroppo, c'è da dire che le implicazioni affettive sono tante e non si può imporre un distacco ai sentimenti umani, a norma di legge. Comunque, questa lontanza dal possibile non ne fa un brutto racconto. Al contrario. Mi è piaciuto molto. Il racconto permetteva anche l'uso di quella prima persona, che non amo tanto, rendendo la storia personale e contemplativa, allo stesso tempo. Verso la fine, a proposito del mix di sperma, ho pensato che fosse stato usato anche qualcosa di femminile, per compensare le carenza del dna maschile difettato. :wink: Aggiungendo così un'altra madre al curriculum di Ettore. :lol:

» postato da rita71 alle 15:53 del 26-12-2008

9 Ciao Rita, ti ringrazio per il tuo intervento, sia pure con... due anni di ritardo! E senz'altro introdurrò "un'altra madre" in una eventuale prossima riedizione. Saluti. V.

» postato da Vittorio Catani alle 22:56 del 23-01-2011

Puoi continuare la discussione sul forum

Commenta questo articolo

Sei già registrato?
Inserisci DelosID e password

Hai dimenticato la password?

Registrati ora!

Non sei registrato?
Inserisci nome, cognome e email

Il commento verrà inserito anche nel forum di questo sito. L'indirizzo email à obbligatorio ma non sarà pubblicato né memorizzato. Commenti anonimi o con nomi falsi saranno cancellati.