Ma i buchi neri sono davvero "buchi"?

Secondo alcuni ricercatori americani sarebbe da rivedere il concetto alla base degli oggetti più misteriosi dell'universo

In occasione dell'incontro annuale dell'American Physical Society che si è tenuto qualche settimana fa ad Albuquerque, Emil Mottola del Dipartimento Americano dell'Energia del Laboratorio Nazionale di Los Alamos e N. M. Pawel Mazur dell'Universita del South Carolina hanno avanzato una nuova rivoluzionaria ipotesi circa la natura intima dei buchi neri, che in buona sostanza ridefinisce il modello finora conosciuto e consolidato. Secondo i due astrofisici, i buchi neri non sarebbero affatto "buchi", bensì sarebbero assai più assimilabili a "bolle", ovvero a dei vuoti di forma sferica circondati da una forma estremamente durevole di materia mai sperimentata sulla Terra. Già battezzati dai due scienziati "Gravastars" (GRAvitational VAcuum STARS), gli oggetti di questo tipo sarebbero in grado di spiegare alcuni dei comportamenti fisici più anomali lasciati in sospeso dal tradizionale modello di buco nero. Secondo la teoria accreditata dei buchi neri, questi oggetti si formano nello spazio al termine della vita delle stelle, quando grandi masse stellari vengono racchiuse dalla forza gravitazionale all'interno di uno spazio molto ristretto, creando così un campo gravitazionale attrattivo così potente da non lasciare scampo neanche alla luce. Mottola e Pawel suggeriscono che la fase di collasso di una stella morente procede solo fino al cosiddetto Orizzonte degli Eventi, in cui l'intensa gravità trasforma la materia della stella in una fase del tutto nuova, che forma a tutti gli effetti la Gravastar. In pratica, la stella morente crea un ultra-sottile, ultra-freddo e ultra-scuro guscio di materia virtualmente indistruttibile, del tutto assimilabile allo stato dei condensati di Bose-Einstein dove, raggiunto il medesimo stato energetico grazie a una temperatura prossima allo zero assoluto, milioni di atomi di materia si fondono per formare un singolo corpo. "Giacché questa nuova forma di materia è assai durevole, ma in un certo qual modo flessibile come una bolla," ha detto Mottola, "qualsiasi cosa che venga intrappolata dalla sua intensa gravità e schiacciata all'interno, verrebbe 'obliterata' per poi essere assimilata all'interno del guscio della Gravastar." Ma dentro che cosa succederebbe? Secondo i due scienziati, lo spazio all'interno del guscio della Gravastar è qualcosa di difficilmente concepibile, poiché l'intero continuum quadridimensionale sarebbe distorto ed eserciterebbe una forza sull'esterno del guscio, aggiungendo stabilità all'oggetto.

Sebbene assai poco ortodossa, la Gravastar di Mottola e Mazur potrebbe anche evitare la produzione quasi infinita di entropia prodotta dai buchi neri, la cui confutazione gli scienziati hanno ricercato per anni. A differenza dei buchi neri, le gravastar presenterebbero infatti un'entropia molto bassa. Ma i due scienziati si spingono oltre e arrivano a suggerire addirittura che l'universo che noi conosciamo e in cui viviamo potrebbe essere a sua volta l'interno di una Gravastar. Se così fosse, in fondo non ci si sta poi così male...

Autore: Alessandro Vietti - Data: 14 giugno 2002 - Fonte: SpaceFlight Now

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