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Per il mese di agosto troviamo in edicola il romanzo Alla fine dell’arcobaleno (Rainbows End, 2006), ultimo romanzo scritto da Vernor Vinge, con il quale ha vinto il suo quarto Premio Hugo, dopo averlo vinto nel 1993 con Universo incostante, nel 2000 con Quando la luce tornerà (entrambi pubblicati da Editrice Nord), a cui si deve aggiungere il romanzo breve I simulacri (Delos Books — collana Odissea) anche lui vincitore del Premio Hugo 2004. Coloro che amano la fantascienza che si fonda su solide basi scientifiche non possono non apprezzare i suoi romanzi.
Erano ormai vari anni che si attendeva di leggere un suo nuovo romanzo. Rainbows End si svolge nello stesso universo che troviamo nel racconto Tempi veloci a Fairmont High, quest’ultimo incluso nel volume Tutti i racconti — vol. 2° (Editrice Nord — 2007).
In merito al contenuto di Rainbows End, riportiamo parte di quanto ha scritto Giuseppe Lippi, curatore di Urania: "Costituisce un tentativo in una nuova direzione: descrivere il mondo del prossimo futuro come in un documentario scientifico, con una tecnica distaccata che potremmo quasi definire kubrickiana. Il romanzo non è di genere spaziale ma terrestre, informatico per la precisione: è la cibernetica che plasma la vita del 2025, come non è difficile immaginare dalla prospettiva del 2006. Ma le trasformazioni sono state radicali e i vecchi computer non esistono più: il loro posto è stato preso da intricatissime connessioni individuali rese possibili da un balzo tecnologico che per ora possiamo soltanto immaginare. Rainbows End non si è limitato a vincere lo Hugo ma anche il premio Locus, ed è stato candidato al John W. Campbell Award. Per il momento è l'ultimo romanzo da lui pubblicato".
L’autore. L’autore, classe 1944, è nato nel Wisconsin. Professore di matematica, ha insegnato per lunghi anni la materia all’Università di San Diego. Affermatosi come scrittore ha lasciato l’insegnamento per dedicarsi completamente alla scrittura. Ha esordito nel 1965 con Bookworm, Run! (Corri, Norman corri!), racconto compreso nell'antologia Tutti i racconti — volume 1 (Editrice Nord — 2006). Nei primi tempi si trova a suo agio solo nello scrivere racconti, che oltretutto trova facilmente piazzabili, come lui stesso ha dichiarato. L’occasione per passare al romanzo arriva con il racconto Grimm’s Story (1968), in un primo tempo pubblicato da Damon Knight nella collana Orbit. Knight gli disse che se ampliava il racconto in romanzo lo avrebbe pubblicato su un'altra collana. L’operazione gli riuscì alla perfezione e nel 1969 veniva pubblicato il romanzo Grimm’s World, pubblicato su Urania con il titolo Il mondo di Grimm. Sempre per Urania sono stati pubblicati i romanzi Naufragio su Giri, Quando scoppiò la pace e I naufraghi del tempo. Successivamente arrivano i capolavori che abbiamo citato, vincitori degli Hugo.
La quarta di copertina. Ci sono molti modi per viaggiare nel tempo: uno, completamente inedito, consiste nel ritrovare la memoria dopo anni di semi-incoscienza dovuti al morbo di Alzheimer. È quello che succede a Robert Gu, sbalzato nella San Diego del 2025, dove una sofisticata tecnologia informatica costituisce ormai l’interfaccia del mondo. I vecchi, ingombranti computer non esistono più ma qualcuno pensa di inserirsi nelle nuove connessioni individuali, minando la realtà alla radice. Robert Gu si trova immischiato in una pericolosa partita dalla quale potranno salvarlo, forse, solo una ragazza di tredici anni e il misterioso personaggio che appare ad alcuni sotto la forma di… coniglio.
Vernor Vinge, Alla fine dell’arcobaleno (Rainbows End, 2006)
Traduzione Flora Staglianò, Mondadori, collana Urania 1561, pagg. 346, euro 4,20
(Puoi leggere i commenti precedenti sul forum)
83 «« Fonte ISI Web of Science® sugli articoli internazionali pubblicati negli ultimi 19 anni su riviste, libri, review, ecc referati nell'ordine da S* elencato. topic autore numero pubblicazioni Goethe 5566 Dostoievsky 1028 Tolstoi 611 Manzoni 850 Nani e puffi li lasciamo al fantasy e ai fumetti. E' meglio, no?» Guarda, il fatto stesso che questa tua classifica metta Manzoni davanti a Tolstoi dimostra che non è applicabile come vorresti applicarla. A meno che tu non sostenga seriamente un confronto tra i Promessi sposi e Guerra e pace, ma in quel caso ti consiglierei di spostarti nel canale "humor". S*» Io dico che PRIMA dovresti conoscere gli studi critici mondiali e DOPO disquisire sui nani e i puffi. Per AIUTARTI ho riportato accanto al TUO elenco il numero di pubblicazioni referate pubblicate dal 1991. Non ho aggiunto commenti o giudizi ma solamente presentato qualche informazione QUANTITATIVA sul numero degli studi critici riguardanti gli autori da te riportati. Io non voglio applicare nulla. Ho solo riportato dati, informazioni. Capisco però anche che per i sofonti del tutto dati, informazioni, studi critici siano inutili. Per questo ho detto di lasciare lo "humor" agli altri. p.s. A me francamente Guerra e pace non piace, capisco la sua "importanza" in chiave critica e storico-letteraria ma preferisco di gran lunga I malavoglia, a esempio.
» postato da Andrea Liscio alle 15:18 del 26-08-2010
84 «Secondo me l'effettuare qualsiasi, seppur minimo, taglio è un insulto e un'offesa verso l'autore dell'opera stessa. In questo modo, inoltre, Urania dimostra come le sia rimasto solo l'interesse del guadagno economico (lecito, corretto e alla base di ogni progetto imprenditoriale) per portare avanti un discorso "culturale" che altrimenti in Italia non potrebbe più esistere. Forse ci siamo illusi di vedere "dall'altra parte" oltre che degli imprenditori anche degli appassionati sostenitori del nostro genere preferito, cosa che invece non sembra più essere da ormai diversi anni.» Credo che accusare Lippi di non essere un appassionato sia realmente difficile. Io comunque mi occuperei dell'eventuale offesa ai lettori; dell'offesa all'autore, sempre che non sia stato avvisato come è probabile che sia, se ne occuperà eventualmente l'agente dell'autore. I libri vengono pubblicati sulla base di contratti nei quali queste cose sono specificate. S*
» postato da S* alle 15:20 del 26-08-2010
85 Sul blog di Urania: ragazzi, guardate comunque che il blog di Urania è un blog aziendale di promozione di un prodotto. Non si può pretendere che sia aperto e accetti la presenza di post eccessivamente critici. Il nostro è un caso diverso perché questo è un sito giornalistico (se ci criticano, tutt'al più rispondiamo male
, ma i post li cancelliamo solo se sono maleducati e anonimi).
S*
» postato da S* alle 15:24 del 26-08-2010
86 Caro S*, perdonami ma sarebbe opportuno rispettare le opinioni di tutti. Mi sembra proprio questo il senso primo (e ultimo) della discussione... Io continuerò a leggermi e ad amare "I Promessi Sposi" così com'è, indipendentemente dal loro valore internazionale (che pure c'è: Manzoni - The Bethrothed - Harvard Classics n 21, per es.). Liberissimo tu, del resto, di farti le tue prosciugatine personali. Purché private.
» postato da (Bernardo Cicchetti) alle 15:34 del 26-08-2010
87 «« "ci andreste voi al cinema se sapeste di pagare un biglietto per un film che è stato tagliato al 15%?"» Esempio infelice perché nel cinema in effetti questo capita molto spesso, soprattutto con i film più belli, e per motivi analoghi: un film in sala non può durare troppo. Nelle versioni dvd poi trovi la versione "integrale". Vedi Signore degli Anelli, Avatar e molti altri film. S*» Aspettiamo la versione DVD allora ? Secondo me la figuraccia oramai è fatta, inutile arrampicarsi sugli specchi come state facendo.
» postato da Ziggy Stardust alle 15:45 del 26-08-2010
88 Ho appena letto l'intervento di Paolocosmico e non riesco a capire come non si voglia cogliere il punto. Qui non si parla di testo originale, testo modificato dall'autore o altro, qui si parla di testi modificati "deliberatamente" dagli editori e, sospetto, senza informare non solo i lettori, ma nemmeno gli autori. Possibile che sia così difficile da capire? Se un testo (o un film o uno spartito, o quel che cavolo vi pare) viene manipolato, la cosa dev'essere resa pubblica. E badate che questo lo dice addirittura una normativa: quella sul diritto d'autore. E' ben chiaro? Diritto dell'autore! Badate che di nefandezze simili gli editori si rendono spesso e volentieri colpevoli. Posso fare un esempio: anni fa un editor, di cui taccio il nome, fece tradurre e poi manipolò lui personalmente (allora collaboravo come "consigliere" e traduttore per la casa editrice in questione) un libro di fantasy che aveva come sfondo una relazione gay, stravolgendolo completamente e trasformando la relazione in una "semplice amicizia" con effetti devastanti per l'intero libro. Sto parlando di un tempo in cui non c'era internet, purtroppo, nel qual caso la bugia, diciamo così, avrebbe avuto gambe cortissime. Ecco, Paolocosmico, che ne diresti tu di una manipolazione del genere?
» postato da (Bernardo Cicchetti) alle 15:54 del 26-08-2010
89 «««...
Insomma il buon traduttore è come il buon musicista che non si limita a a seguire diligentemente lo spartito nota per nota pedissequamente ma ne rende una versione squisitamente personale e unica.
Il comportamento di chi ha censurato l'intervento del nostro amico invece è assolutamente imperdonabile e merita il mio sdegno.»
Dunque, diciamo che oggi come oggi, se un pianista decidesse di
tralasciare suonando un 15% di una polacca di Chopin grossa strada
non ne farebbe prima di essere metaforicamente bastonato dalla critica
e lasciato sanguinante sul ciglio di una strada. Così se
un direttore stabilisse che anche se Bruckner ha scritto per sette volte la
ripetizione del tema lui ne può fare soltanto cinque perché va di fretta.
Si gioca sui piani e sui forti, sugli accellerati e sui rallentati, si gioca
sull'espressione, ma le note si dovrebbe avere la buona grazia di suonarle tutte.»
beh, tanto per dire, il tuo appunto vale se identifichi note con parole, a me non sembra così scontato. Se fai leggere un testo italiano a un tedesco capisce si è no un decimo delle parole ma entrambi percepiscono una sequenza di note all'incirca alla stessa maniera a parità di conoscenza musicale.
»
Tutta la deviazione verso il discorso musicale era una risposta a
chi paragonava il lavoro del traduttore a quello dell'esecutore di
un brano musicale. Entrambi, a mio parere godono di poca libertà,
o meglio, la loro libertà è all'interno di quanto altri hanno scritto,
che devono rispettare.
«
In secondo luogo, a mio modestissimo modo di vedere, da fruitore di musica e libri a livello di "uomo della strada," non so rendermi conto se manca qualche nota in una sonata di qualche grande autore, cosa tra l'altro che abbisogna di molte ripetizioni di ascolti, mentre di solito un romanzo lo leggo una volta e se proprio mi ha colpito lo rileggerò anni dopo e sfido chiunque ad accorgersi se alla seconda lettura manca qualche frase qua e là... Poi in generale una musica, un testo sono processi creativi la cui forma definitiva è solo frutto del caso. Chiunque scriva sa che, ogni volta che rilegge un suo testo, cambia qualche parola, ristruttura interi periodi, cancella parti e rivede la punteggiatura a seconda del "sentire" del momento, se è passato abbastanza tempo può persino stravolgere il significato dell'opera. Quindi i puristi del testo integrale mi fanno un poco sorridere nel volere a tutti costi leggere il testo originale, che nel migliore dei casi è sempre un compromesso fra le varie istanze dell'autore in un determinato momento della sua esistenza. »
Il punto è sicuramente interessante. Ma qui si stava parlando di un'altra cosa. Il punto non è se tu ricordi tutte le parole che hai letto, o se l'autore le può cambiare come e quando gli pare. Quello su cui si discuteva è se
un editore può prendere un testo già edito, con un testo su cui autore
ed editor ed editore originale hanno convenuto, quindi un oggetto che esiste in un certo punto del tempo e dello spazio (se vogliamo farla
difficile
), nel caso particolare un oggetto che ha ricevuto un premio,
e sia pure d'accordo con l'autore, ripubblicarlo senza specificare che
si tratta di un testo, diciamolo, per il 15 per cento differente da quello
originale (originale sempre inteso come testo già fissato sulla carta).
Se l'editore mi dice che ha fatto dei cambiamenti io sono contento così, vuol dire che so che non
sto leggendo una mera traduzione ma un adattamento. Se proprio mi
interessasse (nel caso particolare me ne guardo bene) posso
fare uno sforzo per recuperare l'edizione originale e leggere quella. Ciò che non reputo corretto è fare delle modifiche senza dire niente o magari dicendolo in un blog e non all'interno del volume. E se un domani
io prendessi il libro e dopo averlo letto, pensando che quello sia il testo in forma integrale dicessi: "Mamma che schifo, non toccherò mai più un libro dello stesso autore!"? Il fatto che all'autore stesso non
importi nulla e che dia l'assenso per le modifiche (non credo che
abbia letto la traduzione e approvato ogni singola modifica, gli sarà stato chiesto se aveva nulla in contrario
a che venissero apportate un po' di modifiche per rendere il testo
più leggibile in lingua italiana o per farlo rientrare all'interno di una
certa dimensione) non cambia il discorso.
«
Una piccola nota sulla musica, di recente sono venuto a sapere che era norma nel '700 spacciare per proprie le creazioni musicali di altri, Mozart adottò spesso questa prassi e per i cultori del geniale compositore, forse sapere che non tutte le sue musiche sono opera del suo ingegno potrebbe essere fatale
»
Beh, era grosso modo una prassi abituale. Il concetto di originalità era
molto meno spinto di adesso. In realtà siamo ancora vittime dell'era
romantica, con il ritratto dell'artista dallo sguardo corrucciato che
fruga nel proprio spirito, si strappa il cuore dal petto per mostrartelo e magari non si ripete mai.
Tra il 600 e il 700 non ci fu autore di
musica strumentale che non scrisse una sonata basata su "La follia". Cioè
usando proprio il tema de "la follia"
Mozart citava altri e citava se stesso. Se andiamo a sentire
Haydn troviamo gli stessi temi che passano da una sinfonia all'altra
e a volte persino interi movimenti. Lo stesso per quanto riguarda
Bach.
Ciao!
Lanfranco
» postato da Lanfranco Fabriani 2 alle 16:02 del 26-08-2010
90 «Mi è appena venuto in mente un paragone più corretto di quelli citati prima, fra i film al cinema e la situazione di cui stiamo parlando.
E' come se il proprietario del cinema si accordasse col distributore, in accordo con il produttore, per "condensare" di sua iniziativa tutti i film che superassero i 120 minuti per farli rientrare in una predeterminata programmazione delle sale, naturalmente senza avvisare con un cartello i clienti paganti.
»
A lungo, partendo dagli albori del Cinema, era prassi comune che il gestore della sala modificasse, tagliasse e aggiungesse materiale alle "pizze".
Ma era un altro linguaggio e un altro cinema. Tuttavia..
» postato da Adidja Palmer alle 16:12 del 26-08-2010
91 a chi gentilmente ha citato il mio ultimo intervento riporto le parole iniziali con le quali sono intervenuto nella discussione: "mah, a me non sposta più di tanto l'idea dei tagli, naturalmente vorrei saperlo prima, questo sì... "
Credevo fosse chiaro che in primis desidero e auspico che ci sia la trasparenza da parte dell'editore e poi ho fatto seguire le mie considerazioni generali sulle motivazioni pro contro i tagli e le modifiche, tutto qui ![]()
» postato da Paolocosmico alle 16:34 del 26-08-2010
92 Lo stesso Lippi nel primo post di risposta sul blog di Urania ha confermato che la riduzione viene concordata con l'autore dell'originale, che ne è quindi a conoscenza. Secondo me qui il punto è uno solo, la condensa viene eseguita, che piaccia o no (a me non piace, ma posso capire il punto di vista delle esigenze economiche di un'azienda che comunque sta lavorando per portare sul mercato un sacco di materiale) e per diversi motivi, ma manca la trasparenza. Il mio pensiero, abbastanza neutrale e senza polemica è questo: ho diritto di sapere ciò che sto per acquistare.
» postato da (Vergognoso Davvero) alle 16:46 del 26-08-2010
93 « Il problema è che in Italia il caso editoriale non può esistere se non uno ogni tot anni, il mercato è piccolo, asfittico e inzeppato fino al soffitto di robaccia estera. » Scusa Lanfranco, ma questa mi sa tanto di leggenda metropolitana. Il mercato editoriale italiano è piccolo e asfittico perché tutto sommato fa comodo così: un mercato piccolo può meglio essere controllato e spartito tra pochi soggetti (i soliti Mondadori, RCS e così via). Ma tu pensi davvero che se in un anno uscissero una decina di grandi di casi editoriali, il mercato non riuscirebbe a reggerli? Non è che invece dieci casi editoriali verrebbero pubblicati da sette od otto editori diversi, allargando di fatto il mercato e rompendo l'oligopolio? Riflettiamoci un attimo, su, e arriveremo alla conclusione che il mercato piccolo e asfittico rientra nella solita logica italiettistica, per cui è meglio essere i padroni di un cortiletto che i comproprietari di un vasto territorio. Ed è lo stesso motivo per cui dopo una bella riga di tempo si continua a idolatrare Manzoni dimenticandosi che la letteratura italiana ha prodotto autori enormemente migliori, e basta leggere un qualunque libro di Calvino per rendersene conto (tanto per citare uno che andava all'estero a insegnare agli altri come scrivere).
» postato da Maurizio Del Santo alle 16:48 del 26-08-2010
94 Palmer, daccordo, ma stiamo parlando del mondo moderno: anche Urania sotto F&L faceva tagli strutturali e riscritture, le cose sono fortunatamente cambiate. Viviamo comunque in un mondo imperfetto, il massimo che possiamo fare e cercare di migliorarlo un passo alla volta.
» postato da (Vergognoso Davvero) alle 16:51 del 26-08-2010
95 Ragazzi, ma che vi ha fatto Manzoni? Che sono, dolori liceali? Semplicemente non capisco perché se uno cita Manzoni significa che non apprezza Calvino. E pure Eco, Camilleri e compagnia bella. Cosa che io faccio con grande godimento personale... E anche la sf, s'intende!
» postato da (Bernardo Cicchetti) alle 17:08 del 26-08-2010
96 «Palmer, daccordo, ma stiamo parlando del mondo moderno: anche Urania sotto F&L faceva tagli strutturali e riscritture, le cose sono fortunatamente cambiate. Viviamo comunque in un mondo imperfetto, il massimo che possiamo fare e cercare di migliorarlo un passo alla volta. » E' solo per amor di discussione. Comunque anche io sono d'accordo con la proposta di inserire un rigo in seconda di copertina, tra il titolo originale e il copyright con una avvertenza del caso.
» postato da Adidja Palmer alle 17:12 del 26-08-2010
97 «Ragazzi, ma che vi ha fatto Manzoni? Che sono, dolori liceali? Semplicemente non capisco perché se uno cita Manzoni significa che non apprezza Calvino. E pure Eco, Camilleri e compagnia bella. Cosa che io faccio con grande godimento personale... E anche la sf, s'intende!» Beh, non hai solo citato Manzoni, hai scritto che I promessi sposi sono un capolavoro della letteratura italiana e non solo. E' lecito non essere d'accordo, vero?
» postato da Maurizio Del Santo alle 17:35 del 26-08-2010
98 « Aspettiamo la versione DVD allora ? Secondo me la figuraccia oramai è fatta, inutile arrampicarsi sugli specchi come state facendo.» Io non mi sto arrampicando su nessuno specchio, ho detto fin dall'inizio che i tagli mi sembravano sbagliati, guarda un po'. S*
» postato da S* alle 17:42 del 26-08-2010
99 « Io dico che PRIMA dovresti conoscere gli studi critici mondiali e DOPO disquisire sui nani e i puffi. Per AIUTARTI ho riportato accanto al TUO elenco il numero di pubblicazioni referate pubblicate dal 1991. Non ho aggiunto commenti o giudizi ma solamente presentato qualche informazione QUANTITATIVA sul numero degli studi critici riguardanti gli autori da te riportati.» Va bene. Citi fonte non verificabile perché bisogna avere un accesso a pagamento, sarebbe interessante vedere quanti di quegli studi sono italiani. Per esempio, cercando "Alessandro Manzoni" su Google tolte le pagine italiane sono circa centomila pagine. Se cerchi "Leo Tolstoy" ne trovi quattro milioni. La scheda sui "Promessi sposi" è presente in dodici versioni di Wikipedia. La scheda su Guerra e pace è presente in 42 versioni. Mi sembrano dati altrettanto indicativi del tuo. S*
» postato da S* alle 17:50 del 26-08-2010
100 ««
Io dico che PRIMA dovresti conoscere gli studi critici mondiali e DOPO disquisire sui nani e i puffi.
Per AIUTARTI ho riportato accanto al TUO elenco il numero di pubblicazioni referate pubblicate dal 1991.
Non ho aggiunto commenti o giudizi ma solamente presentato qualche informazione QUANTITATIVA sul numero degli studi critici riguardanti gli autori da te riportati.»
Va bene. Citi fonte non verificabile perché bisogna avere un accesso a pagamento, sarebbe interessante vedere quanti di quegli studi sono italiani.
Per esempio, cercando "Alessandro Manzoni" su Google tolte le pagine italiane sono circa centomila pagine. Se cerchi "Leo Tolstoy" ne trovi quattro milioni.
La scheda sui "Promessi sposi" è presente in dodici versioni di Wikipedia. La scheda su Guerra e pace è presente in 42 versioni.
Mi sembrano dati altrettanto indicativi del tuo.
S*»
Senza contare che su google puoi anche cercare sex e Tolstoy ne uscirebbe stracciato,
, non mi ha detto cosa hai cercato su tale motore di ricerca.
Hai fatto una ricerca compartiva tra i due autori su quali basi? Io ho fornito dei parametri. Tu no.
Inoltre, le mille mila pagine su Tolstoy da te riportate sono saggi critici? Perchè di questo si parlava nel parte del mio post da te quotata.
Io riporto fonti referate e appartenenti alla comunità scientifica, a differenza di google.
RIPETO per l'ennesima volta che i giudizi, le disamine si devono fare dopo lo studio, la conoscenza dei dati, ecc ecc. NON prima e sicuramente non dopo aver fatto la conta dei siti google.
RIRIPETO che è per questo che ho fatto quella rapida ricerca su siti "attendibili", motori di ricerca diffusi nell'ambito accademico, le cui informazioni possono essere utilizzate per discutere o controbattere affermazioni perentorie quanto fumose.
Tu puoi parlare di tutti i puffi del mondo, fate e nani. Affari tuoi. Le chiacchiere da bar vanno benissimo anche su questo forum. Basta dirlo e non prendersela con chi si permette di farlo notare.
Per tornare a ISI, web of science. I numeri che forniscono non sono verificabili da tutti perchè il sito è a pagamento. Da una parte sono contento perchè vuol dire che sei andato a controllare. Dall'altra, sono un po meno contento per la malafede che mi affibbi. Per due motivi:
1 - perchè tale pagamento è effettuato da qualsiasi università e centro di ricerca italiano, nonchè da parecchie biblioteche pubbliche. Puoi benissimo chiedere a qualcuno o andare a cercare. Non puoi rispondermi in diretta ma entro un lasso di tempo decente puoi appurare i dati che ti ho fornito.
2 - perchè se fossi in malafede non avrei riportato il nome del motore di ricerca utilizzato.
Io questi strumenti ho e questo riesco a fornirvi. Per i miracoli ripassate domani!
Anche considerando che io spero sempre di superare le chiacchiere da bar fornendo qualche piccolo strumento accademico. Non che questo sia automaticamente migliore e non criticabile, ma solo che abbia una valenza intrinseca mediamente maggiore da diventare un buon punto di partenza per qualsiasi discussione.
Qui sta il centro di tutto. TU hai già dato un giudizio insindacabile e a prescindere. IO non ho giudicato ma solo fornito qualche dato che dovrebbe aiutarti almeno a capire che si può rimettere in discussione la tua dichiarazione.
Il tutto completamente OT perchè il centro della discussione sono queste "traduzioni" che sono SBAGLIATE sia che siano state scritte da Manzoni che da Minzolini o lo sfigato mr Black di turno.
Per tornare IT.
Sul blog incriminato di Urania il mio post è durato pochi minuti.
Nel mio intervento riportavo una risposta retorica dove facevo notare che la notizia di tali traduzioni "migliorative" rimarrà nota solo a noi quattro gatti in rete mentre la maggioranza dei lettori di Urania ne rimarrà all'oscuro.
» postato da Andrea Liscio alle 18:30 del 26-08-2010
101 « Aspettiamo la versione DVD allora ? Secondo me la figuraccia oramai è fatta, inutile arrampicarsi sugli specchi come state facendo.» azz! mi hai scoperto, ora come faccio.
» postato da _Kaos_ alle 18:47 del 26-08-2010
102 ««
Aspettiamo la versione DVD allora ?
Secondo me la figuraccia oramai è fatta, inutile arrampicarsi sugli specchi come state facendo.»
azz!
mi hai scoperto, ora come faccio.»
Arrampicati più velocemente!
Scherziamoci sopra per rasserenare un topic già penoso di suo. Certo che la fs in Italia è sempre stata sfigata, traduzioni della Nord discutibili, stampe Fanucci al limite dell'indecenza, sconti del 15% su Urania...
... sapevatelo su rieduchescional ciannel!
» postato da Andrea Liscio alle 19:08 del 26-08-2010
103 « Scherziamoci sopra per rasserenare un topic già penoso di suo. Certo che la fs in Italia è sempre stata sfigata, traduzioni della Nord discutibili, stampe Fanucci al limite dell'indecenza, sconti del 15% su Urania... ... sapevatelo su rieduchescional ciannel!» Non nominatemi la Fanucci. Per carità...
» postato da Rodia alle 19:42 del 26-08-2010
104 «la vicenda dei tagli di Urania è fatto antico. Basta leggere la voce dedicata su wikipedia. Insomma mi fa strano che collezionisti e appassionato non abbiano mai avuto la curiosità di conoscere la storia di urania. » Grazie per il suggerimento: alcune cose presenti in quella pagina effettivamente non le conoscevo. Comunque, riguardo ai tagli, anche su wikipedia se ne parla al passato. Quanto a me, e premetto che ho gia' ammesso la mia ingenuita', ero perfettamente consapevole che in un passato (che speravo definitivamente sepolto) Urania pubblicava spesso e volentieri versioni pesantemente tagliate. Ma credevo, almeno dai tempi dell'introduzione di Urania Collezione che la sensibilita' fosse radicalmente cambiata e che proprio quest'ultima collana fosse una sorta di ammenda, una riparazione degli aspetti negativi di un passato che rimane comunque pionieristico ed entusiasmante. Comunque, la mia preoccupazione principale era per Urania Collezione; serie alla quale sono molto affezionato e che colleziono ossessivamente (e che qualche volta riesco anche a leggere). Fortunatamente leggo un intervento di stamane di De Matteo sul blog di Urania che, in risposta alla domanda di un lettore riguardo alla presenza o meno di tagli in Urania Collezione, afferma "ribadisco ancora una volta che le riedizioni di UC sono integrali e quando necessario contengono nuove traduzioni di interi brani" Questo mi tranquillizza alquanto. Continuero' a comprare sistematicamente Urania Collezione e i numeri di Urania che mi interessano e sono abbastanza piccoli da non dare sospetto di possibile condensazione non dichiarata. Mi rimane il dubbio sul perche' i motivi che portano a condensare alcune opere pubblicate su Urania non valgono per Urania Collezione; ma sono felice che, almeno nel secondo caso non valgano.
» postato da A.B.Normal alle 20:55 del 26-08-2010
105 Credo che alla base ci sia un fatto lapalissiano: in questo campo ognuno ha i suoi gusti! A me "I Promessi Sposi", riletti molti anni dopo "la scuola" sono piaciuti. Definirne l'incipit "vomitevole" mi sembra una caduta di stile e una evidentissima esagerazione (sicuramente voluta). Nello specifico penso che sarebbe importante "rispettare" il lettore/compratore informandolo. Non so come e capisco che, dal punto di vista commerciale, sembri un controsenso ma mi chiedo: cos'è che "qualifica" un "grande" editore? Risposta mia: la serietà. Le risposte date sul blog di Urania dai "responsabili" sono letteralmente incredibili e sopra le righe in maniera imbarazzante e infatti sono state successivamente "editate" persino dagli stessi autori. Ripeto: incredibile e imbarazzante.
» postato da (carlo s) alle 21:10 del 26-08-2010
106 «il testo è una cosa viva che va lavorata e corretta, e tagliare e asciugare spesso non fanno altro che migliorare.» Perfettamente d'accordo su questo. Ricordo la vecchia battuta "scusate se sono prolisso ma non ho avuto il tempo per scrivere qualcosa di sintetico". Per scrivere un buon testo e' necessario saper tagliare e limare (e io non saro' mai uno scrittore dal momento che non so farlo efficacemente e sono sostanzialmente logorroico quando scrivo); ma mi aspetto che tagli e limature sia l'autore a farli. Per fare un esempio in ambito fantascientifico (scusate se non mi appassiono alle semifinali Manzoni contro Tolstoy e nani contro puffi) io sono convinto che l'Isaac Asimov degli anni '40 e '50 producesse opere molto migliori di quello degli anni '70 e '80. E' un parere personale, ovviamente, e spero non offenda nessun fan dell'ultimo Asimov. Sono convinto che la differenza tra il primo e l'ultimo Asimov sia stata - per sintetizzare brutalmente - un John W. Campbell che non si faceva scrupolo nel rimandargli indietro i racconti se non li riteneva all'altezza della rivista che pubblicava. Invece, negli ultimi anni di vita, Asimov era famoso e trovava editori disposti a pubblicargli a peso d'oro qualunque cosa avesse in mente di scrivere; il lavoro di sintesi' divenne quindi un optional. Pero', ripensando al caso Asimov/Campbell (e, piu' in generale, scrittori/redattori SF anni '40) vediamo (correggetemi se sbaglio) redattori che rispediscono allo scrittore l'opera dicendogli "No: cosi' non la pubblico" e dando indicazioni su come modificarle MA (questo il punto che mi sembra rilevante) dando allo scrittore il compito di fare le modifiche. Io sono convinto che l'opera di "asciugatura" debba essere fatta solamente dall'autore. O che debba essere considerato co-autore l'asciugatore di turno. «In Italia leggi i buffoni che scrivono da cani come GL D'Andrea che dopo aver avuto la fortuna di pubblicare un libro da Mondadori si lamenta perché gliel'hanno rivisto cambiandogli qualche sacro aggettivo partorito dalla sua mente divina.» Scusa ma non conosco questo caso e questo autore (e, dato il tuo giudizio, sembrerebbe che non mi sia perso niente): intendi dire che Mondadori ha pubblicato un testo modificato all'insaputa dell'autore? O che ha imposto all'autore modifiche dicendogli "o accetti queste modifiche o non pubblico"?
» postato da A.B.Normal alle 21:26 del 26-08-2010
107 «Un chiarimento per il post di A.B.Normal. Ebbene, tutti gli interventi di Vergognoso sono stati censurati (e io dico: vergogna, in quanto semplicemente facevano rilevare quali erano stati i tagli), i miei no. Avevo fatto tre interventi, che sono rimasti tutti e tre e non censurati. Potete benissimo andarli a rileggere.» «Per A.B. Normal: ho dato un'occhiata al thread, ora i miei post sono ricomparsi tutti tranne il primo (che è quello in testa a questo thread), per cui se lo desideri puoi farti un idea chiara del mio tono leggendo tutte le mie risposte.» Scusate: la mia affermazione sulla solidarieta' "al buio" era una critica indiretta ai gestori del blog di Urania che criticano ferocemente i vostri interventi ma che non ci permettono di capire il perche'. Mi rendo ora conto che potreste interpretarla come un sospetto da parte mia che tale censura fosse meritata: non e' cosi'; la civilta' dei vostri interventi in questo forum ha impedito che tale sospetto potesse svilupparsi. Con questo pero' non voglio negare a Lippi e De Matteo il diritto di scrivere, cancellare o modificare quello che vogliono sul loro blog: in fin dei conti e' casa loro. Mi domando pero' se non sarebbe meglio se si limitassero a pubblicare le notizie ed eventuali risposte di interesse comune a domande di singoli lettori rispondendo privatamente alle domande non di interesse comune. In questo modo - impedendo l'inserimento nel blog degli interventi dall'esterno - non avrebbero avuto il sospetto che le vostre domande fossero finalizzate a danneggiare la rivista (sospetto che io non ho; sia chiaro) e probabilmente avreste avuto un confronto piu' costruttivo. Noto comunque che anche un intervento di Lippi e' stato (auto?)censurato e sono sparite alcune delle affermazioni piu' dure (quelle sui "talebani", ad esempio). Anche se la cosa ha un sapore vagamente orwelliano, voglio essere ottimista e pensare che Lippi si sia reso conto di aver esagerato. Noto comunque con piacere che la filippica che trovo piu' gustosa - quella contro i "lettori-catoni che prima comprano un romanzo in inglese e poi acquistano la versione italiana per farle le pulci" - e' rimasta. Mi secca solo di non poter essere inserito nella categoria per comprovata incapacita' linguistica.
» postato da A.B.Normal alle 22:00 del 26-08-2010
108 «Tuttavia se Urania è lì da 60 anni, dei meriti li avrà pure.» il merito di proporre autori e libri che le altre collane non pubblicano. sono anni che discutiamo del fatto che nelle librerie ci sono oceani di libri di asimov, dick e ballard, ma non abbastanza d'altro. il fatto però che taglino per stare entro un certo numero di pagine, non è cosí noto come si voglia far credere e svilisce a parere mio i meriti di portare fs nuova in italia.
» postato da jonny lexington alle 22:55 del 26-08-2010
109 «Credo che alla base ci sia un fatto lapalissiano: in questo campo ognuno ha i suoi gusti! A me "I Promessi Sposi", riletti molti anni dopo "la scuola" sono piaciuti. Definirne l'incipit "vomitevole" mi sembra una caduta di stile e una evidentissima esagerazione (sicuramente voluta). Nello specifico penso che sarebbe importante "rispettare" il lettore/compratore informandolo. Non so come e capisco che, dal punto di vista commerciale, sembri un controsenso ma mi chiedo: cos'è che "qualifica" un "grande" editore? Risposta mia: la serietà. Le risposte date sul blog di Urania dai "responsabili" sono letteralmente incredibili e sopra le righe in maniera imbarazzante e infatti sono state successivamente "editate" persino dagli stessi autori. Ripeto: incredibile e imbarazzante.» Il vomitevole è del tutto soggettivo, ma ammetto di avere una personale repulsione per Manzoni, come forse s'era capito. Informare il lettore: sì, in un mondo ideale, ma andiamo a vedere i fatti: se scrivessero sulla copertina "versione ridotta" forse molti non lo acquisterebbero. A quel punto, la pubblicazione di questi libri non avrebbe più una sufficiente ragion d'essere economica e Urania non potrebbe più pubblicarli. Come si diceva in un post precedente, un tempo c'erano alternative, oggi per certi libri e certi autori o escono su Urania o non escono. E forse è meglio turarsi il naso e accettare un fastidioso compromesso che rinunciare del tutto a vedere tradotti certi libri. Non lo so, me lo sto chiedendo, ma è importante riconoscere che è questa la domanda da porsi. S*
» postato da S* alle 23:03 del 26-08-2010
110 «oggi per certi libri e certi autori o escono su Urania o non escono.» forse sto per dire un'ingenuità, ma non è possibile per urania tagliare i libri in due uscite?
» postato da jonny lexington alle 23:07 del 26-08-2010
111 ««oggi per certi libri e certi autori o escono su Urania o non escono.» forse sto per dire un'ingenuità, ma non è possibile per urania tagliare i libri in due uscite?» Mi sembra un tantinello più complesso. Se Lippi parla di una riduzione del 15% vuol dire che i romanzi originali scelti sono solo "un poco" più ampi del dovuto. Diverli in due uscite vorrebbe dire avere dei volumetti striminziti da 200 pagine.
» postato da Andrea Liscio alle 23:10 del 26-08-2010
112 «Io sono convinto che l'opera di "asciugatura" debba essere fatta solamente dall'autore. O che debba essere considerato co-autore l'asciugatore di turno.»
Guarda che tutti i libri passano attraverso le mani di un editor. Se le modifiche sono consistenti e riguardano trama, scene da scrivere o da togliere, normalmente vengono affidate all'autore. Ma l'editing stilistico, il lavoro sulle frasi, sull'aggettivo, sulla virgola lo fa l'editor. L'autore non è in grado, e non solo perché generalmente l'editor ne sa più di lui, ma semplicemente perché l'ha scritto lui e quindi in un certo senso è "cieco" di fronte ai suoi stessi difetti.
«Scusa ma non conosco questo caso e questo autore (e, dato il tuo giudizio, sembrerebbe che non mi sia perso niente): intendi dire che Mondadori ha pubblicato un testo modificato all'insaputa dell'autore? O che ha imposto all'autore modifiche dicendogli "o accetti queste modifiche o non pubblico"?»
Sinceramente non ho idea di come abbia funzionato il rapporto tra autore e editore in questo caso. So che D'Andrea ha scritto dei post velenosi sul suo blog lamentandosi con la Mondadori perché gli aveva cambiato degli aggettivi o qualcosa del genere.
Quanto a come scrive D'Andrea, ne ho letto solo poche pagine perché l'ho trovato realmente illeggibile, per lo stile convoluto, pesante, tortuoso. Peggio di Manzoni, insomma
S*
» postato da S* alle 23:11 del 26-08-2010
113 ««oggi per certi libri e certi autori o escono su Urania o non escono.» forse sto per dire un'ingenuità, ma non è possibile per urania tagliare i libri in due uscite?» È quello che fanno quando sono più lunghi. In questo caso sarebbero venuti fuori due libri troppo brevi. S*
» postato da S* alle 23:12 del 26-08-2010
114 «Guarda che tutti i libri passano attraverso le mani di un editor. Se le modifiche sono consistenti e riguardano trama, scene da scrivere o da togliere, normalmente vengono affidate all'autore. Ma l'editing stilistico, il lavoro sulle frasi, sull'aggettivo, sulla virgola lo fa l'editor. L'autore non è in grado, e non solo perché generalmente l'editor ne sa più di lui, ma semplicemente perché l'ha scritto lui e quindi in un certo senso è "cieco" di fronte ai suoi stessi difetti.»
Immagino pero' che non sia generalizzabile un rapporto tra autore ed editor (scusa la mia ignoranza: "editor" a cosa equivale in italiano? Curatore? Revisore?).
Intendo dire: presumo che siano autori che non curano molto i dettagli e che fanno proprio affidamento in questo lavoro di ripulitura da parte dell'editor senza preoccuparsi troppo delle modifiche risultanti mentre presumo che ce ne siano altri (come D'Andrea?) che fanno molta attenzione a virgole e aggettivi e che sono disposti ad accettare le modifiche solo dopo averle ricontrollate.
«Sinceramente non ho idea di come abbia funzionato il rapporto tra autore e editore in questo caso. So che D'Andrea ha scritto dei post velenosi sul suo blog lamentandosi con la Mondadori perché gli aveva cambiato degli aggettivi o qualcosa del genere.»
IMHO, l'aspetto dirimente e' se ha potuto o non potuto opporsi a queste modifiche. Ovvero: gli hanno detto "o accetti queste modifiche o non pubblichiamo" non ha ragione di lamentarsi (poteva rifiutarsi e se non l'ha fatto e' anche una sua scelta); se invece si e' ritrovato il libro stampato e solo allora ha scoperto che il testo era cambiato, allora ha tutte le ragioni di questo mondo di lamentarsi (a prescindere dalla qualita' della sua opera).
«Quanto a come scrive D'Andrea, ne ho letto solo poche pagine perché l'ho trovato realmente illeggibile, per lo stile convoluto, pesante, tortuoso. Peggio di Manzoni, insomma
»
Capisco: amore a prima vista
» postato da A.B.Normal alle 23:51 del 26-08-2010
115 D'Andrea sono io
..
» postato da Adidja Palmer alle 01:10 del 27-08-2010
116 «D'Andrea sono io
..»
ci hai provato...non ci credo nemmeno.... ![]()
» postato da _Kaos_ alle 01:18 del 27-08-2010
117 ««D'Andrea sono io
..»
ci hai provato...non ci credo nemmeno....
»
http://www.devilstars.com/forum/images/smiles/rotfl.gifhttp://www.devilstars.com/forum/images/smiles/rotfl.gifhttp://www.devilstars.com/forum/images/smiles/rotfl.gif
ci rido ma sono davvero io D'Andrea ![]()
» postato da Adidja Palmer alle 01:57 del 27-08-2010
118 In effetti Mondadori si porta dietro da parecchi anni la nomea di intervenire "a tradimento" sui testi, cambiandoli a suo piacimento. E' noto poi che i titoli li cambia all'insaputa dell'autore ma questo purtroppo è previsto dai contratti. Svariati anni fa, in una convention, un noto scrittore e redattore ci disse candidamente che i romanzi vincitori del premio Urania vengono ritoccati sempre prima di essere pubblicati. Anzi, fece l'esempio di un romanzo vincitore che, a suo dire, fu letteralmente riscritto dalla redazione (e non dall'autore il cui nome compariva però sulla copertina). Ve la racconto così come l'ho sentita. Per il resto, il rapporto tra autore ed editor è fondamentale a prescindere dalla pignoleria dell'autore, perché soltanto un giudizio professionale "estraneo" è in grado di sviscerare i difetti e migliorare i pregi. Nel mio piccolo l'ho verificato di persona. Piccola postilla su Asimov: il suo modo di scrivere è molto pulito e scolastico (nel senso di formalmente ipercorretto), ma tra i grandi dell'età dell'oro forse è quello meno dotato di qualità letterarie, che comunque ci vogliono anche se uno scrive fantascienza.
» postato da Maurizio Del Santo alle 02:59 del 27-08-2010
119 «In effetti Mondadori si porta dietro da parecchi anni la nomea di intervenire "a tradimento" sui testi, cambiandoli a suo piacimento. E' noto poi che i titoli li cambia all'insaputa dell'autore ma questo purtroppo è previsto dai contratti. Svariati anni fa, in una convention, un noto scrittore e redattore ci disse candidamente che i romanzi vincitori del premio Urania vengono ritoccati sempre prima di essere pubblicati. Anzi, fece l'esempio di un romanzo vincitore che, a suo dire, fu letteralmente riscritto dalla redazione (e non dall'autore il cui nome compariva però sulla copertina). Ve la racconto così come l'ho sentita. » Sull'editing in Mondadori e nel caso citato da Silvio non posso dire niente perché Mondadori è grande, posso parlare dell'editing rispetto al premio Urania. Si tratta di una cosa estremamente variabile. Nel mio caso, in entrambe le occasioni sono stato affiancato da due validissimi editor, probabilmente i migliori in Italia, Curtoni e Valla. Abbiamo discusso sino alla nausea paragrafo per paragrafo (più che altro perché avevo voglia di imparare e chiedevo conto di ogni cambiamento), soprattutto sul primo romanzo quando ero maggiormente inesperto. Ho comunque approvato ogni singolo cambiamento, mi arrivava il capitolo rivisto e lo rispedivo indietro con i cambiamenti accettati. Nel caso del primo romanzo, dopo la consegna del lavoro, all'arrivo delle bozze mi sono ritrovato ulteriori cambiamenti fatti in redazione (chiesi notizie della cosa a Lippi, più che altro per curiosità visto tutto il lavoro fatto in precedenza e lui si dimostrò molto stupito e seccato, visto anche che era stato Curtoni ad occuparsi assieme a me del primo editing). Alcuni cambiamenti mi stavano bene e li ho approvati, altri non mi piacevano e ho chiesto che venisse ripristinata la versione originale, cosa che è stata fatta. Un cambiamento venne effettuato secondo il funzionario Mondadori per motivi legali e visto che la cosa non era molto importante l'ho lasciato passare. Le bozze del secondo romanzo erano pulite, c'erano soltanto un paio di cambiamenti perché in due non ci eravamo accorti di alcune ripetizioni e le ho approvate. Un aggettivo che non mi piaceva l'ho cassato e ho chiesto il ripristino all'originale, cosa che è stata fatta. So di due casi in cui invece all'autore venne chiesto di rivedersi il romanzo da sé, poi intervenne la redazione. In ogni modo anche lui ottenne le bozze per controllo. Il premio Urania è stato molto variabile perché in alcuni casi, in passato si era finiti troppo in là con la discussione della giuria e il romanzo doveva uscire inderogabilmente a novembre, cosa che per Mondadori significa che entro il 20 settembre deve essere in tipografia pena la perdita dello slot, come a Malpensa, è possibile che in quei casi, per mancanza di tempo si sia intervenuti direttamente in redazione anche per dei cambiamenti strutturali, ma sono praticamente sicuro che questi siano poi stati sottoposti all'autore. La faccenda che riporti però mi interessa, visto che in Convention non ne avevo sentito parlare, sto partendo dalle ferie, quindi se mi scrivessi in privato in modo più circostanziato mi faresti piacere. Ciao! Lanfranco
» postato da Lanfranco Fabriani 2 alle 07:55 del 27-08-2010
120 «« Il problema è che in Italia il caso editoriale non può esistere se non uno ogni tot anni, il mercato è piccolo, asfittico e inzeppato fino al soffitto di robaccia estera. » Scusa Lanfranco, ma questa mi sa tanto di leggenda metropolitana. Il mercato editoriale italiano è piccolo e asfittico perché tutto sommato fa comodo così: un mercato piccolo può meglio essere controllato e spartito tra pochi soggetti (i soliti Mondadori, RCS e così via). Ma tu pensi davvero che se in un anno uscissero una decina di grandi di casi editoriali, il mercato non riuscirebbe a reggerli? Non è che invece dieci casi editoriali verrebbero pubblicati da sette od otto editori diversi, allargando di fatto il mercato e rompendo l'oligopolio? Riflettiamoci un attimo, su, e arriveremo alla conclusione che il mercato piccolo e asfittico rientra nella solita logica italiettistica, per cui è meglio essere i padroni di un cortiletto che i comproprietari di un vasto territorio. Ed è lo stesso motivo per cui dopo una bella riga di tempo si continua a idolatrare Manzoni dimenticandosi che la letteratura italiana ha prodotto autori enormemente migliori, e basta leggere un qualunque libro di Calvino per rendersene conto (tanto per citare uno che andava all'estero a insegnare agli altri come scrivere).» Cerchiamo di capirci, si stava parlando di dimensione del mercato italiano rispetto a quelli esteri, rispetto al problema delle traduzioni. Guarda, io penso di dare un dato di fatto. Dei pochi che leggono in Italia, molti leggono soltanto libri di narrativa straniera. Ci sono autori italiani che arrivano in libreria e vendono 2 copie, 2000 copie sono già considerate un successo. Francamente, oltretutto con i costi dei libri, 5 casi letterari in un anno mi sembrano veramente fuori dalla realtà (i lettori si spalmerebbero sui cinque, non li comprerebbero di sicuro tutti). Ci sarebbero quindi quell'anno cinque libri di grande successo ma nessun caso letterario. Ora, i motivi per cui c'è questo stato di cose francamente mi interessano molto poco, che sia il mercato parcellizzato tra un grosso editore e tanti piccoli oppure no, che lo si voglia tenere così oppure no, non è particolarmente importante. Il punto è che, secondo me, se un agente italiano contattasse un editore degli USA dicendo: "Ho un ottimo romanzo, ma non te lo posso dare già tradotto, ma ha venduto 10000 copie", l'editore americano si mette a ridere perché dovrebbe pagare un lettore in lingua italiana soltanto per sapere se la cosa è minimamente interessante e comunque sa che se non spendesse un mare di soldi in pubblicità gli rimarrebbe sugli scaffali perché il nome dell'autore non avrebbe sufficiente attrattiva per il pubblico locale. All'editore americano servono garanzie ben superiori di quelle che può dare un agente, prima che decida di investire. Garanzie che il mercato italiano non è in grado di offrire. Idem con la Francia. Quindi, se non si tratta di un caso editoriale, qualcosa che ha generato articoli sulla stampa, il romanzo italiano solitamente all'estero non se lo filano per niente, indipendentemente, e questo era il punto su cui discutevo con Silvio, dallo stile, dalla pomposità-ampollosità-prolissità dell'autore. Anche perché, come ripeto, sono molto meno esterofili di noi. Loro non sono abituati a tradurre, per loro la traduzione è un caso particolare, non la norma. Hanno tutto il mondo da cui attingere, ammesso che vogliano attingere. Opinione personale, naturalmente. Ciao! Lanfranco
» postato da Lanfranco Fabriani 2 alle 08:17 del 27-08-2010
121 «
Voglio dire, anche a leggere Lucarelli che è un autore moderno certe volte di cadono le braccia di fronte a paginate intere che ti descrivono il colore del mare.
S*»
Dunque, non è che c'è Lucarelli in lista, vero?
Confesso, alcuni anni fa un'amica mi disse come era bravo Lucarelli, come
scriveva bene, aveva letto un libro stupendo etc etc etc. Alla fine mi
prestò Almost Blue. Ricordo vagamente che all'inizio c'erano un paio di
pagine molto molto molto letterarie che servivano soltanto all'autore per
guardarsi allo specchio e dirsi "Cxxxx come sono bravo!" (opinione personale,
naturalmente), del tutto fuori luogo per il romanzo come poi si andava
dipanando. Poi c'erano un po' di fatti, alcuni dei quali palesemente irrealistici, messi lì soltanto per evitare di dover chiudere il romanzo prima di metà (quelle robe che nelle sceneggiature di "Distrutto di Polizia" ti fanno dire: "madddddai!!!!!!"
.
Beh, ogni tanto in libreria sfoglio un romanzo di Lucarelli, vorrei comperarlo, sinceramente, faccio degli sforzi per comperarlo, poi mi ricordo di Almost Blue e il mio occhio viene inesorabilmente attratto dall'autore che gli sta vicino sullo scaffale.
Ciao!
Lanfranco
» postato da Lanfranco Fabriani 2 alle 08:26 del 27-08-2010
122 Caro A.B.Normal, lungi da me cogliere il tuo intervento sul giudizio "al buio" come un tuo sospetto della nostra malafede (perlomeno mia), proprio per quello segnalavo la presenza (sbagliando, ahimè) dei miei commenti: giustamente non sei in grado di farti un'opinione diretta senza leggere i post incriminati (che peraltro ho conservato tutti, avendoli scritti con il notepad prima di pubblicarli, vista la minuscola casella per l'inserimento del testo).
E' certamente vero che sono liberissimi di gestire il blog come desiderano, diciamo che avendo scritto dei post che mi parevano assolutamente educati (l'unico un pò più 'infervorato' è proprio il primo, in testa a questo thread), sono rimasto basito dalla reazione di contrasto a base di insulti ed insofferenza verso i clienti paganti che si 'permettono' di chiedere informazioni.
Quindi nessun problema per i post rimossi, a parte un pò di rammarico, ma devo dire che trovo interessante il fatto che la modifica dei post degli utenti lasci un segno (messaggio dell'avvenuta modifica), mentre quella sui post di Lippi no. ![]()
» postato da (Vergognoso Davvero) alle 08:40 del 27-08-2010
123 Questo post sta diventando estremamente interessante perché permette di conoscere come lavora una casa editrice: a me, da profano, ha sorpreso vedere come alcuni "diritti" che credevo intoccabili sono invece molto "ondivaghi". L'ultima parola all'autore, chiarezza cristallina nei contratti, informazione limpida e non "taroccata" sono alcuni esempi di cose che, nella mia ingenuità ma credo anche di molti appassionati di sf, davo per scontati e invece non lo sono. Un'ultima chiosa: gli interventi di Sosio ("proprietario" di questo sito e ottimo "moderatore" dello stesso) sono sempre "pregni" di significato anche se, a volte, umorali; molto diverso l'atteggiamento un po' spocchioso dei "curatori" del blog di Urania. Di questo dobbiamo dare merito a S*.
» postato da (carlo s) alle 10:07 del 27-08-2010
124 @Lanfranco
Interessanti le informazioni sull'editing dei tuoi romanzi che mi sono piaciuti un sacco! Vorrei ricordarti che stiamo ancora aspettando il terzo libro dei Vicoli del tempo (e no, non ci basta il racconto che hai pubblicato su Robot, noi vogliamo un romanzo vero!). Devi star solo attento a... non superare le 350 pagine!
HkG!
» postato da HkG! alle 10:34 del 27-08-2010
125 Come nota aggiuntiva sui titoli, lo scorso anno è stato pubblicato dalla Newton il romanzo "X" di Cory Doctorow (in originale: "Little Brother", riferimento al "Big Brother" di "1984"). Doctorow stesso mi ha riferito personalmente di essere completamente all'oscuro di tale cambiamento.
» postato da (Vergognoso Davvero) alle 10:46 del 27-08-2010
126 «Mi piacerebbe che la discussione - bellissima, tra l'altro, e libera finalmente - vertesse anche sui cosiddetti "tagli non strutturali", espressione di cui, confesso, mi sfugge il senso. Cosa mai vorrà dire? Promessi Sposi, incipit: Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien quasi a un tratto, tra un promontorio a destra e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni... Beh, immagino che taglio non struttuirale per il capolavoro di Manzoni sarebbe eliminarlo del tutto. O no? Ebbene tutti sanno che questo straordinario incipit è considerato uno dei più belli della letteratura, e non solo italiana. Si parla di parole in più, di testo ridondante... Ma sappiamo tutti quanta fatica costa a un autore scegliere le parole giuste e trovare anche il ritmo per metterle assieme. In definitiva, credo che tutto debba andare nella direzione della dignità letteraria, di chi scrive e di chi legge. Il reso è, lo ribadisco, cultura da supermercato.» Quoto. Certi passaggi "non strutturali" sono talmente belli, che toglierli significherebbe rovinare imperdonabilmente il libro. Penso ad alcuni passaggi di "Un Cantico per Leibowitz", Urania Collezione, che ho appena finito di leggere. Inoltre, visto che viene tolto un 15% di certi libri, allora vuol dire che quel 15% è praticamente inutile, sacrificabile, sopprimibile, in definitiva spazzatura? Ha ragione allora chi dice che la fantascienza è spazzatura?? Scusatemi, ma state facendo un danno alla fantascienza. E secondo il mio modesto parere, Vergognoso e Bernardo hanno ragione. Questa storia dei tagli non piace neanche a me. E come dice Wintermute, piuttosto di due ne compro uno, ma lo voglio integrale. E voglio essere io a decidere cosa è ridondante e cosa non lo è. Un bel libro è come un'opera d'arte, anzi, è un'opera d'arte, e come tale non va toccata. Diano ai romanzi che superano le 350 pagine una collocazione diversa... che so... magari Urania Big, con prezzo maggiorato di un 15%...
» postato da dreaminG alieN alle 13:10 del 27-08-2010
128 «Cerchiamo di capirci, si stava parlando di dimensione del mercato italiano rispetto a quelli esteri, rispetto al problema delle traduzioni. Guarda, io penso di dare un dato di fatto. Dei pochi che leggono in Italia, molti leggono soltanto libri di narrativa straniera. Ci sono autori italiani che arrivano in libreria e vendono 2 copie, 2000 copie sono già considerate un successo. Francamente, oltretutto con i costi dei libri, 5 casi letterari in un anno mi sembrano veramente fuori dalla realtà (i lettori si spalmerebbero sui cinque, non li comprerebbero di sicuro tutti). Ci sarebbero quindi quell'anno cinque libri di grande successo ma nessun caso letterario. Ora, i motivi per cui c'è questo stato di cose francamente mi interessano molto poco, che sia il mercato parcellizzato tra un grosso editore e tanti piccoli oppure no, che lo si voglia tenere così oppure no, non è particolarmente importante. Il punto è che, secondo me, se un agente italiano contattasse un editore degli USA dicendo: "Ho un ottimo romanzo, ma non te lo posso dare già tradotto, ma ha venduto 10000 copie", l'editore americano si mette a ridere perché dovrebbe pagare un lettore in lingua italiana soltanto per sapere se la cosa è minimamente interessante e comunque sa che se non spendesse un mare di soldi in pubblicità gli rimarrebbe sugli scaffali perché il nome dell'autore non avrebbe sufficiente attrattiva per il pubblico locale. All'editore americano servono garanzie ben superiori di quelle che può dare un agente, prima che decida di investire. Garanzie che il mercato italiano non è in grado di offrire. Idem con la Francia. Quindi, se non si tratta di un caso editoriale, qualcosa che ha generato articoli sulla stampa, il romanzo italiano solitamente all'estero non se lo filano per niente, indipendentemente, e questo era il punto su cui discutevo con Silvio, dallo stile, dalla pomposità-ampollosità-prolissità dell'autore. Anche perché, come ripeto, sono molto meno esterofili di noi. Loro non sono abituati a tradurre, per loro la traduzione è un caso particolare, non la norma. Hanno tutto il mondo da cui attingere, ammesso che vogliano attingere. Opinione personale, naturalmente. Ciao! Lanfranco» Mi era chiaro il contesto del tuo intervento, e ovviamente la "decina di casi editoriali" di cui parlavo era un'esagerazione. Dieci casi editoriali l'anno non ci sono neanche negli USA. La mia opinione è che il mercato editoriale si fa con i buoni libri. Se di libri buoni ne escono pochi, la gente ne compra pochi. Se il mercato è in mano a pochi editori, e questi hanno per le mani diversi buoni libri, hanno tutto l'interesse ad accaparrarseli per evitare che ingrassino la concorrenza, e a diluire nel tempo le uscite, riempiendo poi gli scaffali con altre scemenze per questioni commerciali, di moda, eccetera. Io penso che se ci fossero tanti libri interessanti, la gente farebbe in modo di comprarseli anche in tempi di crisi come questi. Il caso editoriale è un po' come il trequartista in una squadra di calcio: se la squadra è forte il fantasista fa fare il salto di qualità, se la squadra è debole il fantasista non serve a nulla. Poichè il mercato è debole, il caso editoriale non smuove le acqua, a maggior ragione se ne esce uno ogni tot di anni. Se poi vengono comprati pochi libri di italiani, e perché gli stessi editori preferiscono puntare sugli autori stranieri, e nella fantascienza questo è un comportamento di vecchia data (vogliamo ricordarci tutti i romanzi pubblicati negli scorsi decenni sotto pseudonimo anglosassone per volere degli editori, guarda caso Urania?) Tutto questo poi ha riflessi anche sulle traduzioni verso l'estero. E' ovvio che se un libro vende anche discretamente ma in un mercato minuscolo e bloccato (fuori lo sanno benissimo come funzionano le cose qui da noi), gli americani non hanno alcun interesse a prenderlo. Ma gli americani sono un altro mondo; in Europa ci sono più possibilità, e in effetti mi risulta che sono diversi gli autori tradotti all'estero, senza tirare in ballo i grossi casi tipo Saviano, Faletti eccetera. Evangelisti in Francia è tradotto regolarmente, e non solo lì. Alla fiera di Francoforte gli autori italiani vengono acquistati. Se il mercato da noi fosse costruito bene le cose andrebbero anche meglio. Ovviamente il compito della traduzione spetterebbe all'agente o all'editor che propone il libro, mica se lo deve tradurre l'editore che lo ha in lettura.
» postato da Maurizio Del Santo alle 16:31 del 27-08-2010
129 attenzione: chi controlla il presente controlla il passato!
» postato da _Kaos_ alle 16:34 del 27-08-2010
130 Sì, ma in finale, rega', già questo romanzo è noioso in short version, figuriamoci se fosse stato tradotto per intero! ![]()
» postato da ammiraglio_naismith alle 20:31 del 27-08-2010
131 Non è detto, a me in originale è piaciuto talmente tanto da ricomprarlo in italiano per vedere se mi ero perso qualcosa, inutilmente purtroppo.
Tu non lo saprai mai con certezza.
La quantità di dettagli rimossa nella sola prima facciata mi ha fatto inorridire, se il resto è simile sarà diventato illeggibile...
» postato da (Vergognoso Davvero) alle 08:45 del 28-08-2010
132 Concordo con l'Ammiraglio: noioso, con concetti inspiegati (e, forse, inspiegabili...). Non credo che i tagli lo abbiano peggiorato. Anche se "non lo sprò mai con certezza")...... I "gusti" personali rendono vero tutto e il suo contrario...... Ma qui torniamo al problema centrale: noioso o meno (incredibile che abbia vinto così tanti premi....) o lo si pubblicava integrale o si avvertiva il lettore/compratore dei tagli/asciugatura.
» postato da (c s) alle 09:02 del 28-08-2010
133 Beh, è proprio il caso di dirlo: vittoria su tutta la linea! Andate a seguire il blog incriminato di Urania e scoprirete che i toni sono completamente cambiati. Adesso Lippi è gentilissimo, accetta il dialogo e fornisce tutte le spiegazioni e i "nuovi propositi" necessari. Adesso addirittura vengono pubblicati i post che raffrontano traduzione e originale. mentre hanno capito che ormai la frittata era fatta, che l'avevano fatta grossa e stanno correndo ai ripari: la valanga è ormai partita. Speriamo che si vedano i risultati. Meglio tardi che mai.
» postato da (Bernardo Cicchetti) alle 11:20 del 28-08-2010
134 P. S. si dev'essere, non so come, imbrogliato il testo precedente. Quel "mentre" va inteso come Evidentemente...
» postato da (Bernardo Cicchetti) alle 11:22 del 28-08-2010
135 Mi trovo nella situazione di dover accettare le traduzioni di Urania. Di fatto è l'unica collana che propone autori di versi dai mostri sacri. E cosa lodevole, anche autori italiani. Poi c'è un certo vantaggio dal punto di vista economico per il prezzo decisamente basso di ogni volume. E leggere può essere anche una droga ed il drogato arriva ad accettare anche i tagli. Non conosco l'inglese e quindi non posso fare confronti tra testi. C'è però una domanda che mi pongo e si basa sulle normative dell'editoria: di fatto Urania è obbligata a mantenere lo stesso prezzo? Di fatto è considerata una rivista più che un libro? (Forse la risposta è in qualche post precedente e me lo sono perso) Palomino.
» postato da KVT Palomino alle 14:32 del 28-08-2010
136 « C'è però una domanda che mi pongo e si basa sulle normative dell'editoria: di fatto Urania è obbligata a mantenere lo stesso prezzo? Di fatto è considerata una rivista più che un libro? (Forse la risposta è in qualche post precedente e me lo sono perso)» Se vai alla prima pagina del thread trovi la mia risposta. S*
» postato da S* alle 17:04 del 28-08-2010
137 «« C'è però una domanda che mi pongo e si basa sulle normative dell'editoria: di fatto Urania è obbligata a mantenere lo stesso prezzo? Di fatto è considerata una rivista più che un libro? (Forse la risposta è in qualche post precedente e me lo sono perso)» Se vai alla prima pagina del thread trovi la mia risposta. S*» Come dicevo ... me lo sono perso. Palomino.
» postato da KVT Palomino alle 18:13 del 29-08-2010
138 «E' noto che da sempre la decisione sul final cut, cioé sulla versione finale di un film che poi va nelle sale, è appannaggio esclusivo dei produttori, e non degli autori»
hmm... forse ti ho capito male, maurizio, ma da come la descrivi tu, sembra che i registi vengano spediti fuori dalla sala di montaggio a calci in culo
. è vero che il final cut generalmente viene concesso solo ai registi affermati (come successo artistico o puramente di botteghino), ma è però altrettanto vero che nella maggior parte dei casi al regista viene permesso di collaborare al taglio finale, o proprio decidere in toto. perlopiù non viene contrattualmente concesso il final cut in molti casi, perché il distributore vuole essere sicuro di poter tenere il film entro i limiti di età che ci si era prefessi inizialmente (PG-13, NC-17, R, ecc), o vuole tenersi la possibilità di agire in caso di risultato scadente. ma pur essendoci svariati esempi di film che sono stati rovinati da chi li ha prodotti, il normale iter vede i registi in controllo del prodotto finale, in collaborazione con vari produttori esecutivi e dirigenti.
fine OT.
» postato da jonny lexington alle 19:49 del 29-08-2010
139 ma da dove hai pescato questo oT jonny che non mi riesce di ritrovarlo nemmeno, già che ci sono contribuisco affermando fortemente la diversità di contesti tra libri e film, il paragone non c'entra proprio nulla.
» postato da _Kaos_ alle 23:09 del 29-08-2010
140 ««E' noto che da sempre la decisione sul final cut, cioé sulla versione finale di un film che poi va nelle sale, è appannaggio esclusivo dei produttori, e non degli autori»
hmm... forse ti ho capito male, maurizio, ma da come la descrivi tu, sembra che i registi vengano spediti fuori dalla sala di montaggio a calci in culo
. è vero che il final cut generalmente viene concesso solo ai registi affermati (come successo artistico o puramente di botteghino), ma è però altrettanto vero che nella maggior parte dei casi al regista viene permesso di collaborare al taglio finale, o proprio decidere in toto. perlopiù non viene contrattualmente concesso il final cut in molti casi, perché il distributore vuole essere sicuro di poter tenere il film entro i limiti di età che ci si era prefessi inizialmente (PG-13, NC-17, R, ecc), o vuole tenersi la possibilità di agire in caso di risultato scadente. ma pur essendoci svariati esempi di film che sono stati rovinati da chi li ha prodotti, il normale iter vede i registi in controllo del prodotto finale, in collaborazione con vari produttori esecutivi e dirigenti.»
Il procedimento normale è: il regista monta una versione preliminare del film, poi lo sottopone alla produzione. Se ci sono aspetti controversi ne discutono, ma in caso di contrasti non risolvibili la produzione ha l'ultima parola e il regista deve attenersi alle modifiche richieste.
Leggende narrano di registi che sono stati anche sostituiti per essersi rifiutati di modificare, aggiungere o togliere scene (e i registi "volanti" non vengono neanche citati nei titoli).
Cameron e gli altri sono i pochi che, contrattualmente, non sono obbligati a modifiche eventualmente richieste dalla produzione. Ciò non significa che non possono discuterne, ma in caso di contrasti non sono obbligati a dare retta ai produttori.
» postato da Maurizio Del Santo alle 15:27 del 30-08-2010
141 Non ho letto la discussione ma il libro me lo sono preso....
» postato da Tobanis alle 15:30 del 30-08-2010
142 «« C'è però una domanda che mi pongo e si basa sulle normative dell'editoria: di fatto Urania è obbligata a mantenere lo stesso prezzo? Di fatto è considerata una rivista più che un libro? (Forse la risposta è in qualche post precedente e me lo sono perso)» Se vai alla prima pagina del thread trovi la mia risposta. S*» Ma alla fine, piuttosto che tagliare il libro, non sarebbe stato meglio pubblicarlo in un'altra collana?
» postato da Maurizio Del Santo alle 16:22 del 30-08-2010
143 ««« C'è però una domanda che mi pongo e si basa sulle normative dell'editoria: di fatto Urania è obbligata a mantenere lo stesso prezzo? Di fatto è considerata una rivista più che un libro? (Forse la risposta è in qualche post precedente e me lo sono perso)» Se vai alla prima pagina del thread trovi la mia risposta. S*» Ma alla fine, piuttosto che tagliare il libro, non sarebbe stato meglio pubblicarlo in un'altra collana?» E quale? Non sarebbe poi una collana da edicola. Penso che nel contratto ci sia scritto la destinazione del libro. Per le collane da edicola Mondadori dovrebbe sostenere un costo minore.
» postato da Andrea Liscio alle 17:26 del 30-08-2010
144 « E quale? Non sarebbe poi una collana da edicola. Penso che nel contratto ci sia scritto la destinazione del libro. Per le collane da edicola Mondadori dovrebbe sostenere un costo minore.» Credo anch'io. E comunque, appunto, non vedo quale altra collana. Forse l'unica soluzione sarebbe Millemondi. S*
» postato da S* alle 18:18 del 30-08-2010
145 «« E quale? Non sarebbe poi una collana da edicola. Penso che nel contratto ci sia scritto la destinazione del libro. Per le collane da edicola Mondadori dovrebbe sostenere un costo minore.» Credo anch'io. E comunque, appunto, non vedo quale altra collana. Forse l'unica soluzione sarebbe Millemondi. S*» Lippi parlò di tali problemi che rendevano difficile l'accordo tra Mondadori e Hamilton (e Reynolds).
» postato da Andrea Liscio alle 20:50 del 30-08-2010
146 «« E quale? Non sarebbe poi una collana da edicola. Penso che nel contratto ci sia scritto la destinazione del libro. Per le collane da edicola Mondadori dovrebbe sostenere un costo minore.» Credo anch'io. E comunque, appunto, non vedo quale altra collana. Forse l'unica soluzione sarebbe Millemondi. S*» Ci sono stati rari passaggi tra Urania e per esempio gli Oscar. Ma sono su nomi e titoli importanti. Palomino,
» postato da KVT Palomino alle 21:01 del 30-08-2010
147 «««
E quale?
Non sarebbe poi una collana da edicola. Penso che nel contratto ci sia scritto la destinazione del libro. Per le collane da edicola Mondadori dovrebbe sostenere un costo minore.»
Credo anch'io. E comunque, appunto, non vedo quale altra collana.
Forse l'unica soluzione sarebbe Millemondi.
S*»
Lippi parlò di tali problemi che rendevano difficile l'accordo tra Mondadori e Hamilton (e Reynolds).»
Il Dreaming Void di Hamilton è stato pubbblicato nel millemondi, poi ci sarebbero i "numeri bis" come l'ultimo Quinto Principio di Catani.
Certo è che poi si rischia di saturare il mercato; se poi il marketing impone le 350 pagine, ci sono gli adempimenti contrattuali da rispettare, il costo della carta e della stampa, poi i diritti o quello che vi pare non è che si può pubblicare solo quello che rientra in determinati parametri.
Che poi a occhio la percentuale delle pubblicazioni condensate non riguarderà tutte le uscite: alcune vi rientrano, altre vengono divise e un'altra parte verrà condensata.
Torno poi a sottolineare che oltre questo fuoco di paglia, Urania è un ottimo prodotto: i disegni di Festino (chi durante la lettura non va a riguardarseli per vedere come ha reso la storia in un'unica immagine
), gli approfondimenti, la biografia e la bibliografia. Compri un einaudi di 80 pagine a 15 euro e ha solo il titolo perdinciboia!
Poi se ci sono proprio dei limiti per quanto riguarda la vendita in edicola non so, ma il gran capo potrebbe anche fare una leggina ad hoc! ![]()
» postato da Adidja Palmer alle 22:39 del 30-08-2010
148 Faccio un paio di precisazioni, vista la situazione privilegiata in cui mi trovo (vivo all'estero, leggo in inglese, conosco di persona editori e autori, e ho tradotto professionalmente per molti anni). 1. La dimensione dei libri varia con il tempo e le mode. Al momento, un nuovo arrivato che proponga un libro lungo non si vede nemmeno considerare. Fino a qualche anno fa, andavano i volumi belli spessi. Cicli naturali, immagino. A parte questo, ci sono autori che vendono regolarmente e hanno successo di vendite e di critica, e quindi vengono pubblicati anche se scrivono un volume lungo, vedi Vinge, o Stephenson. 2. Un editor in US o UK non taglia: al massimo rimanda il manoscritto all'autore con dei commenti e gli chiede di accorciare. Ma generalmente un libro non arriva in stampa cosi' come consegnato dall'autore: ci sono una serie di passaggi, l'editor lo legge e dice va bene si manda al copyeditor, oppure lo rimanda indietro con commenti e suggerimenti (mai ordini), e chiede delle modifiche. Il manoscritto una volta approvato va dal copyeditor che controlla ortografia, grammatica, discrepanze del testo, fa osservazioni stilistiche, eccetera. Il libro torna all'autore che accetta o rifiuta i suggerimenti del copyeditor (fra parantesi, un copyeditor e' pagato piu' di un traduttore). Una volta fatto questo passaggio il libro va in bozza, e ritorna all'autore che controlla che le bozze siano a posto e le approva. Quindi non e' che un editor decida sponte sua di tagliare qui e la'. Ne' i libri vengono pagati a parola (come comunemente si crede). E di sicuro ogni parola che va in stampa e' stata considerata da almeno due se non tre persone diverse e presa sul serio. 3. Quando un traduttore riceve l'ordine di tagliare di x%, non puo' permettersi per ragioni di tempo (e a volte non ha comunque la professionalita') di fare considerazioni meditate sulla qualita' letteraria o il contributo all'opera di quello che taglia o lascia. Se il x% deve sparire, si tratta di trovare qualcosa da tagliare, non di decidere che quella frase li' e di troppo e si puo' togliere, o che ci sono troppi avverbi. 4. Non e' colpa di Urania se l'editoria di fantascienza Italiana riposa interamente sulle loro spalle. A tentare di andare in libreria ci hanno provato ed e' andata male. Ma siccome libri piu' corti ci sono, e mi pare di capire che ci siano alternative alla pubblicazione su Urania (Urania Collezione, Millemondi), mi sembra che la decisione di tagliare un premio Hugo non sia poi cosi' tanto obbligata. 5. Il discorso del costo non lo capisco. Sono disoccupata da due anni e so benissimo quanto pesa il costo dei libri. Ma ci i prestiti, i libri di seconda mano, e magari anche le librerie pubbliche. E alla fin fine, davvero in Italia siamo messi male al punto che se devo scegliere fra quattro euro per Urania e venti euro per Il Mondo Dopo La Fine Del Mondo di Harkaway a diciannove euro non posso permettermi il secondo? (Sempre Mondadori, peraltro, eh). 6. Se fossi in voi, sul serio: mi metterei a leggere in inglese. Lo so che non e' facile, ma la quantita' di materiale a disposizione (e la qualita') diventa impressionante. 7. Oh, e visto che ci siamo: non so in America ma in UK si traduce eccome. Ci sono tavoli dedicati specificamente ai gialli scandinavi da queste parti. E vengono tradotti pure gli italiani.
» postato da Anna Feruglio Dal Dan alle 00:29 del 31-08-2010
150 ««
E quale?
Non sarebbe poi una collana da edicola. Penso che nel contratto ci sia scritto la destinazione del libro. Per le collane da edicola Mondadori dovrebbe sostenere un costo minore.»
Credo anch'io. E comunque, appunto, non vedo quale altra collana.
Forse l'unica soluzione sarebbe Millemondi.
S*»
E' stato già detto: gli Oscar non andavano bene? Costano nove e rotti rispetto ai quattro e rotti, quindi non molto di più, e si trovano praticamente in ogni libreria, compresi i banchetti sotto i portici. Ci hanno pubblicato tutta la serie della guida di Adams, gli ultimi di Sterling, potevano benissimo pubblicare anche Vinge.
Se poi c'erano problemi contrattuali, è un altro discorso. Ma tornando al punto, cioé che alla fine i romanzi tagliati sono pochi, poteva valere la pena di metterlo da un'altra parte.
Comunque oggi, visto che l'incoerenza è un bene da preservare, l'ho comprato, così mi gusto anch'io la "condensa"... ![]()
» postato da Maurizio Del Santo alle 18:09 del 31-08-2010
151 Mi venuto un dubbio: non è che hanno condensato anche "Il quinto principio"? Il Vic che ne pensa?
» postato da Maurizio Del Santo alle 18:10 del 31-08-2010
152 « Ma generalmente un libro non arriva in stampa cosi' come consegnato dall'autore: ci sono una serie di passaggi, l'editor lo legge e dice va bene si manda al copyeditor, oppure lo rimanda indietro con commenti e suggerimenti (mai ordini), e chiede delle modifiche. Il manoscritto una volta approvato va dal copyeditor che controlla ortografia, grammatica, discrepanze del testo, fa osservazioni stilistiche, eccetera. Il libro torna all'autore che accetta o rifiuta i suggerimenti del copyeditor (fra parantesi, un copyeditor e' pagato piu' di un traduttore). Una volta fatto questo passaggio il libro va in bozza, e ritorna all'autore che controlla che le bozze siano a posto e le approva. Quindi non e' che un editor decida sponte sua di tagliare qui e la'. Ne' i libri vengono pagati a parola (come comunemente si crede). E di sicuro ogni parola che va in stampa e' stata considerata da almeno due se non tre persone diverse e presa sul serio.» Ti do una notizia: funziona così anche per gli editori italiani. Ci sono almeno due letture se non tre (a cui si aggiunge a volte quella dell'ufficio legale, e siamo a quattro), al termine delle quali arriva la valutazione complessiva del romanzo, con eventuali richieste di modifica da discutere. Lo so per esperienza diretta. Sul fatto di essere pagati a parola mi risultava che negli USA fosse la regola, ma può essere che ora sia diverso. «3. Quando un traduttore riceve l'ordine di tagliare di x%, non puo' permettersi per ragioni di tempo (e a volte non ha comunque la professionalita') di fare considerazioni meditate sulla qualita' letteraria o il contributo all'opera di quello che taglia o lascia. Se il x% deve sparire, si tratta di trovare qualcosa da tagliare, non di decidere che quella frase li' e di troppo e si puo' togliere, o che ci sono troppi avverbi. » Questa è l'unica vera cazzata; non la tua affermazione, ma il fatto che il taglio di un libro debba essere l'opera di un traduttore, che invece dovrebbe essere proprio l'unico a non farlo.
» postato da Maurizio Del Santo alle 18:18 del 31-08-2010
153 «Mi venuto un dubbio: non è che hanno condensato anche "Il quinto principio"? Il Vic che ne pensa?» Il quinto principio era in effetti un numero speciale fuori abbonamento, quindi poteva avere le pagine che voleva. Resterebbe da verificare se le polemiche che generebbero gli abbonati privati di un premio Hugo solo perché è un po' più lungo sarebbero inferiori, pari o superiori a quelle che stiamo vedendo ora... S* PS Vikk, non Vic -- di Vic ce n'è uno solo e non è Catani!
» postato da S* alle 18:19 del 31-08-2010
154 «ma da dove hai pescato questo oT jonny che non mi riesce di ritrovarlo nemmeno»
credo a pagina 3 o 4. ero tornato indietro per rivedere una cosa che avevo scritto e mi sono accorto che avevo saltato il commento di maurizio.
fagachí. ![]()
» postato da jonny lexington alle 18:41 del 31-08-2010
155 «Se fossi in voi, sul serio: mi metterei a leggere in inglese.» effettivamente siamo in diversi a farlo qui dentro (e diaciamo anche la stessa cosa per i film e per le serie tv), soprattutto coloro che vogliono trovare fantascienza militare, o sottogeneri un po' dimenticati. certo, bisogna però sempre fare i conti con il fatto che molti che sono nati prima degli anni 80 o 90 neppure l'hanno mai avuto inglese a scuola, purtroppo.
» postato da jonny lexington alle 18:45 del 31-08-2010
156 ««Mi venuto un dubbio: non è che hanno condensato anche "Il quinto principio"? Il Vic che ne pensa?»
Il quinto principio era in effetti un numero speciale fuori abbonamento, quindi poteva avere le pagine che voleva.
Resterebbe da verificare se le polemiche che generebbero gli abbonati privati di un premio Hugo solo perché è un po' più lungo sarebbero inferiori, pari o superiori a quelle che stiamo vedendo ora...
S*
PS Vikk, non Vic -- di Vic ce n'è uno solo e non è Catani!»
ops: dici che il Vic vero (Curtoni) mi lascia sopravvivere, o mi toccherà appendermi a testa in giù e farmi copargere di pece e piume? ![]()
» postato da Maurizio Del Santo alle 19:27 del 31-08-2010
157 «
ops: dici che il Vic vero (Curtoni) mi lascia sopravvivere, o mi toccherà appendermi a testa in giù e farmi copargere di pece e piume?
»
No, figurati, il Vic è buono, perdona tutto e ti dà un bacio sulla fronte.
Il problema sono quegli esaltati fanatici dello Svic - super vic italian club - che sono difficilmente controllabili...
S*
» postato da S* alle 23:11 del 31-08-2010
158 «Resterebbe da verificare se le polemiche che generebbero gli abbonati privati di un premio Hugo solo perché è un po' più lungo sarebbero inferiori, pari o superiori a quelle che stiamo vedendo ora... » In effetti, chi compra l'abbonamento a Urania lo fa a scatola chiusa, nel senso che non avrà certo il piano editoriale delle uscite annuali sotto mano (oppure sì?). Pertanto non può sapere se Urania non pubblica un premio Hugo perché troppo lungo o per altre scelte, quindi non avrebbe motivo di lamentarsi. Tutto questo a meno che Urania non abbia preso l'impegno preciso di pubblicare tutti gli Hugo anno per anno; allora l'abbonato avrebbe sì diritto di lamentarsi, ma perché si ritrova un romanzo tagliato, e quindi torniamo al punto di partenza.
» postato da Maurizio Del Santo alle 23:28 del 31-08-2010
159 Salve a tutti. Mi permetto di aggiungere un contributo alla discussione, riportando un messaggio che ho già inviato altrove: Il 26 Agosto ho scritto a Vernor Vinge per chiedergli che cosa ne pensava dei tagli al suo romanzo. Poiché mi ha gentilmente dato il permesso di riferire i suoi messaggi sul nostro forum, vi trascrivo qui sotto i messaggi che ci siamo scambiati. Ho solo omesso, sostituendo con ..., alcuni riferimenti a cose personali. Dear Dr Vinge, ... I have read many of your novels and short stories and I deeply appreciate your work. In these days there is some discussion among a group of Italian SF readers because it appears that your last novel published in Italy has been translated with not insignificant cuts, which, according to some readers, make the plot not fully clear. Besides my passion for SF, I am interested in the novel also because my brother is working in the field of Alzheimer's and related diseases ... since many years, but I confess that, notwithstanding I have already bought the book and put it at the first place in the list of my future reading, I am not so eager to read an incomplete work. The publisher claim that the cuts have been done in agreement with you and I can fully understand the "economic" reasons of both parts. However, I would very much appreciate if you could let me know whether you don't think that your work is rather diminished by such a practice. Best regards ... In data 28/8/2010, "vinge" ha scritto: Dear ... Thank you for writing. I am surprised and disappointed by this news. I talked to my editor at Tor books (and he has talked with a foreign edition specialist at Tor). They were surprised by this news also, and he said that Tor would not give permission to abridge the book. (At the moment, we don't have a copy of the Italian edition, but that should change soon.) You mention discussion among a group of Italian SF readers about this problem. Is that at a particular URL (web address)? Thanks, Vernor Vinge On 28/8/2010 ... wrote Dear Dr Vinge, Thank you very much for your kind answer. There are more than one of this SF reader web site. Unfortunately the discussion is in Italian. One of this threads is at http://www.uraniamania.com/forum.php?board=6&action=display&threadid=4478&start=83 and the discussion about your novel starts at page 3 with the posts sent in August. In the thread you can find links to a couple of other web sites with parallel discussions. Many readers are very disappointed by this reduction of novels, a practice that we hoped was not in use anymore. There is also the official blog of the magazine Urania, where your novel has been published and where there are two threads about it. However in this web site there is a control by the web master and some comments they do not think appropriate are cancelled very soon. http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2010/07/26/urania-1561-alla-fine-dellarcobaleno/ http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2010/08/03/ancora-un-premio-hugo-per-vernor-vinge/ I would like to ask you the permission to publish your message or part of it in one of the discussions (or at least to write a summary of the message). Thank you very much again and I hope to read soon other works of yours. Best regards ... Date: Mon, 30 Aug 2010 01:21:43 -0700 From: vinge Subject: Re: Rainbows End Thanks for the URLs. (I'll show this to my editor; your point about abridgment being a general problem is of additional interest.) Feel free to make public my email reply -- but I ask that if you do so that you also include the original English text. Best wishes, -- Vernor
» postato da Algernon alle 12:06 del 01-09-2010
160 Cavoli amari per Urania? Bitter cabbages for Urania? Grazie mille Algernon, hai trovato forse l'uovo di Colombo per saperne di più, ottima mossa.
» postato da Tobanis alle 12:22 del 01-09-2010
161 «Cavoli amari per Urania? » No. Vedi qui. http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2010/08/03/ancora-un-premio-hugo-per-vernor-vinge/
» postato da Algernon alle 12:25 del 01-09-2010
162 Pertanto Urania ha la coscienza a posto, l'intoppo forse è altrove.
» postato da Tobanis alle 14:32 del 01-09-2010
164 «Il 26 Agosto ho scritto a Vernor Vinge per chiedergli che cosa ne pensava dei tagli al suo romanzo. » Algernon: grazie per quanto hai fatto. E ti chiedo, se ti e' possibile, di farci sapere gli ulteriori sviluppi. Se poi tu volessi segnalare a Vinge anche il presente thread - nel quale la discussione e' ancora viva e, grazie anche all'intervento di vari autori, significativa - credo che sarebbe una cosa estremamente simpatica. Comunque, spero di non fare cosa contraria alle regole del forum raccogliendo dal blog di urania (prima che subiscano una ulteriore modifica di stampo orwelliano) alcune delle affermazioni di Lippi riguardo al consenso con degli autori, in generale, e al caso specifico relativo al romanzo di Vinge « quando un libro supera le 350 pagine viene concordata, con l'autore,una lieve percentuale di tagli MAI strutturali - nel senso che non mancano scene, capitoli o passaggi chiave - ma linguistici. Vengono, cioè, abbreviate determinate frasi e paragrafi. Il tutto per scendere di un 15% e poter uscire secondo le coordinate che ci sono state assegnate. (24.08.2010 - 14:11) Ripeto che "Urania" NON fa tagli strutturali; non elimina nulla di vitale dai testi; concorda con l'autore la percentuale di materia "in eccesso" verbale (24.08.2010 - 19:59) quando ho parlato di interventi linguistici non mi riferivo ad altro che a questo: sintesi di alcune frasi o passaggi. Sintesi, ovviamente, nel rispetto della struttura romanzesca stabilita dall'autore - con il quale, ripeto, agiamo di comune accordo PER CONTRATTO. (27.08.2010 - 08:59) Aggiungo, circa il testo di Vernor Vinge: nessuna sforbiciata nel senso di mutilazione. Nessuna soppressione di informazioni. Se a tratti "non si capisce", è perché già in inglese il testo risultava un po' obliquo. Ricordo di aver provato una sensazione analoga leggendolo la prima volta, poi mi sono ricreduto una volta raggiunto il finale. (27.08.2010 - 10:55)» A parte il fatto che l'affermazione nell'intervento finale sull'assenza di mutilazioni e soppressione di informazioni mi sembra smentita dagli esempi riportati in precedenza in questo stesso thread, leggendo quanto scritto da Lippi e riportato sopra (e qui forse dimostrero' ulteriormente la mia ingenuita') ero arrivato a convincermi che gli autori dei romanzi tagliati fossero perfettamente al corrente dei tagli stessi, della loro consistenza quantitativa e qualitativa. La chiara smentita di Vinge e' decisamente spiazzante. Per gli stessi motivi antiorwelliani riporto un estratto delle affermazioni di Lippi di ieri nel blog appena citato da Algernon. «siccome i lettori sono spesso all'oscuro dei meccanismi editoriali, preciso che nei nostri uffici custodiamo regolare copia di tutti i contratti con richieste di tagli o modifiche, e tutti sono firmati dall'autore o dal suo agente. Poiché noi trattiamo, il più delle volte, con un subagente italiano che tiene la corrispondenza con l'editore d'origine o con l'autore, è possibile che nei vari passaggi questa informazione vitale si sia persa e non abbia raggiunto la fonte. Peccato per la negligenza, ma da parte nostra complotti non ce ne sono. (31.08.2010 - 10:24)» Curioso che senta il bisogno di smentire "complotti" di cui non mi sembra (non vorrei sbagliare) nessuno li ha accusati; come si suol dire: excusatio non petita, accusatio manifesta. Comunque, a voler essere rigorosi, forse quest'ultima affermazione di Lippi non e' formalmente in contrasto con le precedenti: il tagli sono concordati nel contratto; se l'autore (o chi per lui) non legge a fondo il contratto non e' colpa di Lippi o della Mondadori. Sarebbe pero' interessante vedere che tipo di contratto la Mondadori ha concordato con Vinge e con gli altri autori: se - analogamente a quelli che le banche ci fanno firmare per aprire un conto corrente - e' lungo, complesso, scritto in piccolo e con un linguaggio burocratico che sembra quasi fatto apposta per disincentivarne la lettura e impedirne la comprensione, Lippi potrebbe forse avere ragione nella forma ma (a mio irrilevante e modestissimo parere) torto nella sostanza. Visti gli sviluppi, vorrei rivolgere un appello agli ormai famosi lettori-catoni che Lippi tanto detesta (che invidia non poter essere dei loro): spulciate i vostri Urania recenti e confrontateli con le edizioni originali; quando poi scoprite che un romanzo e' stato tagliato, segnalatelo agli autori. Magari avranno firmato per approvare i tagli, ma sarebbe simpatico farglielo sapere.
» postato da A.B.Normal alle 17:12 del 01-09-2010
165 A questo punto uno che ha speso un patrimonio per una collezione Urania, cercando anche vecchi volumi, che si trova in casa? Reader's digest della SF? Piccolo OT Ho finito da poco di leggere quella porcheria che è Green Mars di K.S. Robinson, in inglese perchè inedito in Italia (premio Hugo, pure). Ecco, se in questo caso Urania facesse un'eccezione e dato che sono più di 600 inutili pagine, pubblicasse il 15% dell'opera, farebbe un gran piacere a tutti. L'85% lo tagli pure dove vuole, che tanto brutto è e brutto rimane, grazie. Fine piccolo OT.
» postato da Tobanis alle 17:32 del 01-09-2010
166 Magari l'editor o l'agente di VV "si sono dimenticati" di informare Vinge di tutti i particolari, e dubito che lo stesso Vinge legga le decine di contratti che lo riguardano. D'altra parte penso sia folle pensare che l'ufficio legale della mondadori (!!!) si dimentichi di introdurre clausole del genere nei contratti, o che la redazione di Urania agisca in modo del tutto arbitrario.
» postato da Adidja Palmer alle 17:39 del 01-09-2010
167 Di ritorno dalle ferie trovo questa interessantissima discussione. Prima di tutto faccio presente che il "vizietto" riguarda tutte le collane da edicola della Mondadori e non solo Urania, quindi non è che solo la fantascienza sia tagliata. Ad esempio ho scoperto solo dopo alcuni anni che i gialli della Elizabeth Peters (seria Amelia Peabody) sono veri e propri condensati: versione originale inglese anche 400 - 450 pagine, versione Giallo Mondadori ridotta probabilmente più del 15%. Quelli recentemente ripubblicati dalla Nord portano la dizione "versione integrale" ma in quelli passati in edicola non vi è mai stato cenno ad una "edizione abbreviata". Non ho niente di principio contro le riduzioni se sono fatte ed approvate dall'autore e se viene evidenziato che non è una versione integrale, ma non mi piace essere presa in giro. Quanto al prezzo, le edizioni economiche americane non costano molto più di Urania e non si spaventano di fronte al numero delle pagine. Da quanto ho scoperto il trucco non leggo più in lingua originale solo la fantascienza, ma anche i gialli a meno che non sia sicura della qualità della traduzione e della fedeltà del testo. Un piccolo appunto anche sui contenuti di Urania: negli ultimi anni ho trovato quasi tutto abbastanza scadente, non saprei dire da quanto tempo non interrompo un Urania a metà lettura col commento "non ho ammazzato nessuno e non merito qusta punizione". Se continuerà ad essere la (quasi) unica collana di fantascienza in Italia allora non vedo bene il futoro. Emme P.S. sono una lettrice compulsiva, quindi ho letto sia I promessi sposi che Guerra e Pace prima dei tredici anni, e mi sono piaciuti entrambi. Un buon romanzo resta un buon romanzo.
» postato da emme alle 18:08 del 01-09-2010
168 « Il 26 Agosto ho scritto a Vernor Vinge per chiedergli che cosa ne pensava dei tagli al suo romanzo.
Poiché mi ha gentilmente dato il permesso di riferire i suoi messaggi sul nostro forum, vi trascrivo qui sotto i messaggi che ci siamo scambiati.
»
Grazie Algernon!
Godo come un gatto d'inverno in un maglione di cachemire su una stufa
Il principale motivo di goduria è che molta gente in Italia ritiene che moltissima gente in Italia sia impecorita e/o capace solo di abbaiare senza agire, e si fa forte del "tanto chi vuoi che vada a controllare?"
Però potevi dargli il link di questa discussione, blutto
E visto che Mr. Vinge disse "diffondete", mi sa che posto il tutto su Anobii, dove anche richiamerò le parole di Emme (sospettavo che il giochino non fosse limitato alla fantascienza - e che siamo? i figli della serva? -)
miao
» postato da Wintermute alle 20:14 del 01-09-2010
169 L'altra sera ho preso una pagina a caso del'Urania con "Alla fine dell'arcobaleno". Pagina 104. Naturalmente l'esempio non è statisticamente significativo. Le parti in grassetto non alcuna corrispondenza nell'Urania. His dark-skinned visitor -- Indian? Pakistani? his voice held a South Asian lilt -- was still talking. "Please don't say no, Sir! Interviewing you would be my great honor. You are a resource for all humanity." Robert walked back and forth in front of the visitor. He was still boggled by the medium of the message. "Just a small amount of your precious time, Sir! That's all I ask. And --" He looked around Robert's room, probably seeing what was truly there. Robert had not had a chance to set up false backgrounds. Juan had been going to show him that yesterday, but they had gotten sidetracked by Robert's side of the bargain -- tutoring the kid in English. Poor, subliterate Juan. This Sharif fellow on the other hand: How bright are graduate students these days? This particular graduate student was looking more and more desperate. His gaze caught on something behind Robert. "Ah, books! You are one who still treasures the real thing." Robert's "bookcases" were made from plastic slats and cardboard boxes. But they held all the books he had rescued from the basement. Some of them -- the Kipling -- he would never have bothered with in the old days. But these were all he had now. He looked back at Sharif. "Indeed I do. Your point, Mr. Sharif?" "I just thought -- it means we share the same values. By helping me, you'll be advancing those noble passions." He paused -- listening to some inner voice? Since his lessons with Juan, Robert had become suspicious of people listening to their inner voices. "Perhaps we could strike a bargain, Sir. I would give almost anything for a few hours of your opinions and reminiscence. I would be happy to be your personal 411 agent. I'm an expert at such services; it's how I pay my way at OSU. I can guide you through the contemporary world."
» postato da Algernon alle 21:16 del 01-09-2010
170 Roba da matti. Da un paio d'anni ormai sono libero da questa schiavitù delle edizioni italiane (del tipo prima parte di un libro tradotta e la seconda non si sa, libri tradotti male, libri introvabili, e ora libri pure serenamente tagliati senza neppure la decenza di informare il lettore). Che liberazione, m'ero quasi scordato che pantano che era. Comprate su Amazon, Barnes & Nobles o dagli importatori qui in Italia. Un'altra vita.
» postato da Il_Console alle 22:45 del 01-09-2010
171 All'anima del 15%
» postato da A.B.Normal alle 22:48 del 01-09-2010
172 «Roba da matti. Da un paio d'anni ormai sono libero da questa schiavitù delle edizioni italiane (del tipo prima parte di un libro tradotta e la seconda non si sa, libri tradotti male, libri introvabili, e ora libri pure serenamente tagliati senza neppure la decenza di informare il lettore). Che liberazione, m'ero quasi scordato che pantano che era. Comprate su Amazon, Barnes & Nobles o dagli importatori qui in Italia. Un'altra vita.» Appena Amazon sbarca anche qui in Italia l'editoria italiana è fregata. Amazon non è ancora arrivato in Italia per un motivo molto semplice: gli italiani non usano il pagamento online e le poste italiane sono un disastro!
» postato da Rodia alle 00:10 del 02-09-2010
173 «Roba da matti.
Da un paio d'anni ormai sono libero da questa schiavitù delle edizioni italiane (del tipo prima parte di un libro tradotta e la seconda non si sa, libri tradotti male, libri introvabili, e ora libri pure serenamente tagliati senza neppure la decenza di informare il lettore).
Che liberazione, m'ero quasi scordato che pantano che era.
Comprate su Amazon, Barnes & Nobles o dagli importatori qui in Italia. Un'altra vita.»
Accendo tutte le sere un cero a S. Jobs per aver integrato il dizionario in lingua DENTRO l'e-book 
» postato da Adidja Palmer alle 00:30 del 02-09-2010
174 «Appena Amazon sbarca anche qui in Italia l'editoria italiana è fregata. Amazon non è ancora arrivato in Italia per un motivo molto semplice: gli italiani non usano il pagamento online e le poste italiane sono un disastro!» Non credo che Amazon abbia particolarmente bisogno delle Poste, coi volumi che fa può fare gli accordi che vuole con qualsiasi corriere. Per quanto riguarda la carta, guarda che con PostePay - anche se non sarebbe propriamente una carta di credito - la diffusione è abbastanza elevata. Comunque sono abbastanza sicuro che Amazon aprirà anche in Italia entro un anno o due. C'è in ballo la guerra degli ebook. S*
» postato da S* alle 08:09 del 02-09-2010
175 «L'altra sera ho preso una pagina a caso del'Urania con "Alla fine dell'arcobaleno". Pagina 104. Naturalmente l'esempio non è statisticamente significativo. Le parti in grassetto non alcuna corrispondenza nell'Urania. His dark-skinned visitor -- Indian? Pakistani? his voice held a South Asian lilt -- was still talking. "Please don't say no, Sir! Interviewing you would be my great honor. You are a resource for all humanity." Robert walked back and forth in front of the visitor. He was still boggled by the medium of the message. "Just a small amount of your precious time, Sir! That's all I ask. And --" He looked around Robert's room, probably seeing what was truly there. Robert had not had a chance to set up false backgrounds. Juan had been going to show him that yesterday, but they had gotten sidetracked by Robert's side of the bargain -- tutoring the kid in English. Poor, subliterate Juan. This Sharif fellow on the other hand: How bright are graduate students these days? This particular graduate student was looking more and more desperate. His gaze caught on something behind Robert. "Ah, books! You are one who still treasures the real thing." Robert's "bookcases" were made from plastic slats and cardboard boxes. But they held all the books he had rescued from the basement. Some of them -- the Kipling -- he would never have bothered with in the old days. But these were all he had now. He looked back at Sharif. "Indeed I do. Your point, Mr. Sharif?" "I just thought -- it means we share the same values. By helping me, you'll be advancing those noble passions." He paused -- listening to some inner voice? Since his lessons with Juan, Robert had become suspicious of people listening to their inner voices. "Perhaps we could strike a bargain, Sir. I would give almost anything for a few hours of your opinions and reminiscence. I would be happy to be your personal 411 agent. I'm an expert at such services; it's how I pay my way at OSU. I can guide you through the contemporary world."» se ho capito bene e non ho frainteso, penso che questo basti a nullificare del tutto il discorso sul mondo ideale. qui si taglia in modo selvaggio non con buone intenzioni. da un passo che integra dialoghi a piacevoli spiegazioni ed illustrazioni del mondo e sulle riflessioni sul mondo e su ciò che accade si è tagliato fino a farlo diventare una lista di battute nel peggior stile delle soap opera. questo è un esempio di come non si deve procedere. l'atto doloroso ma necessario è una presa per il culo. scusate la foga, ma questo passo è stato traviato completamente. basta leggere l'ultimo neretto: è la differenza tra un personaggio di spessore con una marionetta che gli dicono di palare.
» postato da _Kaos_ alle 16:41 del 02-09-2010
176 «Però potevi dargli il link di questa discussione, blutto
»
ma vernor vinge parla italiano? 
» postato da jonny lexington alle 20:43 del 02-09-2010
177 ««Però potevi dargli il link di questa discussione, blutto
»
ma vernor vinge parla italiano?
»
neanche gli altri link erano in italiano, Algernon glielo ha detto
![]()
» postato da Wintermute alle 21:22 del 02-09-2010
178 ««Però potevi dargli il link di questa discussione, blutto
»
ma vernor vinge parla italiano?
»
Google traduce tutto. Magari la traduzione sarà meno elegante, ma di sicuro non è asciugata
S*
» postato da S* alle 22:38 del 02-09-2010
179 «Mi venuto un dubbio: non è che hanno condensato anche "Il quinto principio"? Il Vic che ne pensa?» Rispondo un tantino in ritardo. Certo che anche il mio romanzo è passato per l'editing, e ha subìto modifiche e tagli. Del che, vi assicuro, sono felicissimo. Se dovesse esserci una eventuale riedizione, taglierò ancora. Penso che in 531 pagine vi possa essere parecchia roba inutile, (qualche spiritoso potrà dirmi che ce ne sono 531
) e molte frasi che si potrebbero esprimere con un meno parole, molte osservazioni superflue, passaggi non essenziali o statici. Di fronte a questa roba - che chi scrive può individuare da sé soltanto se è trascorso un certo lasso di tempo, cioé con un occhio un po' più estraneo o distante - di solito io seguo un mio metodo: leggo il brano a voce alta e cerco di immedesimarmi in un ipotetico pubblico che ascolta. Se mi sembra che tutto fili speditamente, mantenga un ritmo o un interesse, ok. Altrimenti giù la scure, senza pietà. E comunque un occhio "terzo", competente, è sempre la cosa migliore. Ovviamente se si tratta non di un romanzo ma di un racconto, le cose vanno un po' diversamente. Ma anche lì va fatto un controllo.
Comunque il mio ri-lettore/editor è stato Valla, che a mio parere ha fatto un lavoro eccellente. Si è concentrato soprattutto sulle prime 100 pagine, lasciando poi a me il compito di proseguire su una certa linea. Ed è stato anche un simpatico, continuo scambio di opinioni.
Saluti a tutti.
» postato da Vittorio Catani alle 21:14 del 13-09-2010
180 ««Mi venuto un dubbio: non è che hanno condensato anche "Il quinto principio"? Il Vic che ne pensa?» Rispondo un tantino in ritardo. Certo che anche il mio romanzo è passato per l'editing, e ha subìto modifiche e tagli. Del che, vi assicuro, sono felicissimo. Se dovesse esserci una eventuale riedizione, taglierò ancora. Penso che in 531 pagine vi possa essere parecchia roba inutile, (qualche spiritoso potrà dirmi che ce ne sono 531
) e molte frasi che si potrebbero esprimere con un meno parole, molte osservazioni superflue, passaggi non essenziali o statici. Di fronte a questa roba - che chi scrive può individuare da sé soltanto se è trascorso un certo lasso di tempo, cioé con un occhio un po' più estraneo o distante - di solito io seguo un mio metodo: leggo il brano a voce alta e cerco di immedesimarmi in un ipotetico pubblico che ascolta. Se mi sembra che tutto fili speditamente, mantenga un ritmo o un interesse, ok. Altrimenti giù la scure, senza pietà. E comunque un occhio "terzo", competente, è sempre la cosa migliore. Ovviamente se si tratta non di un romanzo ma di un racconto, le cose vanno un po' diversamente. Ma anche lì va fatto un controllo.
Comunque il mio ri-lettore/editor è stato Valla, che a mio parere ha fatto un lavoro eccellente. Si è concentrato soprattutto sulle prime 100 pagine, lasciando poi a me il compito di proseguire su una certa linea. Ed è stato anche un simpatico, continuo scambio di opinioni.
Saluti a tutti.»
Però se all'editing hai partecipato tu, o meglio lo hai fatto tu insieme all'editor, è un caso che esula dal discorso di questo thread, cioé i tagli imposti dall'editore all'insaputa dell'autore.
Ad ogni modo io l'ho letto, e non ho trovato lungaggini o punti morti. Mi sembra che le 531 pagine ci stiano tutte, perché una storia complessa con tanti personaggi ogni tanto ha anche bisogno di far tirare un po' il fiato, quindi ben vengano osservazioni, descrizioni e così via.
» postato da Maurizio Del Santo alle 16:35 del 14-09-2010
181 ««anche il mio romanzo è passato per l'editing, e ha subìto modifiche e tagli. Del che, vi assicuro, sono felicissimo. Se dovesse esserci una eventuale riedizione, taglierò ancora.» Però se all'editing hai partecipato tu, o meglio lo hai fatto tu insieme all'editor, è un caso che esula dal discorso di questo thread, cioé i tagli imposti dall'editore all'insaputa dell'autore.» E non solo: nel caso di cui stiamo discutendo i tagli non sono finalizzati a migliorare l'opera (attività che presumo sia stata precedentemente svolta dall'editor americano di Vinge) ma esclusivamente a far rientrare la dimensione della stessa entro limiti vincolanti. Con questo non voglio dire che l'opera non possa averci guadagnato (come piu' o meno maliziosamente altri hanno sostenuto), ma se cio' e' avvenuto - e comunque il giudizio su questo e' decisamente soggettivo - si tratta di un sottoprodotto sostanzialmente accidentale dell'intervento
» postato da A.B.Normal alle 23:47 del 14-09-2010
Puoi continuare la discussione sul forum
82 ««... Insomma il buon traduttore è come il buon musicista che non si limita a a seguire diligentemente lo spartito nota per nota pedissequamente ma ne rende una versione squisitamente personale e unica. Il comportamento di chi ha censurato l'intervento del nostro amico invece è assolutamente imperdonabile e merita il mio sdegno.» Dunque, diciamo che oggi come oggi, se un pianista decidesse di tralasciare suonando un 15% di una polacca di Chopin grossa strada non ne farebbe prima di essere metaforicamente bastonato dalla critica e lasciato sanguinante sul ciglio di una strada. Così se un direttore stabilisse che anche se Bruckner ha scritto per sette volte la ripetizione del tema lui ne può fare soltanto cinque perché va di fretta. Si gioca sui piani e sui forti, sugli accellerati e sui rallentati, si gioca sull'espressione, ma le note si dovrebbe avere la buona grazia di suonarle tutte.» beh, tanto per dire, il tuo appunto vale se identifichi note con parole, a me non sembra così scontato. Se fai leggere un testo italiano a un tedesco capisce si è no un decimo delle parole ma entrambi percepiscono una sequenza di note all'incirca alla stessa maniera a parità di conoscenza musicale. In secondo luogo, a mio modestissimo modo di vedere, da fruitore di musica e libri a livello di "uomo della strada," non so rendermi conto se manca qualche nota in una sonata di qualche grande autore, cosa tra l'altro che abbisogna di molte ripetizioni di ascolti, mentre di solito un romanzo lo leggo una volta e se proprio mi ha colpito lo rileggerò anni dopo e sfido chiunque ad accorgersi se alla seconda lettura manca qualche frase qua e là... Poi in generale una musica, un testo sono processi creativi la cui forma definitiva è solo frutto del caso. Chiunque scriva sa che, ogni volta che rilegge un suo testo, cambia qualche parola, ristruttura interi periodi, cancella parti e rivede la punteggiatura a seconda del "sentire" del momento, se è passato abbastanza tempo può persino stravolgere il significato dell'opera. Quindi i puristi del testo integrale mi fanno un poco sorridere nel volere a tutti costi leggere il testo originale, che nel migliore dei casi è sempre un compromesso fra le varie istanze dell'autore in un determinato momento della sua esistenza. Una piccola nota sulla musica, di recente sono venuto a sapere che era norma nel '700 spacciare per proprie le creazioni musicali di altri, Mozart adottò spesso questa prassi e per i cultori del geniale compositore, forse sapere che non tutte le sue musiche sono opera del suo ingegno potrebbe essere fatale
» postato da Paolocosmico alle 15:14 del 26-08-2010