Tornano gli alieni buoni di Steven Spielberg. In un completamento ideale del percorso iniziato nel 1977 con Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, e proseguito nel 1982 con E.T. L'extraterrestre, arriva Disclosure Day, un titolo che è già uno spoiler sul finale, se siete fanatici del no-spoiler. Ma d'altra parte, sin dalla sinossi l'intento del film è chiaro, l'obiettivo è raccontare non tanto un segreto che non è tale, quanto la reazione.

Con un inizio più in medias res che non si può, facciamo la conoscenza del Dr. Daniel Kellner (Josh O'Connor), un dipendente in fuga di una società di security alle dirette dipendenze del Governo USA, la WARDEX, comandata dal granitico Noah Scanlon (Colin Firth).

Disclosure Day
Disclosure Day

Kellner fa parte di uno sparuto gruppetto di ex dipendenti WARDEX, tra cui il misterioso Hugo (Colman Domingo), depositario di un segreto finora inenarrabile, custodito dall'Agenzia con la massima paranoia, che è venuta l'ora di rivelare al mondo, perché ognuno decida che impatto questo avrà sulla sua vita. Il compito non è facile, non solo perché la WARDEX ha occhi e orecchie ovunque, ma anche perché, per colpire Daniel, anche la sua amata Jane (Eve Hewson), è diventata un bersaglio da mettere al sicuro.

Il mondo del film è in un momento di crisi forse non dissimile da quello odierno, con uno stato di tensione crescente che sembra convergere verso il temuto conflitto nucleare, tensione che sembrava relegata nei ricordi degli anni '80, ma che sta avendo un tragico revival che avremmo preferito evitare.

Disclosure Day
Disclosure Day

Ma Kellner, oltre ad aver bisogno di Hugo e del suo gruppo di ribelli, ha necessità di incontrarsi con Margaret Fairchild (Emily Blunt), una giornalista che dalla presentazione delle previsioni del tempo ambisce a fare il salto verso il notiziario. Senonché, proprio durante una diretta televisiva, dopo alcuni eventi premonitori, comincia a parlare in una lingua sconosciuta che solo Daniel è in grado di capire come se fosse inglese, tra l’incredulità di tutti, compreso il marito Jackson (Wyatt Russell) che pensa che sia impazzita.

Daniel e Margaret due sono destinati a incontrarsi, a unire le forze, inseguiti dalla WARDEX con ogni mezzo, finché, scoprendo il motivo che lega i loro destini, non riusciranno anche a rivelare al mondo il segreto dell’esistenza degli alieni, con prove inoppugnabili.

Disclosure Day
Disclosure Day

Bisogna riconoscere a Spielberg il pregio della coerenza. Il percorso ottimista tracciato negli anni ’70 e ’80, in direzione contraria a tempi cupi e di sfiducia, è ancora ben presente in Disclosure Day. Come nei citati Incontri Ravvicinati e E.T., anche qui abbiamo cittadini “comuni” che di fronte all’inconsueto rivelano risorse eccezionali, e capacità di reazione che gli consentono, novelli Davide, di sfidare il Golia di istituzioni ciniche e calcolatrici, che vogliono occultare per proprio tornaconto quello che “i nostri eroi”, ritengono debba essere di dominio pubblico.

Se nei due citati capitoli della trilogia però il segreto alla fine restava tale, noto solo a chi aveva vissuto la vicenda, ora i protagonisti si sono stancati di stare zitti e hanno deciso di condividere.

La fiducia che questa condivisione cambierà il mondo in meglio è alla base di tanta fantascienza ottimista, da Star Trek a 2010: L’anno del contatto fino ad Arrival. A questo strato ottimista Spielberg aggiunge anche la componente thriller complottista di X-Files, che negli anni ’90 ci diceva che “La verità è là fuori”, ma solo per disconoscerla. Se in Kellner riconosciamo una sorta di crasi tra Snowden e Fox Mulder, Colin Firth ha troppo la faccia da buono per essere un credibile Smoking Man.

<i>Disclosure Day</i>
Disclosure Day

La prolissa sceneggiatura di David Koepp, con un lungo primo atto di presentazione dei personaggi, sia pure a seguito di un incipit vibrante, in alcuni momenti non riesce a chiudere tutti i fili. Il punto non è nel finale, volutamente aperto, quanto in tanti momenti in cui le cose accadono solo perché devono accadere, dei momenti “in qualche modo la trama è andata avanti” che mal si accordano a tanti momenti in cui invece la tensione narrativa è alta e vibrante.

Peccato, perché il soggetto di Spielberg, che riscopre alcuni tropi dei suo esordi, non solo fantascientifici, come il road movie alla Sugarland Express, meritava più cura.

Disclosure Day
Disclosure Day

Se il film ha parecchie pecche nella gestione della sceneggiatura, la qualità visiva è quanto ci si può aspettare da Steven Spielberg, con le sue riconoscibili scale cromatiche, il suo senso dell’inquadratura e dell’illuminazione che rendono riconoscibile ogni suo film da un fotogramma. Vi invito ad ammirare una scena che chiamerò “la casa occultata” perché è da studiare.

Di Colin Firth poco credibile come supercattivo ho già parlato. L’attore è comunque sempre bravissimo a delineare un personaggio spaventato dalla paura di perdere il potere conquistato negli anni. O’Connor sembra ormai abbonato al ruolo di “cerbiatto impaurito” ed è meramente funzionale al ruolo, subalterno a una Emily Blunt che è il vero cuore emotivo della vicenda, straordinaria nella performance vocale e posturale.

<i>Disclosure Day</i>
Disclosure Day

Disclosure Day è un film che non raggiunge le vette dei precedenti spielberghiani, sia pure coerente con la poetica generale del regista, capace di trovare raggi di luce pure nella più tenebrosa oscurità. È tutto sommato ammirevole la capacità di Spielberg di andare in direzione contraria e distonica rispetto ai tempi cupi che viviamo. Spielberg è uno di quei registi che mette sempre e comunque il suo cuore in ogni progetto. Un cuore che mette anche il suo sodale musicale John Williams, autore di una partitura che da un lato campa di rendita, ma che comunque racconta bene il film, sicuramente meglio della sceneggiatura.

A mio giudizio Disclosure Day dividerà il pubblico. Alcuni, fiduciosi nel messaggio ottimista, anche un po’ ingenuo, che il film ci vuole lasciare, ignoreranno i difetti per valorizzare la logica di fondo. Altri, e mi inserisco tra questi, prendendomi la mia responsabilità, riterranno che il messaggio, sia pur condivisibile, sia espresso in modo enfatico, e poteva essere realizzato meglio, con più cura dei dettagli nella sceneggiatura, in modo più conciso e meno prolisso. Ma penso anche che sia uno Spielberg meno riuscito sia comunque un film che dia ancora oggi lezioni di cinema a tutti, ricordandoci che alla fine è la sincerità nell'approccio a essere vincente. 

Comunque un film che non lascerà indifferenti.