Pynchon: nelle spire del Trystero

A quarant’anni dalla sua uscita, torna nelle librerie L’incanto del lotto 49 di Thomas Pynchon, storia di cospirazioni e forze occulte che risente molto delle suggestioni dickiane.

Una moderna tromba sostituisce il corno da postiglione silenziato da una sordina, effigie esoterica del Trystero.

Quando The Crying of Lot 49 uscì nel 1966, Thomas Pynchon aveva all’attivo una manciata di racconti sparsi su varie riviste e antologie e un romanzo di alienazioni, forze segrete e ricerca: V. Ma fu con questo libro che la sua statura letteraria divenne evidente in tutta la sua grandezza, tanto da essere subito accolto dalla critica come “il miglior romanzo americano del dopoguerra”. Anche a voler restare cauti, è innegabile l’influenza che questo breve romanzo ha esercitato sulla letteratura della seconda metà del Novecento, influenza che si estende dal romanzo postmoderno alla fantascienza, che attraverso le voci di Bruce Sterling, William Gibson, Matt Ruff e Mark Leyner, solo per citare alcuni nomi, non ha mai esitato a riconoscerne l’importanza. Nella loro guida schematica al cyberpunk, Richard Kadrey e Larry McCaffery hanno scritto a proposito: “meno denso e imbevuto di tecnologia del poderoso romanzo scritto in seguito, Gravity’s Rainbow, Lot 49 anticipa tuttavia il cyberpunk nel suo sorprendente impiego di metafore scientifiche, nei suoi ritmi da slam-dance, nel ritratto di un sottobosco esotico di folli alienati, e nelle rapide modulazioni tra la “cultura alta” e il pop underground delle droghe e della cultura mediatica”.

 

L’incanto del lotto 49 era già stato pubblicato nelle Edizioni e/o nel 1995, e più volte ristampato in versione economica tascabile. Adesso il libro approda nei Tascabili Stile Libero del prestigioso catalogo Einaudi. L’evocativa traduzione di Liana Burgess, lirica e pittoresca come richiedeva l’originale ma un po’ scricchiolante nell’affrontare le pagine a più alta concentrazione scientifica, è stata qui sostituita da una nuova traduzione firmata dal poeta Massimo Bocchiola. Una curiosità: sulla copertina di questa nuova edizione, una più moderna tromba prende il posto del tradizionale corno da postiglione, perdendo per di più la sordina con la quale rappresenta l'emblema del Trystero.

 

La trama, insolitamente lineare per un’opera lunga di Pynchon, è incentrata sulla figura di Oedipa Maas, ostinata giovane moglie californiana che si vede inaspettatamente incaricata del ruolo di esecutrice testamentaria per un miliardario di sua vecchia conoscenza, Pierce Inverarity. Svolgendo il suo compito di catalogazione patrimoniale, Oedipa s’imbatte in una misteriosa collezione di francobolli, che sembrerebbero dei falsi autentici ma che di sicuro non sono stati emessi da nessun servizio postale ufficiale. Questa scoperta, nella migliore tradizione spionistica, la proietta in una ragnatela di complotti, inseguimenti e tentativi di omicidio. Dietro a questa rete micidiale sembrerebbe esserci il Trystero, un sistema di comunicazione alternativa attraverso il quale milioni di persone di tutto il mondo si scambiano informazioni, riservando alle poste governative le loro bugie. Le origini di questa organizzazione, che a tratti assume i caratteri di una vera e propria entità senziente autonoma, risalgono alle lotte medievali contro il sistema postale dei Thurn und Taxis del Sacro Romano Impero. Col tempo, il Trystero ha abbracciato cause diverse, da quella controrivoluzionaria a quella anarchica, ma continuando sempre ad opporsi al sistema imperiale, ruolo che attualmente si trova ad essere ricoperto dagli Stati Uniti d’America. Nella California solare degli anni Sessanta, Oedipa si trova ad affrontare una trama caotica di complotti, dovendosi confrontare con il dubbio che sia tutta una costruzione della sua mente, un effetto collaterale di un’epoca storica dominata dalla paranoia.

 

Il romanzo conserva tuttora il fascino immutato e quel senso del mistero che fin dalla sua prima pubblicazione ne hanno fato uno dei più formidabili libri-culto della letteratura contemporanea. Un libro che risente delle ossessioni di un grande maestro della fantascienza, come Philip K. Dick, ma che deve molto anche a un classico dell’Ottocento come Il Postale Inglese di Thomas de Quincey. Un’ottima occasione per scoprire quello che da più parti è additato come il più grande autore vivente, uno scrittore che nelle sue opere è riuscito a fornire uno spaccato credibile delle forze occulte che si nascondono dietro la nostra percezione della storia. Leggete Pynchon, non ve ne pentirete!

 

L’incanto del lotto 49 di Thomas Pynchon (The Crying of Lot 49, 1966), traduzione di Massimo Bocchiola, Einaudi Tascabili Stile Libero, pag. 174, euro 10,50.

Autore: Giovanni De Matteo - Data: 23 novembre 2005

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