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Il giorno dei trifidi

John Wyndham, Il giorno dei trifidi (The Day of the Triffids, 1952) - FANTASCIENZA - Fanucci Editore - Collezione Immaginario Solaria - 2004 - traduttore: Maurizio Nati - pagine 320 - prezzo 14,00 euro - giudizio: eccellente

Quando inizi a leggere un romanzo pensando che sia un libro come tutti gli altri e ti ritrovi a leggerlo per tutta la notte vuol dire che ti trovi di fronte a un capolavoro.

Moltissimi anni fa, con Il giorno dei trifidi, dell'autore inglese John Wyndham, mi successe proprio questo, un vero e proprio colpo di fulmine per un'opera straordinaria, una splendida esperienza. Anche se la giornata successiva non fu facile, tra colpi di sonno e sguardi preoccupati a qualsiasi pianta dall'aspetto sospetto.

L'inizio del romanzo è folgorante, con il protagonista, William Masen,  che si sveglia e si rende immediatamente conto che qualcosa non va, dalla sua stanza d'ospedale non sente il normale frastuono del traffico londinese ma solo un inquietante silenzio.

Masen è stato ricoverato per un incidente banale ma che poteva portarlo alla cecità assoluta, qualche goccia di un mortale veleno gli è finita negli occhi, costringendolo a ricorrere alle cure mediche. Proprio nel giorno in cui inizia la narrazione le bende dovevano essere tolte, e Masen avrebbe saputo se i suoi occhi funzionavano ancora.

Particolare importante è che il veleno non proviene da qualche rettile o da un altro animale ma da un particolare genere di pianta, il triffide, una nuova specie creata in Russia verosimilmente grazie all'ingegneria genetica.

Ovviamente Wyndham non usa questo termine, e neppure l'acronimo OGM, ma è evidente che di questo si tratta, la pianta si è diffusa in tutto il mondo per un incidente e ha subito rivelato sconcertanti particolarità.

Innanzitutto è in grado di muoversi, seppure non molto velocemente, in secondo luogo ha un aculeo velenoso in grado di uccidere un uomo, che costituirà poi, opportunamente decomposto, il pranzo della pianta carnivora.  

Ma il pericoloso vegetale ha anche un'altra particolarità, riesce a produrre dei suoni tamburellandosi sul gambo con tre foglie e in questo modo comunica con gli altri individui della sua specie.   

Il lettore verrà a sapere tutto questo in modo naturale, dato che il protagonista lavora come biologo in un allevamento di trifidi, coltivati per il loro olio dalle caratteristiche straordinarie.

Ma torniamo all'inizio della storia, Masen si toglie le bende da solo e scopre di vederci ancora, sollevato esce dalla camera ma l'ospedale sembra deserto, l'incontro con un dottore cieco invece di chiarire i dubbi li amplifica, aggiungendo un tocco d'orrore alla vicenda, insomma un inizio coinvolgente, citato nel film 28 giorni dopo, del regista Danny Boyle.

In breve tempo Masen scopre che tutta l'umanità, tranne pochi fortunati, è diventata cieca a causa delle radiazioni emesse da una pioggia di stelle cadenti, e Londra è diventata una città percorsa da bande di ciechi alla disperata ricerca di cibo, a volte guidate dalle pochissime persone ancora in grado di vedere.

Egli incontra e salva una giovane donna, Josella Playton, che diventerà prima la sua partner e poi la sua compagna, e con lei cerca di fuggire dalla città ormai condannata.

Le avventure del protagonista proseguono tra pericoli di ogni genere ed epidemie che flagellano i sopravvissuti, sino a quando egli, assieme a pochi altri superstiti, riesce a fuggire da Londra.

Proprio allora, mentre si scopre che parte dell'Inghilterra è ripiombata in un anacronistico regime feudale, il flagello dei trifidi, quasi dimenticato o almeno rimasto in secondo piano esplode in tutta la sua violenza.

Gli uomini rimasti sono obbligati infatti a rifugiarsi in fattorie-fortezze, assediate dalle piante assassine, continuamente esposti al rischio di una puntura mortale, sembra che l'umanità sia arrivata al capolinea, e forse per colpa sua.

 

Riletto a decenni di distanza questo superbo romanzo non mostra un filo di grasso, la storia è di quelle senza tempo, forse in questo stesso momento in qualche laboratorio della Kamchatka qualche scienziato sta manipolando i geni di alcuni vegetali, o forse un aereo è appena stato abbattuto e una nuvola di spore, portata dal vento, sta iniziando la lenta discesa verso terra.

La straordinaria abilità di Wyndham nel narrare fatti eccezionali facendoli apparire plausibili, lo spessore dei personaggi e la suspence che lo scrittore inglese riesce a creare, pagina dopo pagina, formano una straordinaria miscela in grado di immergere totalmente il lettore nella storia.

Questo romanzo è considerato il capolavoro di Wyndham, ed è senza dubbio anche un vero e proprio classico della fantascienza.

 

John Wyndham, pseudonimo di John Wyndham Parkes Lucas Beynon Harris, nacque a Knowle, nel Warwickshire, Gran Bretagna, nel 1903.

La sua carriera iniziò nel 1931, quando pubblicò il racconto Worlds to Barter sulla rivista americana Wonder Stories.

In seguito pubblicò una serie di ottimi romanzi di fantascienza tra cui, oltre al citato Il giorno dei trifidi, del 1951, Il risveglio dell'abisso (The kraken wakes, 1953), I trasfigurati (The crysalis, 1955), I figli dell’invasione (The Midwich cuckoos, 1957).

Tra i racconti meritano una citazione La ruota (The wheel, 1952) e Considera le sue vie (Consider her ways, 1956), recentemente ripubblicato da Edizioni Nottetempo con il titolo Considera le sue abitudini.

Da I figli dell'invasione è stato tratto nel 1960 il film Il villaggio dei dannati, di Wolf Rilla, e nel 1995 un remake con lo stesso titolo di John Carpenter, mentre da Il giorno dei trifidi è stato tratto, a dire il vero con risultati deludenti, il film L'invasione dei mostri verdi, 1962, di Steve Sekely.

John Wyndham ci ha lasciato nel 1969.

  

Autore: Giampaolo Rai - Data: 22 novembre 2005

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Commenti

1 Condivido sicuramente l'entusiasmo del recensore per il libro: d'altro canto, quando ero piuttosto giovane (diciamo quaranta anni fa, forse più) l'ho iniziato dopo il TG della sera e l'ho lasciato alla parola "fine" (ed erano200 pagine dei vecchi Urania, il n. 2, se non sbaglio). Ultima occasione di rilettura: l'edizione Fanucci da voi recensita. Una precisazione: Whyndam ha scritto il libro diversi anni prima che Watson e Crick scoprissero la struttura del DNA ed il suo ruolo nel codificare la sintesi delle proteine ed in definitiva la riproducibilità dei viventi. La nuova genetica diventò di pubblico dominio, attraverso lavori divulgativi anche molto seri, non prima della fine degli anni '60. Figurarsi se il povero Whyndam poteva parlare di ingegneria genetica o di OGM! Credo che la fonte a cui l'autore si è ispirato sia Lysenko, dittatore della biologia sovietica negli anni di Stalin e sostenitore dell'eredità dei caratteri acquisiti. Una serie di presunti successi nella "creazione" di varietà di grano adattate al clima siberiano più estremo avevano raccolto consensi anche in occidente, prima di rivelarsi dei falsi. Si era negli anni più bui della guerra fredda, e l'Unione Sovietica poteva ben passare per un territorio misterioso, in cui potevano avvenire strane scoperte: il livello di informazione era decisamente basso.

» postato da Claudio Neri alle 17:47 del 22-02-2006

2 Già... Lysenko... Stalin adorava quell'imbecille. La ricerca agricola in Urss subì un colpo durissimo durante il suo dominio. Dopo il 53 le sue idee furono presto dimenticate. Salute e Latinum per tutti !

» postato da Kruaxi the ferengi alle 22:35 del 13-03-2006

3 Non ho letto il libro, ma la recensione mi ha lasciato con il fiato in gola e una gran voglia di leggerlo. Sarà il secondo libro di fantascienza, genere che credevo non mi sarebbe mai piaciutoe invece devo constatare che la tantascienza anticipa il domani o perlomeno fa pensare alla nostra vita più di altre letture.

» postato da Carla De Angelis alle 22:18 del 22-07-2007

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