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Intimo estremo

Nel 1997, Vittorio Catani iniziò sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno una rubrica settimanale dal titolo Accadde... domani. Su suggerimento del direttore del quotidiano, Vittorio doveva scrivere brevi brani su come sarebbe stato il futuro e, rivolgendosi ad un pubblico il più vasto possibile, doveva immaginare la vita quotidiana dell'uomo comune. Di questi bozzetti di un futuro plausibile ne sono stati pubblicati diverse centinaia. Delos ne riproporrà alcuni tutti i mesi, in questa nuova rubrica che non poteva non chiamarsi Accadde... domani.


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Io, nel 2016, ho imparato una nuova grande verità: l’essere umano non ha nulla da nascondere o di cui vergognarsi per il semplice motivo che è fatto com’è fatto, e vergognarsi di come si è fatti è uno stupido controsenso.

Per esempio, sono spesso convocato in spettacoli televisivi. Mi dicono (io sono giovane) che una volta in tv non si poteva dire “gamba” nemmeno come “gamba del tavolini” e la censura obbligava ad assurdi giri di parole (figuriamoci “vaffa....”, che oggi è come dire “ciao papà”). Poi, anni dopo vennero anche spettacoli tv in cui i giovani erano chiamati a confidarsi, a raccontare storie intime. Ma era roba da ragazzini timorati di Dio, non si arrivava al dunque, non emergeva l’autenticità di noi stessi.

Oggi è diverso, finalmente.

Formiamo gruppi tv guidati da un conduttore: ciascuno racconta la sua intimità, ma davvero quella intima, fino in fondo. Rendo pubblico me stesso, la mia natura, che è la natura di tutti voi: e allora perché scandalizzarsi? Voi vi scandalizzereste di voi stessi?

Sarebbe pura ipocrisia. In tv mi confido. Mi confesso. Racconto tutte le cose che penso e faccio. Alcune le faccio in diretta. Esibisco la mia interiorità. Emozioni, pensieri e atti che mai, fino a pochi anni fa, nessuno (ipocritamente) avrebbe osato mostrare su uno schermo a milioni di persone. La “spudoratezza” non esiste, esiste — con un neologismo — la “sinceritezza”. Il contrario è introversione, chiusura in se stessi, essere inibiti e repressi, “socialmente frustrati”. Se volete essere psichicamente sani siate spontanei, apritevi completamente!

Io e quelli del mio gruppo, sui palcoscenici ci comportiamo come se fossimo in casa, anzi come se fossimo soli su un’isola. Altro che “Grande Fratello”, dove tutto era prefabbricato. “Sii-tu-con-te” (il nostro programma) non ha tergiversamenti e mezzi termini, ma solo verità. E insomma se voglio dire “A” a X gliela dico, se Y e Z si piacciono molto, si spogliano e fanno l’amore subito infischiandosene di tutto e tutti; se due si vogliono scazzottare non si creano problemi, se si deve andare in bagno, ce n’è uno pronto sulla scena e la cosa migliore è essere se stessi anche in questo; se voglio dire ciò che penso su mia madre, sul governo, su chi mi sta vedendo in tv, vado tranquillo.

E l’audience sale alle stelle!!

Ma sapeste in quanti ci invidiano: insinuano che siamo alla “omologazione totale, quella dell’intimo, cui tendono tutte le società conformiste”: per favore, spiegatemi che vuol dire!

Per altri, “la nostra società conformista vuole che l’individuo non abbia più una interiorità, l’ultima cosa che ci resta”.

Oppure “si controllano le persone per dar loro l’illusione di disporre di una libertà illimitata mentre sono schiavi”: altra cavolata!

Intanto io dico e faccio ciò che voglio: e se non è libertà...

 

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Autore: Vittorio Catani - Delos Science Fiction 131 - Data: 6 febbraio 2011

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