L'occhio del purgatorio

Jacques Spitz, L'occhio del purgatorio (L'oeil du purgatoire, 1945) - FANTASCIENZA - Mondadori - Urania Collezione - 2011 - traduttore: Bianca Russo - pagine 294 - prezzo 5,50 euro - giudizio: eccellente

Come letteratura di idee la fantascienza ha l'abitudine alle ipotesi strane, ma qualcuna è tanto fantasiosa da spingere a chiedersi come abbia fatto l'autore a immaginarsela.

E quanto a stranezza le trovate di Jacques Spitz non sono seconde a nessuno: dal furto di aria perpetrato ai nostri danni da marziani e venusiani sino a uomini grandi come dirigibili o minuscoli come granelli di sabbia, passando per quella che è forse la più strana di tutte, e che sta alla base de L'occhio del purgatorio.

 

Artista incompreso, Poldonsky conduce una vita isolata e senza molte speranze di veder riconosciuto il suo talento, il giovane sta addirittura meditando di compiere un passo estremo, quando casualmente incontra un bizzarro personaggio, Christian Dagerlöff.

Bizzarro ma affascinante il nuovo amico dice di essere un genio, ma il suo lavoro all'istituto Pasteur è quello di inserviente, non di scienziato, e le sue idee sono alquanto curiose, egli sostiene infatti che l'uomo e gli animali vivono in tempi diversi, che la mosca o la lepre possono prevedere il futuro, mentre la lenta mucca vede le cose dopo che sono accadute.

Poco tempo dopo una serie di inconvenienti inizia a funestare le giornate di Poldonsky, prima cose di poco conto come l'acqua che esce gialla dal rubinetto o la lametta arrugginita, ma poi schifosi intrugli serviti al ristorante o visioni orribili di animali o persone morte che passeggiano per strada.

L'artista pensa di avere problemi alla vista o allucinazioni, poi una lettera di Dagerlöff gli svela il mistero, il bizzarro vecchio gli ha infettato gli occhi con un batterio che anticipa il futuro.

Quello che è peggio è che ogni generazione del batterio progredisce nell'anticipare gli eventi, per cui Poldonsky vede le cose come saranno, e le vedrà sempre più avanti nel tempo.

L'involontaria cavia umana inizia a chiedersi quando e se questo fenomeno si fermerà, mentre attorno a lui le cose diventano sempre più orribili e la vita più difficile.

 

Questo romanzo è sorretto da una grande idea, e vive sulla progressiva fuga nel futuro della vista del protagonista, costellata di momenti memorabili, che segnano il percorso di un inesorabile disfacimento, come la visione allo specchio della propria morte, seguita da una orrribile putrefazione.

Nonostante il pessimismo di fondo nel romanzo non mancano i momenti leggeri, come quando il protagonista, che inizia a vedere sempre più scheletri, commenta ironicamente che dopotutto potrebbe avere un futuro come radiologo.

Lo stile è antiquato ma si adatta benissimo alla storia, Spitz ci mostra come la vita sia effimera, una breve illusione destinata a finire subito, il monito "polvere alla polvere" per l'autore francese è reale, non ci sono soluzioni al disfacimento.

Senza dubbio L'occhio del purgatorio è il miglior romanzo di Spitz, la sola opera pubblicata in Italia per molto tempo, ma che non si è lasciata dimenticare, tanto che qualcuno ha pensato di ricavarne un corto, che trovate a questo indirizzo: www.posthuman.it/index.php?option=com_content&task=view&id=15&Itemid=29 e cattura bene lo spirito dell'opera, per quanto la storia sia differente.

Completa il volume il romanzo breve Le Mosche (La guerre des mouches, 1938, traduttore Giuseppe Lippi), una storia a suo modo affascinante sulla battaglia che l'uomo combatte contro un nemico improbabile, una specie di mosca diventata intelligente, per saperne di più potete consultare questa recensione: www.fantascienza.com/magazine/libri/7848/incubi-perfetti/, non c'è che dire, un numero di Urania Collezione decisamente denso.

 

Autore: Giampaolo Rai - Data: 2 novembre 2011

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Commenti

1 Ah, ecco, adesso ho capito da dove ha preso ispirazione (per non dire copiato spudoratamente) un albo di Dylan Dog di diversi anni fa ... ok, trovato con Google: n.95 "I giorni dell'incubo".

» postato da Il Castiglio alle 21:20 del 02-11-2011

2 Questo mi era sfuggito, comunque Dylan Dog ha attinto a piene mani ai vecchi Urania, ricordo un numero preso dal romanzo In una piccola città, di Frank Belknap Long: http://www.ddcomics.it/catalogo-dyd/serie-italiana/serie-regolare-ita/dylan-dog-n-57-ritorno-al-crepuscolo/ Se ben ricordo c'era anche una vignetta ispirata alla copertina del grande Thole.

» postato da Anacho alle 12:36 del 03-11-2011

3 Cercherò di recuperare entrambi; continuando le citazioni di Dyla Dog, a me invece l'album n.137 mi ha fatto pensare alla città sostituita di Philip. K. Dick: http://www.fumettisland.com/dylandog/copertine/137.JPG

» postato da Micronaut alle 13:19 del 03-11-2011

4 Bè , i vari autori delle storie di Dylan Dog non ne fanno certo un mistero di attingere di tanto in tanto a trame di libri ( fantascienza o anche semplice narrativa ) e film. Personalmente non conoscevo questo romanzo, e devo dire che mi incuriosisce parecchio.

» postato da Dreamax65 alle 13:41 del 03-11-2011

5 Certamente DD non nasconde da dove prende le ispirazioni, e tutto sommato non ci vedo niente di male, anzi vedere certi romanzi virati al fumetto fa piacere.

» postato da Anacho alle 23:20 del 03-11-2011

6 Sì in realtà gli autori di Dylan Dog da sempre prendono ispirazione da libri e film (basti pensare al mitico DD n.1: "L'alba dei morti viventi"... :-D ), e nemmeno io ci vedo nulla di male - nonostante sia da un pò che non acquisto/leggo più fumetti. In ogni caso, ho letto LE MOSCHE su un Urania di qualche anno fa, e devo dire che mi era piaciuto un sacco!

» postato da (Luca Antani Micieli) alle 10:05 del 04-11-2011

7 bella rece, sono contento di averlo comprato (anche se non sono riuscito a leggerlo ancora :( )

» postato da Giobatta65 alle 19:06 del 08-11-2011

8 "L'occhio del purgatorio" è stata una bella sorpresa. Le prime pagine non mi avevano particolarmente colpito. ma è stato un lento crescendo. Un modo del tutto nuovo ed originale di concepire il viaggio nel tempo. Discorso diverso per l'altro romanzo: "Le mosche". Partivo con una buona disponibilità d'animo, ma dopo poche pagine mi sono stufato e sono andato direttamente alle ultime pagine per sapere come andava. Per me due qualità diverse di racconto. Palomino.

» postato da KVT Palomino alle 21:48 del 15-11-2011

9 "...dal furto di aria perpetrato ai nostri danni da marziani e vesuviani..." Adesso ci si mette anche Spitz a perpetrare questo luogo comune dei napoletani che rubano. :-))))

» postato da (Mauri B) alle 10:16 del 16-11-2011

10 Progagare, non perpetrare :-)

» postato da (Mauri B) alle 10:23 del 16-11-2011

11 «"...dal furto di aria perpetrato ai nostri danni da marziani e vesuviani..." Adesso ci si mette anche Spitz a perpetrare questo luogo comune dei napoletani che rubano. :-)))) » Oddio che lapsus, la prossima volta scrivo Vulcaniani, così lascio l'incertezza sui colpevoli. :oops:

» postato da Anacho alle 12:30 del 18-11-2011

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