Orwell 2010 si chiude questa sera a Piacenza con Brazil

Nell'ultimo incontro della serie di appuntamenti piacentini dedicati allo scrittore inglese, protagonista sarà il cult movie di Terry Gilliam, originale rilettura di 1984

La locandina del film

Si conclude questa sera, alle 21, al Teatro dei filodrammatici di Piacenza, in via Santa Franca 30, con Brazil di Terry Gilliam, presentazione a cura del giornalista Riccardo Anselmi, il progetto Orwell 2010. Cinema — Teatro — Incontri organizzato da Teatro Gioco Vita in collaborazione con l'associazione politico-culturale “cittàcomune”, una riflessione sulla prima metà del No­vecento (e sul presente) a partire dalla vita e dall’opera di George Orwell che si è articolata per tutto il mese di ottobre mettendo a confronto letteratura, grande schermo e teatro. L'appuntamento di oggi è inserito nel programma InFormazione Teatrale proposto dal Teatro stabile di innovazione diretto da Diego Maj con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano. L’ingresso è gratuito.

 

Liberissima ma evidente rilettura di 1984, il film di Terry Gilliam, leader storico dei Monty Python, ripropone in chiave di sberleffo l’an­gosciante assurdità della vita nei meccani­smi impersonali della burocrazia totalitaria, evidenziati per contrasto dalla musica che sarcasticamente dà il titolo al film. Brazil, uscito nel 1985, si sviluppa attraverso la grigia vita di Sam Lowry (interpretato da Jonathan Pryce). Come il Winston Smith orwelliano, Lowry è un alienato funzionario del Dipartimento Informazioni (e Delazioni), improvvisamente travolto dalla crisi che gli procura l’innamoramento per una donna so­spesa tra sogno e realtà. Ma l’amore, come tutto ciò che risveglia la coscienza individua­le, è intollerabile: il potere ucciderà la donna e imprigionerà l’uomo.

Tanto ampio è l’arco dei possibili rimandi letterari e delle citazioni cinematografiche (da Orwell a Kafka, dal Ridley Scott di Blade Runner al Kubrick del Dottor Stranamore), quanto schiettamente genuini sono gli ele­menti di novità. All’origine della farsa c’è uno scarafaggio che, attraversando il com­puter di un Ministero, fa sbagliare la lettera di un cognome e origina tutti i guai dello stralunato Lowry. Una nota di leggerezza e speranza — l’anello che non tiene nell’oliato meccanismo totalitario — è il personaggio dell’idraulico interpretato da Robert De Niro: “guastatore” al contrario, si oppone alla lo­gica del degrado (delle persone e delle cose), implicita nell’impersonalità del potere, ripa­rando nottetempo e restituendo alla funzio­nalità ogni tipo di impianto disastrato.

Autore: Redazione - Data: 29 ottobre 2010 - Fonte: Teatro Gioco Vita

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