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Il sito online della rivista Locus riporta la notizia della scomparsa dello scrittore John Christopher, noto soprattutto per il romanzo di fantascienza The Death of Grass (Morte dell'erba) del 1956. L'autore è deceduto il 3 febbraio a Bath, in Inghilterra, all'età di 89 anni.
Il vero nome di Christopher era Christopher Samuel Youd (il cognome è di origine olandese). Nato nel Lancashire, nel nord dell'Inghilterra, il 12 febbraio del 1922, Youd ha servito nei Royal Corps of Signals, addetti alle comunicazioni, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Grazie a una borsa di studio poté dedicarsi alla scrittura a tempo pieno a partire dal dopoguerra, iniziando col romanzo The Winter Swan nel 1949, pubblicato con il suo vero nome.

Le vicende del protagonista nel suo viaggio verso la valle dell'Eden, una zona isolata e forse ancora intatta, in cui dimora il fratello, hanno come sfondo il rapido imbarbarimento della società, la fragilità dei suoi rapporti di fronte alle necessità della sopravvivenza. La più recente edizione italiana è stata pubblicata in Urania Collezione numero 43 (agosto 2006).
Il romanzo ebbe anche una trasposizione cinematografica nel 1970 come No Blade of Grass (il titolo anche del libero nella versione uscita negli USA) diretta da Cornel Wilde e interpretata da Nigel Davenport.
Ricordiamo poi: The World in Winter, del 1962, in cui l'apocalisse è una nuova era glaciale sull'Europa (L'inverno senza fine il titolo italiano); A wrinkle in the skin del 1965, con un terremoto mondiale a cui sopravvivono in pochi; la quadrilogia di fantascienza per ragazzi The Tripods, che riprende War of The Worlds e vede l'umanità schiavizzata da potenti e invisibili invasori; The Possessors (I possessori) del 1964.
2 Ricordo che quando lessi "Morte dell'erba", per l'appunto nell'edizione Urania citata, mi fece subito una forte impressione, e già solo a giudicare da questo libro reputai John Christopher un talento. Infatti, in controluce alla storia narrata in "The death of grass" che descrive il progressivo degenerare nel caos e la disgregazione di un'intera società, del suo mondo e dei suoi valori, si possono leggere connessioni con la situazione che l'autore doveva aver visto e sperimentato in prima persona negli anni del secondo conflitto mondiale. Sarebbe bello che Urania o qualche altra collana di fantascienza, compatibilmente con i propri piani editoriali, ristampasse in futuro qualche altro romanzo di questo autore, non solo per ricordare la sua scomparsa ma anche per farlo conoscere alle nuove generazioni di lettori.
» postato da Ready alle 17:45 del 06-02-2012
3 Un valido mestierante. Morte dell'erba un romanzo di buona fattura. Immediato e senza inutili fronzoli
» postato da Antha alle 14:13 del 07-02-2012
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1 Se ne va un grande artigiano della fantascienza, uno dei maggiori rappresentanti del filone catastrofico britannico, il mondo senza di lui sarà uguale, solo un po' più povero. Addio, e grazie di tutto.
» postato da Anacho alle 09:12 del 06-02-2012