“Ci sono molti robot. Nessun elfo”. La lapidaria asserzione viene ogni anno pronunciata dal professore Bryce Traister della Facoltà di Studi Creativi e Critici della University of British Columbia di Kelowna in Canada, all’inizio di uno dei suoi corsi che ha per titolo “Letteratura Popolare e Fantascienza”. Il professore Traister, autore del saggio The Cambridge Companion to Early American Literature, studia e tiene corsi sulla letteratura e la cultura americana antica e nel suo corso sulla science fiction esamina diverse opere di fantascienza, affrontando temi come futurismo, distopia, colonialismo e intelligenza artificiale.

In uno di questi corsi si è occupato della serie TV Black Mirror, in particolare di un episodio della quarta stagione, andato in onda nel 2017, dal titolo Metalhead. Protagonisti dell’episodio sono tre fuggiaschi che, in un mondo chiaramente postapocalittico, vengono sistematicamente attaccati da dei cani robot. Rifugiatisi in un magazzino, i tre sono alla ricerca di una scatola, ma vengono attaccati da un cane robotico che uccide i due adulti maschi, lasciando la donna del gruppo da sola. La donna viene letteralmente braccata dal cane robot. Non diciamo altro della trama per non spoilerare la trama dell’episodio, ma Traister ha fatto notare durante il corso che molta fantascienza è “tarata” su ambientazioni ed eventi drammatici, che sia un mondo postapocalittico o una distopia, si arriva sempre alla conclusione che la civiltà sarà inevitabilmente distrutta da una combinazione di arroganza umana e astuta intelligenza informatica.

Metalhead è stato scritto da Charlie Brooker, il creatore di Black Mirror, che ha trovato ispirazione per la storia mentre guardava i video dei prodotti robotici della Boston Dynamics come BigDog, un robot quadrupede, simile a un cane, dinamico e stabile creato nel 2005. La particolarità del robot era che poteva accompagnare i soldati su terreni impervi, utilizzandoli dunque come mezzi di trasporto nel corso di una guerra. E proprio una guerra è suggerita in Metalhead come elemento centrale del mondo post apocalittico descritto, con particolare proprio ai cani robot, che in pratica sono sfuggiti al controllo umano e stanno sterminando l’umanità.

Nel marzo del 2019, il Biomimetic Robotics Laboratory del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha reso pubblico, attraverso un video, il suo “cane-robot”, che è stato denominato Mini Cheetah. Anche questa versione del MIT è in grado di camminare su terreni accidentati e se capovolto è in grado di tornare nella posizione a quattro zampe in pochi secondi.

In tempi più recenti, un’azienda cinese, la Unitree Robotics, ha cominciato a vendere a costi contenuti un quadrupede robotico, che tra le altre cose è stato utilizzato durante il periodo del Covid per pattugliare le strade di Shanghai, sia per far rispettare le norme anti-covid sia per consegnare a domicilio pacchi di cibo.

Lo scorso anno, durante il Giubileo, i carabinieri hanno utilizzato il loro cane robot, di nome saetta, che oltre ad accompagnare i militari per coadiuvarli nelle attività di sicurezza per le strade di Roma, era in grado di mappare i luoghi con rilevazioni laser e termiche, fiutare, con l’ausilio di adeguate tecnologie, tracce di esplosivo o di agenti chimici e radiologici. Ancora, era capace anche di effettuare delle ricognizioni anti sabotaggio, essendo in grado di di aprire autonomamente porte e rimuovere ostacoli.

Infine, l’azienda americana Ghost Robotics, nel 2021 ha lanciato una modello di cane robot munito di pistola, mentre la Xiaomi, la nota azienda tecnologica cinese, ha creato un modello di cane robot, battezzato col nome di CyberDog 2. Si tratta di un robot simile a un Doberman, progettato come compagno e piattaforma di ricerca con IA, dotato di 19 sensori (tra cui LiDAR e fotocamere), un sistema di elaborazione potente (NVIDIA), e capace di movimenti realistici, interazione vocale, riconoscimento facciale/emozioni, e persino skateboard e acrobazie come il salto mortale, il tutto su una piattaforma open-source che incoraggia lo sviluppo da parte di sviluppatori e appassionati.

Come contraltare all’episodio di Black Mirror si potrebbe utilizzare un classico romanzo di fantascienza che inizia con queste parole:

Queste sono le leggende che i Cani si raccontano quando le fiamme crepitano alte e il vento fischia da nord. Allora ogni famiglia si raccoglie intorno al focolare e i cuccioli siedono muti, intenti ad ascoltare, e quando la storia è finita fanno molte domande.

‘Che cos'è un uomo?’ chiedono.

Oppure: ‘Che cos'è una città?’.

O anche: ‘Che cos'è una guerra?’.

Non c'è una risposta precisa a domande di questo genere. Ci sono supposizioni. Ci sono teorie e tante ipotesi dotte, ma nessuna vera risposta.

Nelle famiglie raccolte intorno al fuoco, più di un narratore è stato costretto a ripiegare sull'antichissima spiegazione che non esistono cose come un Uomo o una città, che non bisogna credere di trovare qualcosa di vero in una semplice fiaba, ma che bisogna accontentarsi del piacere che essa vi dà e non cercarvi altro…

È l’incipit di City, capolavoro indiscusso di Clifford D. Simak del 1952, pubblicato in Italia anche con il titolo Anni senza fine, che ci introduce a un mondo che potrebbe essere il perfetto finale di Metalhead sommato alla nostra epoca, dove, come abbiamo visto, i robot cani sono una realtà concreta. Nel romanzo di Simak, la popolazione terrestre è emigrata su Giove per perseguire un’utopistica felicità superiore. Le uniche tracce del suo passaggio sulla Terra sono un robot e le leggende che i cani – gli esseri senzienti che attualmente dominano i mondi paralleli – si tramandano di generazione in generazione. Ed è proprio attraverso queste leggende che si dipana il racconto dell’ascesa e della caduta della razza umana sino all’abbandono della Terra nelle mani di pochi superstiti. Ma adesso, quasi a seguire un imperscrutabile disegno universale, anche il sistema di vita dei cani è in crisi e la loro era sta per concludersi…

Con toni fiabeschi e lirici, Simak ci racconta gli ultimi giorni della vita dell’uomo dal punto di vista dei cani, ossia la razza senziente del pianeta Terra, le leggende legate all’uomo. Il romanzo è infatti diviso in vari episodi. I primi sette racconti del ciclo apparvero su Astounding tra il 1944 e il 1947, ad eccezione di The Trouble with Ants, rifiutato da dall’allora direttore della rivista John Campbell jr., che apparve su Fantastic Adventure nel 1951. Il racconto finale, Epilog, venne, invece, pubblicato soltanto nel 1973 nell'antologia commemorativa Astounding: the John W. Campbell jr. Memoral Anthology.

Simak, dunque, in questo romanzo preferisce indugiare, con lucida malinconia e un pizzico di humor nero, sui sentimenti dei personaggi, sulle loro (nostre) paure e aspettative per un futuro dalle mille incognite. Un futuro che, a seguire il filo del racconto di Metalhead in Black Mirror potrebbe essere dominato da robot cani, piuttosto che da cani veri come nel romanzo di Clifford D. Simak.

Fantasie? Sì, per il momento sono solo fantasie. Ma abbiamo omesso di raccontare che i cani robot che le varie aziende un po’ in tutte le parti del mondo stanno collaudando o, addirittura, utilizzando già si stanno dotando di apposita Intelligenza Artificiale. Ma questa è un’altra storia, una circostanza che potrebbe sfociare in una leggenda che un giorno, forse, verrà narrata da qualcun altro, ma non dall’uomo…