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L'occhio dell'universo

Arthur C. Clarke & Stephen Baxter, L'occhio dell'universo (Firstborn, 2007) - FANTASCIENZA - Editrice Nord - Narrativa - 2009 - traduttore: Gianluigi Zuddas - pagine 390 - prezzo 20,00 euro - giudizio: mediocre

Una razza antichissima che non intende dividere l'energia a disposizione nell'universo con altre civiltà, e pertanto si è votata alla distruzione delle altre intelligenze del cosmo, questo il presupposto del grande affresco di Arthur C. Clarke e Stephen Baxter dedicato alla lotta dell'umanità contro i Primogeniti.

L'occhio dell'universo è il romanzo che dovrebbe concludere la Trilogia del Tempo, raccogliendo le fila lasciate in sospeso nei precedenti capitoli e svelando i misteri irrisolti.

 

La storia si apre con il risveglio di Bisesa Dutt, valorosa soldatessa britannica nonché protagonista dei due episodi precedenti, da un sonno criogenico durato 19 anni.

E' stata la figlia Myra, spinta da una situazione di emergenza, a risvegliare Bisesa: nello spazio profondo è stata rilevata una sonda aliena diretta verso la Terra, una bomba quantica in grado di gettar fuori dall'universo un intero pianeta.

Assieme al giovane astronauta Alexei Carel le due donne fuggono dalla Terra attraverso un ascensore spaziale, dirette alla volta di Marte, dove è stato ritrovato un Occhio dei Primogeniti, imprigionato dagli antichi e ormai scomparsi marziani.

Ma questa è solo la prima parte del lungo viaggio di Bisesa, che da Marte si ritrova su Mir, il pianeta costruito prelevando innumerevoli schegge temporali dai Primogeniti, dove il giovane astronomo Abdikadir la attende.

A Babilonia, capitale dell'impero che Alessandro Magno intende estendere su tutto il pianeta, una notizia sorprendenti attende Bisesa: in questo universo tascabile il pianeta Marte è blu e abitato.

Questo e la scoperta dell'Occhio imprigionato permettono di capire che in passato i misteriosi Primogeniti hanno già provocato l'estinzione di una razza intelligente nel sistema solare, gli sfortunati marziani non sono riusciti a evitare di essere spazzati via, e forse anche per la razza umana è arrivato il momento della fine.

 

Contrariamente alle mie abitudini di seguito parlerò di particolari importanti della trama e del finale della storia, per cui chi fosse intenzionato a leggere il romanzo dovrebbe terminare adesso la lettura di questa recensione.

Dal terzo volume di una trilogia ci si apetterebbe una qualche sorta di conclusione, piacevole, sorprendente o scontata e deludente che sia, ma non è il caso di L'occhio dell'universo.

Il romanzo non fa altro che replicare situazioni viste nei primi due volumi, la Terra sotto attacco e la situazione di Mir, senza però dare una risposta ai quesiti aperti, anzi aggiungendone di nuovi.

Il finale del romanzo vede infatti la bomba Q distruggere Marte, il Marte del nostro universo, sacrificato per salvare la Terra; Myra resta sul pianeta durante il collasso, ma non muore: si riunisce a Bisesa in un posto sconosciuto.

Figlia e madre sono state trasportate lì dagli Ultimi Nati, esseri di cui non sappiamo nulla, solo che sono in guerra con i Primogeniti.

Va da sé che la trilogia si trasforma de facto in una quadrilogia... come minimo, ma perché porsi dei limiti, sugli Ultimi Nati almeno altri tre romanzi ci possono stare.

Ma c'è un problema ben maggiore del prolungarsi della serie: la progressiva perdita di interesse della stessa: il primo romanzo era una vicenda sorretta da un'idea grandiosa, il secondo una passabile storia catastrofica, mentre questo ultimo, o meglio penultimo, capitolo una delusione totale.

Paradossalmente risultava più credibile la costruzione di un miniuniverso contenente un pianeta assemblato con migliaia di "schegge temporali", visto nel primo romanzo, che il sistema solare dove si svolge l'azione di L'occhio dell'universo.

A pochi decenni da una catastrofe che ha spazzato via un miliardo di persone e causato distruzioni immani ci si aspetterebbe di trovare l'umanità intenta a leccarsi le ferite, non impegnata a colonizzare lo spazio, costruire immensi telescopi in Antartide e a ricreare specie scomparse.

Viene inoltre da chiedersi, visto il dispiegamento di forze e le sentinelle disposte sino all'orbita di Saturno, come mai i Primogeniti siano tanto gentili da inviare il loro araldo di morte lungo l'eclittica, invece di farlo arrivare inaspettato con una rotta perpendicolare.

Il vero punto critico del romanzo non è però la sua illogicità di fondo, quanto lo stanco trascinarsi della storia, che non ha mai momenti di tensione ma si perde in descrizioni di meraviglie tecnologiche e parti appicicate con lo sputo, tanto per riempire qualche pagina, come esempio si veda il capitolo 25.

L'azione è praticamente assente, i protagonisti passano gran parte del loro tempo in viaggio, ma un po' di vero movimento inizia a vedersi da pagina 98, peraltro una cosa minima, la bomba Q non è mai veramente preoccupante, perfino l'attentato ad Alessandro Magno non dà alcuna emozione.

Qualche spunto di interesse il romanzo lo riserva a chi è interessato alle tecnologie future: se ne trovano trovare molti esempi, dagli elevatori spaziali alle navi a vela, tutte basate sugli ultimi studi disponibili.

Mai avrei pensato di leggere un romanzo tanto scarso scritto da Clarke, posso solo pensare che le sue declinanti condizioni di salute gli abbiano impedito di dare il suo contributo (pochi mesi dopo la pubblicazione il grande scrittore i ha lasciato), e che il suo declino abbia coinciso con quello della serie.

Per sottolineare che il romanzo è opera del solo Baxter ho provveduto a cancellare il nome di Clarke dalla costa del libro, con un pennarello nero la cosa è abbastanza agevole, per la copertina il problema è più complesso, ma ci sto lavorando.

Autore: Giampaolo Rai - Data: 15 ottobre 2010

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Commenti

1 Non ho la minima idea di cosa sia questa trilogia, ma ho un'altra domanda: parlando di Baxter, cosa ne pensi (mi rivolgo al recensore) di "Il Secondo Viaggio" (edito anche come "Incognita Tempo"), in altre parole "The Time Ships", sequel autorizzato de "La Macchina del Tempo" di Wells? Finora non ho letto una critica negativa, eppure sarei curioso di leggere una recensione firmata Fantascienza.com. Significherebbe molto =)

» postato da Lorix alle 02:27 del 16-10-2010

2 « Finora non ho letto una critica negativa, eppure sarei curioso di leggere una recensione firmata Fantascienza.com. Significherebbe molto =)» Bisognerebbe che qualcuo si decidesse a ristampare l'opera, se ben ricordo risale a un millennio fa... o almeno al secolo scorso. Un romanzo decisamente migliore di L'occhio dell'universo, ma che nasconde in sé alcuni dei difetti di Baxter, inanzitutto la mania di voler spiegare tutto, che bisogno c'era di introdurre la platterite per spiegare il funzionamento della macchina del tempo? E poi la mania dei romanzi lunghi, a Wells per scrivere il suo capolavoro bastarono meno di duecento pagine, a Baxter furono necessarie 400 o giù di lì, e probabilmente gli sembrarono poche. Nell'opera di Baxter va completamente perso il taglio sociale dato da Wells alla Macchina del tempo, ma questo era prevedibile, il romanzo taglia decisamente con l'universo originale, e diventa una cavalcata in tempi e modi diferenti. Detto questo L'incognita tempo è un buon romanzo, che i legge con piacere, anche se per me il meglio di Baxter è Voyager.

» postato da Anacho alle 16:12 del 16-10-2010

3 ma data la morte di Clarke sapete se per caso ci sarà un seguito?con un finale cosi voglio sapere come va a finire.

» postato da (giusalex 1) alle 18:17 del 16-10-2010

4 «ma data la morte di Clarke sapete se per caso ci sarà un seguito?con un finale cosi voglio sapere come va a finire.» Difficile a dirsi, la mia impressione è che Baxter abbia volutamente evitato di terminare la storia, per continuare a mungere la vacca, se è così lo sapremo, purtroppo, presto.

» postato da Anacho alle 22:56 del 16-10-2010

5 Non ho letto questi libri, ma mi piacerebbe sapere quante di quelle pagine sono di davvero Clarke. A leggere la trama di questo terzo tomo, almeno così com'è riportata, mi sembra milioni di anni luce lontana dalle tematiche di Clarke. Certo posso essere in errore... Ciao.

» postato da Vittorio Catani alle 00:41 del 20-10-2010

6 «Non ho letto questi libri, ma mi piacerebbe sapere quante di quelle pagine sono di davvero Clarke. A leggere la trama di questo terzo tomo, almeno così com'è riportata, mi sembra milioni di anni luce lontana dalle tematiche di Clarke. Certo posso essere in errore... Ciao. » Spedisco gratis il volume al primo che me ne farà richiesta. :D Comunque la mia impressione è che l'impronta di Clarke si sente solo nel primo volume, nel secondo è scarsissima e totalmente assente nel terzo volume. Persino nelle suo opere minori, tipo Terra imperiale, Clarke era un'altra cosa.

» postato da Anacho alle 12:18 del 20-10-2010

7 io non l'ho trovato così terribile. è una storia di hard sf ben posta, con idee interessanti e scenari futuri credibili. è vero che non rivela molto rispetto ai due libri precedenti (ma credo che gli autori pensassero a una saga più lunga... salvo poi la morte di Clarke), ma mi è sembrata comunque una lettura coinvolgente.

» postato da Piscu alle 10:56 del 25-10-2010

8 «io non l'ho trovato così terribile. è una storia di hard sf ben posta, con idee interessanti e scenari futuri credibili.» Vero, ma anche vero che altre storie lo fanno altretttanto bene e magari con un po' di tensione narrativa. «è vero che non rivela molto rispetto ai due libri precedenti (ma credo che gli autori pensassero a una saga più lunga... salvo poi la morte di Clarke), ma mi è sembrata comunque una lettura coinvolgente.» Veramente a quanto mi risulta si è sempre parlato di una trilogia, che in questo romanzo non si tirino le fila ma anzi si aggiungano altri enigmi, con l'espediente già visto nel primo volume di un trasferimento di Bisesa (ora assieme alla figlia) in un altro spazio-tempo lascia un po' l'amaro in bocca. Ero stato altrettanto critico con Turtledove, autore che peraltro adoro, con l'ultimo volume della serie Invasione, anch'esso definitivo e anch'esso inconcludente. Capisco che a molti piacciano le serie infinite, io purtroppo non le digerisco proprio, a meno che non siano di alto livello, si veda Dumarest di Tubb.

» postato da Anacho alle 12:34 del 25-10-2010

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