Il war-game curativo

Tentativi digitali per arginare le sindromi dei reduci dalla guerra in Iraq

Combattere una guerra sull'onda dei ricordi, e dei bit. Questa sembra essere l'impressione che si ricava dal partecipare a un videogame che emula, il più fedelmente possibile, l’odierna guerra irachena; il gioco non è stato pensato, però, per essere immesso sul mercato, bensì per combattere le sindromi di cui i soldati americani di ritorno dal fronte soffrono.

Studiosi dell'University of South California hanno perciò approntato questo particolare software che permette di rivivere — tramite occhialoni da realtà virtuale — lo scenario di Sadr City, gli odori che filtrano dentro un blindato (corporei, gomma bruciata, agnello arrosto, spezie) e il fragore delle esplosioni propagato tramite un poderoso diffusore fissato sotto allo sgabello su cui è seduto il veterano. Scopo di tutto ciò è combattere le sintomatologie non facendole affondare nella psiche, ma tenendole bene a galla attraverso sessioni di 90 minuti, ripetute fino a due giorni a settimana; il panico a volte tende a sparire, ma spesso risulta essere così potentemente radicato nell'ex soldato da costringerlo alla fuga dalle apparecchiature digitali.

 

Morale di tutta la storia: la guerra non è un gioco. Mai. Decidere di parteciparci è una vera e propria roulette russa che vi perseguiterà, a patto che rimaniate vivi e sani, per tutto il resto della vostra vita.

Autore: Sandro Battisti - Data: 26 febbraio 2007 - Fonte: Repubblica.it

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