Sui viaggi nel tempo, nel passato o nel futuro, con la terribile possibilità di apportare variazioni significative o catastrofiche a quanto già storicamente accaduto (solo per citare una possibilità), sono stati scritti decine di romanzi, alcuni dei quali veri capolavori, altri mediocri. Ora con il romanzo Tempest (Tempest, 2011), primo titolo di una trilogia, la scrittrice Julie Cross fa il suo esordio nella narrativa, proprio prendendo in esame la possibilità di viaggiare nel tempo, e di farlo senza macchinari.

Il protagonista si chiama Jackson Meyer, ha diciannove anni, vive nel 2009. Vita normale, nel suo passato c’è solo la tristezza per la morte della sorella Courtney. È uno studente, è innamorato della fidanzata Holly. Un ragazzo normale, con un dono particolare: può viaggiare nel tempo, in particolare all’indietro nel tempo, sebbene solo di poche ore o al massimo un giorno. I viaggi non modificano nulla nel presente. Di questa particolarità è al corrente il suo amico e geniaccio Adam, che vorrebbe scoprirne il motivo.

 

Un giorno Jackson e Holly vengono assaliti da due estranei. Nella lotta Holly viene uccisa e Jackson involontariamente fa un salto indietro nel tempo di due anni, si ritrova nel 2007 e lì rimane bloccato. Il ragazzo vuole disperatamente tornare nel 2009 e salvare la sua amata, ma non ci riesce. Inizia a indagare e a fare ulteriori viaggi a ritroso nel tempo. Questo gli permetterà di scoprire molte cose su suo padre, sulla sorella, su segreti esperimenti condotti dal governo e sulle persone che lui definisce "I nemici del tempo", che lo vogliono catturare per sfruttarne i poteri, oppure ucciderlo se si oppone.

Un brano dal prologo. Mi chiamo Jackson e viaggio nel tempo. Un attimo, non è così esaltante come potreste pensare. Non posso tornare indietro ad ammazzare Hitler. Non posso andare nel futuro e dirvi chi vincerà i Mondiali del 2038.

Finora il viaggio più lungo che ho fatto è stato di sei ore nel passato. Proprio un supereroe, vero?

Da non molto ho un nuovo amico che è un supergenio della scienza, e parlo di roba tosta. L’unica cosa su cui insiste Adam sono i resoconti. Di quasi tutto quello che farò d’ora in poi. In realtà voleva la cronistoria di tutti i miei diciotto anni di vita, ma gli ho fatto cambiare idea. Per ora. Magari se evito di raccontargli per filo e per segno tutte le fantasie che hanno per protagonista la tal strafica o il sogno in cui entro in campo per i Mets all’ultimo minuto, potrei evitarmi metà del lavoro. Chissà, magari questi dati potrebbero essere determinanti per la stabilità economica del Paese. O una cosa del genere...

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